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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 42 cod. proc. civile: Regolamento necessario di competenza

La ordinanza che, pronunciando sulla competenza anche ai sensi degli articoli 39 e 40 (1), non decide il merito della causa e i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ai sensi dell’articolo 295 possono essere impugnati soltanto con istanza di regolamento di competenza.

 


Commento

Regolamento di competenza: mezzo di impugnazione da proporsi quando sorge un conflitto tra due o più giudici in ordine alla competenza relativa ad una medesima controversia. I conflitti sono positivi o negativi secondo che i due giudici si siano ritenuti entrambi competenti o incompetenti. Il regolamento può essere, inoltre, necessario o facoltativo; ad istanza di parte.

 

(1) L’ordinanza deve cioè pronunciare la litispendenza, la continenza o la connessione e trascurare tutte le altre questioni, anche pregiudiziali o preliminari, che si riferiscono al diritto sostanziale. Più in generale, per pronunce sul «merito della causa» si devono qui intendere tutte quelle che risolvano qualsiasi questione diversa dalla competenza.

 


Giurisprudenza annotata

  1. Regolamento di competenza in generale.

È inammissibile il regolamento di competenza ex art. 42 c.p.c. avverso un provvedimento che disponga la sospensione cosiddetta 'impropria' del processo, come nel caso di quella conseguente alla proposizione di un precedente regolamento di competenza (fattispecie relativa ad un regolamento di competenza proposto avverso un'ordinanza del Tribunale con cui era stata disposta la sospensione di un giudizio possessorio; in particolare parte ricorrente lamentava l'illegittimità di ogni atto seguito alla prosecuzione del processo nella fase di merito stante il perdurante effetto sospensivo determinato da un precedente regolamento di competenza dalla stessa svolto contro il provvedimento conclusivo della fase sommaria).Cassazione civile sez. VI  26 febbraio 2015 n. 3915

 

Il ricorso per regolamento necessario di competenza è proponibile quando esiste una questione sull’ammissibilità e tempestività dell’eccezione d’incompetenza o sul tempestivo rilievo d’ufficio di questa. Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2007, n. 21858.

 

Il provvedimento di sospensione del processo ex art. 48 cod. proc. civ. in ragione della proposizione di un precedente regolamento di competenza integra un'ipotesi di sospensione cd. impropria, avverso la quale non è ammissibile un autonomo regolamento di competenza, trattandosi di evenienza che esula dall'ambito dell'art. 42 cod. proc. civ., riferito esclusivamente ai casi di sospensione per pregiudizialità. Dichiara inammissibile il regolamento di competenza.Cassazione civile sez. VI  26 febbraio 2015 n. 3915

 

Nel regime dell’art. 38 c.p.c. novellato dall’art. 4 della legge n. 353 del 1990 - nel quale tutte le questioni sulla competenza devono essere introdotte nel processo, sia tramite eccezione di parte che d’ufficio, entro tempi stabiliti - la decisione del giudice di merito che abbia statuito solo sulla competenza deve essere impugnata esclusivamente con il regolamento necessario di competenza; pertanto, tale mezzo di impugnazione è proponibile anche quando esista una questione sull’ammissibilità e tempestività dell’eccezione di incompetenza, o sul tempestivo rilievo di ufficio della medesima, e la Corte di cassazione - ove verifichi che la sentenza declinatoria della competenza sia stata emessa in violazione delle regole sulla tempestività dell’eccezione o del rilievo d’ufficio - deve dichiarare la tardività dell’eccezione o del rilievo. Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2007, n. 21858; conforme Cass., Sez. Un., 29 ottobre 2007, n. 22639; Cass. 16 ottobre 2008, n. 25248.

Con la proposizione del regolamento di competenza la parte istante può direttamente ottenere dalla Corte di cassazione una pronuncia che rilevi l’erronea soluzione della questione di rito ed affermi la competenza del giudice adito, e tra le «questioni di competenza» si deve considerare ricompresa anche quella concernente la corretta applicazione dell’art. 38 c.p.c., non potendosi, per converso, ritenere che l’inosservanza delle modalità e dei tempi di formulazione dell’eccezione e del rilievo dell’incompetenza di cui alla citata norma integri un generico errore sull’applicazione di una norma processuale, da dedurre con l’ordinario rimedio dell’appello. Cass. 6 ottobre 2006, n. 21625; conforme Cass. 6 ottobre 2006, n. 21625; Cass. 29 aprile 2004, n. 8288; Cass. 29 marzo 2004, n. 6264; contra Cass. 3 agosto 2005, n. 16299; Cass. lav., 7 agosto 2004, n. 15344.

