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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 418 cod. proc. civile: Notificazione della domanda riconvenzionale

Il convenuto che abbia proposta domanda in via riconvenzionale (1) a norma del secondo comma dell’articolo 416 deve, con istanza contenuta nella stessa memoria (2), a pena di decadenza dalla riconvenzionale  medesima, chiedere al giudice che, a modifica del decreto di cui al secondo comma dell’articolo 415, pronunci, non oltre cinque giorni, un nuovo decreto per la fissazione dell’udienza.
Tra la proposizione della domanda riconvenzionale e l’udienza di discussione non devono decorrere più di cinquanta giorni.
Il decreto che fissa l’udienza deve essere notificato all’attore a cura dell’ufficio, unitamente alla memoria difensiva, entro dieci giorni dalla data in cui è stato pronunciato (3).
Tra la data di notificazione all’attore del decreto pronunciato a norma del primo comma e quella dell’udienza di discussione deve intercorrere un termine non minore di venticinque giorni.
Nel caso in cui la notificazione del decreto debba farsi all’estero il termine di cui al secondo comma e’ elevato a settanta giorni, e quello di cui al comma precedente e’ elevato a trentacinque giorni.


Commento

Domanda riconvenzionale: [v. 36]; Memoria (difensiva): [v. 416]; Decreto: [v. 135]; Udienza di discussione: [v. 420]; Notificazione: [v. 137].

 

(1) Non è soggetta alla disciplina dell’art. 418 l’eccezione riconvenzionale, che, come ha sottolineato la giurisprudenza, tende soltanto ad elidere gli effetti della pretesa dell’attore, mentre la domanda riconvenzionale è una vera e propria «contro domanda» con la quale si chiede, con effetto di giudicato, un positivo accertamento del proprio diritto. È poi necessario che la domanda riconvenzionale abbia tutti i requisiti richiesti dall’art. 36 e, in particolare, deve essere basata su un rapporto previsto nell’art. 409, non potendosi trattare col rito del lavoro una controversia soggetta al rito ordinario.

 

(2) L’istanza di fissazione della nuova udienza può anche essere contenuta in un atto diverso e separato dalla memoria costitutiva, purché sia depositato entro dieci giorni dall’udienza, e purché la domanda riconvenzionale sia stata spiegata nella memoria.

 

(3) L’attore, convenuto in via riconvenzionale, deve depositare una memoria difensiva, entro dieci giorni dalla nuova udienza, a pena di decadenza. Tale memoria può contenere anche una nuova domanda riconvenzionale (reconventio reconventionis), con relativa istanza di fissazione di un’ulteriore udienza di discussione, e l’eccezione di inamissibilità della riconvenzionale. Il ricorrente in riconvenzionale, inoltre, deve prendere posizione e sollevare eccezioni come un convenuto.


Giurisprudenza annotata

Notificazione della domanda riconvenzionale.

 

 

 

  1. Richiesta di fissazione di nuova udienza.

L’associazione sindacale che, nella fase sommaria del procedimento di repressione dell’attività antisindacale del datore di lavoro, non sia stata parte del giudizio è legittimata, ove ad essa non sia stato comunicato il decreto emesso dal tribunale in quella fase ma sia stato notificato - dalle associazioni sindacali che erano state parti del giudizio - il ricorso in opposizione avverso il decreto stesso, a proporre opposizione tardiva al decreto, entro il termine di dieci giorni dalla data fissata per l’udienza di discussione sull’opposizione. Cass., Sez. Un., 24 settembre 2010, n. 20161.

 

In applicazione del generale principio di unicità delle impugnazioni, una volta che una parte abbia proposto opposizione al decreto ex art. 28 St. lav., altre eventuali opposizioni delle parti alle quali l’atto di opposizione sia stato notificato attraverso il decreto di fissazione dell’udienza di discussione vanno proposte nello stesso processo, ai sensi dell’art. 333 c.p.c., per essere poi riunite ex art. 335 c.p.c. In tal caso, qualora per una o più di esse sia già decorso il termine per opporsi, è ammissibile l’opposizione tardiva, da proporsi non oltre il limite temporale dei dieci giorni prima dell’udienza di discussione, secondo un’interpretazione sistematica degli artt. 416 e 418 c.p.c. che non si ha ragione di non applicare. Cass., Sez. Un., 24 settembre 2010, n. 20161.

 

Alla stregua di quanto affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 13 del 1977 e con le successive ordinanze nn. 36 e 64 del 1978, nel rito del lavoro, l’attore convenuto in via riconvenzionale ha gli stessi poteri e correlativamente incorre nelle stesse preclusioni che l’art. 416 c.p.c. prevede per il convenuto in via principale, con la differenza che il termine di riferimento per l’attore convenuto in riconvenzione non è l’udienza di discussione fissata ex art. 415 c.p.c., bensì la nuova udienza da fissarsi in base al meccanismo previsto dall’art. 418 dello stesso codice. Cass. 21 ottobre 2009, n. 22289.

 

L’elemento che distingue l’eccezione riconvenzionale dalla domanda riconvenzionale non è la natura del diritto fatto valere dal convenuto ma il fine che egli si propone, cioè il contenuto della sua istanza processuale: se con la stessa il deducente si limita a richiedere il rigetto della domanda avversaria si è in presenza di una eccezione, se invece egli tende ad un risultato concreto diverso ed ulteriore, consistente nella richiesta con effetto di giudicato di un provvedimento giudiziale a sé favorevole e sfavorevole alla controparte, si configura la proposizione di una domanda riconvenzionale, la quale nel rito del lavoro è soggetta alle prescrizioni contenute negli artt. 416 e 418 c.p.c., nel senso della sua necessaria inclusione nella memoria di costituzione tempestivamente depositata e accompagnata dalla richiesta di fissazione di una nuova udienza di discussione. Cass. lav., 21 luglio 2001, n. 9965.



 
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