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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 404 cod. proc. civile: Casi di opposizione di terzo

Un terzo può fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti (1). (1) (2) (3) (4)
Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono fare opposizione alla sentenza, quando è l’effetto di dolo o collusione a loro danno (2).

(1) La Corte costituzionale con sentenza 7 giugno 1984, n. 167 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non ammette l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza di convalida di sfratto per finita locazione, emanata per la mancata comparizione dell’intimato o per la mancata opposizione dell’intimato pur comparso.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 25 ottobre 1985, n. 237 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non ammette l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza di sfratto per morosità.
(3) La Corte costituzionale con sentenza 20 dicembre 1988, n. 1105 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non ammette l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza con la quale il pretore dispone l’affrancazione del fondo ex art. 4 della legge 22 luglio 1966, n. 607.
(4) La Corte costituzionale con sentenza 26 maggio 1995, n. 192 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non ammette l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza di convalida di licenza per finita locazione.


Commento

Sentenza: [v. 132]; Passaggio in giudicato: [v. 324]. Aventi causa: sono tutti coloro che acquistano un diritto da un soggetto che è parte del processo.

 

(1) Si tratta della cd. opposizione di terzo ordinaria caratterizzata dal fatto che il terzo tutela un proprio autonomo diritto incompatibile con la sentenza impugnata. Deve trattarsi di soggetti che non hanno acquistato, nemmeno in via di intervento volontario coatto, la qualità di parte nel processo, a prescindere dalla loro costituzione in giudizio: così, ad esempio, il chiamato in causa per ordine del giudice, che sia rimasto contumace, non può proporre opposizione. Si discute se possa proporla la parte che sia stata estromessa. In particolare, il terzo, attraverso il rimedio in esame, mira ad eliminare il pregiudizio che la sentenza può arrecargli a causa della connessione del suo diritto con il rapporto dedotto in giudizio. Si pensi all’ipotesi di un terzo che vanti un diritto di locazione verso una delle parti processuali nei cui confronti viene emessa una sentenza di condanna al rilascio dell’immobile in favore della controparte processuale. In questa, come in altre ipotesi analoghe, il rimedio dell’opposizione consente al terzo di escludere l’efficacia della sentenza nei suoi confronti.

 

(2) È questa la cd. opposizione di terzo revocatoria. Essa è volta ad eliminare il pregiudizio che la sentenza può generare nella sfera giuridica degli aventi causa o dei creditori di una delle parti. In particolare, gli aventi causa possono essere pregiudicati in caso di soccombenza del dante causa in relazione al diritto da essi acquistato; i creditori, invece, subiscono le conseguenze negative della riduzione del patrimonio del debitore. In entrambi i casi, trattandosi di un pregiudizio che si realizza secondo diritto, l’opposizione è concessa solo quando la sentenza sia frutto del dolo o della collusione delle parti in danno del terzo.


Giurisprudenza annotata

Casi di opposizione di terzo.

 

 

  1. Opposizione di terzo ordinaria: presupposti e legittimazione; 2. Opposizione di terzo revocatoria; 3. Provvedimenti impugnabili.

 

 

  1. Opposizione di terzo ordinaria: presupposti e legittimazione.

La legittimazione a proporre l’impugnazione spetta unicamente a chi abbia formalmente assunto la veste di parte nel giudizio conclusosi con la decisione impugnata: pertanto, ove il procedimento di primo grado rivolto ad ottenere l’ordine di non procedere alla trascrizione del provvedimento straniero di adozione, ex art. 35, 6º comma, L. 4 maggio 1983 n. 184, si sia svolto esclusivamente tra i genitori adottivi ed il p.m., senza la partecipazione del tutore o del curatore speciale in rappresentanza del minore adottato, quest’ultimo, una volta divenuto maggiorenne, non può proporre reclamo contro il decreto del tribunale per i minorenni, passato in giudicato, che abbia accolto l’istanza dei genitori adottivi, potendo far valere la questione se l’integrità del contraddittorio reclamasse la vocatio in ius del rappresentante legale del minore con l’opposizione di terzo ai sensi dell’art. 404 c.p.c. Cass. 14 novembre 2008, n. 27239.

 

In ipotesi di esecuzione forzata per rilascio in virtù di sentenza di condanna conseguente a risoluzione di un contratto di comodato, il terzo detentore dell'immobile da rilasciare - nei cui confronti il titolo può essere eseguito - è legittimato a proporre opposizione all'esecuzione, qualora sostenga di possedere il bene in forza di un titolo autonomo non pregiudicato dalla sentenza azionata. (Nella specie, il terzo occupante aveva spiegato opposizione, deducendo di aver acquistato la proprietà del bene per usucapione). Rigetta, App. Genova, 04/03/2011

Cassazione civile sez. III  13 febbraio 2015 n. 2855

 

Non qualsiasi pregiudizio legittima il terzo alla proposizione dell’opposizione di terzo ordinaria, ma solo quello che derivi dalla titolarità di una situazione incompatibile con quella accertata o eventualmente costituita dalla sentenza impugnata. Cass. 23 aprile 2007, n. 9647; conforme Cass., Sez. Un., 11 febbraio 2003, n. 1997.

