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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 40 cod. proc. civile: Connessione

Se sono proposte davanti a giudici diversi più cause le quali, per ragione di connessione, possono essere decise in un solo processo, il giudice fissa con ordinanza alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa accessoria davanti al giudice della causa principale, e negli altri casi davanti a quello preventivamente adito.

La connessione non può essere eccepita dalle parti nè rilevata d’ufficio dopo la prima udienza, e la rimessione non può essere ordinata quando lo stato della causa principale o preventivamente proposta non consente l’esauriente trattazione e decisione delle cause connesse (1).

Nei casi previsti negli articoli 31, 32, 34, 35 e 36, le cause, cumulativamente proposte o successivamente riunite, debbono essere trattate e decise col rito ordinario, salva l’applicazione del solo rito speciale quando una di tali cause rientri fra quelle indicate negli articoli 409 e 442 (2).

Qualora le cause connesse siano assoggettate a differenti riti speciali debbono essere trattate e decise col rito previsto per quella tra esse in ragione della quale viene determinata la competenza o, in subordine, col rito previsto per la causa di maggior valore.

Se la causa è stata trattata con un rito diverso da quello divenuto applicabile ai sensi del terzo comma, il giudice provvede a norma degli articoli 426, 427 e 439.

Se una causa di competenza del giudice di pace sia connessa per i motivi di cui agli articoli 31, 32, 34, 35 e 36 con altra causa di competenza del tribunale, le relative domande possono essere proposte innanzi al tribunale affinche’ siano decise nello stesso processo.

Se le cause connesse ai sensi del sesto comma sono proposte davanti al giudice di pace e al tribunale, il giudice di pace deve pronunziare anche d’ufficio la connessione a favore del tribunale.


Commento

Connessione: due azioni sono connesse quando hanno in comune almeno uno degli elementi di identificazione. La connessione può essere soggettiva ovvero oggettiva a seconda degli elementi sui quali si fonda l’identità delle cause. Il legislatore disciplina alcune ipotesi tipiche di cause connesse oggettivamente: cause accessorie; cause di garanzia; accertamenti incidentali; eccezione di compensazione; cause riconvenzionali. L’eccezione di connessione può essere rilevata solo alla prima udienza e provoca una modifica della competenza.

Rimessione: termine con cui si indica tanto il fenomeno quanto il provvedimento determinante lo spostamento, per ragioni di competenza, del processo ad altro giudice.

 

 

(1) Al giudice è lasciato un potere discrezionale circa l’opportunità o meno di disporre la riunione dei giudizi. Per esempio, è meglio evitare la riunione se una delle cause si trova in fase avanzata di istruzione: in tal caso, il simultaneus processus finirebbe per essere addirittura controproducente. In relazione al limite temporale entro il quale può essere rilevata, occorre sottolineare che ai fini dell’ottenimento della pronuncia dichiarativa della connessione non è sufficiente che la parte indichi la causa connessa, in quanto con l’eccezione in parola deve manifestarsi la precisa volontà di provocare lo spostamento di competenza. Va, poi, aggiunto che la preclusione verificatasi nei confronti di una delle parti, per non avere eccepito alla prima udienza la connessione, opera riguardo a tutti i soggetti ancorché litisconsorti necessari intervenuti nel processo successivamente al verificarsi della preclusione, non essendo l’eccezione dagli stessi sollevata idonea ad eliminare l’effetto preclusivo già verificatosi. I predetti potranno soltanto chiedere ai sensi dell’art. 295, la sospensione del giudizio in ordine alla causa connessa.

 

(2) Principio generale è che tutte le cause connesse vengono trattate col rito ordinario, salvo che almeno una causa rientri tra quelle regolate dal rito del lavoro o di previdenza perché in tal caso tutte quante saranno trattate con questo rito. Se si verifica concorso tra più riti speciali, si guarda alle regole sulla competenza (la causa principale attrae quella secondaria; ovvero quella preventivamente promossa; ovvero ancora in base al valore). Le modalità del mutamento di rito e della riunione, come disposto dal quinto comma in esame, seguono le regole previste dal rito del lavoro. L’erronea determinazione del rito non è da sola causa di nullità se non sono intervenuti dei pregiudizi per effetto dell’inversione del rito.


Giurisprudenza annotata

  1. Eccezione di connessione.

 

 

1.1. Esclusione della proposizione implicita.

L’eccezione di incompetenza per connessione, ai sensi dell’art. 40 c.p.c., deve essere proposta, a pena di decadenza, nella prima udienza e non può intendersi implicitamente contenuta nella richiesta di sospensione del giudizio avanzata dalla parte o nell’eccezione di litispendenza. Cass. 7 marzo 2001, n. 3343.