 

 

1.1. Formulazione del quesito di diritto.

  1. Giurisprudenza sub art. 366-bis, § 2.1.

 

 

1.2. Designazione del giudice competente.

L’istanza di regolamento di competenza ha la funzione di investire la Corte di cassazione del potere di individuare definitivamente il giudice competente. Pertanto, onde evitare che la sua designazione sia ulteriormente posta in discussione nell’ ambito della stessa controversia, l’esame della Corte regolatrice si estende anche a profili diversi da quelli espressamente devoluti dalla parte ovvero esaminati dalla sentenza impugnata e quindi la valutazione della Corte comprende ogni elemento utile fino a quel momento acquisito al processo, senza alcun vincolo di qualificazione, ragione o prospettazione che del rapporto dedotto in causa abbia fatto l’attore con l’atto introduttivo. Cass., Sez. Un., 11 ottobre 2002, n. 14569; conforme Cass. 7 febbraio 2006, n. 2591; Cass. 29 settembre 2004, n. 19591.

 

In sede di regolamento di competenza l’ambito della contestazione, e quindi il potere di controllo spettante alla Corte di cassazione, è limitato alla individuazione del giudice competente sulla base del rapporto processuale instaurato con le domande ed eccezioni proposte dalle parti, con esclusione di ogni altra questione estranea al tema della competenza. Conseguentemente il ricorso per regolamento può contenere, a pena di inammissibilità, solo doglianze sulla risoluzione della questione di competenza o di questioni pregiudiziali che, direttamente o indirettamente, attengono alla questione predetta, mentre l’eventuale denuncia di violazioni di norme sostanziali o processuali diverse da quelle che regolano la competenza dev’essere fatta valere con l’impugnazione nei modi ordinari, indipendentemente e separatamente dall’istanza di regolamento. Cass. 28 marzo 2006, n. 7075.

 

La ripartizione degli affari tra la sede centrale del tribunale e le sezioni distaccate ha carattere interno e non può mai dare luogo a questioni di competenza territoriale, sicché ove ne siano violati i criteri va disposta la trasmissione degli atti al presidente del tribunale perché provveda con decreto non impugnabile ai sensi dell'art. 83 ter disp. att. cod. proc. civ. Qualora, peraltro, l'attore abbia indicato nell'atto di citazione, sia pure erroneamente, la sede principale del tribunale (nella specie, di Paola), ma, successivamente, abbia iscritto la causa presso la sezione distaccata (nella specie, di Scalea), resta precluso al convenuto di conoscere effettivamente la sede presso la quale avrebbe dovuto costituirsi, con conseguente nullità del giudizio dovendosi interpretare l'art. 163 cod. proc. civ., alla luce del diritto costituzionale di difesa, nel senso che l'atto introduttivo non solo deve indicare il tribunale centrale ma anche la sede distaccata e, se indica solo il primo, deve essere seguito dall'iscrizione presso di esso, Cassa con rinvio, App. Catanzaro, 08/03/2007

Cassazione civile sez. II  13 ottobre 2014 n. 21557  

 

1.3. Poteri di indagine e valutazione della Corte di cassazione.

In tema di regolamento di competenza, la cui istanza ha la funzione di investire la Corte di cassazione del potere di individuare definitivamente il giudice competente, onde evitare che la sua designazione sia ulteriormente posta in discussione nell’ambito della stessa controversia, i poteri di indagine e di valutazione, anche in fatto, della Corte possono esplicarsi in relazione ad ogni elemento utile acquisito al processo, senza alcun vincolo di qualificazione, ragione o prospettazione che del rapporto dedotto in causa abbiano fatto le parti. Cass. lav., 24 agosto 2007, n. 18040.

