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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 415 cod. proc. civile: Deposito del ricorso e decreto di fissazione dell’udienza

Il ricorso è depositato nella cancelleria del giudice competente insieme con i documenti in esso indicati (1) Si ritiene che la notifica alla sola Amministrazione e non anche all’Avvocatura determina la nullità insanabile del ricorso. Per tali controversie è ammesso il ricorso in cassazione anche per violazione o falsa applicazione dei contratti o accordi collettivi nazionali..
Il giudice, entro cinque giorni dal deposito del ricorso, fissa, con decreto, l’udienza di discussione, alla quale le parti sono tenute a comparire personalmente.
Tra il giorno del deposito del ricorso e l’udienza di discussione non devono decorrere più di sessanta giorni (2)(3) Si ritiene che la notifica alla sola Amministrazione e non anche all’Avvocatura determina la nullità insanabile del ricorso. Per tali controversie è ammesso il ricorso in cassazione anche per violazione o falsa applicazione dei contratti o accordi collettivi nazionali..
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato al convenuto, a cura dell’attore, entro dieci giorni dalla data di pronuncia del decreto, salvo quanto disposto dall’articolo 417 (4)(5).
Tra la data di notificazione al convenuto e quella dell’udienza di discussione deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni.
Il termine di cui al comma precedente è elevato a quaranta giorni e quello di cui al terzo comma è elevato a ottanta giorni nel caso in cui la notificazione prevista dal quarto comma debba effettuarsi all’estero (6).
Nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui al quinto comma dell’articolo 413, il ricorso è notificato direttamente presso l’amministrazione destinataria ai sensi dell’articolo 144, secondo comma. Per le amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai fini della rappresentanza e difesa in giudizio, si osservano le disposizioni delle leggi speciali che prescrivono la notificazione presso gli uffici dell’Avvocatura dello Stato competente per territorio (7).


Commento

Ricorso: [v. 125]; Decreto: [v. 135]; Udienza di discussione: [v. 420]; Notificazione: [v. 137]; Termine: [v. 152]; Avvocatura dello Stato: [v. 25].

 

(2) Questi termini, previsti per il giudice e non per le parti, non sono perentori, sicché la loro violazione non incide sulla regolarità degli atti, ma solo sulla eventuale responsabilità disciplinare del magistrato.

(3) Il giudice, nel fissare l’udienza di discussione, non può disporre la sanatoria di eventuali vizi, né emettere provvedimenti istruttori, né, tantomeno, ad avviso della giurisprudenza, accelerare i tempi del processo mediante la nomina, nel decreto, di un consulente tecnico d’ufficio, come spesso avveniva nella prassi pretorile.

 

(4) All’attore non viene comunicato il decreto di fissazione dell’udienza, per cui sarà sua cura andare in cancelleria a controllarne la avvenuta emissione, richiedendo, quindi, le copie da notificare al convenuto, nel termine dilatorio [v. nota (6)] concesso a questi per organizzare le proprie difese. Per il solo caso che l’udienza venga rinviata, d’ufficio o su istanza di parte, l’art. 82 att. prevede la comunicazione del decreto alle parti non presenti alla sua pronuncia. L’omessa comunicazione comporta nullità degli atti successivi e della stessa sentenza.

 

(5) Si ritiene che sia ordinatorio il termine di dieci giorni per la notifica del ricorso e del decreto da parte dell’attore, sempre che sia rispettato il termine a comparire. La notifica del ricorso alle società prive di personalità giuridica deve essere fatta nella loro sede ai sensi dell’art. 145. Soltanto se non può essere eseguita in tal modo, la notificazione alla persona fisica che rappresenta la società, può essere eseguita a norma degli artt. 140 o 143. È, dunque, nulla la notificazione eseguita, fuori dei casi previsti nell’ultimo capoverso dell’art. 145, nella residenza o nel domicilio del rappresentante dell’ente.

 

(6) I termini di cui ai commi quinto e sesto non possono essere compressi, essendo stabiliti a difesa del convenuto. Trattandosi di termini di comparizione, essi sono liberi: dovendosi, cioè, assicurare ad un soggetto una durata di tempo netta, nel computo dei termini [v. 155] non si calcola neppure il dies ad quem.

 

(7) Si ritiene che la notifica alla sola Amministrazione e non anche all’Avvocatura determina la nullità insanabile del ricorso. Per tali controversie è ammesso il ricorso in cassazione anche per violazione o falsa applicazione dei contratti o accordi collettivi nazionali.

