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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 43 cod. proc. civile: Regolamento facoltativo di competenza

Il provvedimento (1) che ha pronunciato sulla competenza insieme col merito può essere impugnato con l’istanza di regolamento di competenza, oppure nei modi ordinari quando insieme con la pronuncia sulla competenza si impugna quella sul merito (2).

La proposizione dell’impugnazione ordinaria non toglie alle altre parti la facoltà di proporre l’istanza di regolamento (3).

Se l’istanza di regolamento è proposta prima dell’impugnazione ordinaria, i termini per la proposizione di questa riprendono a decorrere (4) dalla comunicazione dell’ ordinanza che regola la competenza; se e’ proposta dopo, si applica la disposizione dell’articolo 48.


Commento

(1) La facoltatività del rimedio sta nel fatto che, essendo stata presa la decisione sulla competenza assieme alla decisione sul merito, alle parti è lasciata dalla legge la facoltà di scelta tra l’esperimento del regolamento di competenza e il ricorso ai mezzi ordinari di impugnazione. Non si tratta dunque di un rimedio diverso da quello dell’art. 42, bensì dello stesso, essendone diverso solo il presupposto, cioè l’oggetto della pronuncia del giudice (comprensivo anche del merito del giudizio).

 

(2) Dunque, se si vuol contestare il solo aspetto della competenza, come potrebbe fare la parte vittoriosa sul merito, si deve necessariamente fare istanza di regolamento. Se invece si intendono censurare anche gli aspetti di merito, dovrà esser proposta impugnazione ordinaria.

 

(3) In quanto rimedi distinti, essi possono concorrere, con la particolarità che la pur successiva proposizione del regolamento provoca la sospensione [v. 48] del giudizio di impugnazione. Inoltre, la parte che ha proposto impugnazione ordinaria non può proporre istanza di regolamento (tale facoltà è concessa solo alle altre parti). Se, invece, è stato proposto prima il regolamento, la parte potrà proporre l’impugnazione ordinaria, ma solo per le questioni di merito.

 

(4) Si tratta, infatti, di un caso di sospensione dei termini per proporre l’impugnazione. Non si tratta quindi di interruzione, perché i termini non si azzerano, ma per il loro calcolo complessivo si computa il tempo già trascorso, che riprenderà a decorrere dalla comunicazione dell’ordinanza della Cassazione che regola la competenza.


Giurisprudenza annotata

1.1. Litispendenza tra due giudizi.

Ai fini dell’impugnabilità con istanza di regolamento necessario o facoltativo di competenza, per decisione di merito si intende non soltanto una pronunzia sul rapporto sostanziale dedotto in giudizio in contrapposizione ad una pronuncia sul rapporto processuale bensì anche la risoluzione di questioni diverse da quelle sulla competenza, siano esse di carattere processuale o sostanziale, pregiudiziali di rito o preliminari di merito, salvo che dal contenuto complessivo della pronunzia risulti che l’esame di tali questioni sia stato compiuto solo in funzione della decisione sulla competenza e senza pregiudizio per l’esito definitivo della controversia. Pertanto, qualora il giudice abbia dichiarato la litispendenza tra due giudizi (di cui uno sospeso ex art. 295 c.p.c.) relativi alle domande, avanzate dall’INAIL, di rimborso dell’importo equivalente alla rendita costituita in favore degli eredi di un assicurato in dipendenza dell’indennizzabilità dell’infortunio occorso al loro congiunto e dichiarata, contestualmente, inammissibile, per motivi di merito, la domanda di surroga proposta dall’INAIL, la relativa sentenza deve ritenersi impugnabile nei modi ordinari con l’appello, non vertendosi nell’ipotesi di una pronuncia di tipo esclusivamente processuale che abbia statuito solo sulla competenza, in relazione al disposto di cui all’art. 42 c.p.c., che richiama, a tal fine, anche il precedente art. 39. Cass. lav., 24 agosto 2006, n. 18425; conforme Cass. 28 marzo 2006, n. 6992; Cass. 13 luglio 2004, n. 12905; Cass. 21 maggio 2004, n. 9799; Cass. 21 maggio 2001, n. 6911.

 

 

1.1.1. Finalità del regolamento di competenza.

  1. Cass. 21 luglio 2006, n. 16752 sub art. 42, § 1.3.

 

 

  1. Provvedimenti impugnabili.

 

 

2.1. Provvedimenti di decisione della questione di competenza unitamente al merito della causa.

In base alle norme che regolano il procedimento di decisione sulle questioni di giurisdizione e di competenza o su altre questioni pregiudiziali di rito, il giudice può disporre che tali questioni siano decise separatamente dal merito, ma tale modo di procedere postula che le parti siano invitate a precisare le conclusioni (artt. 187 e 189 c.p.c.) e che la causa venga, dunque, rimessa in decisione (e, qualora si tratti di causa da decidersi dal tribunale in composizione monocratica, nei modi alternativamente prescritti dagli artt. 281-quinquies o 281-sexies c.p.c.). Ne consegue che, allorquando il giudice istruttore, di fronte alla proposizione di un’eccezione di incompetenza, adotti un provvedimento relativo soltanto all’ordine del processo, cioè disponga che la questione di competenza venga decisa unitamente al merito, ancorché tale provvedimento contenga affermazioni riguardo alla questione di competenza, esse non integrano una decisione sulla stessa ma hanno soltanto il valore di una giustificazione della scelta del giudice di decidere insieme sul merito e sulla competenza, che suppone necessariamente una delibazione negativa riguardo a detta questione, della quale il giudice deve dare conto. Da tanto discende che tale provvedimento non è assoggettabile a regolamento di competenza. Cass. 21 luglio 2006, n. 16754.

