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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 414 cod. proc. civile: Forma della domanda

La domanda si propone con ricorso (1), il quale deve contenere:
1) l’indicazione del giudice;
2) il nome, il cognome, nonché la residenza o il domicilio eletto del ricorrente nel comune in cui ha sede il giudice adito, il nome, il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto; se ricorrente o convenuto è una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, il ricorso deve indicare la denominazione o ditta nonché la sede del ricorrente o del convenuto;
3) la determinazione dell’oggetto della domanda (2);
4) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda con le relative conclusioni (3)(4);
5) l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e in particolare dei documenti che si offrono in comunicazione (5).


Commento

Ricorso: [v. 125]; Residenza: [v. 18]; Elezione di domicilio: [v. 170]; Dimora: [v. 18]; Persona giuridica: [v. 19]. Associazione non riconosciuta: organizzazione stabile di persone volta al perseguimento di uno scopo non lucrativo [v. 19]. Non essendo riconosciuta, l’(—), pur essendo soggetto di diritto, è sfornita di personalità giuridica (c.c. 36). Comitato: ente collettivo composto da un gruppo di persone che, attraverso la raccolta di fondi, si propongono il raggiungimento di uno scopo, generalmente nell’interesse pubblico, e, a tal fine, cercano contributi per mezzo di pubbliche sottoscrizioni (c.c. 39). Ditta: segno distintivo (nome commerciale) che contraddistingue la persona dell’imprenditore nell’esercizio dell’attività di impresa (c.c. 2563 e ss.).

 

(1) Con il ricorso [v. Formula n. 31], a differenza che con la citazione, si instaura un rapporto immediato tra attore e giudice, che controlla così il procedimento ab initio. Ciò consente al giudice di distribuire le cause in modo che l’udienza fissata sia anche quella in cui esse saranno effettivamente trattate. Il rilascio della procura alle liti, previsto dall’art. 163, è un presupposto per la valida costituzione del rapporto processuale e costituisce un requisito essenziale dell’atto introduttivo. L’introduzione del giudizio per mezzo del deposito del ricorso, inoltre, non consente l’applicazione nel rito del lavoro dell’art. 125, secondo cui la procura può essere rilasciata dopo la notifica della citazione, purché prima della costituzione in giudizio.

 

(2) Il n. 3 dell’art. 414, a differenza dell’analogo n. 3 dell’art. 163, si riferisce alla determinazione dell’«oggetto della domanda», e non della «cosa oggetto della domanda»; si richiede, in altri termini, la determinazione non solo del petitum mediato (bene concreto preteso), ma anche del petitum immediato (contenuto del provvedimento richiesto). Nelle controversie aventi ad oggetto il pagamento di spettanze retributive è sufficiente la specifica indicazione dei titoli su cui si fonda la domanda di pagamento (nonché del periodo dell’attività 475 Titolo IV - Norme per le controversie in materia di lavoro 414 lavorativa, dell’orario di lavoro, della retribuzione percepita e della contrattazione collettiva di riferimento), mentre è irrilevante la mancanza di una originaria quantificazione monetaria. Inoltre, in ossequio al principio di parità processuale, la Suprema Corte ha sancito che, come desumibile dal combinato disposto della norma in esame e del comma 5 dell’art. 420, anche per l’attore valgono le stesse preclusioni previste per il convenuto.

 

(3) Anche per il ricorso troveranno applicazione le disposizioni in materia di nullità previste dall’art. 164. L’omessa o insufficiente indicazione dei dati contenuti nei numeri 1 e 2 comporta nullità dell’atto, salva la sanatoria, con effetto ex tunc, conseguente alla costituzione del convenuto. Nei casi di indeterminatezza del petitum o dei fatti dedotti a sostegno della domanda, invece, la nullità può essere sanata ex nunc con la rinnovazione della citazione o l’integrazione della domanda, sempreché il convenuto si costituisca. La mancanza di sottoscrizione dell’atto non dovrebbe, nel rito del lavoro, comportare l’invalidità dell’atto ma solo la sua irregolarità, in omaggio ad un atteggiamento meno formalistico di quello assunto dalla dottrina dominante riguardo all’atto di citazione [v. 163]. La sottoscrizione potrebbe essere apposta in ogni momento su invito del giudice.

 

(4) La preclusione dell’allegazione di altri fatti costitutivi si desume dal disposto dell’art. 420, c. 1, che consente la modificazione della domanda solo in presenza di gravi motivi e previa autorizzazione del giudice.

 

(5) Il difetto di indicazione della prova non dà luogo a invalidità, ma solo a decadenza. Pertanto, decade dalla prova testimoniale il ricorrente che non indica nell’atto introduttivo, oltre alle circostanze, le persone da sentire come testi. La prevalente giurisprudenza di legittimità aveva, in un primo momento, attenuato il rigore della disposizione, distinguendo tra prove precostituite e prove costituende. La decadenza riguardava, infatti, solo queste ultime prove, mentre era ammessa l’acquisizione di documenti anche nel giudizio di appello.


Giurisprudenza annotata

Forma della domanda.

 

 

  1. Indicazione delle parti; 2. Determinazione dell’oggetto della domanda; 3. Esposizione dei fatti e degli elementi di diritto; 4. Indicazione dei mezzi di prova; 5. Nullità del ricorso.