 

Nel caso di giudizio instaurato dal danneggiato nei confronti di impresa assicuratrice in bonis, nei cui riguardi sia poi intervenuto provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, la sentenza di condanna pronunciata nei confronti di società assicuratrice non è opponibile al fondo di garanzia per le vittime della strada che non abbia ricevuto la comunicazione di cui all’art. 25, 2º comma, L. 24 dicembre 1969, n. 990; ne consegue che il fondo non può non esperire il rimedio straordinario dell’opposizione di terzo ex art. 404, 1º comma, c.p.c., non ricorrendo il presupposto della possibilità che esso sia in condizione di essere pregiudicato dalla sentenza. Cass. 24 ottobre 2007, n. 22316.

 

Qualora, nel corso del giudizio, sia trasferito il diritto controverso, la sentenza resa fra le parti spiega effetti, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., nei confronti del successore a titolo particolare a prescindere dall’efficacia del titolo in base al quale si sia attuata la successione. Pertanto, non è legittimato a proporre l’opposizione di terzo di cui al primo comma dell’art. 404 c.p.c. colui il quale, avendo nel corso del giudizio acquistato l’immobile a non domino, è soggetto all’efficacia diretta della sentenza, essendo al riguardo irrilevante che l’acquisto si sia perfezionato - con il decorso del termine previsto dall’art. 1159 c.c. per l’usucapione - successivamente alla definizione del giudizio. Cass. 11 maggio 2007, n. 10876; conforme Cass. 4 agosto 2006, n. 17683.

 

Il litisconsorte necessario pretermesso è legittimato a proporre opposizione di terzo, ai sensi dell’art. 404 c.p.c., contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva che pregiudica i suoi diritti. Cass. 17 luglio 2003, n. 11185.

 

Sono legittimati a proporre opposizione di terzo ordinaria coloro che, terzi rispetto al giudizio nel quale è stata emessa la sentenza e non soggetti all’effetto del giudicato, vantino in relazione al bene oggetto della controversia un proprio diritto autonomo e incompatibile con il rapporto giuridico accertato o costituito dalla sentenza o lo vedano dalla medesima pregiudicato. Cass. 28 maggio 2003, n. 8545.

 

 

  1. Opposizione di terzo revocatoria.

In tema di opposizione di terzo revocatoria, l’eccezionalità del mezzo di impugnazione, lo stretto termine per proporlo, le finalità ad esso riconducibili, individuando una netta diversità del rimedio rispetto all’azione revocatoria ordinaria (art. 2901 c.c.), inducono a ritenere che la nozione di «creditori di una delle parti», richiamata dall’art. 404, secondo comma, c.p.c., vada interpretata in senso più restrittivo dell’analoga nozione richiamata ai fini della legittimazione all’azione revocatoria ordinaria (per la quale rileva anche la titolarità di un credito eventuale), nel senso che per creditore, ai fini dell’impugnazione in questione, deve intendersi chi rivesta tale qualità - pur se sottoposta a termine o a condizione - al momento della proposizione di essa; analogamente, per «aventi causa», ai sensi della medesima disposizione, devono intendersi i successori a titolo particolare di una delle parti. Cass. 23 maggio 2006, n. 12144.

 

L’azione revocatoria, di cui all’art. 2901 c.c., non è esperibile, da parte dei creditori del promittente venditore, contro le sentenze emesse, ai sensi dell’art. 2932 c.c., nei confronti del debitore e ricollegabili ad un preliminare stipulato preordinatamente o scientemente in loro danno: ciò in quanto detti creditori sono soggetti essi medesimi all’efficacia della sentenza, se non rimossa, in mancanza di intervento adesivo dipendente nel relativo giudizio, mediante esperimento dell’opposizione di terzo revocatoria ex art. 404, 2º comma, c.p.c. Cass. 11 ottobre 2006, n. 21813.

 

 

  1. Provvedimenti impugnabili.

La sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva la quale riconosca la proprietà di una cosa ad un soggetto nei confronti di un’altra parte, costituisce una situazione giuridica incompatibile con il diritto di proprietà vantato sullo stesso oggetto da un terzo, il quale può pertanto proporre l’opposizione di terzo ordinaria contro la sentenza ex art. 404, comma 1, c.p.c. Cass. 22 giugno 2000, n. 8490.



 
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