 

 

2.2. Sentenza di merito: impugnazione.

Quando le parti hanno interesse ad una statuizione che, pur inerendo alla questione di competenza, tuttavia è diversa dalla decisione che sulla questione medesima ha assunto il giudice del merito e non intendono rimettere in discussione tale decisione, avverso quest’ultima è ammissibile l’appello e non il regolamento di competenza, giacché la materia del contendere è circoscritta ai soli profili accessori della sentenza di incompetenza. Cass. 18 febbraio 2008, n. 4015.

 

 

2.3. Sentenza di appello: impugnazione.

Quando il giudice di appello pronunci sentenza con la quale, in via pregiudiziale, risolva questioni inerenti l’ammissibilità dell’appello e, quindi, risolvendo una questione di competenza di cui pure sia stato investito con l’appello, dichiari che la competenza spettava ad un giudice diverso da quello che ha deciso in primo grado e rimetta le parti davanti al giudice dichiarato competente, la sentenza decide sul merito e sulla competenza. Ne consegue che, se la parte soccombente sia sulla questione di merito inerente l’ammissibilità dell’appello sia su quella di competenza intende impugnare entrambe le statuizioni, il mezzo esperibile è soltanto il ricorso per cassazione ordinario, con il quale la Corte di cassazione sarà investita ai sensi del n. 2 dell’art. 360 c.p.c., mentre se la parte intende impugnare solo la decisione sulla competenza e non quella che ha ritenuto ammissibile l’appello, il mezzo di impugnazione è il regolamento facoltativo di competenza. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22948; conforme Cass. 30 luglio 2004, n. 12905.

 

 

2.4. Provvedimenti inidonei a pregiudicare la decisione della causa.

Il regolamento di competenza deve ritenersi esperibile soltanto con riferimento alle sentenze o ai provvedimenti che, di queste, abbiano il carattere della definitività perché irretrattabili, e non anche alle decisioni meramente ordinatorie, retrattabili o, comunque, inidonee a pregiudicare la decisione della causa, ancorché non rispettose dell’ortodossia processuale (nell’affermare il principio di diritto che precede la S.C. ha così dichiarato inammissibile l’istanza di regolamento di competenza proposta avverso la decisione del giudice unico presso il tribunale che, con provvedimento interinale e riservata ogni ulteriore e migliore valutazione al giudizio di merito, aveva rigettato l’istanza di sospensione dell’esecuzione di alcune delibere adottate in sede di assemblea ordinaria e straordinaria dagli amministratori di una SRL, istanza fondata sull’asserita incompetenza per territorio del giudice de quo). Cass. 17 ottobre 2002, n. 14773; conforme Cass. 17 giugno 2002, n. 8706; Cass. 24 settembre 1999, n. 10496.

 

 

2.5. Sentenza del giudice di pace.

Le sentenze del giudice di pace non sono soggette a regolamento di competenza, né necessario, né facoltativo, come espressamente dispone l’art. 46 c.p.c. e, se il valore della causa non supera Euro 1.100, il mezzo di impugnazione ammissibile è il ricorso per cassazione, a norma degli artt. 113, secondo comma, e 339, terzo comma, dello stesso codice sia che il giudice abbia pronunciato sul merito della controversia, sia che si sia limitato ad una pronuncia sulla competenza o su altra questione preliminare di rito o di merito, sia che abbia pronunciato sulla competenza e sul merito. Cass. 20 aprile 2005, n. 8294; conforme Cass. 5 aprile 2004, n. 6617; Cass. 4 dicembre 2000, n. 15433; Cass. 7 febbraio 2000, n. 1333; Cass. 1° febbraio 2000, n. 1093; Cass. 13 aprile 1999, n. 3616; Cass., Sez. Un., 14 dicembre 1998, n. 12542; Cass. 3 settembre 1998, n. 8767; Cass. 18 maggio 1998, n. 4964; Cass. 13 marzo 1998, n. 2751; Cass. 12 febbraio 1998, n. 1482.

 

 

2.6. Ordinanza sulla competenza del giudice istruttore.

È inammissibile il regolamento di competenza avverso l’ordinanza con la quale il giudice monocratico concede i termini ex art. 183, 6° comma, c.p.c., in quanto non implica una decisione (di rigetto) sulla questione di competenza. Cass. 16 ottobre 2009, n. 22033.

 

 

2.7. Provvedimento inerente la riunione di cause pendenti davanti al medesimo giudice.

Il provvedimento che accoglie o rigetta l’istanza della parte ai fini della riunione di cause pendenti davanti allo stesso giudice o a diverse sezioni dello stesso ufficio giudiziario, costituisce atto pregiudiziale di carattere meramente preparatorio privo di contenuto decisorio sulla competenza in quanto non implica soluzioni di questioni relative alla translatio iudicii e, pertanto non è impugnabile con regolamento di competenza. Cass. 1° giugno 2001 n. 7446; conforme Cass. 1° dicembre 2000, n. 15362.

 

 

2.8. Ordinanza di prosecuzione del giudizio e chiamata in causa di terzo.

L’ordinanza con cui il giudice, disattendendo l’eccezione di incompetenza per valore in favore del giudice di pace, abbia disposto la prosecuzione del giudizio, abbia autorizzato la chiamata di un terzo in causa e fissato l’udienza per detto incombente, non è impugnabile con regolamento di competenza, trattandosi di provvedimento privo dei caratteri di decisorietà e definitività. Cass. 27 gennaio 2005, n. 1648.