 

 

  1. Indicazione delle parti.

Nel rito del lavoro la mancata specificazione da parte dell’attore, in sede di ricorso, degli elementi di fatto e di diritto posti a base della domanda, non individuabili neanche attraverso un esame complessivo dell’atto e della documentazione allegata, ne determina la nullità, la quale si sana però, alla stregua dell’art. 164, 5º comma, c.p.c., in virtù della non tempestiva eccezione da parte del convenuto ex art. 157 c.p.c. del vizio dell’atto, dovendosi ritenere, a norma dell’art. 156, 2º comma, c.p.c., che l’atto abbia conseguito il suo scopo. Cass. lav., 16 febbraio 2010, n. 3605.

 

 

  1. Determinazione dell’oggetto della domanda.

Nel processo del lavoro il “thema decidendum” deve essere informato al rispetto del rigido schema della c.d. necessaria circolarità di cui al combinato disposto degli artt. 414, nn. 4 e 5, e 416, comma 3, c.p.c., la cui dinamica è circoscritta tra gli oneri di allegazione, oneri di contestazione ed oneri di prova. Ne consegue, pertanto, l’impossibilità di contestare o richiedere prove - oltre i termini preclusivi stabiliti dal codice di rito - su fatti non allegati nonché su circostanze che, pur configurandosi come presupposti o elementi condizionanti il diritto azionato, non siano state esplicitate in modo espresso e specifico nel ricorso introduttivo del giudizio. Cass. lav., 9 febbraio 2012, n. 1878.

 

In tema di licenziamento disciplinare, ove il lavoratore abbia impugnato, con il ricorso introduttivo, il provvedimento datoriale di recesso allegandone il carattere ritorsivo, la successiva deduzione, in sede di gravame, di nuovi profili di illegittimità (nella specie, la tardiva contestazione degli addebiti e la non immediatezza della sanzione) integra la proposizione di domande nuove, senza che assuma rilievo, a tal fine, l’eventuale proposizione della questione nel giudizio cautelare - ancorchè instaurato in corso di causa - attesa l’autonomia dei due giudizi, di cui quello cautelare attiene ad un’istanza meramente strumentale, in quanto la novità della deduzione va valutata dal giudice, ai sensi dell’art. 437 c.p.c., esclusivamente in relazione al contenuto della domanda proposta ai sensi dell’art. 414 c.p.c., non essendo comunque consentita l’introduzione di una nuova questione nel corso del giudizio di primo grado. Cass. lav., 9 marzo 2011, n. 5555.

 

 

  1. Esposizione dei fatti e degli elementi di diritto.

Secondo la regola prevista dall’art. 414 c.p.c., i fatti su cui il ricorrente fonda le sue pretese devono essere specificatamente indicati, dovendosi, altrimenti, pervenire al rigetto della domanda, perché l’altra parte non è stata posta in condizione di apprestare una dettagliata ed efficace difesa (controversia relativa alla domanda di pagamento di compensi per lavoro straordinario nell’ambito del quale mancava la specifica indicazione dell’orario di lavoro svolto. Cass. lav., 5 novembre 2004, n. 21217.

 

 

  1. Indicazione dei mezzi di prova.

Qualora il convenuto svolga precise allegazioni difensive per contrastare le circostanze dedotte in ricorso, il ricorrente ha l’onere di svolgere una altrettanto specifica contestazione di tali difese, non essendo sufficiente l’iniziale esposizione contenuta nel ricorso. Cass. lav., 24 maggio 2011, n. 11356.

 

Nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l’atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l’enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma concreta una mera irregolarità, che abilita il giudice all’esercizio del potere - dovere di cui all’art. 421, comma primo, c.p.c., avente ad oggetto l’indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l’assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate; l’inosservanza di detto termine produce la decadenza dalla prova, rilevabile anche d’ufficio e non sanabile nemmeno sull’accordo delle parti. Cass. lav., 28 luglio 2010, n. 17649.

 

 

  1. Nullità del ricorso.

Nel rito del lavoro, per aversi nullità del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado per mancata determinazione dell’oggetto della domanda o per mancata esposizione degli elementi di fatto e delle ragioni di diritto su cui si fonda la domanda stessa, non è sufficiente l’omessa indicazione dei corrispondenti elementi in modo formale, ma è necessario che attraverso l’esame complessivo dell’atto - che compete al giudice del merito ed è censurabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione - sia impossibile l’individuazione esatta della pretesa dell’attore e il convenuto non possa apprestare una compiuta difesa. Ne consegue che la suddetta nullità deve essere esclusa nell’ipotesi in cui la domanda abbia per oggetto spettanze retributive, allorché l’attore abbia indicato - come nel caso di specie - il periodo di attività lavorativa, l’orario di lavoro, l’inquadramento ricevuto ed abbia altresì specificato la somma complessivamente pretesa e i titoli in base ai quali vengono richieste le spettanze, rimanendo irrilevante la mancata formulazione di conteggi analitici o la mancata notificazione, con il ricorso, del conteggio prodotto dal lavoratore. Cass. 8 febbraio 2011, n. 3126.

 

Nel rito del lavoro la verifica degli elementi essenziali del ricorso introduttivo costituisce indagine pregiudiziale rispetto alla decisione sul merito, cui inerisce anche la valutazione delle prove. Ne consegue che, ove il ricorso sia privo dell’esatta determinazione dell’oggetto della domanda o dell’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto, il ricorso stesso è affetto da nullità insanabile che il giudice è tenuto a dichiarare preliminarmente senza possibilità di scendere all’esame del merito, neppure per respingere la domanda perché non provata. Cass. lav., 5 febbraio 2008, n. 2732.



 
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