 

 

  1. Casistica.

 

 

2.1. Domanda di risarcimento danni e domanda di condanna al pagamento del prezzo.

In tema di risarcimento dei danni da responsabilità civile, non è consentito al danneggiato, in presenza di un danno derivante da un unico fatto illecito, riferito alle cose ed alla persona, già verificatosi nella sua completezza, di frazionare la tutela giurisdizionale mediante la proposizione di distinte domande, parcellizzando l’azione extracontrattuale davanti al giudice di pace ed al tribunale in ragione delle rispettive competenze per valore, e ciò neppure mediante riserva di far valere ulteriori e diverse voci di danno in altro procedimento, in quanto tale disarticolazione dell’unitario rapporto sostanziale nascente dallo stesso fatto illecito, oltre ad essere lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, per l’aggravamento della posizione del danneggiante-debitore, si risolve anche in un abuso dello strumento processuale. Cass. 22 dicembre 2011, n. 28286.

 

Le domande di risarcimento dei danni e di separazione personale con addebito sono soggette a riti diversi e non sono cumulabili nel medesimo giudizio, atteso che, trattandosi di cause tra le stesse parti e connesse solo parzialmente per "causa petendi", sono riconducibili alla previsione di cui all'art. 33 cod. proc. civ., laddove il successivo art. 40, nel testo novellato dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, consente il cumulo nell'unico processo di domande soggette a riti diversi esclusivamente in presenza di ipotesi qualificate di connessione "per subordinazione" o "forte" (artt. 31, 32, 34, 35 e 36, cod. proc. civ.), stabilendo che le stesse, cumulativamente proposte o successivamente riunite, devono essere trattate secondo il rito ordinario, salva l'applicazione del rito speciale qualora una di esse riguardi una controversia di lavoro o previdenziale. Cassa senza rinvio, App. Firenze, 19/04/2011.Cassazione civile sez. I  08 settembre 2014 n. 18870  

 

In tema di controversie aventi ad oggetto fattispecie di concorrenza sleale interferenti con la tutela della proprietà industriale ed intellettuale, devolute dall'art. 3 del d.lg. 27 giugno 2003, n. 168 alla competenza delle sezioni specializzate presso i tribunali, il criterio di attribuzione non coincide con gli istituti della connessione e dell'accessorietà di cui agli art. 31 e 40 c.p.c., essendo sufficiente, per affermare la predetta competenza, un collegamento per cui la domanda di concorrenza sleale o di risarcimento del danno richieda anche solo indirettamente l'accertamento dell'esistenza di un diritto di proprietà industriale ed intellettuale.Tribunale Palermo  28 febbraio 2013

 

 

2.2. Domanda di separazione tra coniugi e domanda di accertamento della proprietà della casa coniugale.

La domanda di revisione dell’assegno di divorzio e quella riconvenzionale di riconoscimento di una quota di t.f.r. sono oggettivamente connesse ai sensi dell’art. 36 c.p.c., perché il diritto all’assegno, di cui si discute nel giudizio di revisione, è il presupposto di entrambe, non rilevando, inoltre, se il diritto alla quota del t.f.r. maturi successivamente alla sentenza di divorzio; pertanto, l’art. 40 c.p.c. ne consente il cumulo nello stesso processo, sebbene si tratti di azioni di per sé soggette a riti diversi. (Rigetta, App. Milano, 22 novembre 2006). Cass. 12 marzo 2012, n. 3924.

 

 

2.3. Procedimento di liquidazione onorari dell’avvocato.

Il procedimento camerale, promosso in unico grado, davanti al tribunale od alla Corte d’appello, da un avvocato, per la liquidazione di diritti ed onorari nei confronti del cliente, non si sottrae alla disciplina dell’art. 40 c.p.c., e, pertanto, ove si ponga in rapporto di connessione con altra causa instaurata da detto cliente con il rito ordinario, deve trasmigrare davanti al giudice di tale altra causa, in considerazione della maggiore garanzia che offre tale rito. Cass. 5 dicembre 2001, n. 15366.