 

 

2.9. Devoluzione di causa al giudice fallimentare.

La decisione, con la quale il tribunale ordinario dichiari improcedibili le domande, sul rilievo che la competenza a conoscere le stesse spetta al tribunale fallimentare della stessa sede, non è impugnabile con regolamento di competenza, sia in quanto essa non rappresenta una «decisione sulla competenza», sia perché, non essendo il tribunale ordinario e quello fallimentare territorialmente diversi, l’aver adito il primo in luogo del secondo non fa sorgere una questione di competenza, ma integra un caso d’improcedibilità della domanda, denunciabile in sede di gravame ordinario. Cass. lav., 26 luglio 2004, n. 14028; conforme Cass. 25 marzo 1997, n. 2619; Cass. 23 gennaio 1997, n. 702.

 

 

2.10. Ordinanza di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto.

Poiché il regolamento di competenza è disciplinato come mezzo di impugnazione ordinario avverso le sentenze che pronunciano sulla competenza, ovvero avverso provvedimenti che, se impugnati, siano suscettibili di rendere incontestabile l’incompetenza dichiarata o la competenza del giudice adito, non è impugnabile con il regolamento di competenza l’ordinanza di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto, data la natura strumentale e provvisoria del provvedimento, che non comporta alcuna decisione definitiva, neppure implicita, sulla competenza. Cass. 15 giugno 2006, n. 13765.

 

 

2.11. Sentenza non definitiva sulla competenza pronunciata dal giudice di pace.

Il principio secondo cui la sentenza non definitiva contenente solo statuizioni sulla competenza pronunciata dal giudice di pace, in cause di valore inferiore a millecento euro, oltre a non essere impugnabile con il regolamento di competenza, non è soggetta all’immediato ricorso per cassazione, non può estendersi anche alle sentenze definitive del giudice di pace che pronuncino esclusivamente sulla competenza, e che devono ritenersi invece, soggette al ricorso stesso. La ratio, dell’articolo 46 c.p.c., che preclude la proposizione del regolamento di competenza, consiste infatti nell’impedire che la Corte di legittimità possa essere adita solo per risolvere questioni di competenza, sorte nel contesto di un giudizio ispirato ad evidenti ragioni di speditezza ed economia processuale, ragioni che rendono opportuna la estensione della preclusione al ricorso per cassazione contro tali sentenze non definitive, ma che invece la rendono inconfigurabile allorché il giudice di pace si sia definitivamente spogliato della causa con una sentenza definitiva. Per altro verso, la preclusione di cui all’articolo 46 rende necessaria la ricorribilità per cassazione per evitare una situazione di conflitto con il sistema di principi dettato dagli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione che verrebbe a crearsi se dovesse affermarsi l’assenza di rimedi giurisdizionali avverso tali pronunce definitive. Cass. 23 febbraio 2007, n. 4208; conforme Cass., Sez. Un., 1° giugno 2006, n. 13027.

 

 

2.12. Provvedimento sull’istanza di riunione di procedimenti pendenti davanti a sezioni diverse dello stesso Ufficio giudiziario.

I rapporti tra la sede centrale del tribunale e le Sezioni distaccate infracircoscrizionali si pongono in termini di ripartizione d’affari nell’ambito del medesimo Ufficio giudiziario, e non di competenza territoriale; ne consegue che il provvedimento che accoglie o rigetta l’istanza di riunione di procedimenti pendenti davanti a Sezioni diverse dello stesso Ufficio giudiziario costituisce atto processuale privo di contenuto decisorio sulla competenza, come tale non impugnabile con regolamento di competenza. Cass. 24 gennaio 2006, n. 1309.

 

 

2.13. Ordinanza istruttoria ammissiva di consulenza tecnica d’ufficio.

L’ordinanza istruttoria con la quale il giudice di merito rigetta l’istanza di revoca del provvedimento di nomina di un consulente tecnico d’ufficio, non ha, nemmeno per implicito e pur in presenza della relativa eccezione di parte, natura di decisione, affermativa o negativa, sulla competenza e, pertanto, non è impugnabile con il regolamento di competenza, trattandosi di provvedimento meramente ordinatorio, comunque modificabile ed inidoneo a pregiudicare la decisione definitiva sulla competenza. Cass. 8 agosto 2007, n. 17368; conforme Cass. 5 settembre 2002, n. 12949.

 

 

2.14. Istanza di estinzione del processo per decorso del termine di riassunzione davanti al giudice dichiarato competente.

Avverso l’ordinanza del giudice istruttore che rigetta l’istanza volta a far dichiarare l’estinzione del processo per decorso del termine semestrale di riassunzione della causa davanti al giudice competente individuato concordemente dalle parti e disponga la cancellazione della causa dal ruolo, ai sensi del secondo inciso del secondo comma dell’art. 38 c.p.c., non sono ammissibili né il regolamento di competenza, qualora non sia volto a censurare direttamente la decisione sulla competenza, ma sia finalizzato ad una rivalutazione della questione pregiudiziale relativa alla denegata estinzione del giudizio, né il ricorso straordinario, ai sensi del settimo comma dell’art. 111 della Costituzione, ravvisandosi nella predetta ordinanza il requisito della decisorietà, ma non quello della definitività. Ne consegue che è esperibile il rimedio dell’appello, trattandosi di ordinanza avente natura sostanziale di sentenza definitiva del giudizio avanti al giudice che l’ha pronunciata. Cass. 21 dicembre 2007, n. 27098; conforme Cass. 6 ottobre 2004, n. 19976.

