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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 435 cod. proc. civile: Decreto del presidente

Il presidente della corte di appello entro cinque giorni dalla data di deposito del ricorso nomina il giudice relatore e fissa, non oltre sessanta giorni dalla data medesima, l’udienza di discussione dinanzi al collegio.
L’appellante, nei dieci giorni successivi al deposito del decreto, provvede alla notifica del ricorso e del decreto all’appellato. (1)
Tra la data di notificazione all’appellato e quella dell’udienza di discussione deve intercorrere un termine non minore di venticinque giorni (1)(2).
Nel caso in cui la notificazione prevista dal secondo comma deve effettuarsi all’estero, i termini di cui al primo e al terzo comma sono elevati, rispettivamente, a ottanta e sessanta giorni.

(1) La Corte costituzionale con sentenza 14 gennaio 1977, n. 15 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non dispone che l’avvenuto deposito del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione sia comunicato all’appellante e che da tale comunicazione decorra il termine per la notificazione all’appellato.


Commento

Udienza di discussione: [v. 420]; Decreto: [v. 135]; Notificazione: [v. 137]; Termine: [v. 152]. Giudice relatore: membro del collegio giudicante, che relaziona sulla causa. Collegio: organo cui è rimessa la decisione (e, nel rito del lavoro, anche la trattazione ed eventuale istruzione) della causa.

 

(1) Con il deposito del ricorso si costituisce validamente il rapporto processuale, impedendosi il passaggio in giudicato della sentenza.

 

(2) In caso di vizio della notifica ne va disposta la rinnovazione e la sua omissione può costituire motivo di ricorso per cassazione. Secondo un recente orientamento giurisprudenziale, nell’ipotesi di inesistenza della notifica la Corte non può concedere un termine per la rinnovazione della notifica. La nullità della notifica determina il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado che può essere evitata con la costituzione dell’appellato o con la rinnovazione della notifica se ne sussistono le condizioni.


Giurisprudenza annotata

Decreto del presidente.

 

 

  1. Decreto di fissazione dell’udienza di discussione; 2. Notificazione del ricorso.

 

 

  1. Decreto di fissazione dell’udienza di discussione.

L’illeggibilità della data dell’udienza di discussione nel decreto di fissazione, emanato dal giudice d’appello ai sensi dell’art. 435 c.p.c., non integra un’ipotesi di nullità del ricorso ove il convenuto possa, con un minimo di diligenza e buon senso, superare l’incertezza così da poter individuare la data esatta di comparizione, e il relativo accertamento costituisce un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato Cass. lav., 25 febbraio 2009, n. 4545.

 

Il contraddittorio può ritenersi validamente costituito anche quando il collegio, senza emettere un formale provvedimento di rinnovo, si sia limitato, all’udienza di discussione originariamente fissata, a disporre il rinvio della medesima e l’appellante, nell’osservanza dei ripetuti termini, abbia notificato alla controparte copia del ricorso in appello e del decreto del presidente del tribunale nonché del verbale della prima udienza nella quale è stato disposto il rinvio. Cass. lav., 27 ottobre 2010, n. 21978.

 

L’istanza ed il pedissequo decreto di anticipazione dell’udienza di discussione ex art. 437 c.p.c. devono essere notificati alla parte non costituita personalmente e non già alla parte presso il procuratore costituito in primo grado nel domicilio fissato - in forza di quanto stabilito dall’art. 82 del R.D. 22 gennaio 1937, n. 37 - presso la cancelleria del tribunale, giacché la procura conferita per quel grado non può spiegare effetti ulteriori a quelli previsti dall’art. 330 c.p.c. per la notifica dell’impugnazione, essendo questa l’unica ipotesi di ultrattività prevista dalla citata norma di rito, con la conseguenza che l’irritualità della notificazione alla parte non costituita presso il procuratore costituito in primo grado configura una violazione del principio del contraddittorio, da cui deriva la nullità della successiva udienza di discussione e della sentenza resa, che ne comporta l’annullamento con rinvio al giudice d’appello. Cass. lav., 28 agosto 2007, n. 18149.

