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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 44 cod. proc. civile Efficacia della (ordinanza)

La ordinanza che, anche a norma degli articoli 39 e 40, dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata, se non è impugnata con l’istanza di regolamento, rende incontestabile l’incompetenza dichiarata e la competenza del giudice in essa indicato se la causa è riassunta nei termini di cui all’articolo 50 (1), salvo che si tratti di incompetenza per materia o di incompetenza per territorio nei casi previsti nell’articolo 28 (2).


Commento

(1) Si tratta del caso in cui un giudice, chiamato a pronunciarsi in ordine ad ipotesi di competenza per valore e territorio derogabile o di litispendenza, continenza e connessione, abbia dichiarato la propria incompetenza. In tal caso, se le parti non propongono il regolamento, la competenza non potrà più essere contestata neanche come eccezione innanzi al giudice dichiarato competente.

 

(2) Nel caso di competenza per materia o per territorio inderogabile, il regolamento di competenza potrà, infatti, essere proposto d’ufficio, dal giudice che, ritenutosi incompetente, sia stato invece, elevata la relativa eccezione o rilevata anche d’ufficio la questione [v. 381 ], dichiarato competente e davanti al quale la causa sia stata riassunta.


Giurisprudenza annotata

  1. Pronuncia di incompetenza.

Il regolamento di competenza d’ufficio di cui all’art. 45 c.p.c. può essere richiesto soltanto quando il giudice indicato come competente (da quello dichiaratosi incompetente) e dinanzi al quale la causa sia stata riassunta deduca, a sua volta, la competenza del primo o di un terzo giudice per ragioni di materia o di territorio inderogabile, ma non anche per motivi di valore, atteso che, per effetto del provvedimento emesso dal primo giudice, la competenza per valore del giudice davanti al quale la causa è stata riassunta risulta ormai radicata e non più suscettibile di contestazione. (Dichiara inammissibile, Trib. Foggia, 17 luglio 2009). Cass. 23 luglio 2010, n. 17454.

 

 

  1. Efficacia della decisione del giudice di merito.

 

 

2.1. Effetto di giudicato formale e non sostanziale delle sentenze di merito.

Le sentenze che statuiscono sulla competenza - ad eccezione delle decisioni della Corte di cassazione in sede di regolamento di competenza - non sono suscettibili di passare in cosa giudicata in senso sostanziale poiché la decisione sulla questione di competenza, emessa dal giudice di merito con sentenza non più impugnabile, dà luogo soltanto al giudicato formale, il quale si concreta in una preclusione alla riproposizione della questione soltanto davanti al giudice dello stesso processo, ma non fa stato in un distinto giudizio promosso dalle stesse parti dinanzi ad un giudice diverso. Cass. 14 novembre 2003, n. 17248; conforme Cass. 8 marzo 1995, n. 2697.

 

 

2.2. Efficacia di giudicato della sentenza dichiarativa di incompetenza.

La sentenza (o l’ordinanza di natura decisoria) dichiarativa della incompetenza (anche per materia) del giudice adito va impugnata con l’istanza di regolamento necessario di competenza (ove il giudice indicato come competente non sollevi conflitto di ufficio, ex art. 45 c.p.c.), acquistando, in caso contrario, efficacia di giudicato tanto la statuizione di incompetenza del giudice che l’ha pronunciata quanto quella sulla (asserita) competenza dell’autorità dinanzi alla quale la causa sia stata tempestivamente riassunta. Ne consegue che, nei successivi gradi del procedimento, né le parti, né il giudice procedente hanno la facoltà di rimettere in discussione quanto stabilito, in tema di competenza, dall’autorità giudiziaria originariamente adita. Cass. 11 ottobre 2002, n. 14559.

 

 

2.3. Sentenza della Corte di Cassazione.

La sentenza resa dalla Corte di cassazione in sede di regolamento di competenza non consente di porre ulteriormente in discussione, eventualmente anche sotto profili diversi rispetto a quelli espressamente esaminati, le questioni di competenza. Cass. lav., 26 giugno 1999, n. 6657.

 

 

2.4. Mancata riassunzione della causa.

Il provvedimento di rigetto dell’eccezione di estinzione del processo per mancata riassunzione davanti al giudice competente costituisce una decisione su una questione pregiudiziale di rito diversa dalla competenza, e non avente carattere strumentale rispetto alla decisione sulla stessa, con la conseguenza che la sentenza che abbia deciso entrambe le questioni non è impugnabile con il regolamento di competenza, ma con l’appello. (Rigetta, App. Napoli, 1 dicembre 2005). Cass. 11 maggio 2010, n. 11352.

