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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 398 cod. proc. civile: Proposizione della domanda

La revocazione si propone con citazione davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata (1).

La citazione deve indicare, a pena d’inammissibilità, il motivo della revocazione e le prove relative alla dimostrazione dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell’articolo 395, del giorno della scoperta o dell’accertamento del dolo o della falsità, o del recupero dei documenti.

La citazione deve essere sottoscritta da un difensore munito di procura speciale.

La proposizione della revocazione non sospende il termine per proporre il ricorso per cassazione o il procedimento relativo. Tuttavia il giudice davanti a cui è proposta la revocazione, su istanza di parte, può sospendere l’uno o l’altro fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla revocazione, qualora ritenga non manifestamente infondata la revocazione proposta (2).


Commento

Revocazione: [v. 395]; Citazione: [v. 163]; Prova: [v. 115]; Difensore: [v. Libro I, Titolo III]; Procura speciale: [v. 83]; Ricorso per cassazione: [v. 360]; Comunicazione: [v. 136].

 

(1) Per «stesso giudice» deve intendersi lo «stesso ufficio giudiziario», pertanto la causa può essere affidata sia alla stessa sezione che ad un’altra. Si tratta di competenza funzionale ed inderogabile. Per quanto riguarda, invece, l’atto introduttivo, che il codice limita alla citazione, occorre ricordare che la dottrina ritiene che il mezzo di impugnazione in questione è introdotto con ricorso, qualora si tratti di revocazione di sentenza della Corte di cassazione o nei processi con rito speciale.

 

(2) La revocazione [v. Formula n. 29] può concorrere con il ricorso per cassazione [v. 360]: ciò avviene quando oggetto dell’impugnazione in esame è una sentenza di secondo grado oppure inappellabile per legge o per volontà delle parti. In tal caso la nuova disposizione legislativa non prevede più la sospensione automatica del termine per la proposizione del ricorso per cassazione o del relativo procedimento, al fine di impedire un uso distorto del rimedio in esame, quale sarebbe quello sorretto dal solo intento di ritardare il passaggio in giudicato della sentenza. Il giudice della revocazione, con ordinanza, deve esaminare l’eventuale manifesta infondatezza dei motivi revocatori e, a maggior ragione, la manifesta inammissibilità o improcedibilità del ricorso, che gli impedisce di disporre la sospensione e, se manca tale impedimento, ha ampia discrezione ai fini dell’accoglimento o del rigetto dell’istanza sospensiva. Ne consegue che l’incidenza della revocazione sul ricorso per cassazione è diversa a seconda che intervenga prima o dopo la decisione del ricorso stesso: nell’un caso implica una pronuncia che dichiara la cessazione della materia del contendere; nell’altro caso implica l’inefficacia della pronuncia della Corte. Il contemporaneo svolgimento ora consentito dei due giudizi genera una serie di problemi: secondo la soluzione più accreditata, i due procedimenti possono svolgersi autonomamente fino alla conclusione col giudicato formale e, nell’ipotesi di possibile conflitto di giudicati, il giudice del procedimento ancora in corso è vincolato a decidere in conformità al giudicato formatosi per prima,ove questo incida sull’oggetto del suo giudizio.


Giurisprudenza annotata

Giudice competente

È manifestamente infondata - in relazione agli artt. 3 e 24 Cost. ed ai principi del giusto processo di cui al novellato art. 111 Cost. - la questione di costituzionalità dell’art. 395 c.p.c., nella parte in cui consente che il giudizio di revocazione di una sentenza pronunciata dalla Corte d’appello si svolga dinanzi alla stessa corte, posto che la decisione sull’istanza di revocazione può essere presa in diversa composizione collegiale.

Cass. 30 maggio 2007, n. 12726.

 

Il giudizio per revocazione dell’ordinanza del giudice di pace, che, in base all’art. 23, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, ha dichiarato inammissibile, per tardività, l’opposizione a cartella esattoriale avente ad oggetto il pagamento di sanzioni amministrative, deve essere instaurato, ai sensi degli artt. 398 e 395, comma primo, n. 4, c.p.c., davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza affetta dall’errore revocatorio denunciato e non davanti alla Corte di Cassazione.

Cass. 14 febbraio 2011, n. 3628.

 

Requisiti di contenuto-forma della domanda.

In tema di impugnazione per revocazione, l’art. 398, secondo comma, c.p.c., nell’imporre che la citazione introduttiva del giudizio indichi, a pena di inammissibilità, il motivo che la sorregge, preclude che con il ricorso per cassazione si introducano prospettazioni che concretino un diverso caso di revocazione sostitutivo di quello originario, atteso che la diversa soluzione stravolgerebbe l’originario ambito della controversia ed implicherebbe l’espletamento di nuove indagini in punto di fatto.

Cass. 15 giugno 2010, n. 14449.

 

La pendenza del ricorso per revocazione non costituisce motivo di improcedibilità del ricorso per cassazione, né, ove già iniziato, sospende il relativo giudizio, salvo che la sospensione venga disposta, su istanza del ricorrente, dal giudice “a quo”, ai sensi dell’art. 398, quarto comma, c.p.c.

Cass. 11 maggio 2010, n. 11413.

 

 

Sospensione del termine per proporre ricorso per cassazione e rapporti tra i due giudizi

Ai sensi dell’art. 398, 4º comma, c.p.c. nuovo testo (applicabile ai giudizi pendenti alla data del 1º gennaio 1993 sulla base dell’art. 90, L. n. 353 del 1990), la proposizione del giudizio di revocazione avverso la sentenza d’appello non determina la sospensione automatica del termine per ricorrere in cassazione; pertanto, qualora la sospensione non sia stata disposta dal giudice e non sia stato tempestivamente proposto ricorso per cassazione, la sentenza di merito acquista efficacia di cosa giudicata; è pertanto inammissibile il ricorso per cassazione avverso la sentenza che ha ritenuto insussistenti i presupposti per la revocazione col quale si censura la sentenza di merito ormai passata in giudicato.

Cass. 30 maggio 2007, n. 12703.

 

L’esercizio del potere del giudice, davanti al quale è proposta la revocazione, di sospendere il termine per proporre il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 398, quarto comma, c.p.c., presuppone la pendenza di tale termine al momento della decisione sull’istanza di sospensione formulata dalla parte interessata, con la conseguenza che il giudice della revocazione non deve concedere la richiesta sospensione allorchè il termine medesimo risulti ormai scaduto, e ciò anche nel caso in cui egli ritenga la domanda di revocazione non manifestamente infondata; pertanto, il provvedimento di sospensione, eventualmente concesso a termine già scaduto, è radicalmente nullo e improduttivo dell’effetto sospensivo, per contrasto con il divieto generale di sospensione o proroga dei termini perentori, quali sono quelli stabiliti dalla legge per l’esercizio del diritto di impugnazione.

Cass. 10 novembre 2011, n. 23480.

 



 
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