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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 41 cod. proc. civile: Regolamento di giurisdizione

Finchè la causa non sia decisa nel merito in primo grado (1), ciascuna parte (2) può chiedere alle sezioni unite della Corte di cassazione che risolvano le questioni di giurisdizione di cui all’articolo 37. L’istanza si propone con ricorso a norma degli articoli 364 e seguenti, e produce gli effetti di cui all’articolo 367 (3).

La pubblica amministrazione che non è parte in causa può chiedere (4) in ogni stato e grado del processo che sia dichiarato dalle sezioni unite della Corte di cassazione il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a causa dei poteri attribuiti dalla legge all’amministrazione stessa, finchè la giurisdizione non sia stata affermata con sentenza passata in giudicato (5).


Commento

Merito: si intende l’insieme di tutte le questioni di diritto sostanziale portate alla conoscenza del giudice da attore, convenuto e terzi interventori, non attinenti ai meri aspetti di rito. Non sono dunque pronunce di merito quelle sulla giurisdizione e sui presupposti processuali e nemmeno i provvedimenti emessi nei giudizi speciali, quali quelli cautelari, volti in primis a valutare la sola legittimità dell’azione esercitata, salva in un momento successivo la verifica della fondatezza, previa instaurazione del contraddittorio, della domanda proposta.

 

 

(1) Se invece la causa è decisa nel merito anche con sentenza non definitiva, la questione di giurisdizione sarà risolta con i normali mezzi di impugnazione, come l’appello e il ricorso per Cassazione. La sentenza della Cassazione che regola la giurisdizione sopravvive all’estinzione del processo.

 

(2) Sono legittimate a proporre il regolamento di giurisdizione tutte le parti del giudizio, anche il pubblico ministero, mentre è esclusa la proponibilità d’ufficio.

 

(3) Pur proposto nelle forme del ricorso per cassazione, non si tratta di un mezzo di impugnazione, potendo essere esperito da quando è instaurato il processo e fino a quando non sia ancora intervenuta una sentenza nel merito (sia perché non sia stata pronunciata alcuna sentenza e sia nel caso in cui la sentenza abbia deciso solo sulla questione di giurisdizione, sospendendo qualunque pronuncia nel merito).

 

(4) Nella fattispecie, legittimato alla proposizione del regolamento in nome e per conto della P.A. è il prefetto del luogo ove pende il giudizio di merito, in ogni stato e grado del processo fino al formarsi del giudicato formale ex art. 324, a differenza del regolamento di giurisdizione di cui al comma precedente che invece può essere proposto entro il primo grado e solo da chi sia parte nel giudizio pendente.

 

(5) Non si tratta di una vera questione di giurisdizione, ma di un caso di conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (poteri giudiziario ed amministrativo), sorto per la ritenuta improponibilità assoluta della domanda, vertente su materie riservate al potere amministrativo, nelle quali il giudice ordinario non può ingerire (ad es. nel caso di richiesta di risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi o di interessi semplici o di fatto non tutelabili innanzi al giudice ordinario).

 

 

Lo scopo del regolamento è evitare che il processo si svolga inutilmente davanti ad un giudice privo di giurisdizione, facendo pronunciare direttamente le sezioni unite della Cassazione (alle quali spetterebbe in sede di impugnativa ordinaria, comunque, l’ultima parola sulla sussistenza della giurisdizione), in modo definitivo e vincolante. Si tratta di un rimedio preventivo, alla cui proposizione sono legittimate tutte le parti in causa, compreso il pubblico ministero: con questo strumento si evita il rischio di pronunce sulla giurisdizione dei giudici di primo e secondo grado, successivamente vanificabili con impugnazioni ordinarie, anche nel processo del lavoro e davanti ad un giudice speciale.


Giurisprudenza annotata

  1. Caratteri generali dell’istituto.

 

1.1. Effetti dell’estinzione del procedimento principale.

La proposizione dell’istanza di regolamento di giurisdizione dà luogo ad un procedimento incidentale rispetto al procedimento (principale) in seno al quale l’istanza medesima è stata sollevata; per cui il venir meno di quest’ultimo - nella specie, a seguito della dichiarata estinzione - travolge necessariamente il primo, non sussistendo più il presupposto necessario per il suo svolgimento, con conseguente inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse. Cass., Sez. Un., 30 maggio 2005, n. 11328.

 

 

1.2. Natura del regolamento di giurisdizione.

L’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione non è un mezzo di impugnazione, ma solo uno strumento apprestato per dirimere in via preventiva ogni contrasto, anche solo potenziale, circa l’esistenza del potere giurisdizionale del giudice adito; pertanto, il ricorrente non ha l’onere di indicare quale sia, a suo avviso, il giudice nella cui sfera giurisdizionale rientri la controversia e neppure di enunciare i motivi che sorreggono la sua richiesta. Cass., Sez. Un., 20 aprile 2005, n. 8212.

 

 

1.3. Presupposti di ammissibilità.

Presupposto per l’ammissibilità dell’istanza di regolamento preventivo è la pendenza di una causa per la quale si richiede l’indicazione relativa alla giurisdizione. E siccome il carattere preventivo dell’istituto consiste soltanto nell’anticipazione rispetto alla decisione del primo grado, di tal che il regolamento preventivo non è configurabile come un regolamento ante causam, l’istanza di regolamento non può essere avanzata con riferimento ad una nuova domanda, diversa e non riconducibile a nessuna di quella proposte e pendenti in primo grado dinanzi al giudice, ordinario o amministrativo. Cass., Sez. Un., 14 dicembre 2004, n. 23235.

 

 

1.4. Giurisdizione del giudice italiano affermata con provvedimento ordinatorio in via delibativa ed incidentale.

In conformità a quanto affermato in più occasioni dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, l’art. 5, n. 3, del Regolamento CE n. 44 del 2001 - il quale stabilisce il criterio di collegamento per individuare la giurisdizione in materia di delitti e quasi delitti nel “luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto” - va interpretato nel senso che per tale luogo deve intendersi quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo al luogo dove si sono verificate o potranno verificarsi le conseguenze future di tale lesione. (Nella specie, le S.U. hanno dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano in riferimento ad una controversia di risarcimento danni promossa da una società italiana nei confronti di una banca avente sede in Spagna, fondata sul comportamento asseritamente illecito di quest’ultima consistente nel permettere il versamento di somme, da parte di debitori della detta società, su di un conto corrente mai acceso da quest’ultima presso una sede di detta banca). (Regola giurisdizione). Cass., Sez. Un., 27 dicembre 2011, n. 28811.

 

 

1.5. Riassunzione di causa a seguito di sentenza di incompetenza per territorio del giudice precedentemente adito.

In tema di decisione delle questioni di giurisdizione, ai sensi dell’art. 59 della legge 18 giugno 2009, n. 69, il mancato passaggio in giudicato, al momento della riassunzione della causa, della sentenza che dichiara il difetto di giurisdizione (comma 2) non impedisce al giudice ivi indicato come munito di giurisdizione di sollevare d’ufficio la questione di giurisdizione dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, che non si siano già pronunciate al riguardo (comma 3). Infatti, il passaggio in giudicato di detta sentenza serve soltanto a vincolare le parti alla statuizione adottata e a far salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda, mentre l’espressione “restano ferme le disposizioni sul regolamento preventivo di giurisdizione”, che chiude il comma 3 dell’art. 59, non incide sul potere anzidetto di sollevare questione di giurisdizione, avendo unicamente lo scopo di precisare che la nuova disciplina non è innovativa di quella dettata dall’art. 41 c.p.c. in punto di regolamento preventivo. (Regola giurisdizione d’ufficio). Cass., Sez. Un., 25 novembre 2011, n. 24904.

 

 

1.6. Risoluzione preventiva della questione di giurisdizione rispetto a quella di competenza.

La questione di competenza - intesa come frazione o misura della giurisdizione - ha posizione logicamente successiva e conseguente a quella di giurisdizione e pertanto presuppone che sia stata preventivamente risolta in senso affermativo tale ultima questione, cioè che sia divenuta certa e definitiva l’attribuzione al giudice ordinario della potestas iudicandi in ordine alla controversia in atto. Cass., Sez. Un., 23 aprile 1999, n. 248.

 

 

1.7. Pendenza di un giudizio di opposizione al decreto ex art. 28 Statuto del lavoratori.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è ammissibile durante la pendenza del giudizio di opposizione al decreto conclusivo del procedimento di repressione della condotta antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori, posto che tale decreto costituisce, fino al momento in cui venga confermato o revocato in sede di opposizione, un atto processuale provvisorio che non può contenere alcuna implicita statuizione concernente la giurisdizione, sulla quale possa formarsi il giudicato. Cass., Sez. Un., 10 dicembre 2003, n. 18895; conforme Cass., Sez. Un., 24 gennaio 2003, n. 1127; Cass., Sez. Un., 7 febbraio 2002, n. 1761; Cass., Sez. Un., 18 dicembre 1997, n. 12830.

 

 

1.8. Procedimento di sospensione necessaria ex art. 23 legge n. 87 del 1953.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è esperibile anche in relazione a procedimento oggetto di sospensione necessaria derivante dalla rimessione alla Corte costituzionale, ai sensi dell’art. 23 della legge n. 87 del 1953, posto che il giudizio di regolamento si svolge, ancorché fra le medesime parti, davanti a giudice diverso da quello che ha proposto la questione di legittimità costituzionale e, pur configurandosi come incidentale rispetto al giudizio a quo, introduce nondimeno un’autonoma fase del processo. Cass., Sez. Un., 24 settembre 2002, n. 13918.

 

 

1.9. Ordinanza ingiunzione ai sensi dell’art. 186-ter.

L’ordinanza ingiunzione emessa dal giudice istruttore ai sensi dell’art. 186-ter c.p.c., ancorché contenente una pronuncia sulla giurisdizione, non può considerarsi come decisione sul merito, essendo soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili di cui agli artt. 177 e 178 c.p.c., e non preclude pertanto la proposizione del regolamento di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 17 ottobre 2006, n. 22245.

 

 

1.10. Questione di giurisdizione avverso una sentenza d’appello.

Qualora non vi sia stata una pronuncia esplicita sulla giurisdizione, o anche implicita (per essere passata in giudicato almeno una parte della pronuncia di merito) è ammissibile ricorrere alle Sezioni Unite civili avverso una sentenza d’appello, sollevando, ancorché per la prima volta, la questione della mancanza di giurisdizione del giudice che ha emesso la suddetta sentenza. Cass., Sez. Un., 17 dicembre 1998, n. 12618.

 

 

1.11. Accertamento pregiudiziale sull’efficacia, sulla validità ed interpretazione dei contratti collettivi ai sensi dell’art. 64 D.Lgs. n. 165/2001.