 

 

2.15. Questioni concernenti l’applicazione dell’art. 38.

La questione di competenza ha natura assolutamente pregiudiziale, per cui vi è una manifesta inconciliabilità, sul piano logico e giuridico, tra la richiesta di una pronuncia sul merito in via principale (che implica necessariamente il riconoscimento della esistenza in concreto della “potestas iudicandi” del giudice adito) e la proposizione di una eccezione di incompetenza dello stesso giudice, da esaminare solo nella ipotesi di pronuncia sfavorevole alla parte che l’ha sollevata, con la conseguenza che, qualora l’eccezione di incompetenza sia stata formulata nei detti termini, essa deve considerarsi ed aversi come non proposta. In tal caso il giudice, mancando una rituale eccezione da esaminare, qualora possa rilevare d’ufficio l’incompetenza, deve farlo entro la prima udienza di trattazione, a norma dell’art. 38 c.p.c.; la violazione della preclusione alla rilevazione è deducibile in sede di regolamento di competenza ed è rilevabile d’ufficio dalla Corte di Cassazione. Cass., Sez. Un., 18 giugno 2008, n. 16557; conforme Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2007, n. 21858; Cass. 6 ottobre 2006, n. 21625.

 

 

  1. Oggetto.

 

 

3.1. Questioni sollevabili.

Ai fini dell’esperibilità del regolamento di competenza, potendo l’impugnazione riguardare unicamente la questione relativa alla violazione delle norme sulla competenza in cui sia incorso il giudice del merito, per decisione di “merito” deve intendersi non soltanto una pronuncia sul rapporto sostanziale dedotto in giudizio, ma anche la risoluzione di questioni - di carattere sostanziale o processuale, pregiudiziali di rito o preliminari di merito - diverse da quella sulla competenza, la quale risoluzione, dovendo essere censurata con il ricorso ordinario, preclude la necessità e, ove la censura venga proposta, anche la facoltatività dello stesso regolamento di competenza. Cass. 23 aprile 2010, n. 9754.

 

 

3.2. Poteri di indagine e di valutazione della Corte di Cassazione.

In sede di regolamento di competenza l’ambito della contestazione, e quindi il potere di controllo spettante alla Corte di cassazione, è limitato alla individuazione del giudice competente sulla base del rapporto processuale instaurato con le domande ed eccezioni proposte dalle parti, con esclusione di ogni altra questione estranea al tema della competenza. Conseguentemente il ricorso per regolamento può contenere, a pena di inammissibilità, solo doglianze sulla risoluzione della questione di competenza o di questioni pregiudiziali che, direttamente o indirettamente, attengono alla questione predetta, mentre l’eventuale denuncia di violazioni di norme sostanziali o processuali diverse da quelle che regolano la competenza dev’essere fatta valere con l’impugnazione nei modi ordinari, indipendentemente e separatamente dall’istanza di regolamento. Cass. 28 marzo 2006, n. 7075.

 

 

3.3. Applicabilità del principio dell’«autosufficienza» del ricorso per cassazione.

Anche al regolamento di competenza è applicabile il principio della cosiddetta «autosufficienza» del ricorso per cassazione, avendo la parte istante l’onere di indicare, in tale sede, in modo adeguato e specifico le ragioni del proprio dissenso rispetto alla decisione impugnata, non potendo invero limitarsi a fare riferimento alle stesse difese svolte in sede di merito, asseritamente non valutate o scorrettamente valutate dal giudice a quo, ma dovendo eventualmente trascrivere in ricorso il loro contenuto, allo scopo di porre la Corte di cassazione nelle condizioni di apprezzarne la rilevanza e pertinenza ai fini del decidere, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti estranee allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi od atti attinenti al pregresso giudizio di merito. Cass. 21 luglio 2006, n. 16752.

 

 

3.4. Conversione in regolamento di competenza del ricorso ordinario per cassazione.

La conversione in regolamento di competenza del ricorso ordinario per cassazione proposto contro la sentenza di appello che abbia statuito esclusivamente sulla competenza può operare solo quando il ricorso effettivamente proposto abbia i requisiti formali e sostanziali di quello nel quale dovrebbe convertirsi e risulti quindi notificato, in conformità dell’art. 47 comma secondo c.p.c., entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla competenza, la cui decorrenza inizia non con la disposizione ma con la ricezione dell’avviso previsto nell’art. 133 dello stesso codice. Cass. 20 marzo 2006, n. 6105.

 

 

3.5. Non deducibilità dei vizi di motivazione ex art. 360, n. 5.

Nel ricorso per regolamento di competenza non è deducibile come motivo d’impugnazione il vizio di motivazione ex art. 360, n. 5, c.p.c. che concerne l’accertamento e la valutazione di punti di fatto rilevanti per la decisione, atteso che, attraverso tale mezzo di impugnazione sono censurabili soltanto l’affermazione o l’applicazione di principi giuridici. Cass. 11 ottobre 2002, n. 14561; conforme Cass. 10 maggio 2001, n. 6480; Cass. 14 gennaio 2000, n. 347; Cass. 25 agosto 1997, n. 7978.

