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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 409 cod. proc. civile: Controversie individuali di lavoro

Si osservano le disposizioni del presente capo nelle controversie relative a (1):
1) rapporti (2) di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all’esercizio di una impresa (3);
2) rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto, nonche’ rapporti derivanti da altri contratti agrari (4), salva la competenza delle sezioni specializzate agrarie;
3) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato (5);
4) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attivita’ economica (6);
5) rapporti di lavori dei dipendenti di enti pubblici ed altri rapporti di lavoro pubblico, sempreche’ non siano devoluti dalla legge ad altro giudice (7).


Commento

Rapporto di lavoro subordinato:rapporto di lavoro caratterizzato da prestazione di fare, da onerosità, da collaborazione e da subordinazione. In particolare, quest’ultima si desume da una serie di dati, tra cui la inseparabilità della prestazione del lavoro dalla persona del lavoratore, il carattere personale della dipendenza, e la soggezione del prestatore di lavoro all’iniziativa, alle limitazioni e alla direzione del datore di lavoro, nonché ad eventuali sanzioni disciplinari (c.c. 2094). Impresa: attività economica organizzata, esercitata professionalmente da un soggetto detto imprenditore, diretta alla produzione o allo scambio di beni e servizi. Mezzadria: contratto agrario con cui il concedente (di solito proprietario del fondo) ed il mezzadro, in proprio e quale capo di una famiglia colonica, si associano per la coltivazione di un podere e per l’esercizio delle attività connesse, al fine di dividerne a metà i prodotti e gli utili (c.c. 2141). Colonia parziaria: contratto agrario con cui il concedente ed uno o più coloni si associano per la coltivazione di un fondo e per l’esercizio delle attività connesse, al fine di dividerne i prodotti e gli utili (c.c. 2164). Si differenzia dalla mezzadria sostanzialmente per l’oggetto (in questa è un fondo produttivo qualsiasi, nella (—) è un podere organizzato) e per i soggetti (mentre il mezzadro si impegna a lavorare, oltre che personalmente, anche con i membri della famiglia colonica, il colono si obbliga individualmente).  Compartecipazione agraria: termine generico con cui si indicano alcuni contratti agrari atipici cui si sono riferite varie leggi sull’agricoltura. larne di nuovi. Affitto a coltivatore diretto: è un affitto (locazione avente ad oggetto una cosa produttiva) di un fondo che l’affittuario coltiva col lavoro prevalentemente proprio o di persone della sua famiglia (c.c. 1647). Sezioni specializzate agrarie: sezioni costituite presso i tribunali e le Corti di appello [v. 163], composte da magistrati ordinari e da esperti nelle tecniche agrarie aventi una competenza specifica nelle controversie concernenti contratti agrari. Agenzia: contratto con il quale una parte (agente) assume stabilmente l’incarico di promuovere per conto dell’altra (preponente), verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata (c.c. 1742). Rappresentanza commerciale: istituto giuridico in virtù del quale un soggetto viene incaricato stabilmente, da una o più imprese, di concludere contratti in una o più zone determinate (a differenza dell’agente, che deve solo promuovere la conclusione dei contratti). Enti pubblici: persone giuridiche attraverso cui la Pubblica Amministrazione esercita attività amministrativa. Sono sottoposti ad una disciplina differenziata rispetto alla disciplina dettata dal codice civile per i vari tipi di enti di diritto privato. Enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica: sono gli enti pubblici economici, cioè quegli enti pubblici aventi ad oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’impresa commerciale ed operanti in regime di diritto privato.

(1) Il processo del lavoro è ad un tempo un procedimento ordinario in materia di lavoro, nel senso che è soggetto alle disposizioni generali del libro primo, in quanto applicabili, e un processo speciale per la diversità delle forme. Proprio in quanto strumento di tutela ordinaria in materia di lavoro, il processo del lavoro è compatibile con il procedimento ingiuntivo per far valere i crediti da lavoro.

(2) Il legislatore, in questo come negli altri numeri, adopera il termine «rapporto» e non «contratto», volendo tutelare il lavoratore anche in caso di invalidità del contratto di lavoro con conseguente instaurazione del cd. rapporto di lavoro di fatto (c.c. 2126).

(3) La norma si riferisce a tutti i diritti sorti in dipendenza del rapporto di lavoro in atto, estinto, o da costituirsi. Nel caso del lavoratore deceduto per infortunio sul lavoro è competente il giudice del lavoro, se gli eredi agiscono per i danni iure hereditario, ed il giudice ordinario, se agiscono iure proprio.

(4) L’elencazione contenuta nel numero non ha, quindi, valore tassativo.