 

 

2.4. Rito camerale e rito ordinario.

Proposta nei confronti del coniuge, nell’ambito di un giudizio di separazione personale, soggetto al rito camerale, una domanda di restituzione di somme di denaro al di fuori delle ipotesi di connessione qualificata di cui agli articoli 31, 32, 34, 35 e 36 del c.p.c., la mancanza di una ragione di connessione idonea a consentire, ai sensi del comma 3 dell’articolo 40 del c.p.c., la trattazione unitaria delle cause, può essere eccepita dalle parti o rilevata dal giudice non oltre la prima udienza, in analogia a quanto disposto dal comma 2 dell’articolo 40, di talché essa non può essere sollevata dalla parte o rilevata d’ufficio per la prima volta in appello al fine di dichiarare l’inammissibilità della domanda di restituzione, esaminata e decisa nel merito in primo grado. Cass. 25 gennaio 2008, n. 1743.

 

 

2.5. Rito societario.

Nel combinarsi di domanda relativa a partecipazioni sociali e diritti inerenti e di domande conseguenti allo scioglimento della comunione tra i coniugi, deve essere disposto il mutamento dal rito speciale al rito ordinario di cui all’art. 40 c.p.c., stante la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, D.Lgs. n. 5 del 2003 limitatamente alle parole: “incluse quelle connesse a norma degli art. 31, 32, 33, 34, 35 e 36 c.p.c.”. Trib. Salerno, 26 giugno 2008.

 

 

2.6. Risarcimento danni per l’autovettura e per morte o lesione.

Nel silenzio della legge, ove una domanda per il risarcimento del danno all’autovettura sia cumulata, ai sensi dell’art. 104 c.p.c., ad altra di risarcimento del danno avente ad oggetto morte o lesioni alla persona, deve estensivamente applicarsi l’art. 40, comma 3, c.p.c. e dare prevalenza al rito ordinario di cognizione, in quanto le cause di risarcimento del danno da morte o lesioni alle persone si differenziano da quelle aventi ad oggetto una controversia di lavoro o previdenziale, che il legislatore ha riservato al rito speciale del lavoro per la particolarità della materia. Il contrario va, invece, affermato per le cause relative a sinistro stradale con danni alle persone e agli autoveicoli, posto che un’attenta lettura della disposizione porta a ritenere che l’art. 3 L. 21 febbraio 2006 n. 102, si richiami al rito piuttosto che alla materia la quale, nelle controversie disciplinate dal titolo IV capi 1 e 2 c.p.c., si è voluta trattare speditamente nella forma accelerata e semplificata del rito speciale del lavoro. Giudice di pace Bari, 25 ottobre 2008.

 

 

  1. Riti speciali.

In caso di cumulo tra cause assoggettate a riti diversi, la regola della prevalenza del rito del lavoro su quello ordinario, sancita dall’art. 40, comma 3, c.p.c, è applicabile soltanto nell’ipotesi in cui una delle cause rientri fra quelle indicate negli art. 409 e 442 c.p.c, e non anche allorché essa debba seguire il rito speciale previsto per tali controversie, ma sia diversa da quelle individuali di lavoro e da quelle in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie. App. Caltanissetta, 31 marzo 2008.

 

 

3.1. Riscatto dell’affittuario di fondo agricolo e riconvenzionale dell’acquirente di inesistenza del contratto di affitto.

Se l’affittuario di un fondo rustico agisce per il riscatto di esso nei confronti degli acquirenti e questi, in riconvenzionale, chiedono di accertare l’inesistenza del contratto di affitto agrario, anche la controversia sull’esistenza del diritto di riscatto, di competenza del giudice ordinario, diviene di competenza della sezione specializzata agraria (art. 9, L. 14 febbraio 1990), perché l’accertamento, con efficacia di giudicato, del presupposto dell’esercizio del diritto di riscatto - e cioè della titolarità del rapporto agrario - non comporta la sospensione necessaria del giudizio pregiudicato in attesa della definizione di quello pregiudiziale (art. 295 c.p.c.), bensì, ai sensi degli artt. 34 e 36 c.p.c., l’attrazione della causa connessa dinanzi al giudice specializzato, come è confermato anche dall’art. 40, terzo comma che, nel caso di causa connessa soggetta al rito speciale e rientrante tra le cause indicate dall’art. 409 c.p.c., dispone la prevalenza di esso su quello ordinario, presupponendo che il simultaneus processus si svolga dinanzi al giudice specializzato. Cass. 2 marzo 1998, n. 2269.

 

 

3.2. Rito del lavoro.

Qualora il lavoratore agisca nei confronti di più datori di lavoro, addebitando loro una attività coordinata di dequalificazione e “mobbing” chiedendo, quale effetto della condotta materia, al risarcimento dei danni, sussiste tra le domande una connessione eccedente quella del mero cumulo soggettivo tra causa prevista dall’art. 33 c.p.c., analoga semmai alle più intense fattispecie di connessione prevista dagli artt. 31 e seguenti ovvero dall’art. 331 c.p.c., sicchè, inapplicabili i criteri di competenza inerenti al singolo rapporto di lavoro, opera il criterio residuale di cui all’art. 413, settimo comma, c.p.c., riferito al foro generale delle persone fisiche o giuridiche. (Regola competenza). Cass. 27 dicembre 2011, n. 29039.

