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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 442 cod. proc. civile: Controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie

Nei procedimenti relativi a controversie derivanti dall’applicazione delle norme riguardanti le assicurazioni sociali, gli infortuni sul lavoro, le malattie professionali, gli assegni familiari nonché ogni altra forma di previdenza e di assistenza obbligatorie, si osservano le disposizioni di cui al capo primo di questo titolo (1)(2).

Anche per le controversie relative alla inosservanza degli obblighi di assistenza e di previdenza derivanti da contratti e accordi collettivi si osservano le disposizioni di cui al capo primo di questo titolo.

Per le controversie di cui all’articolo 7, terzo comma, numero 3-bis), non si osservano le disposizioni di questo capo, né quelle di cui al capo primo di questo titolo.


Commento

Contratti e accordi collettivi: [v. 410]. Previdenza ed assistenza obbligatorie: forme di tutela relative a malattie, invalidità, inabilità, vecchiaia, sospensione dal lavoro e altro, basate (previdenza) o non (assistenza) su un previo meccanismo «contributivo». Assicurazione sociale: forma obbligatoria di previdenza basata su un meccanismo di tipo «assicurativo» e pubblicamente garantita, costituita e disciplinata dalla legge per la tutela del lavoratore (e dei familiari a suo carico) dai rischi della menomazione o della perdita della capacità lavorativa in conseguenza di determinati eventi. Infortunio sul lavoro: evento accidentale prodotto da una causa violenta nello svolgimento della attività lavorativa, da cui sia derivata la morte o l’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta (quest’ultima è indennizzabile solo se comporta l’astensione dal lavoro per più di tre giorni). Malattia professionale: forma patologica che colpisce il lavoratore a causa e nell’esercizio di determinate attività lavorative indicate dalla legge (cd. lavorazioni morbigene). Assegno familiare: prestazione economica previdenziale, integrativa della retribuzione, corrisposta a prestatori di lavoro con un carico familiare, per il mantenimento della famiglia.

 

(1) La domanda rivolta nei confronti dell’ente previdenziale non implica il litisconsorzio necessario con il datore di lavoro, trattandosi di rapporti diversi. È fatta salva l’ipotesi in cui la necessarietà del litisconsorzio sia determinata da questioni di pregiudizialità, qualora, per legge o per esplicita domanda delle parti, non sia possibile giudicare in via incidentale sulla sussistenza del rapporto.

 

(2) Le controversie aventi ad oggetto il risarcimento del danno del lavoratore per omissioni contributive e per omissioni di cautele antinfortunistiche rientrano nella previsione dell’art. 409.

 

 


Giurisprudenza annotata

Controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie.

 

 

  1. Controversie rientranti nell’ambito di applicazione della disposizione; 2. Riparto di giurisdizione; 3. Violazioni amministrative concernenti la materia della previdenza e assistenza obbligatorie; 4. Controversie non inquadrabili nella materia previdenziale e dell’assistenza obbligatoria.

 

 

  1. Controversie rientranti nell’ambito di applicazione della disposizione.

Le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell’ambito del servizio sanitario nazionale, ricorrendo un rapporto obbligatorio tra cittadini e Amministrazione, con l’esclusione di un potere autorizzatorio, sono devolute alla cognizione del giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto delle giurisdizioni definito dall’art. 2 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E, e presupposto dall’art. 442 c.p.c. Ne consegue che la controversia relativa alla pretesa dell’assistito all’erogazione immediata e gratuita di farmaci indispensabili, che le sue indigenti condizioni economiche non gli consentono di acquistare, non rientra in alcuna delle previsioni di giurisdizione esclusiva e neppure nella giurisdizione amministrativa di legittimità, vertendo su un diritto soggettivo di credito correlato al diritto alla salute, garantito dall’art. 32 Cost. Cass, Sez. Un., 22 febbraio 2012, n. 2570.

 

La controversia promossa da un dipendente dell’Amministrazione delle Ferrovie dello Stato (o da un suo avente causa), al fine di conseguire la corresponsione dell’indennizzo (o rendita) per infortunio sul lavoro o per malattia professionale, spetta alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto si ricollega a diritti inerenti ad un rapporto assicurativo autonomo rispetto a quello d’impiego, mentre resta irrilevante che tale rapporto assicurativo sia gestito, anziché dall’INAIL, direttamente dalla detta amministrazione datrice di lavoro, nonché la circostanza che il rapporto d’impiego sia cessato prima della privatizzazione operata con la legge n. 210 del 1985. Cass., Sez. Un., 30 maggio 2005, n. 11345.

 

 

  1. Riparto di giurisdizione.

Quando sia in contestazione la prestazione previdenziale, la domanda giudiziaria deve essere preceduta, a pena di improponibilità, dalla domanda amministrativa, alla cui carenza non può supplire, il provvedimento ispettivo di interdizione ex art. 17 del D.Lgs. n. 151 del 2001, che, avendo mera funzione di legittimazione dell’assenza dal lavoro, non può tenere luogo dell’istanza per la corresponsione dei benefici economici da parte dell’ente previdenziale. Cass. lav., 28 dicembre 2011, n. 29236.

 

La competenza territoriale a decidere l’opposizione all’esecuzione, proposta prima dell’inizio dell’esecuzione, nelle materie indicate dagli artt. 409 e 442 c.p.c., è determinata in base alle regole dettate dall’art. 413, secondo comma, c.p.c., per effetto del rinvio operato dall’art. 618-bis, primo comma, c.p.c. alle norme dettate per le controversie individuali di lavoro, che non prevede una riserva di competenza come invece stabilita a favore del giudice dell’esecuzione dal secondo comma del medesimo art. 618-bis c.p.c. per l’opposizione all’esecuzione già iniziata o agli atti esecutivi. Cass. lav., 29 settembre 2009, n. 20891.

 

Sono devolute alla giurisdizione della Corte dei conti le controversie in tema di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all’amianto ex art. 13 della legge n. 257 del 1992, proposte nei confronti dell’INPDAP con riferimento alle prestazioni pensionistiche erogate da detto ente, concernendo tali controversie esclusivamente la misura delle pensioni, senza alcuna incidenza sul rapporto di lavoro e sui provvedimenti determinativi del trattamento economico. Peraltro, non potrebbe ipotizzarsi una diversa soluzione con riferimento al beneficio richiesto dai dipendenti ancora in servizio, con devoluzione all’AGO, e al medesimo beneficio richiesto dai lavoratori già pensionati, con devoluzione alla Corte dei conti, atteso che si finirebbe per elevare ad elemento di discrimine un fattore - quale la permanenza o meno in servizio al momento della pendenza della domanda giudiziale - del tutto casuale ed estrinseco rispetto alla fattispecie fondante il diritto pensionistico azionato. Cass., Sez. Un., 19 gennaio 2007, n. 1134; conforme Cass., Sez. Un., 14 febbraio 2007, n. 3195.

 

La controversia proposta da dipendenti in servizio e da lavoratori già pensionati della spa Ferrovie dello Stato, in tema di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all’amianto ex art. 13 della legge n. 257 del 1992, è devoluta alla giurisdizione della Corte dei conti in quanto la devoluzione alla giurisdizione contabile della materia relativa al trattamento di quiescenza dei dipendenti della azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato, stabilita dagli artt. 13 e 62 del R.D. n. 1214 del 1934, è rimasta immutata nonostante l’entrata in vigore della legge n. 210 del 1985 istitutiva dell’Ente Ferrovie dello Stato ed anche dopo la trasformazione dell’ente in società per azioni. Ciò in quanto il trattamento pensionistico dei ferrovieri continua ad essere alimentato parzialmente dallo Stato, a carico del quale, anche a seguito del trasferimento delle posizioni assicurative al Fondo speciale istituito presso l’INPS ex art. 43 della legge n. 488 del 1999 e del successivo decreto interministeriale 15 giugno 2000, rimangono, per espressa previsione del terzo comma del citato art. 43, «gli eventuali squilibri gestionali» del Fondo stesso ai sensi dell’art. 210, ultimo comma, del D.P.R. n. 1092 del 1973. Peraltro, non potrebbe ipotizzarsi una diversa soluzione con riferimento al beneficio pensionistico richiesto dai dipendenti ancora in servizio, con devoluzione all’AGO, e al medesimo beneficio richiesto dai lavoratori già pensionati, con devoluzione alla Corte dei conti, atteso che si finirebbe per elevare ad elemento di discrimine un fattore - quale la permanenza o meno in servizio al momento della pendenza della domanda giudiziale - del tutto casuale ed estrinseco rispetto alla fattispecie fondante il diritto pensionistico azionato. Cass., Sez. Un., 8 novembre 2006, n. 23732.

 

In materia di contributi e sovvenzioni pubbliche, il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo deve essere attuato distinguendo le ipotesi in cui il contributo o la sovvenzione è riconosciuto direttamente dalla legge e alla P.A. è demandato esclusivamente il controllo in ordine alla effettiva sussistenza dei presupposti puntualmente indicati dalla legge stessa, da quelle in cui la legge attribuisce invece alla P.A. il potere di riconoscere l’ausilio assistenziale, previa valutazione comparativa degli interessi pubblici e privati in relazione all’interesse pubblico primario e previo apprezzamento discrezionale dell’an, del quid e del quomodo dell’erogazione. Ne consegue che la cognizione della domanda proposta nei confronti del Comune da invalido quasi totale ai fini della concessione del servizio taxi previsto per persone fisicamente impedite alla salita ed alla discesa dai mezzi pubblici di trasporto, in relazione al disposto dell’art. 26 della L. n. 104 del 1992, appartiene alla giurisdizione amministrativa poiché il portatore di handicap è titolare in proposito di un mero interesse legittimo, dal momento che, per quanto evincibile dalla richiamata disposizione normativa, la rivendicata provvidenza viene erogata sulla base di una compatibilità con le risorse di bilancio pubblico, da valutarsi discrezionalmente da parte della Pubblica Amministrazione. Cass., Sez. Un., 20 febbraio 2007, n. 3848.

 

In applicazione del nuovo testo dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546 del 1992, introdotto dall’art. 12 della L. n. 448 del 2001 - il quale ha previsto l’attribuzione alla giurisdizione tributaria di tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio - è devoluta alla giurisdizione del giudice tributario ogni controversia riguardante l’omesso versamento di contributi per il Servizio sanitario nazionale in riferimento a prestazioni di lavoro subordinato, e relative sanzioni, in considerazione della natura tributaria di tali contributi. Cass., Sez. Un., 9 gennaio 2007, n. 123.

 

In applicazione dell’art. 2 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dall’art. 12 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, è devoluta alla giurisdizione delle Commissioni tributarie la controversia relativa all’opposizione avverso l’ordinanza irrogativa di sanzione amministrativa emessa dall’amministrazione finanziaria per violazione dell’art. 3, comma terzo, del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12, convertito nella legge 23 aprile 2002, n. 73, relativa all’omessa registrazione di lavoratore dipendente nelle scritture obbligatorie. Pur non potendosi riconoscere a quest’ultima disposizione natura propriamente tributaria, deve ritenersi che la relativa sanzione amministrativa si sia aggiunta al sistema sanzionatorio contenuto nei decreti legislativi nn. 471, 472 e 473 del 18 dicembre 1997, poiché competente ad irrogare la sanzione è l’Agenzia delle entrate, con la conseguente sussistenza della giurisdizione residuale, individuata attraverso l’organo competente all’irrogazione. Tale conclusione non incorre in dubbi di costituzionalità in riferimento all’art. 102 Cost., anche qualora si ritenesse che il suddetto precetto costituzionale richieda che la giurisdizione tributaria attenga a controversie connesse a tributi, atteso che la sanzione in argomento ha valenza tributaria, concernendo l’elusione degli oneri contributivi e la violazione di norme previdenziali aventi natura tributaria; né profili di incostituzionalità sono ravvisabili nella disposizione (D.L. 4 luglio 2006 n. 233, convertito nella legge n. 248 del 2006, peraltro non applicabile ratione temporis nella specie) che ha demandato l’irrogazione di tali sanzioni alla Direzione provinciale del lavoro, atteso che, non essendo la giurisdizione tributaria costituzionalmente garantita, è nella facoltà del legislatore sottrarre al giudice tributario un settore della materia tributaria. Cass., Sez. Un., 11 febbraio 2008, n. 3144.