 

(5) Perché sia configurabile un rapporto di collaborazione ai sensi dell’art. 409 n. 3, con conseguente competenza funzionale del giudice del lavoro, è richiesto che la prestazione sia continuativa, ovvero non abbia carattere occasionale; che sia funzionalmente connessa con le finalità perseguite dal datore, con conseguente ingerenza di quest’ultimo nell’attività del lavoratore; che il lavoro personale del preposto prevalga sull’opera svolta dai collaboratori e sull’utilizzazione di una struttura di tipo materiale. Pertanto, sono ricompresi in tale categoria i rapporti patrimoniali: tra i familiari nell’ambito dell’impresa familiare; tra la società ed il socio che presta attività lavorativa per la società al di fuori del conferimento; tra il socio e la cooperativa di produzione e lavoro; tra un componente e la comunione tacita familiare; tra i medici convenzionati e le aziende sanitarie locali; tra i lettori di lingua straniera e l’università; ed ancora la prestazione dell’amministratore di società e dell’associato in partecipazione. Rientra nella previsione normativa anche il rapporto di lavoro autonomo coordinato con l’attività di impresa e quello di consulenza tra un’impresa o un ente pubblico ed un libero professionista.

 

(6) Le controversie di lavoro inerenti al rapporto di lavoro del personale delle aziende municipalizzate spettano alla giurisdizione del giudice ordinario, in ragione del carattere privatistico del rapporto stesso e dei poteri esercitati da dette aziende, analoghi a quelle di ogni altro imprenditore. Tra gli enti pubblici economici la giurisprudenza include anche le Casse di risparmio e le Ferrovie dello Stato. Per le controversie instaurate dai dipendenti di enti pubblici non economici successivamente fusi in enti pubblici economici è sempre competente il giudice del lavoro, in quanto, secondo l’art. 2112 c.c., la modificazione soggettiva del rapporto non incide sulla responsabilità dell’ultimo datore di lavoro anche per quella frazione di esso svoltasi alle dipendenze del precedente.

 

(7) Il rapporto di pubblico impiego è un rapporto di lavoro subordinato, come tale caratterizzato dagli elementi della collaborazione in posizione di dipendenza, da una relativa continuità e, in genere, da un corrispettivo predeterminato o almeno predeterminabile, nel quale il datore di lavoro è la Pubblica Amministrazione.

 


Giurisprudenza annotata

Controversie individuali di lavoro.

 

 

  1. Rapporti di lavoro subordinato privato; 2. Rapporti di collaborazione; 3. Rapporto di lavoro dei dipendenti degli enti pubblici economici; 4. Rapporti di lavoro dei dipendenti degli enti pubblici non economici; 5. Lavoro pubblico contrattualizzato.

 

 

  1. Rapporti di lavoro subordinato privato.

In tema di espropriazione forzata presso terzi, le modifiche apportate dalle leggi 12 marzo 2004, n. 311 e 14 maggio 2005, n. 80 (di conversione del D.L. 14 marzo 2005, n. 35) al D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180 (approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni) hanno comportato la totale estensione al settore del lavoro privato delle disposizioni originariamente dettate per il lavoro pubblico. Ne consegue che i crediti derivanti dai rapporti di cui al n. 3 dell’art. 409 c.p.c. (nella specie, rapporto di agenzia) sono pignorabili nei limiti di un quinto, previsto dall’art. 545 c.p.c. Cass. 18 gennaio 2012, n. 685.

 

In materia di rapporti di agenzia, ove l'agente abbia organizzato la propria attività di collaborazione in forma societaria, anche di persone, o comunque si avvalga di una autonoma struttura imprenditoriale, non è ravvisabile un rapporto di lavoro coordinato e continuativo ai sensi dell'art. 409, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., sicché non può essere riconosciuta in via automatica la rivalutazione monetaria sulle somme liquidate in favore dell'agente. Cassa con rinvio, App. Bari, 27/02/2008

Cassazione civile sez. II  16 febbraio 2015 n. 3029  

 

L’art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, stabilendo che la sospensione dei termini processuali dal 1º agosto al 15 settembre non si applica, tra le altre, alle controversie previste dall’art. 429 c.p.c. (sostituito dall’art. 409 per effetto dell’art. 1 della legge 11 agosto 1973, n. 533), si riferisce alle controversie individuali di lavoro e non, invece, a tutte le controversie che sono regolate dal rito del lavoro, facendo tale norma richiamo alla natura della causa e non al rito da cui essa è disciplinata. Cass. 22 dicembre 2011, n. 28291.

 

La natura della controversia di lavoro è idonea ad influire solo sul rito applicabile e non sulla competenza. Ne consegue che, ove il giudice di merito abbia valutato, in ordine all’attività svolta da un agente di commercio, la prevalenza dell’apporto personale rispetto all’esistenza di una struttura imprenditoriale, riconducendo la controversia nell’ambito dell’art. 409, n. 3, c.p.c., è inammissibile il motivo di ricorso con cui si eccepisca l’incompetenza per materia del giudice adito, traducendosi nella richiesta di una diversa valutazione in fatto contrapposta a quella operata nella sentenza impugnata. Cass. lav., 5 gennaio 2011, n. 189.

 

 

  1. Rapporti di collaborazione.

La società in accomandita semplice, quale che ne sia il numero di soci, costituisce comunque un centro autonomo d’imputazione di rapporti giuridici rispetto ai soci stessi; pertanto, concluso un contratto di agenzia tra l’impresa preponente ed una società in accomandita semplice, la controversia sulla risoluzione di tale contratto esula dalla competenza per materia del giudice del lavoro, a nulla rilevando che uno dei soci abbia materialmente svolto attività personale di agente, in quanto tale attività viene necessariamente mediata dalla società, perdendo il carattere della personalità nei confronti del preponente. Cass. 14 luglio 2011, n. 15535.

 

In materia di rapporti di agenzia, ove l’agente abbia organizzato la propria attività di collaborazione in forma di società, anche di persone, o, comunque, si avvalga di una autonoma struttura imprenditoriale, non è ravvisabile un rapporto di lavoro coordinato e continuativo ai sensi dell’art. 409, primo comma, n. 3, c.p.c., con conseguente insussistenza della competenza del giudice del lavoro. (Principio affermato ai sensi dell’art. 360 bis, primo comma, c.p.c.). Cass. 19 aprile 2011, n. 8940.

 

 

  1. Rapporto di lavoro dei dipendenti degli enti pubblici economici.

L’indagine rivolta a stabilire se un ente pubblico sia o meno economico deve essere compiuta tenendo presente la disciplina legale e statutaria che ne regola l’attività con riferimento agli scopi dell’ente medesimo. Cass., Sez. Un., 17 dicembre 2002, n. 18015; Cass., Sez. Un., 9 agosto 2001, n. 10968.

 

 

  1. Rapporti di lavoro dei dipendenti degli enti pubblici non economici.

I rapporti tra i medici convenzionati esterni e le unità sanitarie locali, disciplinati dall’art. 48 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 e dagli accordi collettivi nazionali stipulati in attuazione di tale norma, pur se costituiti in vista dello scopo di soddisfare le finalità istituzionali del servizio sanitario nazionale, dirette a tutelare la salute pubblica, corrispondono a rapporti libero-professionali «parasubordinati» che si svolgono di norma su un piano di parità, non esercitando l’ente pubblico nei confronti del medico convenzionato alcun potere autoritativo, all’infuori di quello di sorveglianza, né potendo incidere unilateralmente, limitandole o degradandole ad interessi legittimi, sulle posizioni di diritto soggettivo nascenti, per il professionista, dal rapporto di lavoro autonomo. Ne deriva che, costituito il detto rapporto di lavoro, le controversie che hanno ad oggetto i diritti dei quali il medico lamenti la lesione da parte della ASL, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, la quale non trova deroga a favore del giudice amministrativo per il fatto che la domanda del professionista denunci, quale mezzo al fine della tutela dei diritti scaturenti dal detto rapporto, l’illegittimità di atti regolamentari o provvedimenti emessi dalla P.A., spettando al giudice ordinario la loro eventuale disapplicazione. Cass., Sez. Un., 21 ottobre 2005, n. 20344.

 

Le controversie in materia di impiego alle dipendenze dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP) sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in quanto il relativo rapporto di lavoro, che si instaura sulla base di un atto unilaterale di assunzione di competenza del Consiglio dell’Istituto, e non di un contratto, è rimasto assoggettato alla disciplina pubblicistica ed escluso dalla contrattualizzazione, né tale esclusione della privatizzazione del rapporto si pone in contrasto con le funzioni e i caratteri dell’Istituto, considerato che, sebbene si dubiti che esso abbia natura di autorità indipendente, nondimeno l’elevato tasso di tecnicità e l’autonomia dello stesso dal potere esecutivo non possono non riflettersi anche sul momento confermativo del rapporto di lavoro del personale. Cass., Sez. Un., 19 dicembre 2005, n. 27893.

 

 

  1. Lavoro pubblico contrattualizzato.

In materia di pubblico impiego privatizzato, la sottoposizione delle controversie di lavoro dei pubblici dipendenti al giudice del lavoro determina l’applicazione delle relative norme processuali. Ne consegue che, dovendo l’impugnazione di un provvedimento giurisdizionale essere proposta, in applicazione del principio cosiddetto dell’apparenza, nelle forme ed entro i termini previsti dalla legge rispetto alla domanda così come qualificata dal giudice, le cui determinazioni sul rito adottato assumono, indipendentemente dall’esattezza della relativa valutazione, funzione enunciativa della natura della vertenza così da assicurare il massimo grado di certezza al regime dei termini di impugnazione, alla relativa controversia non si applica la sospensione feriale dei termini ai sensi dell’art. 3 della legge n. 742 del 1969. Cass. 15 ottobre 2010, n. 21363.



 
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