codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 427 cod. proc. civile: Passaggio dal rito speciale al rito ordinario

Il giudice , quando rileva che una causa promossa nelle forme stabilite dal presente capo riguarda un rapporto diverso da quelli previsti dall’articolo 409, se la causa stessa rientra nella sua competenza dispone che gli atti siano messi in regola con le disposizioni tributarie (1), altrimenti la rimette con ordinanza al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni (2) per la riassunzione con il rito ordinario (3).
In tal caso le prove acquisite durante lo stato di rito speciale avranno l’efficacia consentita dalle norme ordinarie (4).

 


Commento

Ordinanza: [v. 134]; Termine perentorio: [v. 153]; Riassunzione: [v. 39].

 

(1) Si tratta dell’ipotesi inversa a quella disciplinata dal precedente articolo. Il giudice emette ordinanza appena rileva che il rapporto dedotto in giudizio è estraneo alla previsione di cui all’art. 409, purché ciò risulti sin dall’atto introduttivo senza necessità di istruttoria.

 

(2) Se questo termine non è rispettato, troverà applicazione l’art. 307, c. 3.

 

(3) Questa seconda ipotesi si verificava quando non solo la causa non rientrava tra quelle elencate nell’art. 409, ma neppure rientrava nella competenza del pretore (questione di competenza e di rito). Questa ipotesi, con l’istituzione del giudice unico di primo grado, perde di rilievo [v. 413 nota (1)].

 

(4) Ciò significa che non si potrà tener conto delle prove estranee al rito ordinario (es.: interrogatorio libero degli incapaci a testimoniare) ovvero di quelle ammesse d’ufficio o su istanza di parte fuori dei limiti di ammissibilità stabiliti dal codice civile (es.: prova testimoniale in contrasto con atto scritto).


Giurisprudenza annotata

Passaggio dal rito speciale al rito ordinario.

 

 

  1. Cause promosse con il rito speciale; 2. Passaggio dal rito speciale al rito ordinario.

 

  1. Cause promosse con il rito speciale.

Il pretore del lavoro giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo che, dichiarando la propria incompetenza territoriale ad emettere il decreto, revoca detto provvedimento e dichiara funzionalmente e territorialmente competente altro giudice, deve provvedere con sentenza, senza che tale provvedimento possa essere considerato come un provvedimento di adeguamento del rito ex art. 427 c.p.c., che consiste in un’ordinanza pronunziabile nei casi in cui, non essendo insorto tra le parti contrasto in ordine alla competenza, il giudice ravvisi una competenza diversa da quella pretorile e proceda alla fissazione di un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione del processo davanti al giudice competente; ne consegue che, annullato il decreto ingiuntivo e dichiarata con sentenza l’incompetenza, la riassunzione deve aver luogo secondo il disposto di cui all’art. 50 c.p.c., norma di carattere generale che, in mancanza di termine per la riassunzione fissato dal giudice, stabilisce che la riassunzione deve avvenire entro sei mesi dalla comunicazione della sentenza, momento che, nel rito del lavoro, coincide non con la pronuncia del dispositivo in udienza, ma con la comunicazione da parte della cancelleria dell’avvenuto deposito della sentenza completa di motivazione. Cass. lav., 12 luglio 2005, n. 14552.

 

 

  1. Passaggio dal rito speciale al rito ordinario.

Al fine di verificare la tempestività dell’appello di una sentenza decisa dal giudice di primo grado secondo il rito del lavoro, deve aversi riguardo al deposito del ricorso in cancelleria, a nulla rilevando il momento della successiva riassunzione del giudizio disposta dalla sezione lavoro della corte di appello per il passaggio della causa ad altra sezione civile del medesimo ufficio giudiziario, essendosi ormai determinato l’effetto conservativo, sostanziale e processuale, dell’impugnazione originariamente proposta. Cass. 28 settembre 2010, n. 20344.

 

L’ordinanza con la quale il giudice del lavoro dispone il mutamento del rito e rimette la causa promossa con il rito speciale al capo dell’ufficio per l’assegnazione ad una sezione ordinaria non ha contenuto decisorio e non ha portata vincolante in ordine alla qualificazione del rapporto operato dal remittente; ne consegue la non impugnabilità dell’ordinanza in cassazione né con regolamento di competenza né con ricorso ordinario. Cass. lav., 18 settembre 2007, n. 19345.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti