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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 45 cod. proc. civile: Conflitto di competenza

Quando, in seguito alla ordinanza che dichiara l’incompetenza del giudice adito per ragione di materia o per territorio nei casi di cui all’articolo 28, la causa nei termini di cui all’articolo 50 è riassunta davanti ad altro giudice, questi, se ritiene di essere a sua volta incompetente, richiede d’ufficio il regolamento di competenza (1).


Commento

Conflitto di competenza: si ha nel caso in cui due o più giudici ordinari prendono o rifiutano di prendere cognizione della medesima questione. I conflitti di competenza possono essere reali o virtuali, a seconda che siano già state emanate pronunce sulla competenza o che più cause pendano davanti a due o più giudici che non si siano ancora pronunciati. I conflitti possono, inoltre, essere positivi o negativi a seconda che i due giudici si siano ritenuti entrambi competenti o incompetenti.

 

(1) In pratica, il giudice pronuncia un’ordinanza con la quale dispone che il fascicolo d’ufficio venga rimesso alla cancelleria della Corte di Cassazione per l’esame del conflitto di competenza. In seguito all’introduzione della figura del giudice unico, l’ordinanza, con cui si propone il regolamento d’ufficio, è pronunciata non dal collegio, ma dal giudice istruttore (nei giudizi in cui operi quale giudice unico). Il regolamento d’ufficio è uno strumento predisposto al solo fine di prevenire un conflitto negativo (che si verifica nel momento in cui il giudice davanti al quale il processo viene riassunto non ritenga valide le indicazioni del giudice rimettente) e di risolvere un conflitto negativo reale di competenza (con regolamento richiesto dal giudice rimettente ove il secondo giudice si sia limitato a negare la propria competenza) tra i giudici, lasciando i cittadini non solerti privi di difesa giurisdizionale.


Giurisprudenza annotata

  1. Natura.

Il potere della Corte di cassazione di dichiarare d’ufficio che l’azione non poteva essere proposta, previsto dall’art. 382, terzo comma, secondo inciso, c.p.c., può essere esercitato anche in sede di regolamento di competenza, nell’ipotesi in cui la corretta qualificazione giuridica della domanda evidenzi la tardività dell’azione proposta, atteso che la declaratoria di competenza di uno dei giudici di merito si concreterebbe in un’inutile procrastinazione dello svolgimento dell’attività processuale, essendo destinata ad una successiva pronuncia d’inammissibilità. Cass. 23 novembre 2011, n. 24743.

 

1.1. Compatibilità con i procedimenti di volontaria giurisdizione e procedimento di riabilitazione.

Ai sensi dell’art. 38 c.p.c., sost. dall’art. 4 legge 26 novembre 1990, n. 353, l’incompetenza per materia, al pari di quella per valore e per territorio nei casi previsti dall’art. 28 del codice di rito, è rilevata, anche d’ufficio, non oltre la prima udienza di trattazione, la quale, nel rito ordinario, si identifica con l’udienza di cui all’art. 183 c.p.c., e, nel processo del lavoro, corrisponde alla (prima) udienza di discussione fissata con il decreto giudiziale disciplinato dall’art. 415 c.p.c.; pertanto, alla stregua del nuovo assetto attribuito dal riformato art. 38 c.p.c. al rilievo dell’incompetenza, anche la disposizione del primo comma dell’art. 428 c.p.c. (secondo la quale nei processi davanti al giudice del lavoro l’incompetenza territoriale può essere rilevata d’ufficio non oltre l’udienza di cui all’art. 420 c.p.c.) va intesa nel significato che detta incompetenza può essere rilevata non oltre il termine dell’udienza fissata con il predetto decreto contemplato dal citato art. 415, con la conseguente inammissibilità del regolamento di competenza d’ufficio che dovesse essere sollevato superandosi tale preclusione. Cass. 11 settembre 2010, n. 19410.

 

È inammissibile il regolamento di competenza d’ufficio nell’ipotesi in cui il giudice, chiamato a decidere il reclamo contro il provvedimento cautelare, si ritenga incompetente dopo che già altro giudice aveva rifiutato la decisione in quanto incompetente. Cass., Sez. Un., 9 luglio 2009, n. 16091.

 

 

1.2. Richiesta di regolamento e mancata riferibilità alla volontà delle parti.

È ammissibile il conflitto di competenza nell’ipotesi in cui il secondo giudice abbia declinato la propria competenza per ragioni omologhe a quelle indicate dal primo giudice, individuando come competente quest’ultimo ovvero un terzo giudice. (Regola competenza d’ufficio). Cass. 21 marzo 2011, n. 6464.

 

Il giudice che definisce il giudizio con sentenza di incompetenza è tenuto a provvedere in ordine alle spese e, ai fini della relativa liquidazione, il valore della controversia si desume dalla domanda. (Regola competenza). Cass. 12 agosto 2011, n. 17228.