 

  1. Pronunce implicite sulla competenza.

Affinché si abbia una sentenza implicita sulla competenza, impugnabile con istanza di regolamento, è indispensabile un provvedimento che, oltre a comportare una decisione irretrattabile ed a provenire da un organo giudiziario dotato di potere decisorio, presupponga l’affermazione o la negazione della competenza, mentre non può configurarsi una implicita statuizione al riguardo nel caso di provvedimenti ordinatori, retrattabili o comunque inidonei a pregiudicare la decisione della causa, ancorché tali provvedimenti non rispettino l’ortodossia processuale (come quando il pretore, a seguito dell’opposizione del convenuto ometta, in violazione dell’art. 667, comma secondo, c.p.c., di statuire immediatamente sulla competenza) o eccedano dai poteri spettanti al giudice nella specifica fase in cui intervengono. Cass. lav., 19 giugno 1998, n. 6134.

 

 

  1. Concorso tra regolamento facoltativo ed impugnazione ordinaria.

 

 

5.1. Provvedimento di separazione di cause congiunte.

È inammissibile la proposizione di regolamento di competenza avverso il provvedimento del giudice di merito che abbia disposto la separazione di più cause proposte congiuntamente, pur se tale provvedimento sia stato adottato in contrasto con la previsione dell’art. 40 c.p.c. Cass. lav., 3 maggio 2005, n. 9112.

 

 

5.2. Regolamento di competenza e litisconsorzio necessario.

È inammissibile come motivo di regolamento di competenza la deduzione che la sentenza declinatoria della competenza adottata su una delle cause cumulate, emessa dopo la precedente separazione dalle altre, avrebbe negato una fattispecie di litisconsorzio necessario esistente fra le parti nelle cause stesse, giacché in tal caso la pronuncia declinatoria della competenza, nel negare implicitamente la fattispecie di litisconsorzio necessario, si sarebbe concretata in una decisione anche sul merito, poiché la questione della sussistenza o meno del litisconsorzio necessario, afferendo alla legittimazione delle parti, deve considerarsi questione di merito rispetto a quella di competenza, con la conseguenza che la doglianza sul punto è proponibile solo con l’appello. Cass. 18 gennaio 2005, n. 898.

 

 

5.3. Procedimenti possessori.

In tema di conflitto di competenza, nel regime anteriore alla modifica recata all’art. 38 c.p.c. dalla legge 18 giugno 2009, n. 69 e in riferimento alla disciplina dettata dagli artt. 183 e 184 c.p.c., nel testo anteriore alle modificazioni introdotte dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, allorquando - a seguito della declaratoria di incompetenza da parte del giudice adito - la causa prosegue in riassunzione davanti al giudice ritenuto competente, questi può rilevare, a sua volta, la propria incompetenza non oltre la prima udienza di trattazione ex art. 183 citato, rimanendo altrimenti preclusa per lui la possibilità di chiedere d’ufficio il regolamento di competenza, anche nel caso in cui egli abbia concesso termine per la trattazione scritta e nel contempo fissato anche l’udienza ai sensi dell’art. 184 c.p.c., per poi riservarsi, in quest’ultima udienza, sulla possibilità stessa di proporre il conflitto di competenza. Infatti il rinvio per la trattazione scritta - giacché può condurre soltanto ad una precisazione o modificazione della domanda - non è in grado di incidere sulla determinazione della situazione che giustifica l’elevazione del conflitto, la quale deriva dall’atto di riassunzione relativo alla domanda proposta davanti al primo giudice. (Dichiara inammissibile il regolamento di competenza d’ufficio). Cass. 20 luglio 2011, n. 15951.

 

Quando il giudice - adito con la prospettazione della idoneità di determinati fatti ad integrare la fattispecie costitutiva di una domanda di tutela del possesso - ritiene che essi integrerebbero invece, astrattamente, i fatti costitutivi di una domanda diversa e, anziché limitarsi a rigettare la domanda possessoria, si considera investito della diversa domanda che i fatti prospettati sarebbero stati idonei a integrare e si dichiara incompetente sulla medesima, la decisione così assunta deve ritenersi erroneamente dichiarativa di incompetenza, poiché quella che il giudice ha considerato come qualificazione della domanda non è tale, essendo egli chiamato a decidere solo sulla domanda possessoria. Cass., Sez. Un., 7 maggio 2008, n. 11164.

 

 

5.4. Compromesso o clausola compromissoria per arbitrato irrituale.

In tema di arbitrato, la disciplina sull’impugnabilità con regolamento di competenza, necessario o facoltativo (artt. 42 e 43 c.p.c.), della sentenza del giudice di merito affermativa o negatoria della propria competenza sulla convenzione di arbitrato, recata dal nuovo testo dell’art. 819-ter c.p.c. (introdotto dall’art. 22 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), trova applicazione soltanto in relazione a sentenze pronunciate con riferimento a procedimenti arbitrali iniziati successivamente alla data del 2 marzo 2006, disponendo in tal senso, con formulazione letterale inequivoca, la norma transitoria dettata dall’art. 27, comma 4, dell’anzidetto D.Lgs. n. 40, dovendosi, pertanto, escludere che l’operatività della nuova disciplina possa ancorarsi a momenti diversi, quale quello dell’inizio del giudizio dinanzi al giudice ordinario nel quale si pone la questione di deferibilità agli arbitri della controversia ovvero quello della data di pubblicazione della sentenza del medesimo giudice che risolve la questione di competenza. Cass., Sez. Un., 6 settembre 2010, n. 19047.