 

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno il potere di pronunciarsi sulla giurisdizione anche in sede di regolamento di competenza proposto contro il provvedimento di sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo la questione di giurisdizione rilevabile d’ufficio fino a quando sul punto non intervenga il giudicato, anche implicito. Cass., Sez. Un., 17 marzo 2010, n. 6405; conforme Cass., Sez. Un., 7 gennaio 2008, n. 35.

 

 

1.4. Proposizione del regolamento: modalità.

La conversione in regolamento necessario di competenza del ricorso ordinario per cassazione proposto contro la sentenza di primo grado che abbia statuito esclusivamente sulla competenza in ragione di territorio può operare se il ricorso abbia i requisiti formali e sostanziali di quello nel quale dovrebbe convertirsi, non risulti la volontà della parte di avvalersi invece del solo ricorso ordinario e sia rispettato il termine di cui all’art. 47, secondo comma, c.p.c. Cass. 11 settembre 2007, n. 19039.

 

In tema di regolamento di competenza, con riferimento alle sentenze rese nell’ambito del rito ordinario, è inammissibile il regolamento proposto oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza effettuata tramite biglietto di cancelleria contenente il dispositivo, ancorché privo della data di deposito della sentenza e della motivazione integrale, atteso che l’art. 47, 2° comma, c.p.c. prescrive che il termine per il regolamento decorra dalla menzionata comunicazione (qualora effettuata, applicandosi diversamente il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c.) e che, ai sensi dell’art. 133, 2° comma, c.p.c., la medesima sia eseguita dal cancelliere mediante biglietto avente riferimento al solo dispositivo, potendo la parte prendere conoscenza della sentenza depositata in cancelleria e restando irrilevante, ai fini dello svolgimento delle difese, la data di deposito. Cass. 22 maggio 2007, n. 11862.

 

 

  1. Legittimazione ed interesse.

Nel sistema processuale delineato dalla legge fallimentare e dal codice di procedura civile, avverso la sentenza dichiarativa di fallimento possono proporre istanza per regolamento di competenza, oltre che il fallito, anche gli altri interessati indicati dall’art. 18 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, tra i quali i creditori del fallito stesso, abbiano o meno partecipato, nella veste di creditori istanti per il fallimento, alla fase prefallimentare della procedura. Il termine per la proposizione del regolamento, da ritenersi di quindici giorni, ex art. 18 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare) (e non di trenta, ex art. 47, comma secondo, c.p.c.), decorre, in tal caso, dal giorno dell’affissione della sentenza di fallimento (mentre, per il debitore, il dies a quo decorre dalla data di comunicazione dell’estratto della dichiarazione di fallimento). Cass. 27 aprile 2002, n. 6166; conforme Cass. 15 settembre 2006, n. 19923.

 

 

  1. Decisione nel merito e sulla competenza.

Il principio enucleabile dagli artt. 42 e 43 c.p.c., secondo cui le questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito esaminate solo incidentalmente in funzione della pronuncia sulla competenza vengono da questa assorbite e vanno dunque impugnate con il ricorso per regolamento di competenza, trova applicazione soltanto quando la questione sia strettamente strumentale alla declaratoria sulla competenza ovverosia quando ne sia escluso un autonomo rilievo, perché solo in tal caso la relativa delibazione è effettivamente un aspetto inerente a quella statuizione ed è perciò valutabile in sede di regolamento. Quando, invece, la questione abbia autonomia al di fuori della decisione sulla competenza, la sua risoluzione appartiene al merito e la parte non può esperire il rimedio del regolamento necessario di competenza, ma deve utilizzare i mezzi ordinari d’impugnazione. Pertanto, non è esperibile il regolamento necessario di competenza nei confronti di sentenza non definitiva del giudice di primo grado, la quale, oltre ad affermare la competenza territoriale, statuisca pregiudizialmente e autonomamente sulla legittimazione passiva alla causa, pur non riportando tale statuizione in dispositivo, e anche in ipotesi di strumentale priorità della questione di merito definita rispetto a quella di competenza, ma con esclusione di un nesso indissolubile tra le due questioni. Cass. 12 gennaio 2007, n. 563.