 

 

  1. Presupposti.

Il regolamento di competenza d’ufficio di cui all’art. 45 c.p.c. può essere richiesto soltanto quando il giudice indicato come competente (da quello dichiaratosi incompetente) e dinanzi al quale la causa sia stata riassunta deduca, a sua volta, la competenza del primo o di un terzo giudice per ragioni di materia o di territorio inderogabile, ma non anche per motivi di valore, atteso che, per effetto del provvedimento emesso dal primo giudice, la competenza per valore del giudice davanti al quale la causa è stata riassunta risulta ormai radicata e non più suscettibile di contestazione. (Dichiara inammissibile, Trib. Foggia, 17 luglio 2009). Cass. 23 luglio 2010, n. 17454.

 

 

2.1. Indicazione ed individuazione del foro competente.

La sentenza che dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata deve indicare davanti a quale giudice il processo deve proseguire; con la conseguenza che, nelle ipotesi in cui il giudice ha il potere di rilevare d’ufficio la propria incompetenza (artt. 28 e art. 38 comma 1 c.p.c., quest’ultimo nel testo sub art. 4, legge n. 353 del 1990), alla mancanza di elementi per l’individuazione del foro competente (che, invece nei casi di incompetenza eccepita dalle parti devono risultare dalle allegazioni di queste) il giudice medesimo deve supplire avvalendosi dei propri poteri e, così, nell’indicare alle parti l’esistenza di una questione rilevabile di ufficio, chiedere ad esse i chiarimenti necessari ai fini della concreta individuazione del giudice competente. Cass. 9 gennaio 1997, n. 109.

 

 

2.2. Procedimenti in camera di consiglio.

Il regolamento di competenza d’ufficio è proponibile anche dal giudice adito in procedimenti in camera di consiglio, dovendo applicarsi ad essi, in via analogica, quanto previsto dall’art. 45 c.p.c. Cass. 7 aprile 2004, n. 6892.

 

 

2.3. Incompetenza per materia: limite temporale.

Per il disposto dell’art. 38 c.p.c. nel testo novellato dall’art. 4 della legge 26 novembre 1990 n. 353, l’incompetenza per materia può essere rilevata d’ufficio non oltre la prima udienza di trattazione e pertanto è inammissibile il regolamento di competenza proposto d’ufficio con ordinanza riservata dopo la terza udienza di trattazione con il quale venga sollevata la questione anzidetta. Cass. 2 giugno 1999, n. 5396.

 

 

2.4. Continenza di cause.

Ai sensi dell’art. 39, secondo comma, c.p.c., il giudice che ravvisi la continenza tra una causa propostagli ed altra precedentemente instaurata dinanzi a un giudice diverso, deve verificare la competenza (per materia, territorio, derogabile e inderogabile, e valore) di quest’ultimo in relazione non soltanto alla causa da rimettergli ma anche a quella presso di lui già pendente, con indagine estesa a tutti i criteri di competenza; ne consegue che il giudice diverso, ove la causa venga davanti a lui riassunta, non potrà contestare il rapporto di continenza - facoltà concessa, invece, alla parte - ma potrà solo, ai sensi degli artt. 44 e 45 c.p.c., chiedere d’ufficio il regolamento di competenza ove ritenga la propria incompetenza per materia o per territorio inderogabile. Cass. 18 dicembre 2008, n. 29570.

 

 

2.5. Competenza funzionale ed inderogabile del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 645.

Nel caso in cui la parte nei cui confronti è stata chiesta l’emissione di decreto ingiuntivo abbia proposto domanda di accertamento negativo del credito davanti ad un diverso giudice prima che il ricorso ed il decreto ingiuntivo le siano stati notificati, la sentenza con la quale il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo dichiara la continenza di tale giudizio rispetto all’altro - pronunciando, nel contempo, la propria incompetenza e la nullità del decreto opposto - è impugnabile soltanto con il regolamento necessario di competenza e non anche con l’appello, poiché la declaratoria di nullità del decreto integra una decisione sulla competenza e non sul merito, trattandosi di una pronuncia necessaria e conseguente che decide soltanto “incidenter tantum” sul rapporto sostanziale dedotto in giudizio. (Rigetta, App. Bologna, 17 febbraio 2004). Cass. 4 febbraio 2009, n. 2729.

 

 

2.5.1. Opposizione a decreto ingiuntivo e domanda riconvenzionale eccedente la sua competenza.

La competenza per l’opposizione a decreto ingiuntivo, attribuita dall’art. 645 c.p.c. all’Ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che ha emesso il decreto, ha carattere funzionale ed inderogabile, stante l’assimilabilità del giudizio di opposizione a quello di impugnazione, sicché essa non può subire modificazioni neppure per una situazione di connessione, senza che rilevi in contrario la eliminazione della regola della rilevabilità d’ufficio delle competenze cosiddette forti in ogni stato e grado. Ne consegue che, nel caso in cui, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso dal giudice di pace, sia proposta dall’opponente domanda riconvenzionale eccedente i limiti di valore della competenza del predetto giudice, questi è tenuto a separare le due cause, trattenendo quella relativa alla opposizione e rimettendo l’altra al giudice superiore, e che, in difetto, il giudice superiore cui sia stata rimessa l’intera causa può richiedere, nei limiti temporali fissati dall’art. 38 c.p.c., il regolamento di competenza ex art. 45 c.p.c. Cass., Sez. Un., 18 luglio 2001, n. 9769.