È inammissibile il regolamento di competenza avverso la sentenza con cui il giudice adito pronunzi, accogliendola o respingendola, su una eccezione relativa all’esistenza di compromesso o di clausola compromissoria per arbitrato irrituale, non integrando quest’ultima un’eccezione di rito bensì attenendo alla proponibilità della questione, giacché con essa le parti demandano agli arbitri lo svolgimento di un’attività negoziale, e non l’esercizio di una funzione giurisdizionale. Cass. 10 maggio 2005, n. 9760; conforme Cass. 27 maggio 2005, n. 11315; Cass. 11 dicembre 2002, n. 17646; Cass., Sez. Un., 3 ottobre 2002, n. 14223; Cass., Sez. Un., 25 giugno 2002, n. 9289; Cass. 24 aprile 2001, n. 6007; Cass. 1° febbraio 2001, n. 1403.

 

 

5.5. Impugnazione con appello della sentenza di primo grado contenente statuizioni sia sul merito che sulla competenza.

Ai sensi dell’art. 819 ter c.p.c., così come novellato dall’art. 22 del D.Lgs. n. 40 del 2006, la sentenza del giudice di merito affermativa o negatoria della propria competenza sulla convenzione di arbitrato è impugnabile con regolamento di competenza, necessario o facoltativo (artt. 42 e 43 c.p.c.) a seconda che sia stata decisa solo la questione di competenza, ovvero questa insieme col merito. (Rigetta, App. Torino, 9 dicembre 2009). Cass. 8 marzo 2011, n. 5510.

 

La sentenza con la quale il giudice decida il merito della causa senza motivare l’eccezione d’incompetenza proposta da una delle parti contiene una statuizione implicita di affermazione della propria competenza. Ne consegue che la parte la quale intenda impugnare tale decisione unicamente sotto il profilo della competenza, ha l’onere di proporre il regolamento di competenza ex art. 43 c.p.c., e non l’appello, il quale, se proposto, va dichiarato inammissibile. (Rigetta, App. Roma, 29 novembre 2006). Cass. 20 luglio 2010, n. 17028.

 

 

5.5.1. Impugnazione sentenza «formalmente di incompetenza» ma «sostanzialmente di merito».

Quando il giudice esclude che sussistano gli estremi dell’azione davanti a lui proposta e per la quale sarebbe in astratto competente, ma ravvisa, invece, nella domanda gli estremi di un’altra azione di competenza di un diverso giudice, la sua pronunzia, anche se formalmente emessa sotto la forma di declinatoria di competenza, è sostanzialmente una pronunzia di merito, perché in effetti egli nega che sussistano le condizioni per poter accogliere la domanda, così come è stata formulata dalla parte. Ne consegue che la pronunzia del giudice di primo grado, formalmente di incompetenza in parte qua, ma sostanzialmente di merito, è da ritenersi correttamente impugnata con l’appello, anziché con il regolamento necessario di competenza di cui all’art. 42 c.p.c. Cass. lav., 14 marzo 2006, n. 5496.

 

 

5.6. Controversie in materia di lavoro ex art. 409.

A seguito dell’istituzione del giudice unico di primo grado, la ripartizione delle funzioni tra le sezioni lavoro e le sezioni ordinarie del tribunale non implica l’insorgenza di una questione di competenza, attenendo piuttosto alla distribuzione degli affari giurisdizionali all’interno dello stesso ufficio; ne consegue che, ove il tribunale ordinario abbia impropriamente dichiarato la propria incompetenza per essere competente il giudice del lavoro presso lo stesso ufficio, è inammissibile il regolamento di competenza proposto avverso l’indicata pronuncia, poiché il tribunale avrebbe dovuto disporre soltanto il cambiamento del rito e la conseguente rimessione al capo dell’ufficio per la relativa assegnazione al giudice del lavoro. (Dichiara inammissibile, Trib. Lecce, sez. dist. Casarano, 29 ottobre 2008). Cass. 23 settembre 2009, n. 20494.

 

 

5.7. Sentenza dichiarativa di fallimento.

Il rimedio del regolamento di competenza avverso una sentenza dichiarativa di fallimento è ammissibile a condizione che, al momento della proposizione del regolamento stesso, il ricorrente non abbia optato per la diversa, possibile alternativa dell’opposizione ex art. 18 della legge fallimentare, con essa eccependo (anche) l’incompetenza del giudice che abbia dichiarato il fallimento (mentre, se quest’ultimo procedimento risulti già radicato, resta preclusa, in forza del principio di alternatività, l’esperibilità dell’istanza di regolamento facoltativo) Nel caso in cui l’istanza di regolamento e l’atto di opposizione siano stati notificati nella stessa data, la situazione di incompatibilità logica e di conseguente, necessaria alternatività fra i due procedimenti va risolta, invece, in favore del regolamento ex art. 43 c.p.c., per la prevalenza che il legislatore ha inteso attribuirgli rispetto agli altri possibili mezzi di impugnazione ordinari della stessa sentenza. Cass. 30 settembre 2004, n. 19650; conforme Cass. 25 giugno 2004, n. 11911; Cass. 16 giugno 2004, n. 11303; Cass. 27 aprile 2002, n. 6166; Cass. 18 luglio 2001, n. 9754; Cass. 27 febbraio 2001, n. 2825; Cass. 17 gennaio 2001, n. 558.