 

Ai fini dell’esperibilità del regolamento di competenza, potendo l’impugnazione riguardare unicamente la questione relativa alla violazione delle norme sulla competenza in cui sia incorso il giudice del merito, per decisione di “merito” deve intendersi non soltanto una pronuncia sul rapporto sostanziale dedotto in giudizio, ma anche la risoluzione di questioni - di carattere sostanziale o processuale, pregiudiziali di rito o preliminari di merito - diverse da quella sulla competenza, la quale risoluzione, dovendo essere censurata con il ricorso ordinario, preclude la necessità e, ove la censura venga proposta, anche la facoltatività dello stesso regolamento di competenza. Cass. 23 aprile 2010, n. 9754; conforme Cass. 10 gennaio 2011, n. 371.

 

Le questioni concernenti il rilievo dell’eccezione d’incompetenza devono essere fatte valere mediante il regolamento di competenza, in quanto si tratta di questioni riguardanti regole la cui osservanza condiziona il potere-dovere del giudice di decidere sulla competenza. Cass. 9 novembre 2011, n. 23289.

 

 

3.1. Ordinanza di estinzione del processo.

Avverso l’ordinanza del giudice istruttore che rigetta l’istanza volta a far dichiarare l’estinzione del processo per decorso del termine semestrale di riassunzione della causa davanti al giudice competente individuato concordemente dalle parti e disponga la cancellazione della causa dal ruolo, ai sensi del secondo inciso del secondo comma dell’art. 38 c.p.c., non sono ammissibili né il regolamento di competenza, qualora non sia volto a censurare direttamente la decisione sulla competenza, ma sia finalizzato ad una rivalutazione della questione pregiudiziale relativa alla denegata estinzione del giudizio, né il ricorso straordinario, ai sensi del settimo comma dell’art. 111 della Costituzione, ravvisandosi nella predetta ordinanza il requisito della decisorietà, ma non quello della definitività. Ne consegue che è esperibile il rimedio dell’appello, trattandosi di ordinanza avente natura sostanziale di sentenza definitiva del giudizio avanti al giudice che l’ha pronunciata. Cass. 21 dicembre 2007, n. 27098; conforme Cass. 11 maggio 2010, n. 11352.

 

 

3.2. Arbitrato.

In tema di arbitrato, la disciplina sull’impugnabilità con regolamento di competenza, necessario o facoltativo (artt. 42 e 43 c.p.c.), della sentenza del giudice di merito affermativa o negatoria della propria competenza sulla convenzione di arbitrato, recata dal nuovo testo dell’art. 819-ter c.p.c. (introdotto dall’art. 22 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), trova applicazione soltanto in relazione a sentenze pronunciate con riferimento a procedimenti arbitrali iniziati successivamente alla data del 2 marzo 2006, disponendo in tal senso, con formulazione letterale inequivoca, la norma transitoria dettata dall’art. 27, comma 4, dell’anzidetto D.Lgs. n. 40, dovendosi, pertanto, escludere che l’operatività della nuova disciplina possa ancorarsi a momenti diversi, quale quello dell’inizio del giudizio dinanzi al giudice ordinario nel quale si pone la questione di deferibilità agli arbitri della controversia ovvero quello della data di pubblicazione della sentenza del medesimo giudice che risolve la questione di competenza. Cass., Sez. Un., 6 settembre 2010, n. 19047; conforme Cass. 4 agosto 2011, n. 17019; Cass. 8 marzo 2011, n. 5510.

 

 

3.3. Procedimento cautelare.

In materia di procedimenti cautelari, è inammissibile la proposizione del regolamento di competenza, anche nell’ipotesi di duplice declaratoria d’incompetenza formulata in sede di giudizio di reclamo, sia in ragione della natura giuridica dei provvedimenti declinatori della competenza - che, in sede cautelare, non possono assurgere al “genus” della sentenza e sono, pertanto, inidonei ad instaurare la procedura di regolamento in quanto caratterizzati dalla provvisorietà e dalla riproponibilità illimitata - sia perché l’eventuale decisione, pronunciata in esito al procedimento disciplinato dall’art. 47 c.p.c., sarebbe priva del requisito della definitività, in ragione del peculiare regime giuridico del procedimento cautelare nel quale andrebbe ad inserirsi. Cass., Sez. Un., 9 luglio 2009, n. 16091.

 

È inammissibile il regolamento di competenza proposto avverso un provvedimento che non ha carattere definitivo e decisorio, quale deve ritenersi il provvedimento che autorizza il sequestro conservativo. Cass. 16 gennaio 2007, n. 825.

 

 

3.4. Procedimenti possessori.

Il provvedimento con il quale il presidente del tribunale, nella sua qualità di capo dell’ufficio giudiziario, disponga l’assegnazione di una causa possessoria, anziché al magistrato originariamente designato per la trattazione, al (diverso) giudice dinanzi al quale già pende, nell’ambito del medesimo ufficio, la causa petitoria di cognizione ordinaria, non attiene a profili di competenza veri e propri, bensì alla cosiddetta «competenza interna» - alla ripartizione, cioè, degli affari all’interno dell’ufficio - e non ha, come tale, natura decisoria, con conseguente inammissibilità dell’eventuale istanza di regolamento di competenza ovvero dell’eventuale ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. presentati avverso il provvedimento medesimo. Cass. 21 giugno 2001, n. 8477.

 

 

3.5. Devoluzione della causa al collegio penale.

Il ricorso per cassazione avverso la sentenza con cui il giudice civile ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice dell’esecuzione penale non é ammissibile - in presenza degli altri presupposti - quale istanza di regolamento di competenza, atteso che, qualora il giudice civile adito abbia ritenuto “competente” in ordine alla domanda formulata dall’attore un collegio penale del medesimo ufficio, non si pone una questione di competenza ma di ripartizione delle cause tra magistrati appartenenti allo stesso ufficio giudiziario Cass., Sez. Un., 31 ottobre 2008, n. 26296.

 

 

  1. Pronuncia (implicita) sulla competenza. Casistica.

E inammissibile il regolamento di competenza avverso l’ordinanza con la quale il giudice si limiti a rinviare la soluzione della questione di competenza alla decisione del merito della controversia, trattandosi di provvedimento di natura ordinatoria che non integra una pronuncia implicita sulla competenza ed è, pertanto, inidoneo a pregiudicare la decisione definitiva sulla questione anche quando contenga una delibazione sulla fondatezza dell’eccezione. Cass. 19 aprile 2011, n. 8930; conforme Cass. 16 novembre 2010, n. 23112; Cass. 5 settembre 2002, n. 12949.

 

Anche dopo il mutamento della forma della decisione sulla competenza per effetto della L. 18 giugno 2009 n. 69, la decisione affermativa della competenza presuppone sempre la rimessione in decisione della causa ai sensi degli artt. 189 e 275 c.p.c. (ed ai sensi dello stesso art. 189 c.p.c. in relazione all’art. 281-quinquies c.p.c. per il procedimento di decisione del giudice monocratico) preceduta dall’invito a precisare le conclusioni. Ne discende che, ove nel procedimento davanti al giudice monocratico quest’ultimo esterni espressamente od implicitamente in un’ordinanza, senza aver provveduto agli adempimenti sopra indicati, un convincimento sulla competenza e dia provvedimenti sulla prosecuzione del giudizio, tale ordinanza non ha natura di decisione affermativa sulla competenza impugnabile ai sensi dell’art. 42 c.p.c., sicchè il ricorso per regolamento di competenza avverso detto atto deve ritenersi inammissibile. Cass. 28 febbraio 2011, n. 4986; conforme Cass. 16 giugno 2011, n. 13287.

 

In una controversia instaurata dopo l’entrata in vigore della legge 18 giugno 2009, n. 69, la pronuncia con ordinanza soltanto sulla competenza suppone, tanto nel caso in cui la competenza stessa venga affermata, quanto nel caso in cui essa venga negata, il previo invito alla precisazione delle conclusioni. Ove la decisione sia emessa senza il rispetto di tale formalità ed abbia contenuto positivo non si configura una decisione impugnabile con il regolamento di competenza necessario; ove, invece, la decisione abbia contenuto negativo si configura una decisione impugnabile con detto regolamento. Cass. 21 luglio 2011, n. 16005.