Il giudicato sulla giurisdizione può formarsi, oltre che a seguito della statuizione emessa dalle Sezioni Unite della S.C. in sede di regolamento preventivo di giurisdizione o di ricorso ordinario per motivi attinenti alla giurisdizione, ovvero per effetto di declaratoria espressa sulla giurisdizione data dal giudice di merito e non investita da specifica impugnazione, anche a seguito del passaggio in giudicato di una sentenza di merito che contenga il riconoscimento, sia pure implicito, della giurisdizione del giudice adito. Pertanto, qualora ai sensi dell’art. 64 del D.Lgs. n. 165 del 2001 vi sia stato accertamento pregiudiziale sull’efficacia, validità e interpretazione dei contratti collettivi - strumento preordinato a consentire il pronto intervento della Corte di cassazione al fine di contenere le liti seriali e assicurare uniformità e certezza delle interpretazioni relative ai contratti collettivi nazionali del settore pubblico - il giudicato che si formi su dette questioni, che sono pregiudiziali soltanto in senso logico e non tecnico, si forma su parte del merito della controversia e preclude ogni questione relativa al potere giurisdizionale del giudice adito. Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2006, n. 22427.

 

 

1.12. Principio della translatio iudicii.

Anche nel regime della “translatio iudicii” antecedente l’entrata in vigore dell’art. 59 della legge 18 giugno 2009, n. 69, qualora un giudice abbia declinato la propria giurisdizione, l’atto che determina la prosecuzione del giudizio va diversamente regolato a seconda che debba essere proposto davanti ad un giudice la cui giurisdizione abbia o meno le medesime caratteristiche della prima. Pertanto, ove si passi da un giudizio di tipo prevalentemente impugnatorio ad un giudizio esclusivamente di cognizione sul rapporto, o viceversa, l’atto di prosecuzione deve avere la forma di una riproposizione della domanda, stante il necessario adattamento del “petitum”; qualora, invece, il giudizio prosegua verso un giudizio con le medesime caratteristiche, l’atto di prosecuzione assume la forma di un atto di riassunzione, regolato dall’art. 125-bis disp. att. del codice di procedura civile. Cass., Sez. Un., 21 aprile 2011, n. 9130; conforme Cass., Sez. Un., 9 settembre 2010, n. 19256.

 

 

1.13. Principio del ne bis in idem.

  1. Giurisprudenza sub art. 39, § 1.

 

 

1.14. Rapporti di lavoro.

In tema di riparto di giurisdizione nelle controversie relative a rapporti di lavoro pubblico privatizzato, spetta alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo la controversia nella quale la contestazione - pur richiedendosi, in concreto, la rimozione del provvedimento di conferimento di un incarico dirigenziale (e del relativo contratto di lavoro), previa disapplicazione degli atti presupposti - investa direttamente il corretto esercizio del potere amministrativo mediante la deduzione della non conformità a legge degli atti organizzativi, attraverso i quali le amministrazioni pubbliche definiscono le linee fondamentali di organizzazione degli uffici e i modi di conferimento della titolarità degli stessi, mentre appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la contestazione che investa esclusivamente i singoli atti di conferimento degli incarichi, che - pur evidenziando nel loro insieme l’intenzione dell’amministrazione di adottare una decisione di ordine generale - non rinvengano in un atto autonomo la concreta scelta dell’amministrazione di esercizio del potere generale di indirizzo e organizzazione degli uffici. (Nella specie, la P.A. si era limitata a conferire, a soggetti esterni, dei nuovi incarichi dirigenziali e a deliberare la cessazione di quelli interni in atto, senza, tuttavia, che tali provvedimenti trovassero la loro fonte in una scelta organizzativa di esternalizzazione; le S.U., pertanto, in applicazione del principio di cui alla massima, hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario). (Regola giurisdizione). Cass., Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22733.

 

La domanda dell’ex pubblico dipendente che agisca in giudizio per la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni patiti per effetto dell’errore, da quest’ultima commesso, nel calcolo della sua posizione contributiva, trova fondamento nel rapporto di lavoro e va devoluta al giudice ordinario od a quello amministrativo sulla base della regola fissata dall’art. 69, comma 7, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e, nel caso di dipendente cessato dal servizio anteriormente al 30 giugno 1998 (privatizzazione del pubblico impiego), va sempre dichiarata la giurisdizione del giudice amministrativo. (Dichiara giurisdizione). Cass., Sez. Un., 27 gennaio 2011, n. 1877.

 

 

1.15. Rapporti di lavoro alle dipendenze di Stati esteri.

In tema di rapporto di lavoro, sorto ed eseguito all’estero, assume rilevanza, quale criterio generale di radicamento della competenza giurisdizionale del giudice italiano, il dato oggettivo del domicilio o della residenza in Italia del convenuto, a prescindere dalla nazionalità. (Cfr. legge n. 218 del 1995, art. 3; Reg. CE n. 44/2001, art. 19). (Dichiara giurisdizione). Cass., Sez. Un., 13 giugno 2011, n. 12907.

 

 

  1. Legittimazione soggettiva ed interesse.

Il regolamento preventivo di giurisdizione può essere proposto da ciascuna parte, e quindi anche dall’attore nel giudizio di merito, essendo palese, in presenza di ragionevoli dubbi sui limiti esterni della giurisdizione del giudice adito (nella specie, originati da un provvedimento di rigetto di un’istanza proposta in via cautelare), la sussistenza di un interesse concreto ed immediato ad una risoluzione della questione da parte delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, in via definitiva ed immodificabile, onde evitare che la sua risoluzione in sede di merito possa incorrere in successive modifiche nel corso del giudizio, ritardando la definizione della causa, anche al fine di ottenere un giusto processo di durata ragionevole. Cass., Sez. Un., 21 settembre 2006, n. 20504; conforme Cass., Sez. Un., 20 aprile 2006, n. 9169; Cass., Sez. Un., 6 luglio 2004, n. 12412; Cass., Sez. Un., 25 luglio 2002, n. 10995; Cass., Sez. Un., 23 aprile 2001, n. 174; Cass., Sez. Un., 16 novembre 1998, n. 11548; Cass., Sez. Un., 11 novembre 1998, n. 11351.

 

 

2.1. Legittimazione ed irrilevanza della nullità della notificazione dell’atto di citazione.

Il soggetto convenuto dinanzi al giudice italiano e rimasto contumace è legittimato a proporre regolamento preventivo per sentir negare la giurisdizione di detto giudice, prescindendo la legittimazione al regolamento dalla costituzione dell’istante nel giudizio di merito e profilandosi, al riguardo, del tutto irrilevante l’eventuale nullità della notificazione dell’atto di citazione, nei cui confronti il ricorso per regolamento spiega, peraltro, effetti sananti. Cass., Sez. Un., 24 luglio 2003, n. 11526.

 

 

2.2. Litisconsorzio necessario «processuale».

In sede di regolamento di giurisdizione si configura il litisconsorzio necessario cosiddetto processuale relativamente a tutte le parti del processo civile o amministrativo, cui si riferisce la richiesta di regolamento, e in tale giudizio trova applicazione, ove detta richiesta di regolamento non sia stata proposta nei confronti di tutte le parti del processo a quo, la norma dell’art. 331 c.p.c., in tema di ordine di integrazione del contraddittorio nel termine all’uopo fissato (con conseguente declaratoria di inammissibilità qualora tale ordine sia rimasto inosservato), essendo il regolamento di giurisdizione soggetto ai principi delle impugnazioni per quanto riguarda l’instaurazione del contraddittorio. Tuttavia - poiché l’istanza ex art. 41 c.p.c., prescindendo dall’interesse e dalle posizioni in giudizio delle parti, e non richiedendo la specificazione dei motivi, né l’indicazione del giudice che si assume fornito di giurisdizione, si distingue da una domanda caratterizzata, oltre che dalla sollecitazione dell’intervento del giudice, dalla contestuale esposizione delle ragioni della richiesta - la finalità di garantire la presenza di tutte le parti necessarie per il regolamento della giurisdizione può essere assicurata anche attraverso la notifica del controricorso proposto da uno dei soggetti costituiti nel procedimento introdotto da tale istanza; pertanto, ove il ricorso per regolamento non risulti notificato ad una delle parti del giudizio a quo, ma a detta parte sia stato notificato il controricorso proposto da uno dei soggetti costituiti nel procedimento introdotto dall’istanza di regolamento, tale avvenuta notifica del controricorso è di per sé sufficiente a consentire l’intervento della stessa parte nel giudizio per regolamento preventivo, e ad escludere, quindi, la necessità, per la Corte, di ordinare l’integrazione del contraddittorio. Cass., Sez. Un., 9 dicembre 2004, n. 22990; conforme Cass., Sez. Un., 1° dicembre 2004, n. 22496; Cass., Sez. Un., 10 marzo 1999, n. 113.

 

 

2.3. Litisconsorzio facoltativo.

Nei giudizi a litisconsorzio facoltativo, in cui uno o più attori propongono domande contro diversi convenuti, la statuizione sulla giurisdizione può riguardare solo le domande per le quali è stato chiesto il regolamento preventivo. Cass., Sez. Un., 28 giugno 2006, n. 14858.

 

 

2.4. Intervento volontario nel giudizio di merito.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è esperibile, finché la causa non sia decisa nel merito, da chiunque risulti munito della qualità di parte (nella specie, a seguito d’intervento volontario) nel procedimento in pendenza del quale si chiede la definizione della questione di giurisdizione, essendo inidonea ad interferire sull’ammissibilità del regolamento medesimo ogni deduzione circa la validità dell’assunzione di detta qualità in capo al soggetto che tale mezzo ha proposto. Cass., Sez. Un., 22 agosto 2007, n. 17823; conforme Cass., Sez. Un., 18 novembre 1989, n. 4946.

 

 

2.5. Sopravvenuto difetto di interesse per successiva cessazione della pendenza della controversia.

Il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione va dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, nel caso in cui dopo la sua proposizione sia cessata la pendenza della controversia cui il regolamento si riferisce. Cass., Sez. Un., 27 luglio 1998, n. 7342.

 

 

2.6. Preclusione d’indagine circa la sussistenza dell’interesse delle parti al giudizio principale.

In sede di regolamento preventivo di giurisdizione - il quale, a differenza del ricorso ordinario per cassazione, investe la Suprema Corte non dell’intera controversia (sia pure nei limiti delle censure proposte), ma della sola questione di giurisdizione - resta preclusa ogni possibilità di indagine sulla permanenza o meno dell’interesse delle parti al giudizio principale, anche al fine del riscontro dell’eventuale sopravvenuta cessazione della materia del contendere, la cui declaratoria postula un accertamento di carattere sostanziale, nonché una pronuncia sulle spese, e, pertanto, può essere rilevata e dichiarata solo nel giudizio in pendenza del quale è proposto il ricorso per regolamento. Cass., Sez. Un., 11 giugno 2001, n. 7859.

 

 

2.7. Assenza interesse ad agire per regolamento preventivo di giurisdizione.

Il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione è inammissibile per difetto dell’interesse ad agire quando non sussista alcun elemento di fatto e di diritto che possa far dubitare della giurisdizione del giudice adito e nessuna delle parti ne contesti la corretta individuazione. Cass., Sez. Un., 30 giugno 2008, n. 17776.

 

 

  1. Oggetto.

 

 

3.1. Riferimento alle questioni indicate dall’art. 37.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è previsto dall’art. 41 c.p.c. con limitato riferimento alle questioni di giurisdizione di cui all’art. 37 dello stesso codice, ossia alle questioni attinenti alla giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della P.A. o dei giudici speciali, ovvero alla giurisdizione del giudice italiano nei confronti di quello straniero, sicché detto strumento non può essere utilizzato in relazione a controversie tra privati, attinenti a diritti soggettivi, nelle quali non sia coinvolta la P.A., ancorché il giudice adito debba vagliare situazioni che presentino profili di pubblico interesse o anche scrutinare la legittimità di provvedimenti amministrativi, atteso che le questioni che insorgono in controversie siffatte circa i poteri del giudice ordinario attengono, stante l’estraneità della P.A. al giudizio, al merito e non alla giurisdizione, investendo l’individuazione dei limiti interni posti nell’ordinamento alle attribuzioni di detto giudice. (Nella specie, le SU hanno dichiarato l’inammissibilità del regolamento preventivo di giurisdizione proposto in controversia promossa da alcuni genitori nei confronti di un’associazione di diritto privato che aveva attivato un centro di informazione e consultazione per i giovani, anche minorenni, nella quale era stato richiesto al giudice di far cessare comportamenti ed iniziative asseritamente lesivi del fondamentale diritto-dovere dei genitori di provvedere all’educazione ed alla crescita dei figli minori secondo i loro principi e i loro valori di riferimento, nell’assunto che tale diritto-dovere, connotato da caratteri di assolutezza ed esclusività, non tollerasse ingerenze da parte di terzi). Cass., Sez. Un., 9 febbraio 2005, n. 2560; conforme Cass., Sez. Un., 11 marzo 2004, n. 5055; Cass., Sez. Un., 7 marzo 2002, n. 3385; Cass., Sez. Un., 21 maggio 2004, n. 9802; Cass., Sez. Un., 16 aprile 1997, n. 3285.

 

 

3.2. Pronuncia del T.A.R. sull’istanza incidentale di sospensione del provvedimento amministrativo impugnato.

La pronuncia del tribunale amministrativo regionale sull’istanza incidentale di sospensione del provvedimento amministrativo impugnato con il giudizio principale non rende inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione, proposto con riguardo a tale giudizio, ancorché nell’ordinanza che abbia provveduto sull’istanza di sospensione sia stata delibata la questione di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 12 aprile 2002, n. 5328; conforme Cass., Sez. Un., 24 dicembre 1999, n. 100.

 

 

3.3. Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è esperibile in pendenza del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, non trovando ostacolo nell’emissione di quest’ultimo, atto processuale che, per effetto dell’opposizione, assume carattere provvisorio, non idoneo a contenere alcuna statuizione concernente la giurisdizione su cui possa formarsi il giudicato. Cass., Sez. Un., 14 gennaio 2005, n. 601; conforme Cass., Sez. Un., 25 ottobre 1996, n. 9336.

 

 

3.4. Procedura fallimentare.

La controversia promossa da alcuni soci e creditori di una società fallita, nei confronti di una Provincia e di altre società private, per ottenere la declaratoria di nullità di due contratti ritenuti in frode alla legge, stipulati con il decisivo contributo di finanziamenti concessi dalla Provincia, è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo quanto alla domanda di risarcimento del danno avanzata contro la Provincia, trattandosi di conseguenza di atti amministrativi asseritamente illegittimi, mentre spetta alla giurisdizione del giudice ordinario quanto alla controversia tra privati, a nulla rilevando che una delle convenute sia una società per azioni con partecipazione pubblica. Cass., Sez. Un., 20 marzo 2008, n. 7447.

 

 

3.5. Pendenza di due procedimenti di identico oggetto davanti a giudici diversi.

L’istituto della riunione di procedimenti relativi a cause connesse, previsto dall’art. 274 c.p.c., operante anche in sede di legittimità, è inapplicabile non solo nel caso di giudizi pendenti in gradi diversi, ma anche quando i due procedimenti, di cui si chiede la riunione, si svolgano dinanzi a giudici i quali esercitano giurisdizioni distinte, pur se aventi ad oggetto la tutela dei medesimi beni della vita da parte delle distinte giurisdizioni, ordinaria ed amministrativa, che possano erogarle, sulla base di domande che, ai sensi dell’art. 386 c.p.c., abbiano determinato l’individuazione dei giudici aditi. (Nella specie, le Sezioni Unite non hanno disposto la chiesta riunione tra il giudizio di impugnazione, per motivi attinenti alla giurisdizione, di una sentenza emessa dal Consiglio di Stato all’esito di un processo amministrativo, e il procedimento sorto da un’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione, proposta nell’ambito di una causa in corso in primo grado davanti ad un tribunale ordinario, tra le stesse parti, non potendosi qualificare le cause tra loro connesse come pendenti davanti allo “stesso giudice”). (Dichiara inammissibile, Cons. St. Roma, 13 luglio 2010). Cass., Sez. Un., 9 marzo 2012, n. 3690.

 

 

3.6. Identificazione del giudice munito di giurisdizione.

La moltiplicazione delle ipotesi di giurisdizione esclusiva e la consistenza delle materie ad essa attribuite comportano che, in sede di regolamento di giurisdizione, fermo restando il criterio di riparto fondato sul binomio diritti-interessi, debba preliminarmente verificarsi l’eventuale appartenenza della controversia a materia di giurisdizione esclusiva, con la necessità, dettata dalla complessità nell’identificazione dei confini delle materie stesse (particolarmente, riguardo all’urbanistica, se si controverta su aspetti di gestione del territorio, se sia ravvisabile l’esercizio di poteri amministrativi o viceversa un comportamento senza potere, se il soggetto che se ne sia reso autore sia pubblico o a questo equiparato), di apprezzare elementi probatori acquisiti al processo, valutabili non già ai fini della decisione di merito ma ai soli effetti dell’identificazione del giudice munito di giurisdizione (nella specie, la S.C. ha dichiarato la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nella controversia promossa da alcuni privati nei confronti di un Comune per la declaratoria di illegittimità di un’ordinanza del Sindaco con la quale era stato loro imposto il pagamento di una somma in favore del Comune per poter provvedere all’allaccio alla rete fognaria pubblica; la S.C. ha ritenuto che la realizzazione della rete fognaria sia un’opera di urbanizzazione primaria attinente alla materia urbanistica, per la quale la giurisdizione spetta al giudice amministrativo ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. n. 80 del 1998). Cass., Sez. Un., 22 ottobre 2007, n. 22057; conforme Cass., Sez. Un., 19 aprile 2007, n. 9325; Cass., Sez. Un., 21 settembre 2006, n. 20504.

 

 

3.7. Giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

Appartiene alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 5, primo comma, della legge n. 1034/1971, la controversia concernente la decadenza dalla concessione di un bene demaniale, per inadempimento degli obblighi nascenti dal contratto, trattandosi di controversia riguardante il contenuto del rapporto concessorio, incidente sulla permanenza o la cessazione della vigenza dello stesso. Cass., Sez. Un., 20 novembre 2007, n. 24012; conforme Cass., Sez. Un., 26 giugno 2003, n. 10157.

 

 

3.8. Beni demaniali e concessione a privati in uso esclusivo – Riparto di giurisdizione.

In tema di concessione in uso esclusivo a privati di beni demaniali, il giudice ordinario conosce di ogni controversia relativa agli obblighi derivanti da rapporti di natura privatistica che accedono a quello di concessione - come il rapporto di appalto o di subconcessione fra il concessionario ed il terzo per l’esercizio del pubblico servizio o l’utilizzazione del bene pubblico - quando l’Amministrazione concedente resti totalmente estranea a detto rapporto derivato e non possa quindi ravvisarsi alcun collegamento tra l’atto autoritativo concessorio e il rapporto medesimo. Quando, invece, l’Amministrazione è in qualche modo partecipe del rapporto di subconcessione, per averlo espressamente previsto ed autorizzato nello schema del rapporto concessorio, opera la regola generale che prevede la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie relative a concessioni amministrative, di cui all’art. 5, primo comma, legge n. 1034 del 1971. Cass., Sez. Un., 2 dicembre 2008, n. 28549.

 

 

3.9. Esperimento di azione possessoria da parte di un Comune nei confronti di privati.

Il difetto assoluto di giurisdizione è ravvisabile solo quando manchi nell’ordinamento una norma di diritto astrattamente idonea a tutelare l’interesse dedotto in giudizio, sì che non possa individuarsi alcun giudice titolare del potere di decidere. Deve, pertanto, escludersi che ricorra tale difetto nell’ipotesi - come nella specie - di esperimento di un’azione possessoria da parte di un Comune nei confronti di privati, poiché l’ordinamento attribuisce alla P.A., in virtù dell’art. 823, comma secondo, c.c., la possibilità di ricorrere tanto all’autotutela amministrativa quanto ai mezzi ordinari a difesa della proprietà e del possesso e tale norma, ancorché dettata per i beni demaniali, costituisce, peraltro, espressione di un principio generale, valido per ogni situazione giuridica in cui siano esercitabili, da parte della P.A., rimedi giurisdizionali in alternativa agli strumenti di autotutela in sede amministrativa. Cass., Sez. Un., 24 agosto 2007, n. 17954; conforme Cass. SU, 30 marzo 2005, n. 6635.

 

 

  1. Procedimento.

 

 

4.1. Modalità dell’intervento delle parti.

Mentre non è ammissibile, in sede di regolamento preventivo di giurisdizione, l’intervento in causa di soggetti che non siano parti, anche in senso formale, della causa in pendenza della quale il regolamento viene proposto, i soggetti che hanno tale veste devono intervenire nelle forme dell’ordinario procedimento per cassazione, cui rinvia l’art. 41, primo comma, c.p.c., e, quindi, a mezzo di controricorso notificato nel termine di legge. Cass., Sez. Un., 11 febbraio 2002, n. 1945.

 

 

4.2. Inapplicabilità dell’art. 366-bis.

  1. Giurisprudenza sub art. 366-bis, § 11.

 

 

4.3. Eccezione di falsità della firma di sottoscrizione del ricorso.

In tema di regolamento preventivo di giurisdizione, la Corte di cassazione può prescindere dall’esame della sollevata eccezione di falsità della firma di sottoscrizione del ricorso e della conseguente istanza di sospensione del giudizio in attesa dell’esito del processo penale per falso, nel frattempo instaurato, allorché il ricorso possa comunque già decidersi, nel senso della sua inammissibilità, per altro motivo (nella specie, per il profilo, ritenuto assorbente, della tardività della contestazione della giurisdizione del giudice italiano, con esso formulata); diversamente, infatti, l’esame della - pur pregiudiziale - eccezione di falsità non sarebbe rispondente ad esigenze di economia processuale, in correlazione al precetto costituzionale della ragionevole durata del processo. Cass., Sez. Un., 24 ottobre 2006, n. 22818.

 

 

4.4. Contenuto del regolamento di giurisdizione.

Le sentenze di merito che contengano anche il riconoscimento, sia pure implicito, della giurisdizione del giudice che le ha pronunciate, sono su tale punto vincolanti anche al di fuori del processo in cui sono state emanate. Cass., Sez. Un., 13 ottobre 2011, n. 21065.

 

 

4.5. Modalità della notificazione dell’istanza.

Il regolamento preventivo di giurisdizione costituisce, non già un’impugnazione in senso proprio, bensì una fase incidentale del procedimento nel corso del quale viene proposto, sicché la relativa istanza, qualora le controparti siano rappresentate in giudizio da un unico difensore, può essere notificata a quest’ultimo mediante consegna di una sola copia a norma dell’art. 170, secondo comma, c.p.c. Cass., Sez. Un., 29 maggio 2003, n. 8701; conforme Cass., Sez. Un., 1° settembre 1999, n. 604; Cass., Sez. Un., 15 luglio 1999, n. 391.

 

 

4.6. Questioni deducibili in sede di regolamento di giurisdizione.

In sede di regolamento preventivo proposto ai sensi dell’art. 41 c.p.c. sono deducibili soltanto questioni attinenti alla giurisdizione e non anche questioni attinenti alla rituale instaurazione del contraddittorio per vizi della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio di merito. Cass., Sez. Un., 30 giugno 1999, n. 370.

 

 

4.7. Non applicabilità dell’art. 372.

Il disposto dell’art. 372 c.p.c., che pone il divieto, fatte salve le eccezioni dallo stesso previste, di produrre nel giudizio di cassazione atti e documenti che non siano già stati acquisiti nei precedenti gradi del processo, non è applicabile al regolamento preventivo di giurisdizione, che non costituisce mezzo di impugnazione, e nel quale, pertanto, è consentito alle parti di fornire le prove documentali che esse avrebbero potuto dedurre in sede di merito, se non si fossero avvalse del regolamento. Cass., Sez. Un., 19 maggio 2004, n. 9532.

 

 

4.8. Forme e termine di proposizione del regolamento da parte dell’intimato.

Ancorché il regolamento di giurisdizione non costituisca mezzo di impugnazione, esso comporta nondimeno la necessità di concentrare in un unico giudizio tutte le questioni attinenti alla giurisdizione, con la conseguenza che l’intimato, il quale intenda proporre a sua volta tale regolamento, deve farlo nelle forme e nel termine del ricorso incidentale ai sensi dell’art. 371 c.p.c., al quale rinvia l’art. 41 dello stesso codice. Cass., Sez. Un., 22 dicembre 2003, n. 19667.

 

 

4.9. Istanza di controparte che surroga quella formulata dal ricorrente dichiarata non ammissibile.

In tema di regolamento preventivo di giurisdizione, l’istanza di controparte che può surrogare quella, non ammissibile, del ricorrente ai fini della pronuncia sulla giurisdizione è soltanto quella formulata dal resistente in via principale ed esclusiva; pertanto, non è riferibile un atteggiamento processuale di tal fatta alla parte che, in via principale, abbia eccepito l’inammissibilità del ricorso, richiedendo, ma soltanto in via subordinata, la declaratoria di giurisdizione del giudice italiano. Cass., Sez. Un., 24 ottobre 2006, n. 22818.

 

 

4.10. Adozione di provvedimenti provvisori.

All’esperibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, la quale è preclusa dal momento in cui la causa viene discussa e trattenuta per la decisione di merito, non è di ostacolo il fatto che la causa sia stata riservata per l’adozione di provvedimenti provvisori, quali quelli interdittali nel giudizio possessorio in esito alla fase sommaria, destinati ad essere assorbiti dalla decisione di merito. Cass., Sez. Un., 11 febbraio 2003, n. 2062; conforme Cass., Sez. Un., 24 agosto 1999, n. 590; Cass., Sez. Un., 11 novembre 1998, n. 11351.

 

 

4.11. Conversione della richiesta di regolamento in ricorso autonomo.

La dichiarazione d’improcedibilità dell’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione non depositata nel termine stabilito dall’art. 369 c.p.c., non osta all’ammissibilità di una successiva richiesta di regolamento che può essere avanzata anche dalla controparte nella stessa fase processuale; ed a tal fine non è rilevante che sia stata proposta con (controricorso e) ricorso incidentale, stante l’irrilevanza dell’adozione di una forma processuale non utilizzabile nell’ambito del procedimento per regolamento di giurisdizione, ove quell’atto possa convertirsi in un ricorso autonomo per regolamento di giurisdizione, presentandone i prescritti requisiti e contenendo la richiesta di una pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di cassazione sulla questione di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 17 ottobre 2002, n. 14767.

 

 

4.12. Conversione del regolamento in denuncia di conflitto di giurisdizione ex art. 2° comma.

In tema di conflitti di giurisdizione, per potersi ravvisare un conflitto negativo denunciabile ai sensi dell’art. 362, secondo comma, n. 1), c.p.c., occorre che vi sia una doppia declinatoria di giurisdizione - l’una del giudice ordinario e l’altra del giudice amministrativo - emessa con decisioni di piena cognizione; ne consegue che il conflitto è inammissibile quando anche una sola delle due pronunce abbia avuto luogo in sede cautelare. (Nella specie, le S.U. hanno anche escluso che il conflitto negativo potesse tradursi in regolamento preventivo, atteso che non risultava provato che, dopo la pronuncia declinatoria emessa in sede di reclamo possessorio, fosse stata chiesta la prosecuzione della causa nel merito). (Dichiara inammissibile, Trib. Bologna, 2 ottobre 2009). Cass., Sez. Un., 7 marzo 2011, n. 5356.

 

 

4.13. Mancata richiesta della trasmissione del fascicolo d’ufficio ex art. 369.

In sede di regolamento preventivo di giurisdizione, la mancata richiesta della trasmissione del fascicolo d’ufficio, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., non determina l’improcedibilità del ricorso nell’ipotesi in cui, nonostante l’indisponibilità dell’anzidetto fascicolo, risultino certi i termini della controversia, sulla base degli atti di parte e delle rispettive produzioni. Cass., Sez. Un., 21 settembre 2006, n. 20504.

 

 

4.14. Regolamento di giurisdizione proposto con un unico atto in processi distinti.

Il principio di inammissibilità del regolamento preventivo di giurisdizione proposto con un unico atto con riguardo a processi formalmente e sostanzialmente distinti, tali da non consentire l’individuazione del procedimento per il quale deve statuirsi sulla giurisdizione, non trova applicazione ove i due giudizi di cui si tratta siano assolutamente identici per soggetti, petitum e causa petendi. Cass., Sez. Un., 30 gennaio 2003, n. 1511; conforme Cass., Sez. Un., 21 febbraio 2002, n. 2521; Cass., Sez. Un., 22 dicembre 1999, n. 930.

 

 

4.15. Ipotesi di conflitto reale negativo di giurisdizione.

Ogni volta che il giudice ordinario e il giudice amministrativo abbiano entrambi negato con sentenza la propria giurisdizione sulla medesima controversia si è in presenza non già di un conflitto virtuale di giurisdizione (risolvibile con istanza di regolamento ex art. 41 c.p.c.), ma di un conflitto reale negativo di giurisdizione che, ai sensi dell’art. 362, comma secondo, n. 1, c.p.c., può essere denunziato alle Sezioni Unite della Suprema Corte - con atto soggetto agli stessi requisiti formali del ricorso per cassazione - in «ogni tempo» e, quindi, indipendentemente dalla circostanza che una delle due pronunce in contrasto sia o meno passata in giudicato. Cass., Sez. Un., 20 ottobre 2006, n. 22521; conforme Cass., Sez. Un., 26 luglio 2002, n. 11102.

 

 

4.16. Conversione dell’istanza di regolamento giurisdizione in ricorso ordinario per cassazione.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è inammissibile dopo che il giudice di merito abbia emesso una sentenza, anche se solo limitata alla giurisdizione o ad altra questione processuale, poiché in tal caso la decisione sul punto va rimessa al giudice di grado superiore; il ricorso erroneamente proposto come regolamento preventivo, peraltro, può essere convertito in ricorso per cassazione per violazione di legge - e, quindi, per motivi attinenti alla giurisdizione - ove ne ricorrano i presupposti. Cass., Sez. Un., 29 aprile 2003, n. 6695; conforme Cass., Sez. Un., 23 novembre 2000, n. 1205; Cass., Sez. Un., 27 gennaio 2000, n. 14; Cass., Sez. Un., 29 novembre 1999, n. 829.

 

 

4.17. Conversione ricorso ex art. 362, 2°comma, in ricorso ex art. 41.

Purché ricorrano, nella fattispecie concreta, i presupposti dati dalla pendenza del processo, dall’assenza di una pronuncia di merito nella controversia e dall’inesistenza di una pronuncia passata in giudicato in ordine alla giurisdizione, un ricorso presentato ai sensi dell’art. 362, secondo comma c.p.c. ai fini della risoluzione di un supposto conflitto negativo di giurisdizione, può convertirsi in ricorso ex art. 41 c.p.c. per regolamento preventivo di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 15 dicembre 1998, n. 12566.