 

(8) Si ritiene che la notifica alla sola Amministrazione e non anche all’Avvocatura determina la nullità insanabile del ricorso. Per tali controversie è ammesso il ricorso in cassazione anche per violazione o falsa applicazione dei contratti o accordi collettivi nazionali. L’opposizione a decreto ingiuntivo, emessa dal giudice del lavoro per un credito basato su uno dei rapporti previsti dagli artt. 409 e 442, è regolata dalle norme sul rito del lavoro e, pertanto, deve essere proposta con ricorso depositato in cancelleria entro il temine di venti giorni dalla notifica dell’ingiunzione.

 


Giurisprudenza annotata

Deposito del ricorso e decreto di fissazione dell’udienza.

 

 

  1. Deposito del ricorso e dei documenti; 2. Decreto di fissazione dell’udienza; 3. Notifica del ricorso; 4. Termine per la trattazione dell’udienza di discussione; 5. Termine di comparizione.

 

 

  1. Deposito del ricorso e dei documenti.

Nelle controversie di lavoro, la spedizione dell’atto introduttivo del giudizio a mezzo del servizio postale, pur se pervenuto nella cancelleria del giudice del lavoro nei termini di legge, integra una modalità non prevista in via generale (salva l’espressa eccezione rappresentata dall’art. 134 disp. att. c.p.c. per il deposito del ricorso per cassazione e del controricorso) ed è carente del requisito formale indispensabile (il deposito in cancelleria ex art. 415 c.p.c.) per il raggiungimento dello scopo, cui è destinato dalla legge, conseguendone la nullità della prescelta modalità di proposizione del ricorso, nella specie in opposizione a decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 156, secondo comma, c.p.c. e la rilevabilità d’ufficio e l’insanabilità del relativo vizio, ancorché il cancelliere abbia erroneamente proceduto all’iscrizione a ruolo della causa relativa. Cass. lav., 12 ottobre 2007 n. 21447.

In tema di processo del lavoro, in assenza della prova di avvenuta notifica del ricorso, la domanda va dichiarata improcedibile ai sensi del combinato disposto degli art. 415 comma 4 e 307 comma 3 c.p.c..

Tribunale Roma sez. lav.  14 luglio 2014 n. 7883  

 

La proposizione della domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione che si protrae fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, ai sensi dell’art. 2945 c.c., con riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino con stretto nesso di causalità a quel rapporto, senza che occorra che il loro titolare proponga, nello stesso o in altro giudizio, una specifica domanda diretta a farli valere, ed anche quando tale domanda non sia proponibile nel giudizio pendente, ove l’apprezzamento della consequenzialità logico-giuridica del diritto stipite, ai fini dell’individuazione del rapporto logico-giuridico tra diritti, è rimesso al giudice di merito. Conseguentemente, la domanda giudiziale di qualifica superiore interrompe la prescrizione del diritto alle differenze retributive consequenziali. Cass. lav., 4 settembre 2007, n. 18570.

 

 

  1. Decreto di fissazione dell’udienza.

Ai sensi dell’art. 38 c.p.c., sost. dall’art. 4 legge 26 novembre 1990, n. 353, l’incompetenza per materia, al pari di quella per valore e per territorio nei casi previsti dall’art. 28 del codice di rito, è rilevata, anche d’ufficio, non oltre la prima udienza di trattazione, la quale, nel rito ordinario, si identifica con l’udienza di cui all’art. 183 c.p.c., e, nel processo del lavoro, corrisponde alla (prima) udienza di discussione fissata con il decreto giudiziale disciplinato dall’art. 415 c.p.c.; pertanto, alla stregua del nuovo assetto attribuito dal riformato art. 38 c.p.c. al rilievo dell’incompetenza, anche la disposizione del primo comma dell’art. 428 c.p.c. (secondo la quale nei processi davanti al giudice del lavoro l’incompetenza territoriale può essere rilevata d’ufficio non oltre l’udienza di cui all’art. 420 c.p.c.) va intesa nel significato che detta incompetenza può essere rilevata non oltre il termine dell’udienza fissata con il predetto decreto contemplato dal citato art. 415, con la conseguente inammissibilità del regolamento di competenza d’ufficio che dovesse essere sollevato superandosi tale preclusione. Cass. 11 settembre 2010, n. 19410.

