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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 441 cod. proc. civile: Consulente tecnico in appello

Il collegio, nell’udienza di cui al primo comma dell’articolo 437, può (1) nominare un consulente tecnico (2)(3) rinviando ad altra udienza da fissarsi non oltre trenta giorni. In tal caso con la stessa ordinanza può adottare i provvedimenti di cui all’articolo 423 (4).
Il consulente deve depositare il proprio parere almeno dieci giorni prima della nuova udienza (5) .


Commento

Consulente tecnico: [v. 61]; Collegio: [v. 435]; Ordinanza: [v. 134].

 

(1) Il collegio «può» e non già «deve»: la nomina del consulente, ove la decisione impugnata sia fondata su un accertamento tecnico, non è obbligatoria ma soltanto facoltativa, essendo rimessa alla valutazione discrezionale del collegio. Tuttavia, nel caso che non sia stata ammessa, senza motivazione, la consulenza tecnica richiesta dalle parti, tale mancata assunzione risolvendosi in un vizio di motivazione è deducibile con ricorso per cassazione.

 

(2) Con lo stesso provvedimento di nomina del c.t.u. (che assume la forma dell’ordinanza), il giudice, ai sensi dell’art. 145 att., assegna alle parti un termine di 6 giorni per la nomina di un proprio consulente di fiducia.

 

(3) La nomina del consulente può essere disposta dal collegio anche d’ufficio.

 

(4) Deve ritenersi che anche questa ordinanza di pagamento di somme non contestate, adottata dal giudice di secondo grado, non possa essere imugnata neanche con ricorso straordinario ex art. 111 Cost.

 

(5) Tale termine non è perentorio e può essere prorogato.


Giurisprudenza annotata

Consulente tecnico in appello.

 

  

  1. Controversie previdenziali ed assistenziali.

Nelle controversie previdenziali il giudice d’appello non ha l’obbligo di rinnovare la consulenza tecnica; tuttavia, ove siano dedotte nuove malattie o aggravamenti di quelle già denunciate, oppure se il giudice ritenga di dover dissentire dalle conclusioni espresse dal consulente nominato in primo grado, ha il dovere di motivare in ordine alla decisione di non disporre una nuova consulenza; quando, invece, non siano in discussione nuove malattie o aggravamenti nelle infermità denunciate e il giudice d’appello ritenga di condividere le conclusioni del ctu nominato in primo grado, non è neppure necessaria una esplicita motivazione in ordine alle ragioni del mancato rinnovo della consulenza, potendo quest’ultima essere ritenuta superflua anche per implicito. Cass. lav., 13 aprile 2004, n. 7013.



 
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