 

 

4.18. Non impugnabilità dell’ordinanza di sospensione dell’esecuzione dell’atto amministrativo del Consiglio di Stato.

L’ordinanza cautelare emessa dal giudice amministrativo in grado di appello non è impugnabile per cassazione, ai sensi degli artt. 362 c.p.c. e 111 Cost., in quanto provvedimento privo di carattere decisorio, inidoneo, quindi, ad incidere in via definitiva sulle posizioni dedotte in giudizio, potendo, tuttavia, una siffatta impugnazione convertirsi in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione, ove il ricorrente abbia contestato la giurisdizione dell’autorità procedente in relazione al giudizio di merito ancora pendente sul provvedimento amministrativo impugnato, non essendo di ostacolo a tale conversione né l’emissione del provvedimento cautelare, non potendo questo identificarsi con una pronuncia di merito ai sensi dell’art. 41 c.p.c., e neppure il fatto che il procedimento, invece di svolgersi, ex art. 375 c.p.c., nelle forme del rito camerale con l’emanazione di un’ordinanza, sia stato trattato in pubblica udienza e si sia concluso con sentenza. Infatti, da un lato, la trattazione dei ricorsi in pubblica udienza è la regola generale, che assicura la realizzazione dei principi di oralità ed immediatezza, nonché del diritto di difesa e di pubblicità del processo, ed essa non reca, pertanto, alcun pregiudizio ai diritti di azione e difesa delle parti; dall’altro lato, proprio per effetto della trattazione in pubblica udienza, essendo ormai scisso il legame, istituito dal citato art. 375, fra rito camerale e l’ordinanza che rappresenta il suo provvedimento conclusivo, l’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione deve essere decisa con sentenza, quale forma che, alla stregua di un principio generale desumibile dall’ordinamento processuale (suscettibile di deroghe espressamente stabilite dalla legge), risulta prescritta per i provvedimenti collegiali i quali, all’esito di una pubblica udienza di discussione, comportano la definizione del giudizio dinanzi al giudice adito. (Nella specie, le S.U. hanno ritenuto che potesse validamente convertirsi in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione il ricorso per cassazione proposto, per motivi attinenti alla giurisdizione, avverso l’ordinanza cautelare del Consiglio di Stato che, riformando la decisione negativa assunta dal giudice di primo grado, aveva disposto l’ammissione alle consultazioni elettorali, indette per i giorni 13 e 14 aprile 2008, di una lista già esclusa dall’Ufficio elettorale centrale nazionale, il cui provvedimento era stato appunto impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo regionale, con proposizione di istanza cautelare al fine di ottenere l’ammissione in tempo utile per le elezioni). Cass., Sez. Un., 8 aprile 2008, n. 9151; conforme Cass., Sez. Un., 11 marzo 2004, n. 5052; Cass., Sez. Un., 23 gennaio 2004, n. 1247.

 

 

4.19. Appello della declinatoria della giurisdizione.

Ove, in caso di giudizi proposti innanzi a giurisdizioni diverse, la declinatoria della giurisdizione pronunziata da un giudice venga appellata, è ammissibile, nel giudizio innanzi all’altra giurisdizione, il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, attesa l’efficacia della sentenza regolatrice nel giudizio nel quale è stato dichiarato il difetto di giurisdizione, quale effetto normale del carattere vincolante extraprocessuale della pronunzia delle Sezioni Unite sulla giurisdizione, che determina - ove sia affermata la giurisdizione negata dalla pronunzia appellata - che il processo venga rimesso al giudice di primo grado ex art. 353 c.p.c., ponendosi solo il problema se detta rimessione debba essere disposta dal giudice di appello ovvero direttamente dalle Sezioni Unite, e nel caso in cui il giudice di appello abbia, nel frattempo, confermato con sentenza la declinatoria della giurisdizione, anche tale pronunzia resterà travolta da quella delle Sezioni Unite. Cass., Sez. Un., 19 gennaio 2007, n. 1141; conforme Cass., Sez. Un., 23 dicembre 2003, n. 19787.

 

 

  1. Termini di proponibilità.

Nell’azione di scioglimento di comunione ereditaria, secondo quanto stabilito nell’art. 50 della legge 31 maggio 1995, n. 218, la parziale collocazione dei beni immobili all’estero è idonea a precludere la giurisdizione del giudice italiano solo se essa si fondi unicamente sul criterio del domicilio o della residenza in Italia del convenuto o sulla accettazione, da parte di quest’ultimo della giurisdizione italiana. Al contrario, quando sia applicabile almeno uno dei criteri di collegamento stabiliti dal citato art. 50, quali la cittadinanza italiana del “de cuius” e l’apertura della successione in Italia, deve essere dichiarata la giurisdizione del giudice italiano. (Regola giurisdizione). Cass., Sez. Un., 12 luglio 2011, n. 15233.

 

 

5.1. Pronuncia declinatoria della giurisdizione del giudice amministrativo precedentemente adito.

Il regolamento preventivo di giurisdizione non è ammissibile in una controversia tra privati, ancorché il giudice adito debba vagliare aspetti di pubblico interesse, disapplicare provvedimenti amministrativi, ovvero valutarne in via meramente incidentale la legittimità, in quanto, attesa l’estraneità della P.A. al giudizio, le suddette questioni attengono al merito e non alla giurisdizione. (Dichiara inammissibile, regolamento preventivo di giurisdizione). Cass., Sez. Un., 22 giugno 2011, n. 13639.

 

 

5.2. Notifica del regolamento preventivo di giurisdizione: dies a quo del termine breve per l’appello.

La notifica di un regolamento preventivo di giurisdizione, (anche inammissibile), proposto avverso la sentenza che si intende successivamente appellare, essendo il regolamento di giurisdizione collegato alla motivazione della sentenza, determina la conoscenza legale della medesima sentenza e costituisce, quindi, indipendentemente dall’esito del regolamento, il dies a quo del termine breve per l’appello. Cass. lav., 22 novembre 2002, n. 16535.

 

 

5.3. Onere del deposito della procura speciale.

La norma di cui all’art. 369, secondo comma, n. 3, c.p.c., nel sancire, a carico del ricorrente, l’onere del deposito, unitamente al ricorso per cassazione della procura speciale al difensore conferita con atto separato, sanziona, a pena di improcedibilità del ricorso stesso, l’inattività della parte nel termine stabilito (venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso) e, dunque, tanto l’inadempimento assoluto quanto la tardività del richiesto adempimento. Il deposito dei due atti in tempi diversi, legittimo se compiuto, comunque, entro il termine di venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso, rende, invece, improcedibile l’impugnazione in caso di deposito della procura successivo alla scadenza di detto termine. Cass., Sez. Un., 14 novembre 2003, n. 17304.

 

 

  1. Effetti della pronuncia di regolamento.

La preclusione alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione dopo che il giudice adito abbia emesso una sentenza limitata alla giurisdizione opera, come giudicato esterno, con esclusivo riferimento al regolamento proposto nell’ambito del medesimo processo ovvero nel processo riassunto avanti al giudice dotato di “potestas judicandi”, in sede di “translatio judicii”; pertanto, tale preclusione non opera nel caso in cui esso venga proposto nel corso del (diverso) giudizio successivamente instaurato, venendo infatti in questione non i poteri del giudice, bensì i diritti processuali delle parti. Cass., Sez. Un., 15 marzo 2011, n. 6016.

 

 

6.1. Estensione degli effetti nei successivi processi tra le medesime parti.

La pronuncia resa dalle SU della Corte di cassazione in sede di regolamento di giurisdizione, non contenendo alcuna statuizione sul merito della pretesa azionata, è idonea a divenire cosa giudicata solo sulla questione di giurisdizione, non anche su alcun altro profilo concernente la fondatezza o meno della domanda. Cass., Sez. Un., 28 luglio 2003, n. 11585; conforme Cass. lav., 6 marzo 1998, n. 2526.

 

 

6.2. Efficacia degli atti introduttivi del giudizio.

Agli atti introduttivi del giudizio va riconosciuta efficacia permanente fino alla data in cui intervenga una sentenza, che pur risolvendo questioni processuali, come quella attinente alla giurisdizione, sia suscettibile di passare in giudicato, precludendo l’esame della stessa questione da parte di qualsiasi altro giudice, non rilevando che successivamente il giudizio di merito, trattenuto in rinvio in attesa della decisione sulla giurisdizione, sia dichiarato estinto. Cass. 16 marzo 2007, n. 6293; conforme Cass. 16 marzo 2007, n. 6293.

 

 

6.3. Decreto ingiuntivo non opposto e formazione del giudicato sulla giurisdizione del giudice adito.

Il giudicato sulla giurisdizione può formarsi, oltre che a seguito della statuizione emessa dalle Sezioni Unite della S.C. in sede di regolamento preventivo di giurisdizione o di ricorso ordinario per motivi attinenti alla giurisdizione, ovvero per effetto di declaratoria espressa sulla giurisdizione data dal giudice di merito e non investita da specifica impugnazione, anche a seguito del passaggio in giudicato di una sentenza di merito che contenga il riconoscimento, sia pure implicito, della giurisdizione del giudice adito; pertanto, qualora sia stato emesso decreto ingiuntivo non opposto, deve ritenersi formato il giudicato quanto al rapporto creditorio, poiché in tal caso il decreto reca l’affermazione, almeno implicita, della giurisdizione del giudice ordinario sul rapporto, con conseguente inammissibilità, in caso di domande del creditore per il pagamento degli ulteriori interessi legali, del motivo di ricorso diretto a denunciare il difetto di giurisdizione di detto giudice. Cass., Sez. Un., 12 luglio 2005, n. 14546; conforme Cass., Sez. Un., 14 aprile 2003, n. 5903; Cass., Sez. Un., 1° ottobre 2002, n. 14080; Cass., Sez. Un., 9 agosto 2001, n. 10979; Cass., Sez. Un., 29 novembre 2000, n. 1233.

 

 

6.4. Conflitto reale di giurisdizione.

Perché sia configurabile un conflitto reale di giurisdizione, che può essere denunciato alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, è necessario che entrambe le decisioni in contrasto siano emesse in funzione conclusiva del giudizio in punto di giurisdizione, del che è prova di norma, l’adozione della forma della sentenza, ancorché non passata in giudicato, mentre, in presenza di un provvedimento avente la forma dell’ordinanza, l’operatività del principio di prevalenza della forma sulla sostanza è condizionata dall’onere di allegazione e dimostrazione dell’effettiva realizzazione della funzione suddetta, la quale, in caso di pronuncia declinatoria della giurisdizione, postula la cessazione del procedimento davanti al giudice che abbia emesso la pronuncia medesima. Ove il provvedimento adottato appaia meramente ordinatorio e non postuli, pertanto, in alcun modo, la cessazione del procedimento dinanzi a quel giudice, l’inidoneità del provvedimento denunciato a pregiudicare la risoluzione della controversia, ancorché conduca a ritenere inammissibile il conflitto negativo di giurisdizione, non esclude, peraltro, la possibilità di convertire il ricorso stesso in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione, purché ricorrano, nella fattispecie concreta, i presupposti dati dalla pendenza del processo, dall’inesistenza di una pronuncia di merito nella controversia e dall’inesistenza di una pronuncia passata in giudicato in ordine alla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 1° dicembre 2004, n. 22496.

 

6.5. Mancata disposizione della sospensione del processo pendente ex art. 367.

Qualora, proposto regolamento preventivo di giurisdizione, non sia disposta - ai sensi dell’art. 367 c.p.c. - la sospensione del processo pendente, la pronuncia sul regolamento non è preclusa dalla sentenza di primo grado, neppure se questa sia passata in giudicato, trattandosi di sentenza condizionata al riconoscimento della giurisdizione da parte della Corte di cassazione. Cass., Sez. Un., 23 maggio 2005, n. 10703; conforme Cass., Sez. Un., 22 settembre 2003, n. 14070; Cass., Sez. Un., 17 dicembre 1999, n. 905.

