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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 410 cod. proc. civile: Tentativo di conciliazione

Chi intende propone in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall’articolo 409 può promuovere, anche tramite l’associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, un previo tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione individuata secondo i criteri di cui all’articolo 413.
La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza (1).
Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la Direzione provinciale del lavoro. La commissione è composta dal direttore dell’ufficio stesso o da un suo delegato o da un magistrato collocato a riposo, in qualità di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello territoriale.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessità, affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore della Direzione provinciale del lavoro o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal terzo comma. In ogni caso per la validità della riunione è necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori.
La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta dall’istante, è consegnata o spedita mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Copia della richiesta del tentativo di conciliazione deve essere consegnata o spedita con raccomandata con ricevuta di ritorno a cura della stessa parte istante alla controparte (2).
La richiesta deve precisare:
1) nome, cognome e residenza dell’istante e del convenuto; se l’istante o il convenuto sono una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, l’istanza deve indicare la denominazione o la ditta nonché la sede;
2) il luogo dove é sorto il rapporto ovvero dove si trova l’azienda o sua dipendenza alla quale é addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto;
3) il luogo dove devono essere fatte alla parte istante le comunicazioni inerenti alla procedura;
4) l’esposizione dei fatti e delle ragioni posti a fondamento della pretesa.
Se la controparte intende accettare la procedura di conciliazione, deposita presso la commissione di conciliazione, entro venti giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonché le eventuali domande in via riconvenzionale. Ove ciò non avvenga, ciascuna delle parti é libera di adire l’autorità giudiziaria. Entro i dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla commissione il lavoratore può farsi assistere anche da un’organizzazione cui aderisce o conferisce mandato (3).
La conciliazione della lite da parte di chi rappresenta la pubblica amministrazione, anche in sede giudiziale ai sensi dell’articolo 420, commi primo, secondo e terzo, non può dar luogo a responsabilità, salvi i casi di dolo e colpa grave.


Commento

Decadenza: [v. 182]; Persona giuridica: [v. 19]; Associazione non riconosciuta: [v. 19]; Comitato: [v. 19]; Memoria: [v. 168]; Domanda riconvenzionale: [v. 36]; Comparizione della parte: [v. 183]. Conciliazione: accordo fra le parti per la composizione di una controversia, raggiunto con l’intervento di un terzo imparziale. Può essere presentata in via stragiudiziale, per evitare l’insorgere della lite, ovvero nel corso del giudizio, su proposta del giudice: in questo caso viene stesa sul processo verbale che diventa titolo esecutivo. Associazione sindacale: associazione libera e spontanea di lavoratori o di datori di lavoro costituita al fine di tutelare i comuni interessi di categoria. Prescrizione: è una causa di estinzione del diritto determinato dalla inattività o dal non uso, da parte del titolare di esso, per un periodo di tempo determinato dalla legge (c.c. 2934).

(1) Dal momento della presentazione dell’istanza di conciliazione alla commissione si interrompono i termini di prescrizione, che riprenderanno a decorrere dalla data in cui il tentativo si è compiuto (positivamente o negativamente). Durante l’espletamento del tentativo, inoltre, restano sospesi i termini di decadenza e tale sospensione si protrae per i 20 giorni successivi alla sua conclusione.

(2) I commi che seguono illustrano il procedimento, le modalità della richiesta ed il suo contenuto, anche con riferimento agli atti della controparte. La semplificazione della procedura si evidenzia, ad esempio, nell’aver previsto, per la comunicazione della richiesta, non il meccanismo della notificazione, ma quello della semplice consegna o spedizione con avviso di ricevimento.

 

(3) Accanto all’organizzazione cui aderisce, il lavoratore può farsi assistere anche da persona di sua fiducia: avvocato, consulente del lavoro, commercialista.

 


Giurisprudenza annotata

Tentativo di conciliazione.

 

 

  1. Tentativo di conciliazione sindacale ante riforma; 2. Tentativo di conciliazione obbligatorio; 3. Fattispecie anteriori alla modifica dell’articolo; 4. Rapporti agrari.

 

 

  1. Tentativo di conciliazione sindacale ante riforma.

La conciliazione in sede sindacale prevista dall’art. 411, terzo comma, c.p.c., presuppone che l’accordo sia raggiunto con un’effettiva assistenza del lavoratore da parte di esponenti della propria organizzazione sindacale cioè di quella alla quale egli ha ritenuto di affidarsi. Peraltro, la determinazione delle modalità di composizione dell’organo conciliativo previsto dall’art. 411, terzo comma, c.p.c. deve intendersi devoluta alla contrattazione collettiva, non potendo trovare applicazione la disciplina prevista dall’art. 410 c.p.c. per le conciliazioni espletate dinanzi alle commissioni provinciali costituite presso l’Ufficio provinciale del lavoro. Pertanto, solo nel caso in cui la disciplina collettiva abbia previsto come indispensabile l’appartenenza del rappresentante sindacale non solo alla organizzazione cui aderisce il lavoratore, ma anche l’inserimento del primo nella organizzazione locale dello stesso sindacato, è annullabile l’accordo raggiunto con l’assistenza di un sindacalista appartenente ad una diversa organizzazione locale. Cass. lav., 3 settembre 2003, n. 12858; conforme Cass. lav., 3 aprile 2002, n. 4730.

