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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 411 cod. proc. civile: Processo verbale di conciliazione

Se la conciliazione esperita ai sensi dell’articolo 410 riesce, anche limitatamente ad una parte della domanda, viene redatto separato processo verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti della commissione di conciliazione. Il giudice, su istanza della parte interessata, lo dichiara esecutivo con decreto.
Se non si raggiunge l’accordo tra le parti, la commissione di conciliazione deve formulare una proposta per la bonaria definizione della controversia. Se la proposta non è accettata, i termini di essa sono riassunti nel verbale con indicazione delle valutazioni espresse dalle parti. Delle risultanze della proposta formulata dalla commissione e non accettata senza adeguata motivazione il giudice tiene conto in sede di giudizio.
Ove il tentativo di conciliazione sia stato richiesto dalle parti, al ricorso depositato ai sensi dell’articolo 415 devono essere allegati i verbali e le memorie concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito. Se il tentativo di conciliazione si è svolto in sede sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 410 (1). Il processo verbale di avvenuta conciliazione è depositato (2) presso la Direzione provinciale del lavoro a cura di una delle parti o per il tramite di un’associazione sindacale. Il direttore, o un suo delegato, accertatane l’autenticità, provvede a depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è stato redatto (3). Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto(4).


Commento

Conciliazione: [v. 410]; Processo verbale: [v. 126]; Decreto: [v. 135]; Associazione sindacale: [v. 410]; Titolo esecutivo: [v. 474]. Verbale (di conciliazione): atto la cui redazione è affidata ad un pubblico ufficiale che assume la veste di soggetto documentante; svolge un’importante funzione probatoria in quanto contiene la descrizione delle operazioni svolte durante il tentativo obbligatorio di conciliazione.

 

(1) Se il tentativo è stato proposto congiuntamente dalle parti, al ricorso depositato per avviare la procedura giudiziaria devono essere allegati i verbali e le memorie concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito. Se, invece, il tentativo si è svolto in sede sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di cui all’art. 410 [v. →].

 

(2) Il deposito del processo verbale di conciliazione sindacale ha la funzione di garantire l’autenticità delle sottoscrizioni e la rappresentatività dell’organizzazione sindacale che ha esperito la conciliazione.

(3) Acquista efficacia di titolo esecutivo anche il verbale di conciliazione redatto in sede sindacale, se viene depositato presso la Direzione provinciale del lavoro ed il direttore o un suo delegato provvedano al deposito nella cancelleria del tribunale competente, previo accertamento di autenticità dello stesso. La conciliazione in sede sindacale non è comunque assoggettabile al regime di impugnazione di cui all’art. 2113 c.c., anche se non siano stati compiuti gli adempimenti previsti dalla presente norma, trattandosi di formalità estranee al contenuto negoziale della conciliazione.

(4) È stata rilevata l’analogia tra il decreto del giudice e quello che conferisce efficacia di sentenza al lodo arbitrale, con riferimento al controllo che anche in questo caso è di regolarità formale. Tuttavia il verbale di conciliazione non acquista l’efficacia di sentenza, ma soltanto di titolo esecutivo, analogamente a quanto previsto dall’art. 185, c. 2. Avverso il diniego di esecutorietà è possibile proporre reclamo al Presidente del tribunale, in applicazione analogica, in tema di deposito del lodo, dell’art. 825 [v. →]. A seguito dell’introduzione del giudice unico, il reclamo si propone al tribunale in composizione collegiale, del quale non può far parte il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato.


Giurisprudenza annotata

Processo verbale di conciliazione.

 

 

  1. Verifica della regolarità formale.

 

 

  1. Verifica della regolarità formale.

Il verbale di conciliazione non può ritenersi qualificabile agli effetti di cui all’art. 411 c.p.c. nelle ipotesi in cui non risulti sottoscritto in sede sindacale, né dal rappresentante sindacale alla presenza ed in contestualità del lavoratore. In ipotesi siffatte, invero, non può attribuirsi al menzionato documento quella funzione di supporto che la legge riconosce al sindacato nella fattispecie conciliativa. Cass. lav., 10 febbraio 2011, n. 3237.

 

La conciliazione in sede sindacale prevista dall'art. 411, comma 3, c.p.c., presuppone che l'accordo sia raggiunto con un'effettiva assistenza del lavoratore da parte di esponenti della propria organizzazione sindacale cioè di quella alla quale egli ha ritenuto di affidarsi e, la determinazione delle modalità di composizione dell'organo conciliativo previsto dall'art. 411, comma 3, c.p.c. deve intendersi devoluta alla contrattazione collettiva, non potendo trovare applicazione la disciplina prevista dall'art. 410 c.p.c. per le conciliazioni espletate dinanzi alle commissioni provinciali costituite presso l'ufficio provinciale del lavoro.

Tribunale Pescara sez. lav.  04 luglio 2014 n. 615

La produzione, nel corso del giudizio di cassazione, del verbale di conciliazione tra le parti, dimostra che è venuto meno l’interesse del ricorrente all’impugnazione, con la conseguenza che il ricorso va dichiarato inammissibile per essere cessata la materia del contendere, dovendosi valutare la sussistenza dell’interesse ad agire, e quindi anche ad impugnare, avuto riguardo non solo al momento in cui è proposta l’azione o l’impugnazione, ma anche a quello della decisione. Cass. lav., 13 luglio 2009, n. 16341.



 
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