 

 

  1. Preclusioni.

 

 

7.1. Efficacia preclusiva della decisione del giudice presso cui è radicato il processo.

In sede di regolamento preventivo di giurisdizione ex art. 41 c.p.c., il difetto di giurisdizione va rilevato d’ufficio, rispetto a quei profili e domande per cui esso non risulti specificamente denunciato dalle parti, e salva la ricorrenza di preclusioni di carattere processuale, poiché detto regolamento, pur non essendo un mezzo di impugnazione, configura comunque, ai sensi dell’art. 37 c.p.c., uno “stato” del processo, conformandosi tale doverosità anche al canone della ragionevole durata ex art. 111 Cost. (Regola giurisdizione). Cass., Sez. Un., 1 marzo 2012, n. 3237.

 

 

7.2. Sentenza negativa del giudice amministrativo sulla propria giurisdizione.

La sentenza con cui il giudice amministrativo neghi la propria giurisdizione non spiega effetti al di fuori del processo in cui è stata emessa e, pertanto, ancorché non definitiva, non osta a che, nel successivo giudizio instaurato tra le medesime parti con la medesima domanda, la questione della giurisdizione sia suscettibile di riesame e, quindi, possa essere fatta valere con ricorso per regolamento preventivo. Cass., Sez. Un., 2 marzo 2006, n. 4591.

 

 

7.3. Provvedimento del Consiglio di Stato sull’istanza cautelare.

La proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione non è preclusa dalla circostanza che il Consiglio di Stato abbia provveduto, in sede di appello cautelare, sulla richiesta di sospensione degli atti impugnati di fronte al T.A.R., dinanzi al quale pende il giudizio di merito, in quanto il provvedimento reso sull’istanza cautelare è privo di carattere decisorio ed è inidoneo ad assumere forza di giudicato, anche ove, ai fini della pronuncia, abbia risolto, in senso negativo od affermativo, una questione attinente alla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 31 gennaio 2006, n. 2053; conforme Cass., Sez. Un., 20 aprile 2005, n. 8212; Cass., Sez. Un., 20 giugno 2000, n. 456.

 

 

7.4. Ordinanza del giudice adito affermativa della propria giurisdizione.

La preclusione alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione dopo che il giudice abbia emesso una sentenza, anche soltanto limitata alla giurisdizione o ad altra questione processuale, non opera nel caso in cui il giudice adito abbia, con ordinanza, affermato la propria giurisdizione, atteso che tale provvedimento, per sua natura sempre modificabile e revocabile dallo stesso giudice che l’ha emesso, non costituisce la decisione finale del giudizio di primo grado, unico elemento ostativo alla proponibilità del mezzo preventivo. Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2005, n. 307; conforme Cass., Sez. Un., 22 ottobre 2003, n. 15843; Cass., Sez. Un., 10 marzo 2000, n. 58.

 

 

7.5. Sentenza pronunciata dal giudice straniero.

La preclusione alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione, posta dall’art. 41, primo comma, c.p.c., è operante solo in presenza di una sentenza emessa dal giudice italiano, mentre non opera in ipotesi di sentenza pronunciata dal giudice straniero, la quale fa scattare meccanismi di raccordo affidati ad altri istituti. Cass., Sez. Un., 24 aprile 2002, n. 6040.

 

 

7.6. Sospensione del processo ai sensi dell’art. 367.

Sebbene in linea di principio la preclusione all’esperibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, ai sensi dell’art. 41 c.p.c., per effetto di una decisione nel merito in primo grado, si verifichi non dal momento della pubblicazione mediante deposito di tale decisione, ma da quello (precedente) in cui la causa viene trattenuta per la sentenza (momento che - segnando l’iter dei poteri decisori del giudice - osta a che il regolamento medesimo possa assolvere la funzione di una sollecita definizione della questione di giurisdizione investendone per saltum la Suprema Corte), tale preclusione non opera allorché il giudice di merito, davanti a cui pende la causa, dopo aver trattenuto la causa in decisione, assegnando alle parti termini per il deposito delle memorie, abbia sospeso il processo ai sensi dell’art. 367 c.p.c.; in tal caso, infatti, per effetto di detto provvedimento di sospensione del processo, che implicitamente comporta la riapertura della fase istruttoria, la pronuncia sul regolamento recupera l’indicata funzione di consentire una sollecita definizione della questione di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4805; conforme Cass., Sez. Un., 13 gennaio 2003, n. 342.

 

 

7.7. Procedimenti introdotti davanti al giudice tributario.

La preclusione alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione dopo che il giudice di merito abbia emesso una sentenza anche soltanto limitata alla giurisdizione opera con esclusivo riferimento al regolamento proposto nell’ambito del medesimo processo, non anche nel caso in cui esso venga richiesto nel corso del (diverso) giudizio successivamente instaurato per effetto della precedente pronuncia sulla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 5 marzo 2008, n. 5917.

 

 

7.8. Provvedimento di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto.

Il provvedimento di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto, ai sensi dell’art. 648 c.p.c., non ha carattere definitivo e decisorio ed è inidoneo a contenere una statuizione sulla giurisdizione su cui possa formarsi il giudicato; esso, pertanto non preclude la proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 14 maggio 2007, n. 10941; conforme Cass., Sez. Un., 30 dicembre 1998, n. 12901.

 

 

7.9. Giudizio possessorio e richiesta di provvedimento interdittale.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è proponibile con riguardo a giudizio di merito che sia pendente, e prima che in esso sia stata emessa una sentenza, anche soltanto sulla giurisdizione; non costituisce pertanto circostanza ostativa alla proponibilità del regolamento, nell’ambito di un giudizio possessorio, il fatto che il giudice abbia provveduto su una richiesta di provvedimento interdittale, atteso che tale provvedimento non costituisce sentenza, pur se, ai fini della relativa adozione, sia stata risolta, in senso affermativo o negativo, una questione attinente alla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 19 maggio 2004, n. 9532; conforme Cass., Sez. Un., 11 marzo 2004, n. 5055; Cass., Sez. Un., 4 novembre 2004, n. 21099; Cass., Sez. Un., 21 luglio 1998, n. 7131.

 

 

7.10. Tutela possessoria ed azioni contro la p.a.

Le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario nei confronti della P.A. (e di chi agisca per conto di essa) quando il comportamento della medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell’ambito e nell’esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti, ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali; ove risulti, invece, sulla base del criterio del “petitum” sostanziale, che oggetto della tutela invocata non è una situazione possessoria, ma il controllo di legittimità dell’esercizio del potere, va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, competente essendo il giudice amministrativo (nella specie, le S.U. hanno affermato la giurisdizione dell’A.G.O. in relazione ad un giudizio possessorio promosso da un privato nei confronti di un Comune che - avendo deliberato l’esecuzione di lavori di ristrutturazione di un immobile oggetto del proprio patrimonio disponibile, senza in alcun modo indicare, nei propri provvedimenti, la necessità di occupare beni appartenenti a privati - aveva abusivamente invaso una strada privata, rimuovendo il cancello d’ingresso ed elevando un muro in violazione delle distanze legali). Cass., Sez. Un., 12 settembre 2008, n. 23561.

 

 

7.11. Effetti dei provvedimenti adottati dal giudice in sede fallimentare.

I provvedimenti, con i quali, da un lato, il tribunale, fissa l’udienza ex art. 147 della legge fallimentare, per l’estensione del fallimento nei confronti di un presunto socio, e, da un altro, il giudice delegato fornisca l’autorizzazione al curatore fallimentare perché promuova il giudizio di estensione del fallimento, non hanno portata decisoria, né spiegano effetti sostanziali in materia di diritti soggettivi, ma configurano, rispettivamente, meri adempimenti processuali, il primo, ed esplicazione di poteri ordinatori ed amministrativi degli organi fallimentari nella valutazione dell’opportunità ed utilità di quel giudizio per la procedura concorsuale, il secondo. Detti provvedimenti, pertanto, in quanto privi di natura sostanziale di pronuncia giurisdizionale, non precludono l’esperibilità del regolamento di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 27 giugno 2003, n. 10293.

 

 

7.12. Sentenza non definitiva dichiarativa della giurisdizione del giudice adito.

L’intervenuta pronuncia della sentenza non definitiva con la quale sia stata dichiarata la giurisdizione del giudice adito (nella specie da parte del T.A.R.) preclude la proponibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, consentita solo con riguardo a giudizio di merito che sia pendente e prima che in esso sia stata emessa una sentenza, anche soltanto sulla giurisdizione. Né rileva che la sentenza stessa sia stata adottata in situazione di contraddittorio non completamente integro, poiché, ai fini dell’ammissibilità del ricorso di cui all’art. 41 c.p.c., le Sezioni Unite con esso investito non possono che limitarsi a prendere atto che una sentenza sulla giurisdizione è stata emanata nel giudizio in relazione al quale esso è proposto, senza poterne vagliare la validità, essendo tale giudizio riservato al giudice dell’eventuale impugnazione, non potendo, peraltro, prospettarsi nemmeno la conversione del regolamento in ricorso ordinario per Cassazione qualora la sentenza che abbia statuito in primo grado sulla giurisdizione sia soggetta ad appello. Cass., Sez. Un., 10 maggio 2006, n. 10704.

 

 

7.13. Sentenza negativa sulla giurisdizione del giudice adito.

L’intervenuta pronuncia della sentenza con la quale sia stata negata la giurisdizione del giudice adito preclude la proponibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, consentita solo con riguardo a giudizio di merito che sia pendente e prima che in esso sia stata emessa una sentenza, anche soltanto sulla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 5 maggio 2006, n. 10315.

 

 

  1. Inammissibilità del regolamento di giurisdizione.

 

 

8.1. Regolamento preventivo di giurisdizione e distinte sedi processuali.

È inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione proposto in un giudizio per resa del conto dinanzi a una sezione regionale della Corte dei conti, dopo che tale giudice, nel contraddittorio della parte e decidendo sulla questione di giurisdizione da essa sollevata, si era pronunciato in modo espresso sulla questione, in motivazione e in dispositivo, con provvedimento sottoscritto dal presidente e dal relatore. Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2011, n. 22382.

 

 

8.2. Contestazioni limitate al fondamento nel merito della domanda e non estese alla giurisdizione.

Il regolamento preventivo di giurisdizione, previsto dall’art. 41 c.p.c. con limitato riferimento alle questioni di giurisdizione di cui all’art. 37, deve ritenersi inammissibile, stante la natura straordinaria ed eccezionale dell’istituto, ove proposto in una controversia tra privati diretta a far valere l’improponibilità della domanda sotto il profilo della carenza, nell’ordinamento, di una norma che riconosca e tuteli la posizione soggettiva dedotta in giudizio, attenendo tale contestazione al fondamento nel merito della domanda stessa, e non alla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 7 marzo 2001, n. 90.

