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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 424 cod. proc. civile: Assistenza del consulente tecnico

Se la natura della controversia lo richiede, il giudice, in qualsiasi momento, nomina uno o più consulenti tecnici, scelti in albi speciali, a norma dell’articolo 61 (1). A tal fine il giudice può disporre ai sensi del sesto comma dell’articolo 420 (2).
Il consulente può essere autorizzato a riferire verbalmente ed in tal caso le sue dichiarazioni sono integralmente raccolte a verbale, salvo quanto previsto dal precedente articolo 422 (3).
Se il consulente chiede di presentare relazione scritta, il giudice fissa un termine non superiore a venti giorni, non prorogabile, rinviando la trattazione ad altra udienza (4).


Commento

Consulente tecnico: [v. 61]; Verbale: [v. 126].

 

(1) L’esigenza di rispetto del principio del contraddittorio, tuttavia, impone che la nomina del consulente tecnico sia disposta non prima dell’udienza di discussione di cui all’art. 420. È stato affermato, in giurisprudenza, che la nomina effettuata prima di tale termine è viziata da nullità relativa, sanabile se non eccepita nella prima difesa successiva al deposito della relazione. In realtà va rilevato che, nella prassi del giudizio del lavoro, è invalso l’uso (soprattutto nelle cause previdenziali) di disporre la nomina del CTU con lo stesso decreto di fissazione della prima udienza, senza che ciò determini alcuna nullità.

 

(2) Il giudice, cioè, fissa, per il giuramento del CTU, una nuova udienza non oltre 10 giorni dalla prima (ma tale termine è nella prassi pressoché inosservato, per meglio distribuire nel tempo l’enorme carico di lavoro che i giudici sono costretti a sopportare) assegnando contestualmente alle parti un termine, non superiore a 6 giorni [v. att. 145] per la nomina di propri consulenti. Almeno tre giorni prima della nuova udienza, il consulente può presentare istanza di astensione e le parti quella di ricusazione [v. 192].

 

(3) Il consulente presta il giuramento di rito nell’udienza fissata dal giudice [v. 193], dopo di che darà inizio alle operazioni peritali [v. 194] rispondendo ai quesiti formulati dallo stesso giudice, col contributo critico delle parti. Può essere autorizzato a riferire delle sue indagini in forma orale, con dichiarazione raccolta a verbale o registrata sul nastro.

 

(4) Il mancato rispetto del termine di venti giorni, per il deposito da parte del consulente tecnico della relazione scritta, non comporta la nullità della consulenza tecnica, in quanto si tratta di inosservanza di un termine che la legge non definisce perentorio. Il superamento del termine può legittimare la sostituzione del consulente.


Giurisprudenza annotata

Assistenza del consulente tecnico.

 

 

  1. Mezzo di valutazione della prova e strumento di accertamento di fatti; 2. Mancato rispetto del termine per la presentazione della relazione scritta.

 

 

  1. Mezzo di valutazione della prova e strumento di accertamento di fatti.

In tema di benefici previdenziali per i lavoratori esposti ad amianto ed in caso di consulenza tecnica di ufficio disposta dal giudice di merito per l’accertamento del superamento della soglia di rischio da esposizione, non è denunciabile in cassazione il vizio di omessa o insufficiente motivazione in relazione alla mancata confutazione dei rilievi svolti dai lavoratori sulla imparzialità del CTU che abbia in precedenza paventato le conseguenze di ordine politico economico derivanti dal numero di domande all’epoca pendenti per il riconoscimento dei benefici stessi, ove la confutazione stessa sia stata implicita nel giudizio di piena attendibilità ed esaustività dell’elaborato tecnico, riferito alla correttezza della metodica seguita dall’ausiliare. Cass. lav., 22 marzo 2011, n. 6507.

 

 

  1. Mancato rispetto del termine per la presentazione della relazione scritta.

In tema di consulenza tecnica d’ufficio, il giudice di merito non è tenuto, anche a fronte di una esplicita richiesta di parte, a disporre una nuova consulenza d’ufficio, atteso che il rinnovo dell’indagine tecnica rientra tra i poteri istituzionali del giudice di merito, sicché non è neppure necessaria una espressa pronunzia sul punto. Cass. lav., 24 settembre 2010, n. 20227.



 
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