 

Non è proponibile il regolamento di competenza contro il provvedimento del giudice dell’esecuzione di negazione della propria competenza, posto che, stante la particolare natura e struttura del processo di esecuzione, va esclusa l’applicabilità nel medesimo, in via generale, delle impugnazioni previste per il processo di cognizione, e quindi anche del regolamento di competenza; ne consegue che gli eventuali vizi che riguardano detto provvedimento possono essere fatti valere, oltre che attraverso l’istanza di revoca, solo attraverso il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, atteso che l’errore sulla competenza può essere considerato come rientrante nel concetto di «irregolarità» di cui all’art. 617 c.p.c. Cass. 30 agosto 2004, n. 17444; conforme Cass. 26 luglio 2011, n. 16292; Cass. 23 luglio 2010, n. 17462.

 

La sentenza del Tribunale che decida, in sede d’appello, in ordine alla competenza del giudice di pace deve essere impugnata esclusivamente mediante regolamento di competenza, essendo irrilevante che avverso le decisioni del giudice di pace, ai sensi dell’art. 46 c.p.c., non sia proponibile tale mezzo d’impugnazione; ne consegue che il ricorso per cassazione eventualmente proposto è inammissibile. Cass. 23 maggio 2011, n. 11300; conforme Cass. 12 novembre 2010, n. 22959.

 

L’individuazione del mezzo di impugnazione esperibile avverso le sentenze del giudice di pace avviene in funzione della domanda, con riguardo al suo valore (ai sensi degli artt. 10 e ss. c.p.c.) ed all’eventuale rapporto contrattuale dedotto (“contratto di massa” o meno), e non del contenuto concreto della decisione e del criterio decisionale adottato (equitativo o di diritto), operando, invece, il principio dell’apparenza nelle sole residuali ipotesi in cui il giudice di pace si sia espressamente pronunziato su tale valore della domanda o sull’essere la stessa fondata su un contratto concluso con le modalità di cui all’art. 1342 c.c. Cass., Sez. Un., 16 giugno 2006, n. 13917; conforme Cass. 11 maggio 2010, n. 11361; Cass. 17 dicembre 2009, n. 26518.

 

Non è ammissibile il regolamento di competenza contro l’ordinanza di incompetenza pronunciata in sede cautelare, atteso che i provvedimenti emanati nell’ambito del procedimento cautelare, essendo destinati a rifluire nel provvedimento che definisce la controversia tra le parti, hanno carattere strumentale e provvisorio e non possono, pertanto, acquistare efficacia definitiva. Cass., Sez. Un., 9 luglio 2009, n. 16091; conforme Cass. 12 ottobre 2005, n. 19777; Cass. lav., 20 dicembre 2000, n. 15986.

 

Con riguardo a pretesa creditoria nei confronti di un’impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa si verifica una situazione di improponibilità o, se proposta, d’improseguibilità della domanda, fino a quando il credito stesso non sia fatto valere nella fase amministrativa di verificazione dello stato passivo davanti ai competenti organi della procedura. Ne deriva che, qualora il giudice investito di tale pretesa dichiari, per l’indicato motivo, l’inammissibilità della domanda, la relativa pronuncia attiene al merito - e non alla competenza - e non è enunciativa di un difetto temporaneo di giurisdizione - trattandosi di semplice differimento dell’esercizio del potere giurisdizionale -, con la conseguenza che, avverso la stessa, sono inammissibili sia il regolamento di competenza, sia quello preventivo di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 3 ottobre 1996, n. 8635.

 

Le sezioni distaccate di tribunale costituiscono articolazioni interne del medesimo ufficio giudiziario di tribunale e, in quanto tali, prive di rilevanza esterna, con la conseguenza che i rapporti tra sede principale e sezione distaccata non possono mai dare luogo a questioni di competenza. Ne consegue che, qualora, in relazione alla pendenza di identico giudizio avanti a sezione distaccata del medesimo tribunale, sia dichiarata la litispendenza, versandosi fuori dallo schema legale previsto dall’art. 39 c.p.c., va dichiarata la nullità della sentenza impugnata con regolamento di competenza, senza necessità di indicare il giudice competente, sia perché la pronunzia di litispendenza non è assimilabile ad una pronunzia di competenza, sia perché in caso di insussistenza della litispendenza o di nullità della relativa sentenza il processo prosegue. Cass. 31 maggio 2005, n. 11572; conforme Cass. 21 dicembre 2007, n. 27100; Cass. VI-L, 11 settembre 2010, n. 19411.