 

 

8.3. Controversia tra i privati ed estraneità della pubblica amministrazione al giudizio.

È inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione in una controversia tra privati nella quale non sia coinvolta la pubblica amministrazione, ancorché il giudice adito debba vagliare situazioni presentanti aspetti di pubblico interesse o possa trovarsi a disapplicare provvedimenti amministrativi, in quanto, data l’estraneità della pubblica amministrazione al giudizio, queste ultime questioni attengono al merito e non alla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 2 marzo 1999, n. 107; conforme Cass., Sez. Un., 17 dicembre 1998, n. 12613; Cass., Sez. Un., 27 luglio 1998, n. 7345.

 

 

8.4. Regolamento preventivo proposto in altra causa tra le parti fondata sul medesimo rapporto giuridico.

È inammissibile il regolamento preventivo proposto in altra causa tra le stesse parti, fondata sul medesimo rapporto giuridico per il quale la Suprema Corte ha già regolato la giurisdizione. (Fattispecie relativa ad azioni promosse dal pubblico impiegato per ottenere il compenso relativo ad attività professionale svolta in favore dell’amministrazione nel medesimo arco temporale). Cass., Sez. Un., 2 luglio 2004, n. 12191; conforme Cass., Sez. Un., 14 dicembre 1999, n. 893; Cass., Sez. Un., 8 luglio 1998, n. 6630.

 

 

8.5. Sentenza del giudice di merito ed inammissibilità del regolamento di giurisdizione.

Il regolamento preventivo di giurisdizione è inammissibile dopo che il giudice di merito abbia emesso una sentenza, anche se solo limitata alla giurisdizione o ad altra questione processuale, poiché in tal caso la decisione sul punto va rimessa al giudice di grado superiore; il ricorso erroneamente proposto come regolamento preventivo, peraltro, può essere convertito in ricorso per cassazione per violazione di legge - e, quindi, per motivi attinenti alla giurisdizione - ove ne ricorrano i presupposti. Cass., Sez. Un., 2 luglio 2007, n. 14952; conforme Cass., Sez. Un., 24 aprile 2002, n. 6042; Cass., Sez. Un., 23 novembre 2000, n. 1205.

 

 

8.6. Decreto irrevocabile per mancata opposizione ex art. 28 Statuto dei lavoratori.

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto, ai sensi dell’art. 360, primo comma, c.p.c., avverso il decreto ex art. 28 St. lav., divenuto irrevocabile per mancata opposizione, che abbia dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, posto che il provvedimento (positivo o negativo) in materia di repressione di comportamenti antisindacali non può ritenersi pronunciato in unico grado, essendo suscettibile di opposizione dinanzi allo stesso giudice che lo ha emesso, la cui sentenza è poi soggetta ad appello, né il medesimo ricorso può convertirsi in ricorso straordinario ex art. 111 Cost., ostandovi appunto la esperibilità degli indicati rimedi specifici (opposizione, prima, e appello, poi), o in regolamento preventivo di giurisdizione, precluso dall’irrevocabilità del provvedimento e dalla non attualità del giudizio di merito. Cass., Sez. Un., 19 aprile 2004, n. 7464.

 

 

8.7. Giudizio di opposizione tardiva ex art. 650.

Il principio secondo cui gli effetti del giudicato sostanziale si estendono non solo alla decisione relativa al bene della vita che formi oggetto della domanda, ma anche a quella, implicita, inerente sia all’esistenza e alla validità del rapporto sul quale si fonda lo specifico effetto giuridico dedotto, sia in particolare, alla giurisdizione del giudice che quella decisione ha emesso, trova applicazione anche con riferimento al decreto ingiuntivo non opposto nel termine di legge. Consegue che è inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione proposto nel giudizio di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., atteso che l’efficacia di giudicato non viene meno a seguito dell’opposizione tardivamente proposta, ferma restando la possibilità di impugnare nelle vie ordinarie, anche per motivi attinenti alla giurisdizione, la sentenza che all’esito del giudizio riconosca fondata l’opposizione. Cass., Sez. Un., 16 novembre 1998, n. 11549.

 

 

8.8. Inammissibilità del regolamento di giurisdizione: non configurabilità del diritto di rinunzia ad esso.

In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione, non sussistendo le condizioni necessarie per l’esercizio del relativo diritto processuale, non è configurabile la rinunzia ad esso, sicché, qualora la parte che ha proposto il ricorso vi rinunzi, va comunque dichiarata l’inammissibilità del ricorso medesimo, non già l’estinzione del processo per sopravvenuta rinunzia, e tale principio è applicabile anche all’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione, ancorché essa non abbia carattere impugnatorio, perché anche per tale istanza difetta il diritto processuale la cui esistenza è condizione necessaria per proporre il regolamento preventivo di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 9 giugno 2004, n. 10982.

 

 

8.9. Arbitrato, validità del compromesso e della clausola compromissoria.

Il provvedimento di nomina degli arbitri, emesso dal presidente del tribunale nell’esercizio dei poteri conferitigli dall’art. 810 c.p.c., pur implicando, quale presupposto logico, il riconoscimento della legittimità dell’accesso all’arbitrato o, quanto meno, il deferimento agli arbitri dell’esame e della soluzione delle questioni al riguardo prospettabili, è carente di carattere decisorio, non pregiudica in alcun modo le successive eventuali valutazioni e determinazioni degli arbitri e si rivela, pertanto, inidoneo a produrre una lesione dell’interesse della parte che esiga rimedio mediante qualsiasi mezzo di gravame. Pertanto, tale provvedimento non è impugnabile né con il ricorso straordinario per cassazione, né con il regolamento di competenza. Cass. 11 febbraio 1998, n. 1413.

 

In presenza di un compromesso o di una clausola compromissoria che prevedano il ricorso ad un arbitrato estero, si pone una questione non di giurisdizione ma di merito, inerente all’accertamento, da effettuarsi dal giudice fornito di giurisdizione secondo i normali criteri, della validità del patto prevedente l’arbitrato estero, che comporta la rinuncia ad ogni tipo di giurisdizione, sia essa italiana o straniera Cass., Sez. Un., 5 gennaio 2007, n. 35; conforme Cass., Sez. Un., 22 luglio 2002, n. 10723; Cass., Sez. Un., 18 aprile 2003, n. 6349.

 

È inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione promosso - nell’ambito di una controversia tra un calciatore dilettante ed una società sportiva pendente dinanzi al giudice ordinario - in base all’asserita esistenza di clausole compromissorie che attribuiscono tale controversia ad organi di giustizia sportiva, poiché l’arbitrato irrituale (come quello rituale) trova il proprio fondamento in un atto di investitura privata rispetto al quale non è possibile parlare di giurisdizione o competenza in senso tecnico, essendo demandata agli arbitri un’attività negoziale e non una funzione giurisdizionale. Cass., Sez. Un., 11 marzo 2008, n. 6423.

 

 

8.10. Giurisdizione civile e giurisdizione contabile.

È inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione proposto in relazione ad un giudizio per responsabilità contabile pendente dinanzi alla Corte dei conti, ove con esso si deduca l’inesistenza del rapporto di servizio; tale deduzione, infatti, attiene ad una questione di proponibilità dell’azione di responsabilità davanti al giudice contabile e, quindi, concerne i limiti interni della sua giurisdizione e non una questione di giurisdizione, configurabile in relazione ai soli limiti esterni delle attribuzioni giurisdizionali della Corte dei conti. Cass., Sez. Un., 31 gennaio 2008 n. 2283.

 

 

8.11. Ordinanza del Commissario per gli usi civici dichiarativa della propria giurisdizione.

Il principio dell’inammissibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, qualora la questione di giurisdizione sia stata decisa con pronuncia negativa o affermativa sul punto - in via non meramente delibativa e con provvedimento non revocabile - giustificato dalla circostanza che detta pronuncia è immediatamente impugnabile innanzi al giudice sovraordinato, non è applicabile all’ordinanza con la quale il Commissario per gli usi civici dichiara sussistente la propria giurisdizione in un giudizio che egli stesso ha promosso d’ufficio; infatti, sebbene questo provvedimento sia irretrattabile ed abbia natura sostanziale di sentenza, lo stesso deve ritenersi disciplinato dall’art. 32, terzo comma, legge n. 1766 del 1927 - costituente ius singulare, vigente anche dopo l’entrata in vigore del codice di rito civile e la riforma realizzata dalla legge n. 581 del 1950 - il quale, stabilendo che le «decisioni preparatorie» pronunciate da questo organo (e cioè le sentenze che decidono questioni pregiudiziali di rito) sono impugnabili soltanto dopo la decisione definitiva della causa e insieme con essa, preclude la possibilità di rimettere immediatamente la questione di giurisdizione al giudice processualmente sovraordinato e, conseguentemente, esclude la possibilità della contestuale pendenza di due giudizi - rispettivamente, innanzi alla S.C. ed al giudice di merito - aventi entrambi ad oggetto la questione di giurisdizione, che costituisce l’effetto che il succitato principio mira ad impedire. Cass., Sez. Un., 23 marzo 2006, n. 6406.

 

 

  1. Inammissibilità nel procedimento cautelare.

 

 

9.1. Procedimento di attuazione di una misura cautelare ex art. 669-duodecies.

In pendenza del procedimento di attuazione di una misura cautelare ex art. 669-duodecies c.p.c. non è ammissibile il regolamento di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 20 febbraio 2003, n. 2608.

 

 

9.2. Questione di giurisdizione riferita in via esclusiva al procedimento cautelare.

Nel caso di istanza di regolamento preventivo di giurisdizione proposta nel corso di procedimento cautelare instaurato in pendenza del giudizio di merito, ovvero contestualmente a questo, la pendenza di tale giudizio rende, di norma, ammissibile il regolamento preventivo. Qualora, tuttavia, la questione di giurisdizione venga riferita inequivocabilmente al solo procedimento cautelare e per ragioni che ad esso attengono in via esclusiva (senza che sia posta in discussione la giurisdizione relativamente al procedimento principale in corso), il regolamento deve ritenersi inammissibile, venendo meno in tal caso il nesso di strumentalità tra provvedimento cautelare e successivo provvedimento di merito ed ostando, quindi, alla sua ammissibilità - al pari del regolamento proposto con riguardo a procedimento cautelare instaurato ante causa, cui quello in esame finisce con l’essere, a questi fini, sostanzialmente equiparato - sia l’immediata reclamabilità del provvedimento cautelare, ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c., sia la natura provvisoria e strumentale del provvedimento reso in sede di reclamo. Cass., Sez. Un., 31 marzo 2005, n. 6747; conforme Cass., Sez. Un., 6 maggio 2003, n. 6889; Cass., Sez. Un., 10 aprile 1997, n. 3125.