 

 

5.8. Improcedibilità delle domande e competenza del tribunale fallimentare.

Si configura un’ipotesi di conflitto positivo di competenza qualora pendano, dinanzi a due diversi tribunali, procedure concorsuali di tipo diverso (come quella fallimentare e quella di ammissione al concordato preventivo), stante l’interesse dei creditori alla concentrazione delle procedure ed alla luce dei peculiari principi ispiratori della normativa fallimentare (e, in particolare, di quello, fondamentale, della unitarietà della procedura concorsuale), con la conseguenza che è ammissibile la proposizione di istanza di regolamento di competenza, ovvero la richiesta di ufficio del medesimo, innanzi alla Corte di cassazione, per la risoluzione del conflitto. (Regola competenza d’ufficio). Cass. 13 luglio 2011, n. 15440.

 

 

5.9. Sentenza su una molteplicità di domande indipendenti.

Qualora una sentenza statuisca su una molteplicità di domande indipendenti, decidendone talune nel merito e per altre, previa declaratoria di incompetenza per materia, fissando un termine per la riassunzione davanti al giudice individuato come competente la parte interessata ad una pronunzia nel merito in ordine anche alla domanda sulla quale il giudice si è dichiarato incompetente, può impugnare tale statuizione solo con il regolamento necessario di competenza, la cui proposizione sospende il termine per la riassunzione innanzi al giudice dichiarato competente per materia, mentre in difetto di tale impugnazione egli ha l’onere di riassunzione tempestiva dinnanzi a quel giudice, in mancanza della quale si determina l’estinzione del processo. Cass. 13 settembre 1997, n. 9073.

 

 

5.10. Provvedimento camerale contenente una pronuncia sulla competenza.

La pronuncia sulla competenza contenuta in un provvedimento camerale privo di decisorietà e definitività non è impugnabile con il regolamento di competenza ad istanza di parte, atteso che la affermazione o la negazione della competenza è preliminare e strumentale alla decisione di merito e non ha una sua natura specifica, diversa da quest’ultima, tale da giustificare un diverso regime di impugnazione e da rendere ipotizzabile un interesse all’individuazione definitiva ed incontestabile del giudice chiamato ad emettere un provvedimento privo di decisorietà e definitività. Cass. 20 ottobre 2004, n. 20498; conforme Cass., Sez. Un., 4 novembre 2003, n. 16568.

 

 

5.11. Ordinanza di prosecuzione del giudizio di merito.

L’ordinanza con cui il giudice abbia disposto la prosecuzione del giudizio, fissando l’udienza per la precisazione delle conclusioni, non possiede la natura ed i requisiti di una statuizione irretrattabile sulla competenza, suscettibile di pregiudicare la decisione della causa, onde, avverso una simile ordinanza, non è ammissibile la richiesta di regolamento di competenza, in mancanza appunto di una esplicita pronuncia sulla competenza stessa, la quale non risulta configurabile neppure implicitamente, tanto più quando il medesimo giudice abbia altresì espressamente riservato al definitivo la decisione sull’eccezione di incompetenza sollevata dalla parte. Cass. 9 settembre 2004, n. 18199.

 

 

5.12. Provvedimento del giudice dell’esecuzione.

Avverso il provvedimento col quale il giudice dell’esecuzione neghi la propria competenza per territorio non è proponibile il regolamento di competenza, ma solo l’opposizione agli atti esecutivi, salva la facoltà della parte di chiedere la revoca al giudice che l’ha pronunciato. Ove, tuttavia, il regolamento di competenza sia stato (inammissibilmente) comunque proposto si determina la sospensione del decorso del termine per proporre opposizione agli atti esecutivi, fino alla data di comunicazione del deposito dell’ordinanza di decisione del regolamento di competenza. (Dichiara inammissibile, Trib. Bergamo, 3 agosto 2009). Cass. 23 luglio 2010, n. 17462.

 

 

5.13. Provvedimenti emessi nell’ambito dei procedimenti cautelari.

Non è ammissibile il regolamento di competenza, necessario o facoltativo, nei confronti dei provvedimenti emessi dal giudice nell’ambito dei procedimenti cautelari disciplinati dagli artt. 669-bis e seguenti c.p.c., stante la espressa qualificazione come ordinanza anche del provvedimento adottato in tema di competenza e la prevista possibilità di riproporre la domanda a seguito di ordinanza di incompetenza (art. 669-septies). Cass. 17 giugno 1999 n. 6009; conforme Cass. 21 maggio 1997, n. 4536.

 

 

5.14. Ordinanza di fissazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni in sede di opposizione al decreto ingiuntivo.

In tema di regolamento di competenza, anche dopo il mutamento della forma della decisione sulla competenza per effetto della L. 18 giugno 2009 n. 69, la decisione affermativa della competenza presuppone sempre la rimessione in decisione della causa ai sensi degli artt. 189 e 275 c.p.c. (ed ai sensi dello stesso art. 189 c.p.c. in relazione all’art. 281-quinquies c.p.c. per il procedimento di decisione del giudice monocratico) preceduta dall’invito a precisare le conclusioni. Cass. 21 luglio 2011, n. 16005 conforme Cass. 28 febbraio 2011, n. 4986.