 

 

2.5. Giudizi davanti al giudice di pace.

Nei giudizi dinanzi al giudice di pace, ai sensi dell’art. 44 c.p.c., qualora il giudice preventivamente adito declini la propria competenza, affermando la competenza per materia o territoriale inderogabile di altro giudice, e la parte non impugni con l’appello la relativa decisione, provvedendo a riassumere tempestivamente il giudizio dinanzi al giudice indicato come competente, si ha acquiescenza alla declaratoria di incompetenza e la competenza del giudice indicato rimane incontestabilmente stabilita. Cass. 4 agosto 2006, n. 17695.

 

 

2.6. Esercizio di funzioni giurisdizionali ai sensi dell’art. 4 della legge n. 117 del 1998.

Il provvedimento con il quale si accerti l’incompetenza territoriale del giudice adito in un’azione di responsabilità civile derivante dall’esercizio delle funzioni giurisdizionali proposta contro lo Stato, per violazione dei criteri di competenza territoriale inderogabile fissati dall’art. 4 della legge n. 117 del 1998, è impugnabile con ricorso per cassazione, e non con il regolamento di competenza, in quanto esso contiene una pronuncia d’inammissibilità che impedisce la translatio iudicii regolata dall’art. 44 c.p.c., e non può farsi rientrare quindi tra le sentenze che pronunciano solo sulla competenza non decidendo il merito della causa. Cass. 29 marzo 2005, n. 6551.

 

 

2.7. Effetti sul regime della prescrizione.

Nel sistema delineato dall’art. 2945 c.c., l’instaurazione del giudizio interrompe la prescrizione e ne sospende il decorso fino al passaggio in giudicato della sentenza (anche di rito) che definisce il giudizio. Quando il processo si estingue, invece, la prescrizione decorre dalla data dell’atto interruttivo. Non può, pertanto, prodursi l’effetto interruttivo sospensivo enunciato nel citato art. 2945, comma secondo, quando un processo, all’esito di una pronuncia declinatoria della competenza, non sia tempestivamente riassunto, non potendo più ravvisarsi l’unicità del processo. Tuttavia, nel diverso caso in cui prima della declaratoria d’incompetenza la stessa domanda con le stesse parti venga proposta davanti al giudice competente (e non venga dichiarata la litispendenza), l’assoluta identità del secondo giudizio consente di ritenere unico il processo e, conseguentemente, prodotto l’effetto interruttivo permanente dalla data dell’atto introduttivo del primo giudizio. Cass. 6 agosto 2007, n. 17156; conforme Cass. 18 gennaio 2006, n. 825; Cass. lav., 30 marzo 1994, n. 3108.

 

 

  1. Riassunzione tempestiva.

 

 

3.1. Riassunzione della causa dopo l’istanza di trasmissione del fascicolo alla cancelleria della Corte di cassazione ex art. 47, 3° comma.

Gli atti del processo riassunto dopo l’ istanza di trasmissione del fascicolo alla cancelleria della Corte di cassazione per il regolamento di competenza dinanzi al giudice dichiarato competente dal giudice a quo, sono nulli perché in violazione del divieto, di ordine pubblico, sancito dall’ art. 298, primo comma, c.p.c., non essendo applicabili gli artt. 156 e 157 c.p.c., previsti per la violazione di norme sulla forma degli atti processuali, mentre, se la predetta riassunzione è contemporanea al deposito dell’ istanza di cui all’ art. 47, terzo comma, c.p.c., il processo che continua, ai sensi dell’art. 50 c.p.c., è quello tempestivamente riassunto - per evitarne l’estinzione - dinanzi al giudice dichiarato competente dalla Corte regolatrice, sì che la prevenzione opera favore di quegli, e il processo precedentemente riassunto diviene improseguibile. Cass. 5 giugno 1998, n. 5512.

 

 

3.1.1. Impugnazione sentenza del giudice adito dichiarativa di incompetenza.

La sentenza dichiarativa della incompetenza (anche per materia) del giudice adito va impugnata con l’istanza di regolamento necessario di competenza (ove il giudice indicato come competente non sollevi conflitto di ufficio, ex art. 45 c.p.c.), acquistando, in caso contrario, efficacia di giudicato (non più contestabile) tanto la statuizione di incompetenza del giudice che l’ha pronunciata quanto quella sulla (asserita) competenza dell’autorità dinanzi alla quale la causa sia stata tempestivamente riassunta. Ne consegue che, nei successivi gradi del procedimento, né le parti, né il giudice procedente hanno la facoltà di rimettere in discussione quanto stabilito, in tema di competenza, dall’autorità giudiziaria originariamente adita. Cass. 23 febbraio 1998, n. 1941.



 
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