 

Nel rito del lavoro e in quello locatizio, qualora l’opposizione a decreto ingiuntivo sia stata proposta con atto di citazione con suo conseguente deposito in cancelleria, il giudice è tenuto comunque a fissare l’udienza di discussione con decreto, che deve essere notificato dall’opponente alla controparte, poiché, solo in tal modo, si completa lo schema formale della “editio actionis”, con la conseguenza che, difettando tale adempimento giudiziale, in caso di mancata costituzione del convenuto, viene a configurarsi la nullità di tutti gli atti successivi del processo, la cui dichiarazione, da parte del giudice di appello, comporta non già la prosecuzione del giudizio in grado di appello, ma la rimessione della causa al giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 354 c.p.c., in dipendenza della violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio verificatisi nei confronti del convenuto ed al fine di garantire a quest’ultimo il diritto di ricorrere ai mezzi di tutela processuali consentiti dall’ordinamento, quale la possibilità di proposizione della domanda riconvenzionale, esperibili solo in primo grado. Cass. 27 marzo 2009, n. 7548.

 

 

  1. Notifica del ricorso.

Nel giudizio di primo grado secondo il rito del lavoro, la circostanza che il ricorso (con il decreto di fissazione dell’udienza ex art. 420 c.p.c.) non sia notificato alla parte convenuta, ove questa si costituisca, non dà luogo ad alcuna nullità insanabile, bensì, qualora tale parte lamenti l’inesistenza della notificazione e, quindi, della vocatio in ius, alla conseguenza che questa deve ritenersi coincidente e, quindi, verificata, soltanto con la costituzione (con conseguente salvezza di eventuali diritti quesiti, per i quali il momento della verificazione degli effetti della vocatio rilevi, come per gli effetti sostanziali della domanda) e che alla stessa parte dev’essere garantita la possibilità, se lo chieda, di un rinvio dell’udienza di discussione in modo da potere beneficiare del termine per la costituzione di cui avrebbe beneficiato qualora la notificazione vi fosse stata, a garanzia del suo diritto di difesa. Cass. 17 marzo 2006, n. 5894.

 

In materia di controversie di lavoro, il termine di dieci giorni assegnato al ricorrente per la notificazione del ricorso e del decreto giudiziale di fissazione dell’udienza di discussione al convenuto, ai sensi dell’art. 415, comma quarto, c.p.c., non è perentorio, ma ordinatorio, con la conseguenza che la sua inosservanza non produce alcuna decadenza né implica la vulnerazione della costituzione del rapporto processuale a condizione che risulti garantito al convenuto il termine per la sua costituzione in giudizio non inferiore ai trenta giorni, come stabilito dal quinto comma della stessa norma. Cass. lav., 29 novembre 2005, n. 26039.

 

 

  1. Termine per la trattazione dell’udienza di discussione.

È valida, pur non essendo espressamente prevista dalla legge, la contestuale proposizione, nell’atto di ricorso al Tribunale per ottenere un provvedimento cautelare, della domanda di merito concernente una controversia di lavoro, senza che assuma rilievo la circostanza che il giudice non abbia dato priorità agli adempimenti previsti dall’art. 415 c.p.c. e che nel fissare l’udienza per la trattazione del merito, non abbia rispettato il termine dilatorio di cui all’art. 415, quinto comma c.p.c., determinandosi, in tale evenienza, una nullità che resta sanata per effetto della comparizione del convenuto che abbia accettato il contraddittorio. Cass. lav., 1 agosto 2011, n. 16851.

 

 

  1. Termine di comparizione.

Nelle controversie soggette al rito del lavoro, qualora l’appello abbia contenuto esclusivamente rescindente, in quanto il riscontro del motivo di invalidità esaurisce l’oggetto della cognizione riservata al giudice di secondo grado, la parte soccombente ha interesse a dedurre un mero vizio di nullità del giudizio di primo grado, dovendo la causa essere rimessa al primo giudice perché il giudizio sia rinnovato con contraddittorio regolarmente costituito. Ove, invece, l’appello cumuli in sé “iudicium rescindens” e “iudicium rescissorium”, in quanto diretto non alla mera eliminazione di un atto illegittimo, ma alla rinnovazione del giudizio di merito, è necessario che la parte soccombente non si limiti a censurare i vizi di attività del primo giudice - che hanno carattere meramente strumentale - ma deduca ritualmente e tempestivamente le questioni di merito, dovendosi, diversamente, ritenere l’inammissibilità dell’appello per difetto d’interesse in quanto l’eventuale fondatezza della censura non comporta il potere del giudice di pronunciare sul merito della controversia. Cass. lav., 18 maggio 2010, n. 12101.



 
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