 

Le controversie promosse da dipendenti in servizio o in quiescenza nei confronti di enti pubblici non economici diversi dallo Stato (tra cui, l’INPS) ed aventi per oggetto il trattamento integrativo erogato da tali enti in aggiunta alla pensione, essendo relative a prestazioni che ineriscono strettamente al pregresso rapporto di impiego posto in essere con l’ente datore di lavoro, in quanto corrisposte da un fondo costituito dai medesimi enti pubblici per mezzo dell’accantonamento di una parte della retribuzione ed alimentato anche da contributi dei dipendenti, sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice del rapporto di lavoro e, quindi, al giudice amministrativo in via esclusiva o a quello ordinario a seconda che siano attinenti, ai sensi dell’art. 45, comma 17, del D.Lgs. n. 80 del 1998 (cui ora corrisponde l’art. 69 comma 7 del D.Lgs. n. 165 del 2001), a questioni sorte in un periodo antecedente o successivo al 30 giugno 1998, con riferimento, ove la lesione del diritto del lavoratore sia prodotta da un atto formale, all’epoca della sua emanazione. Cass., Sez. Un., 23 aprile 2008, n. 10464; conforme Cass., Sez. Un., 2 aprile 2008, n. 8453.

A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2004, risulta caducata la previsione dell’art. 33, comma 2, lett. e), del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, nel testo di cui alla legge 21 luglio 2000, n. 205, art. 7, lett. a), che devolve alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie «riguardanti le attività e prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell’espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell’ambito del Servizio sanitario.». Pertanto, le controversie relative alle prestazioni erogate nell’ambito del Servizio sanitario nazionale nascenti da una posizione creditoria correlata al diritto del cittadino alla salute, per sua natura non suscettibile di essere affievolito dal potere di autorizzazione della amministrazione, sono devolute alla competenza del giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto delle giurisdizioni definito dalla L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 2, all. E, e presupposto dall’art. 442 c.p.c. Cass., Sez. Un., 9 marzo 2007, n. 5402.

 

 

  1. Violazioni amministrative concernenti la materia della previdenza e assistenza obbligatorie.

Le violazioni amministrative concernenti la materia del lavoro o della previdenza e assistenza obbligatorie che rientrano tra quelle indicate dagli artt. 409 e 442 c.p.c., e sono pertanto soggette al rito speciale del lavoro, sono solo quelle indicate dall’art. 35, L. n. 689 del 1981 (violazioni consistenti nell’omissione totale o parziale dei contributi e premi o violazioni dalle quali derivi l’omesso o parziale versamento di contributi e premi), norma che ha la funzione di valutazione legale tipica della natura del giudizio di opposizione e che esclude il ricorso a criteri ontologici diversi. Cass. lav., 27 agosto 2003, n. 12576; conforme Cass. lav., 9 agosto 2004, n. 15376.

 

 

  1. Controversie non inquadrabili nella materia previdenziale e dell’assistenza obbligatoria.

Alla controversia che, pur riguardando un rapporto compreso tra quelli indicati dall’art. 409 o dall’art. 442 c.p.c., erroneamente non sia stata trattata con il rito del lavoro, sono comunque applicabili le regole ordinarie in ordine ai termini per la proposizione dell’impugnazione, atteso che il rito adottato dal giudice assume una funzione enunciativa della natura della stessa, indipendentemente dall’esattezza della relativa valutazione e costituisce per le parti criterio di riferimento. Cass. lav., 9 novembre 2010, n. 22738.



 
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