 

Ove la sezione specializzata agraria rimetta la causa al Presidente del tribunale, affinché sia assegnata alla sezione ordinaria tabellarmente competente del medesimo tribunale sul presupposto che il giudizio non abbia ad oggetto una controversia agraria, il ricorso avverso tale provvedimento, nel quale si chiede la declaratoria di competenza della sezione specializzata agraria di diverso tribunale - attenendo alla ripartizione del potere giurisdizionale all’interno dello stesso ordine - pone una questione di competenza e non di giurisdizione, ed è perciò qualificabile come regolamento di competenza; lo stesso è peraltro inammissibile, atteso che avendo il provvedimento impugnato carattere ordinatorio interno, a valenza meramente amministrativa, manca una pronuncia di natura decisoria sulla competenza. Cass., Sez. Un., 16 luglio 2008, n. 19512; conforme Cass. 13 agosto 2010, n. 18673.

 

La questione relativa alla devoluzione di una controversia alla sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale presso il tribunale, ovvero a quello stesso tribunale in composizione ordinaria, è di mera ripartizione degli affari all’interno di un unico ufficio giudiziario; è pertanto inammissibile il regolamento di competenza proposto avverso la sentenza che abbia statuito l’incompetenza della sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale, indicando come competente sezione ordinaria del medesimo tribunale. Cass. 22 novembre 2011, n. 24656.

 

L’ordinanza con cui il tribunale, adìto ai sensi dell’art. 19 D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 5, di fronte ad un’eccezione di litispendenza o continenza, abbia deciso sulla controversia dichiarando la continenza, invece che disporre, come prevede il 3º comma di tale disposizione, la prosecuzione del giudizio con il rito societario a cognizione piena, nel cui ambito la questione può essere decisa, integra un provvedimento impugnabile con il regolamento necessario di competenza, ai sensi dell’art. 42 c.p.c. (nel testo anteriore alla modifica di cui alla L. 18 giugno 2009 n. 69) e non con l’appello. Cass. 26 gennaio 2012, n. 1120.

 

 

  1. Giudizi pendenti in Stati differenti.

Il provvedimento con il quale il tribunale, nel corso di un giudizio di divorzio, sospenda - a seguito di dichiarazione di litispendenza internazionale e di conseguente sospensione del processo - l’efficacia dei provvedimenti temporanei ed urgenti adottati dal presidente del tribunale ex art. 4 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, non costituisce un provvedimento di sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c., non risolve una questione di competenza, nè di giurisdizione, e, comunque, ha natura provvisoria ed interinale al pari di quelli la cui efficacia è stata sospesa. Ne consegue che avverso tale provvedimento non è esperibile il ricorso per cassazione (neppure ex art. 111 Cost.), nè il regolamento preventivo di giurisdizione, nè il regolamento di competenza. Cass., Sez. Un., 17 maggio 2002, n. 7299.

 

 

  1. Regolamento di competenza contro i provvedimenti di sospensione.

A differenza del provvedimento di sospensione del processo di cognizione, per il quale l’art. 42 c.p.c. espressamente prevede l’impugnazione col regolamento di competenza, il provvedimento di sospensione del processo esecutivo ha natura cautelare e produce l’effetto indicato dall’art. 626 c.p.c., con la conseguenza che avverso il medesimo sono esperibili - a seconda del regime applicabile ratione temporis - l’opposizione agli atti esecutivi o il reclamo al collegio di cui all’art. 669-terdecies c.p.c., rimanendo invece inammissibile il regolamento di competenza. Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2007, n. 21860.

 

Sia nella vigenza dell’art. 624 c.p.c. nel testo anteriore alle modifiche apportate dall’art. 2, comma 3, lett. e), del D.L. n. 35 del 2005, convertito con modificazioni nella legge n. 80 del 2005 (e successivamente modificato dall’art. 18 della legge n. 52 del 2006), sia nella vigenza successiva a tali modifiche, il regolamento di competenza avverso l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione abbia disposto la sospensione del processo esecutivo deve ritenersi inammissibile, in quanto tale provvedimento era suscettibile di opposizione agli atti esecutivi vigente il vecchio testo ed è ora suscettibile di reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c. vigente il nuovo testo. Cass. 30 marzo 2007, n. 7923; conforme Cass. 23 luglio 2009, n. 17267.