 

Affinchè la richiesta del tentativo di conciliazione sia effettuata validamente non occorre l'esatta indicazione della parte datoriale, che non è prescritta a pena di nullità (nella specie, l'indicazione erronea del datore era stata di fatto priva di conseguenze pratiche, atteso che l'atto aveva comunque raggiunto il suo scopo, il datore era stato convocato ritualmente dalla Direzione Provinciale e il datore aveva partecipato effettivamente al tentativo di conciliazione, senza nulla eccepire).

Cassazione civile sez. lav.  23 gennaio 2015 n. 1244  

 

 

  1. Tentativo di conciliazione obbligatorio.

Sono pubblici ufficiali i componenti della Commissione provinciale di conciliazione indicata nell’articolo 410 c.p.c., trattandosi di un organo istituito dal Ministero del Lavoro, deputato alla soluzione di controversie di lavoro attraverso lo strumento conciliativo. App. Roma, 12 aprile 2010.

La domanda che discende dalla chiamata di terzo non deve essere preceduta dall’esperimento del tentativo di conciliazione ex art. 410 c.p.c. che la renderebbe incompatibile con i principi di concentrazione ed oralità che connotano il processo del lavoro oltreché sottratta alla ratio del tentativo in parola che è quella deflattiva del giudizio. Quando la chiamata è rivolta a sentire affermare l’esclusiva responsabilità del terzo, a prescindere dal fatto che poi tale responsabilità sia riconosciuta o meno, la domanda del convenuto si estende direttamente al terzo senza necessità di apposita istanza. Trib. Torino, 3 agosto 2009.

 

In caso di domanda proposta dal lavoratore infortunato contro il datore di lavoro sul presupposto che l’infortunio sia ascrivibile a colpa di costui, con successiva chiamata in garanzia di un’Amministrazione dello Stato da parte del resistente, non sussiste la “vis attractiva” del foro erariale. La domanda principale, volta ad accertare la responsabilità “ex contractu” del datore di lavoro ai sensi dell’art. 2087 c.c., rientra nella cognizione del Tribunale nella cui circoscrizione ha sede il datore di lavoro, giusta il combinato disposto degli artt. 409, 410, 411, 412, 413 c.p.c. Diversamente, per la ulteriore e autonoma domanda di manleva, proposta dal datore di lavoro nei confronti del terzo chiamato in giudizio-Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civile, trattandosi di un’Amministrazione dello Stato, ai sensi del combinato disposto dell’art. 6, R.D. n. 1611/1933 e dell’art. 25 c.p.c., ricorre la competenza altrettanto inderogabile del foro erariale. Trib. Ariano Irpino, 31 marzo 2009.

 

  1. Fattispecie anteriori alla modifica dell’articolo.

In materia di lavoro, ai sensi degli artt. 410 e 410-bis c.p.c., le uniche due condizioni di procedibilità per il ricorso sono la promozione del tentativo di conciliazione e l’espletamento del tentativo ovvero l’inutile decorso di 60 giorni dalla presentazione della richiesta. Non esistendo norme che prevedano ulteriori cause di improcedibilità del ricorso, ne deriva che in merito al tentativo di conciliazione, in quanto adempimento formale, nessuna norma prevede come requisito di validità ed efficacia l’identità tra l’istanza di conciliazione e la domanda giurisdizionale. Trib. Larino, 13 agosto 2011.

 

L’art. 7, settimo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, nel prescrivere al datore, che abbia inflitto al prestatore di lavoro una sanzione disciplinare, di nominare un proprio rappresentante in seno al collegio di conciliazione ed arbitrato entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, impone al medesimo datore, che intenda declinare la competenza arbitrale e ricorrere al giudice ordinario, di promuovere, entro lo stesso termine di dieci giorni, il tentativo obbligatorio di conciliazione, di cui all’art. 410 c.p.c., comminando una decadenza che viene impedita con la tempestiva consegna della lettera all’ufficio postale, restando irrilevante la data di ricezione della medesima. Cass. lav., 8 giugno 2011, n. 12457.

 

 

  1. Rapporti agrari.

In tema di contratti agrari, la domanda riconvenzionale, al pari di quella proposta dall’attore, deve essere preceduta dal tentativo di conciliazione di cui all’art. 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203 e, in mancanza, deve essere dichiarata improponibile; tuttavia, non sussiste la necessità di tale preventivo tentativo qualora il convenuto abbia già dedotto le relative richieste nella procedura di conciliazione sperimentata dall’attore. Cass. 16 novembre 2007, n. 23816.



 
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