 

 

  1. Notificazione del ricorso.

Il termine di dieci giorni entro il quale l’appellante, ai sensi dell’art. 435, secondo comma, c.p.c., deve notificare all’appellato il ricorso (tempestivamente depositato in cancelleria nel termine previsto per l’impugnazione) e il decreto di fissazione dell’udienza di discussione non ha carattere perentorio e la sua inosservanza non produce quindi alcuna conseguenza pregiudizievole per la parte, perché non incide su alcun interesse di ordine pubblico processuale o su di un interesse dell’appellato, sempre che sia rispettato il termine che ai sensi del medesimo art. 435 c.p.c. (commi terzo e quarto) deve intercorrere tra il giorno della notifica e quello dell’udienza di discussione. Cass. lav., 30 dicembre 2010, n. 26489; conforme Cass. 15 ottobre 2010, n. 21358; Cass. lav., 22 giugno 1994.

 

La violazione del termine, meramente ordinatorio, di dieci giorni entro il quale l'appellante, ai sensi dell'art. 435, secondo comma, c.p.c., deve notificare il ricorso - tempestivamente depositato in cancelleria nel termine previsto per l'impugnazione - unitamente al decreto di fissazione dell'udienza di discussione non produce alcuna conseguenza pregiudizievole per la parte, perché non incide su alcun interesse di ordine pubblico processuale e, pertanto, la sua inosservanza non comporta decadenza, sempre che sia rispettato il termine che, ai sensi del medesimo art. 435, commi terzo e quarto, c.p.c. deve intercorrere tra il giorno della detta notifica e quello dell'udienza di discussione (fattispecie relativa ad una controversia in materia di locazione).

Cassazione civile sez. III  07 aprile 2015 n. 6893

 

Nel procedimento di appello in materia di lavoro o previdenza, la nullità derivante dalla assegnazione al convenuto di un termine a comparire inferiore a quello stabilito dall’art. 435 terzo comma c.p.c. è suscettibile di sanatoria con efficacia ex tunc, sia mediante rinnovazione della notificazione dell’atto di appello disposta dal giudice entro un termine perentorio all’uopo assegnato sia, in via alternativa, per effetto della costituzione in giudizio della parte appellata alla quale, ove deduca nel costituirsi l’inosservanza del termine a comparire, il giudice dovrà fissare una nuova udienza nel rispetto del termine stesso. Cass. lav., 9 settembre 2004, n. 18165.

 

L’appello, pur tempestivamente proposto nel termine previsto dalla legge, è improcedibile ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo consentito - alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio della cosiddetta ragionevole durata del processo “ex” art. 111, secondo comma, Cost. - al giudice di assegnare, “ex” art. 421 c.p.c., all’appellante un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 c.p.c. Cass. 30 aprile 2011, 9597; conforme Cass., Sez. Un., 23 luglio 2008, n. 20604; Cass. 19 dicembre 2008, n. 29870; Cass., Sez. Un., 20 maggio 2003, n. 7901; Cass. lav., 8 maggio 2003, n. 7032.

 

Qualora il giudice d’appello, uniformandosi all’orientamento giurisprudenziale esistente all’epoca della pronuncia, abbia escluso, nel rito del lavoro, che la mancata notificazione del ricorso e dell’unito decreto di fissazione dell’udienza entro il termine stabilito determini una decadenza, e la relativa decisione non sia stata impugnata con ricorso per cassazione, neppure in via incidentale e condizionata, deve ritenersi formato, sul punto, un giudicato interno che non ammette la possibilità di riesame della questione e preclude l’applicazione del nuovo orientamento affermato dalla stessa Corte, secondo il quale l’appello è comunque improcedibile. Ne consegue che, ove il ricorrente contesti, con i motivi di ricorso, solo l’esatta applicazione del principio adottato dal giudice di merito, la questione deve essere decisa, anche nel giudizio di cassazione, secondo gli orientamenti della pregressa giurisprudenza. Cass. lav., 26 novembre 2008, n. 28270.



 
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