 

Allorquando sussista una situazione che, in ragione di nessi tra procedimenti pendenti avanti allo stesso ufficio giudiziario, riconducibili alle fattispecie di cui agli artt. 273 o 274 c.p.c., avrebbe dovuto giustificare la rimessione al capo dell’ufficio di uno o dei procedimenti al fine della valutazione circa la loro riunione - nel caso dell’art. 273 - e circa la designazione di un unico magistrato o della stessa sezione per l’adozione dei provvedimenti opportuni - nel caso dell’art. 274 - l’inosservanza di tale modus procedendi da parte del giudice avanti al quale si trovi uno dei procedimenti e l’adozione di un provvedimento di sospensione del giudizio avanti di lui pendente per pretesa pregiudizialità dell’altro, pendente avanti ad altro magistrato dell’ufficio (e anche presso una sezione distaccata o la sede principale dello stesso ufficio) rientra fra i fatti processuali che la Corte di cassazione, in sede di regolamento di competenza, deve valutare per stabilire se detto provvedimento sia stato adottato legittimamente, salvo il rilievo da attribuirsi alle successive vicende del processo considerato pregiudicante, ove prospettate dalle parti od emergenti dagli atti. Ne consegue che se, quando ha adottato il provvedimento, il giudice di merito si trovava in una situazione in cui non sarebbe stato legittimato ad adottarlo, ma avrebbe dovuto riferire al capo dell’ufficio per l’adozione del procedimento di cui al secondo comma delle norme degli artt. 273 e 274 c.p.c., la Corte di cassazione deve considerare il provvedimento di sospensione illegittimo, a meno che non risulti che, in relazione allo stato raggiunto dal processo ritenuto pregiudicante, non sarebbe possibile l’adozione da parte del giudice che emise il provvedimento di sospensione del modus procedendi imposto da quelle norme. Cass. 11 ottobre 2006, n. 21727; conforme Cass. 13 luglio 2011, n. 15420; Cass. 26 luglio 2011, n. 16381; Cass. 23 luglio 2010, n. 17478; Cass. 22 maggio 2008, n. 13194.

 

Nell’ipotesi di sospensione disposta in applicazione di specifiche disposizioni di legge, quale è il caso di cui all’art. 313 c.p.c., in sede di regolamento necessario di competenza (art. 42 c.p.c.) il controllo in sede di legittimità si deve limitare a verificare che si verta in ipotesi di proposizione di querela di falso e che tale disposizione non sia stata abusivamente invocata, atteso che essa non può procedere a un giudizio anticipato sugli aspetti. procedurali o sostanziali della querela di falso, spettanti al giudice della querela, che verrebbe altrimenti espropriato della competenza a decidere su materia a lui riservata, posto alla base del provvedimento amministrativo impugnato). Cass. 4 agosto 2010, n. 18090.

 

In tema di sospensione del processo, ferma restando l’impugnabilità ai sensi dell’art. 42 c.p.c. dei provvedimenti emessi in tal senso per ragioni discrezionali, al di fuori dei presupposti previsti dalla legge, il giudice deve valutare la compatibilità del regolamento di competenza, secondo lo schema dell’art. 295 c.p.c., con la specifica fattispecie di sospensione su cui tale istituto viene a incidere, tenendo conto sia della natura eccezionale dell’impugnazione di provvedimenti meramente ordinatori, sia della necessità di evitare ingiustificate stasi procedimentali che contraddicano i principi del giusto processo. Ne deriva l’inammissibilità del regolamento di competenza avente ad oggetto l’ammissione della proposizione dell’incidente di falso ai sensi dell’art. 355 c.p.c., di cui la sospensione costituisce un effetto legale, poiché trattasi di decisione interlocutoria, priva del carattere della decisività, che non determina la contemporanea pendenza di controversie legate da rapporti di pregiudizialità o dipendenza giuridica. Cass. L, 22 novembre 2011, n. 24621.

 



 
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