 

 

3.3. Cumulo soggettivo e cumulo oggettivo di cause ex artt. 33 e 104.

Nel caso di giudizio nel quale si trovino cumulate più domande fra le stesse parti, anche connesse soltanto soggettivamente, la sentenza che, con riguardo a taluna o talune delle domande, abbia deciso solo alcune questioni senza definire il giudizio, e che invece, con riguardo ad altre domande, abbia contemporaneamente definito il giudizio, è soggetta esclusivamente al regime di impugnazione per cassazione di cui all’art. 361 c.p.c., restandone escluso l’assoggettamento al regime di impugnazione per cassazione necessariamente differita, previsto dall’art. 360, terzo comma, c.p.c., per la decisione soltanto su questioni di diritto. Ne consegue che la sentenza è alternativamente impugnabile immediatamente, ovvero suscettibile di riserva di impugnazione da ciascuna delle parti interessate, con riferimento a tutte le statuizioni e, quindi, anche a quelle che altrimenti sarebbero state soggette al regime dell’art. 360, terzo comma, c.p.c. (Dichiara inammissibile, App. Venezia, 26 novembre 2008). Cass. 29 luglio 2011, n. 16734.

 

 

  1. Cause connesse proposte davanti al giudice di pace.

Allorquando dinanzi al giudice di pace si trovino riunite, successivamente alla loro proposizione, più cause tutte soggette, singolarmente considerate, a decisione secondo equità ovvero una (od alcune) a decisione secondo equità ed altra a regola di decisione secondo diritto, la regola di decisione resta quella propria di ciascuna causa, salvo il caso in cui, nella seconda ipotesi, le cause si presentino connesse non già per una semplice identità di questioni, ma per il titolo oppure per incompatibilità (nel senso che è o fondata la domanda proposta in una o lo è quella proposta nell’altra), giacché, in siffatte ipotesi, proprio per la ragione di connessione, dovendosi decidere in riferimento a tutte le cause un punto comune e dovendosi farlo in modo unitario, si impone l’adozione di un’unica regola di decisione, che va individuata in quella secondo diritto. Cass. 21 marzo 2008, n. 7668.

 

Vi è connessione, tra la domanda riconvenzionale volta a fare accertare l’acquisto per usucapione di una servitù di elettrodotto, e la domanda proposta dal proprietario dell’immobile divenuto servente per il risarcimento del danno subito a causa del comportamento tenuto dal convenuto e concretatosi nello stabilire la situazione di fatto corrispondente a tale diritto di servitù e usufruirne. Ciò in considerazione del fatto che l’accertamento dell’acquisto per usucapione, determinato dall’inizio e dalla continuazione indisturbata del possesso, rifluisce, elidendola, sulla illiceità del corrispondente accertamento. Su tale base, in applicazione dell’articolo 40, ultimo comma, c.p.c., correttamente viene affermato che la competenza per valore del giudice di pace sulla domanda di risarcimento del danno cede di fronte a quella per materia del tribunale sulla domanda riconvenzionale di accertamento dell’acquisto per usucapione del diritto reale di servitù su di un immobile. Cass. 10 luglio 2007, n. 15394; conforme Cass. 20 febbraio 2008, n. 4295.

 

 

4.1. Cause connesse solo per parziale identità soggettiva proposte dinanzi al giudice di pace e al tribunale.

Nel caso di pendenza di cause connesse davanti a giudici diversi del medesimo Tribunale non può trovare applicazione l’art. 40 c.p.c. ma è necessario dare attenzione al procedimento previsto nell’art. 272 c.p.c. Ne consegue che qualora uno dei due giudici si spogli della cognizione della propria causa disponendone la massimazione ai sensi dell’art. 40 c.p.c., davanti all’altro giudice, il regolamento di competenza proposto dalla parte per censurare il provvedimento di massimazione è inammissibile, trattandosi di uno strumento applicabile esclusivamente quando si discuta dell’attribuzione della causa ad uno o ad un altro ufficio giudiziario, non invece dell’assegnazione della causa all’uno o all’altro giudice all’interno del medesimo ufficio. (Dichiara inammissibile, Trib. Fermo, 30 luglio 2009). Cass. 25 novembre 2010, n. 23978.

 

 



 
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