 

 

9.3. Provvedimenti di accoglimento e/o rigetto della misura cautelare.

A norma dell’art. 669-terdecies c.p.c., nel testo risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 253 del 1994, avverso i provvedimenti di accoglimento o di rigetto della misura cautelare è ammesso il reclamo al giudice processualmente sovraordinato, anche per motivi attinenti alla giurisdizione. Ne consegue che avverso detti provvedimenti, come pure avverso quelli adottati in sede di reclamo, è inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, sia perché trattasi di provvedimenti di natura provvisoria e strumentale contro i quali, non essendo consentito il ricorso ex art. 111 Cost., non può neppure ammettersi quello per regolamento (non potendo logicamente ritenersi che il giudice di legittimità possa per tale via risolvere la stessa questione della quale non può essere investito con il ricorso straordinario), sia perché la definizione del relativo procedimento nei tempi brevi fissati dall’art. 739 c.p.c. fa venir meno l’esigenza di una pronta decisione sulla questione di giurisdizione al di fuori di tale procedimento. Cass., Sez. Un., 15 marzo 2002, n. 3878; conforme Cass., Sez. Un., 19 febbraio 2002, n. 2417; Cass., Sez. Un., 6 dicembre 2000, n. 125; Cass., Sez. Un., 18 dicembre 1998, n. 12705; Cass., Sez. Un., 11 gennaio 1997, n. 191; Cass., Sez. Un., 1° luglio 1997, n. 5902.

 

 

9.4. Ordinanza del giudice ordinario declinatoria della giurisdizione sulla richiesta di provvedimento cautelare e sentenza del tribunale amministrativo declinatoria di competenza sulla domanda proposta in sede di merito.

In relazione a ordinanza con la quale il tribunale ordinario declini la giurisdizione sulla richiesta di provvedimento cautelare ed alla sentenza con la quale il tribunale amministrativo regionale pronunci analoga declinatoria sulla domanda proposta per il merito, non è configurabile un conflitto negativo di giurisdizione fra giudice ordinario e giudice speciale, denunciabile con ricorso ai sensi dell’art. 362, secondo comma, n. 1 c.p.c., atteso che il provvedimento del giudice ordinario, avendo natura cautelare, è inidoneo a spiegare effetti vincolanti sulla questione di giurisdizione nell’eventuale giudizio di merito successivamente introdotto innanzi al medesimo giudice. (Nella fattispecie le Sezioni Unite hanno altresì escluso la convertibilità del ricorso in regolamento preventivo di giurisdizione o in ricorso ai sensi dell’art. 111 Cost., essendo intervenuta pronuncia del T.A.R. sulla giurisdizione e stante l’appellabilità delle pronunce impugnate). Cass., Sez. Un., 8 marzo 2006, n. 4914.

 

 

9.5. Inammissibilità del procedimento cautelare proposto successivamente alla reiezione di un’istanza cautelare.

È inammissibile il regolamento di giurisdizione proposto successivamente alla reiezione di un’istanza cautelare per difetto di giurisdizione del giudice ordinario non seguita dall’instaurazione di una causa di merito, non potendo proporsi il regolamento in relazione ad una vertenza ipotetica. Cass., Sez. Un., 21 giugno 2007, n. 14389.

 

 

9.6. Provvedimento ante causam.

Anche nel sistema processuale delineatosi, in tema di procedimenti cautelari, a seguito delle modifiche di cui all’art. 2, comma 3, lettera e-bis, del D.L. n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, nella legge n. 80 del 2005, contro i provvedimenti urgenti anticipatori degli effetti della sentenza di merito, emessi ante causam ai sensi dell’art. 700 c.p.c., non è proponibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., in quanto detti provvedimenti sono privi di stabilità e inidonei al giudicato, ancorché nessuna delle parti del procedimento cautelare abbia interesse ad iniziare l’azione di merito; tale ricorso non può valutarsi, benché il ricorrente lo richieda, neppure come istanza di regolamento preventivo di giurisdizione ai sensi dell’art. 41 c.p.c., da qualificare anch’essa inammissibile finché l’istante non abbia iniziato il giudizio di merito per il quale sorge l’oggetto del procedimento, unitamente all’interesse concreto e attuale a conoscere il giudice dinanzi al quale lo stesso deve eventualmente proseguire. Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27187; conforme Cass. 24 gennaio 2006, n. 1332.

 

 

9.7. Preclusione.

La proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione non è preclusa dall’emanazione di un provvedimento cautelare in corso di causa, poiché esso non costituisce sentenza neppure qualora sia stata contestualmente risolta una questione di giurisdizione, salvo risulti inequivocabilmente che la questione di giurisdizione è stata riferita al solo procedimento cautelare e il regolamento sia stato proposto per ragioni che attengono ad esso in via esclusiva. Cass., Sez. Un., 19 gennaio 2007, n. 1144; conforme Cass., Sez. Un., 6 maggio 2003, n. 6889.

 

 

  1. Regolamento di giurisdizione e processo di esecuzione.

 

 

10.1. Inammissibilità del regolamento preventivo in pendenza di un processo di esecuzione.

A seguito della formulazione dell’art. 367 c.p.c., così come introdotta dall’art. 61 della legge n. 353 del 1990, il disposto dell’art. 41 c.p.c. deve essere interpretato nel senso dell’inammissibilità del regolamento di giurisdizione proposto in pendenza di un processo di esecuzione, dovendo l’ambito di applicazione del detto rimedio processuale ritenersi circoscritto entro i confini del processo di cognizione, rispetto al quale soltanto è possibile riconoscere l’esistenza di un giudice istruttore e di un collegio, mentre nel processo esecutivo esiste solo un giudice dell’esecuzione. Conseguentemente, neppure nei giudizi di opposizione che si inseriscono nel corso dell’esecuzione risulta ammissibile il suddetto regolamento giacché la decisione che può essere chiesta con l’istanza atterrebbe, in astratto, solo alla giurisdizione a conoscere dell’opposizione, che, peraltro, non può che spettare al giudice ordinario una volta che il processo esecutivo sia iniziato dinanzi a lui. Cass., Sez. Un., 13 dicembre 2007, n. 26109; conforme Cass., Sez. Un., 26 ottobre 2000, n. 1139; Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2000, n. 1124.

 

 

10.2. Opposizione all’esecuzione ex art. 615 e istanza di sospensione.

In caso di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. e di contestuale istanza di sospensione dell’esecuzione, il provvedimento del giudice che neghi di avere giurisdizione sull’istanza di sospensione senza rendere alcuna decisione in ordine alla proposta opposizione non è ostativo alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 1° settembre 1999, n. 604.

 

 

10.3. Procedimento di istruzione preventiva.

Il provvedimento del giudice che dispone un mezzo di istruzione preventiva non è suscettibile di essere impugnato con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi, come risulta dall’art. 698 c.p.c., di un provvedimento connotato dal carattere della provvisorietà e della strumentalità. Consegue che è inammissibile l’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione nel procedimento di istruzione preventiva, non potendo logicamente ritenersi che la cassazione possa decidere sulla questione di giurisdizione in via preventiva, in un caso in cui non sarebbe esperibile il ricorso straordinario ex art. 111 Cost. e, dunque, prospettabile la questione di giurisdizione in sede di impugnazione. Cass., Sez. Un., 11 novembre 1997, n. 11133.

 

 

10.4. Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo.

Il regolamento preventivo di giurisdizione, inammissibile in pendenza di un processo di esecuzione, è invece proponibile nell’ambito del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, che, pur essendo occasionato da un procedimento esecutivo, si configura come un vero e proprio giudizio di cognizione sull’esistenza del credito del debitore esecutato nei confronti del terzo pignorato, in quanto risponde all’esigenza di certezza sull’ammontare del credito stesso, si svolge secondo le regole normali del giudizio di cognizione (art. 548 c.p.c.) e si conclude con una sentenza di accertamento dell’esistenza del credito (art. 549 c.p.c.), soggetta ai normali rimedi impugnatori. Cass., Sez. Un., 17 luglio 2008, n. 19601.

 

 

  1. Procura speciale.

In tema di regolamento preventivo di giurisdizione, il ricorso ed il controricorso, in quanto soggetti alle regole di cui agli artt. 364 e ss. c.p.c., devono essere sottoscritti da avvocato munito di valida procura speciale, e, pertanto, devono essere dichiarati inammissibili ove proposti in forza di procura non speciale. Cass., Sez. Un., 11 aprile 2006, n. 8371.

 

 

11.1. Autorizzazione del sindaco della giunta municipale.

Anche nel nuovo quadro normativo rappresentato dall’art. 35, secondo comma, della legge 8 giugno 1990, n. 142 (oggi trasfuso nell’art. 48 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267), stante il principio generale in esso articolo fissato - suscettibile di deroga solo ove la legge o lo statuto dispongano diversamente - per cui il potere di deliberare l’azione o la resistenza in giudizio spetta alla giunta municipale, l’autorizzazione a stare in giudizio in rappresentanza del comune, rilasciata al sindaco dalla giunta municipale con riguardo ai procedimenti di merito, non abilita il sindaco medesimo alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione in pendenza di detto procedimento, occorrendo a tal fine una distinta autorizzazione. Cass., Sez. Un., 18 marzo 2004, n. 5537; conforme Cass., Sez. Un., 27 giugno 2002, n. 9439.

 

 

  1. Art. 41, 2° comma: il regolamento di giurisdizione per conflitto di attribuzioni.

Il decreto con cui il prefetto, nel caso in cui la pubblica amministrazione non sia parte in causa, richiede, a norma degli artt. 41, secondo comma, e 368 c.p.c., che le Sezioni unite della Corte di cassazione dichiarino il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a causa dei poteri attribuiti alla pubblica amministrazione, costituisce in realtà, più che la formulazione di una domanda, l’esercizio di un potere di veto, al quale consegue, attraverso gli adempimenti rimessi dall’art. 368, terzo comma, al pubblico ministero e al capo dell’ufficio giudiziario, la sospensione del procedimento, e l’onere per le parti del giudizio di investire della questione di giurisdizione la Corte di cassazione, mediante ricorso per regolamento di giurisdizione da proporre nel previsto termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione del decreto prefettizio, a pena di inammissibilità del ricorso stesso [n.d.r.: ricordiamo che il prefetto non ha più i poteri di sollevare il difetto di giurisdizione in causa in cui non è parte perchè la L. 267/2000 ha abrogato l’art. 19, R.D. 383 del 1934). Cass., Sez. Un., 27 luglio 1998, n. 7340.

 



 
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