 

 

5.15. Procedimento per convalida di sfratto.

Nel procedimento per convalida di sfratto, la questione di competenza, come ogni altra questione volta a contestare la domanda di merito, può ben essere sollevata già nell’udienza di comparizione, anche al fine di contrastare l’accoglimento dell’eventuale istanza intesa ad ottenere l’ordinanza di rilascio, ma il suo esame è compiuto nella stessa sede in funzione della sola decisione su tale domanda incidentale, sicché un’espressa decisione sulla questione di competenza non la si può qualificare come sentenza, dovendo detta questione essere comunque decisa nel conseguente giudizio a cognizione piena sulla domanda di merito. Ne consegue che è inammissibile il regolamento di competenza proposto avverso una decisione sulla competenza che sia stata adottata all’esito della fase a cognizione sommaria del suddetto procedimento unitamente al provvedimento di rilascio con riserva delle ulteriori eccezioni dell’intimato. Cass. 18 febbraio 2008, n. 4016.

 

 

  1. Decorrenza del termine.

Il regolamento di competenza proposto dopo il decorso di trenta giorni dalla comunicazione del dispositivo della sentenza, ma entro l’anno dalla sua pubblicazione (o nei trenta giorni dalla sua notificazione) è ammissibile, qualora la parte destinataria della comunicazione deduca e dimostri che il dispositivo comunicatole - in quanto difforme da quello effettivamente adottato - gli abbia precluso la completa conoscenza dell’atto, incidendo negativamente sull’esercizio della facoltà d’impugnazione, dal momento che, in siffatta ipotesi, non può ragionevolmente pretendersi dalla parte un comportamento talmente diligente da indurla ad accertare la conformità del dispositivo comunicato a quello effettivamente adottato, atteso anche il legittimo affidamento, in ragione della provenienza della comunicazione, sulla esistenza di tale conformità. Cass. 7 maggio 2004, n. 8758; conforme Cass. 15 novembre 2000, n. 14789.

 

 

6.1. Applicabilità dell’art. 327.

Il termine per la proposizione del regolamento di competenza ad istanza di parte decorre dalla comunicazione della sentenza sulla competenza, laddove quando la comunicazione non sia prevista o non sia concretamente avvenuta o sia stata effettuata in maniera incompleta o inidonea a fornire al destinatario la piena conoscenza dell’atto, il predetto termine decorre dalla notificazione della sentenza ad istanza di parte, o, in mancanza, dal deposito della sentenza ma, in quest’ultimo caso, ha durata annuale, ai sensi dell’art. 327 c.p.c., da ritenersi applicabile anche al regolamento di competenza. Cass. 23 maggio 2003, n. 8165; conforme Cass. 9 maggio 2000, n. 5848.

 

 

  1. Sospensione del termine o del processo.

 

7.1. Applicazione della sospensione dei termini per l’impugnazione ordinaria.

In tema di regolamento facoltativo di competenza, la sospensione dei termini per la impugnazione ordinaria, prevista dall’art. 43, terzo comma, c.p.c., si applica in tutti quei casi in cui la Corte di cassazione venga investita da una istanza per regolamento di competenza e comunque decida sulla stessa definendo il giudizio; quindi nei casi non solo di sentenza di cassazione affermativa o declinatoria della competenza, ma anche di inammissibilità del ricorso per regolamento di competenza e, per completezza e analogia, di improcedibilità o rinunzia, regolati rispettivamente dagli artt. 369 e 390 c.p.c. Cass. 23 maggio 2000, n. 6729.

 

Nell'ipotesi in cui la sentenza con cui il giudice (nella specie di appello) abbia, tra l'altro, declinato la propria competenza e individuato il giudice competente (nella specie la sezione specializzata agraria di primo grado), e la sentenza sia stata oggetto di impugnazione (nella specie ricorso ordinario per cassazione), definita con il rigetto, con conseguente definitiva conferma del giudice originariamente individuato come competente, l'atto di riassunzione del processo dinanzi al giudice originariamente individuato - proposto dopo la proposizione dell'impugnazione per cassazione, quando il processo e il termine per la riassunzione erano sospesi per effetto della stessa impugnazione - non può ritenersi sanato dalla successiva conferma della competenza del giudice, ma è nullo (ed è conforme a diritto la sentenza che conclude il processo così riassunto con la dichiarazione di inammissibilità), potendo il processo sospeso essere riassunto solo dopo la cessazione della causa di sospensione, nei modi e termini previsti a seconda della ragione che ha originato la quiescenza del processo. (Nella specie, art. 50 c.p.c.).Cassazione civile sez. III  20 marzo 2014 n. 6512  

 

 

  1. Pronunce sulla litispendenza, continenza e connessione.

 

 

8.1. Sentenza del giudice di merito contenente un’implicita pronuncia sulla competenza.

Il regolamento di competenza proposto nei confronti di sentenza declinatoria o affermativa della competenza per l’esistenza di clausola compromissoria è ammissibile ove riguardi un giudizio promosso successivamente al 2 marzo 2006, data di entrata in vigore dell’art. 819 ter c.p.c., introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. (Regola competenza). Cass. 28 dicembre 2011, n. 29261 conforme Cass. 8 marzo 2011, n. 5510.

 

 

  1. D.Lgs. 51/98 sul giudice unico.

Nelle cause attribuite alla competenza del tribunale in composizione monocratica, il giudice unico, che assomma in sé le funzioni di istruzione e di decisione, quando ritenga di emettere una decisione definitiva sulla competenza, è tenuto - ai sensi degli artt. 187 e 281-bis c.p.c. - ad invitare le parti a precisare le conclusioni, in tal modo scandendo la separazione fra la fase istruttoria e quella di decisione, non potendosi ritenere che una qualunque decisione assunta in tema di competenza implichi per il giudice l’esaurimento della “potestas judicandi” sul punto. Cass. 13 agosto 2010, n. 186739.



 
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