 

 

2.5.2. Sentenza di incompetenza territoriale del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo.

La sentenza con cui in sede di opposizione a decreto ingiuntivo si dichiari l’incompetenza territoriale del giudice che ha emesso il decreto non comporta la declinatoria della competenza funzionale a decidere sull’opposizione, ma contiene, anche se implicitamente, la declaratoria di invalidità del decreto ingiuntivo, in quanto tale declaratoria è conseguenza necessaria e inscindibile dalla pronuncia di incompetenza del giudice che lo ha emesso; di conseguenza ciò che trasmigra al giudice ad quem non è propriamente la causa di opposizione, ma una causa che si svolge secondo il rito ordinario, sulla base della previsione dell’articolo 645 c.p.c. Pertanto, la riassunzione tempestiva della causa davanti al giudice dichiarato competente non consente a quest’ultimo di richiedere d’ufficio, a norma dell’articolo 45 c.p.c., il regolamento di competenza inderogabile di cui all’articolo 28 del codice di procedura civile. Cass. 11 luglio 2006, n. 15694; conforme Cass. lav., 16 marzo 1999, n. 2352.

 

 

2.6. Erroneità della dichiarazione di incompetenza.

Solo nell’ipotesi in cui il secondo giudice - al quale la causa sia stata rimessa con una decisione sulla competenza per valore - anziché denunciare il conflitto ex art. 45 c.p.c., abbia, erroneamente, declinato la propria competenza (per materia o per territorio, se inderogabile), è ammissibile l’impugnazione del provvedimento declinatorio con il regolamento di competenza; impugnazione la quale, però, non può investire la questione dell’erroneità di detta decisione in ordine alla mancata applicazione dell’art. 45 citato, bensì può solo rivolgersi a contestare l’incompetenza per materia ritenuta da detto giudice a conseguire dalla Suprema Corte l’individuazione del giudice competente a conoscere della controversia. Analogo principio va applicato alle sentenza del giudice conciliatore, non soggette a regolamento di competenza a norma dell’art. 46 c.p.c., in tema di ricorso per cassazione per violazione delle norme sulla competenza (art. 360, n. 2 c.p.c.). Cass. 16 novembre 1994, n. 9687.

 

 

2.7. Potere discrezionale del giudice presso cui la causa è riassunta.

Spetta esclusivamente al giudice dinanzi al quale la causa sia stata tempestivamente riassunta a seguito della sentenza dichiarativa dell’incompetenza del giudice preventivamente adito, valutare, nei casi previsti dalla legge, la propria eventuale incompetenza e, perciò, esercitare la facoltà discrezionale di sollevare il conflitto e di richiedere d’ufficio il regolamento di competenza se ritiene di essere a sua volta «incompetente», sicché le parti non sono legittimate a dolersi del mancato esercizio di tale facoltà, onde il ricorso per regolamento di competenza che dovesse essere richiesto con l’impugnazione della pronuncia di rigetto dell’istanza diretta a sollecitare l’elevazione del conflitto di competenza ai sensi dell’art. 45 c.p.c. è da dichiarare inammissibile. Cass. 25 luglio 2006, n. 16936.

 

 

2.8. Regolamento di competenza d’ufficio richiesto dal giudice di pace.

Il regolamento di competenza d’ufficio può essere richiesto anche dal giudice di pace, in quanto l’art. 46 c.p.c. rende inapplicabili al giudizio davanti a tale giudice solo le norme concernenti il regolamento ad istanza di parte, ossia gli artt. 42 (riguardante il regolamento necessario di competenza) e 43 (concernente il regolamento facoltativo di competenza) dello stesso codice, senza far riferimento al regolamento d’ufficio di cui al successivo art. 45 c.p.c. Cass. 16 marzo 2006, n. 5843.

 

 

2.9. Conflitto di competenza tra due tribunali in caso di dichiarazione di fallimento.

È ammissibile il regolamento di competenza d’ufficio richiesto dal tribunale presso il quale penda un procedimento prefallimentare o che abbia già pronunciato la dichiarazione di fallimento qualora presso altro tribunale penda procedura di tipo diverso (concordato preventivo), purché le plurime pronunzie si riferiscano al medesimo imprenditore che svolga un’unica attività. Cass. 25 settembre 2009, n. 20717.

 

 

2.10. Condizioni di ammissibilità del regolamento di competenza ex officio.

Condizione essenziale di ammissibilità del regolamento di competenza d’ufficio, che presuppone la riferibilità a due giudici diversi (ovvero appartenenti a differenti uffici giudiziari), è che il giudice dinanzi al quale, dopo una prima declaratoria di incompetenza venga riassunta la causa, ritenga di non avere la competenza affermata dal primo giudice, il che comporta che, per la configurazione del conflitto di competenza, la prima decisione sulla competenza deve avere un contenuto confliggente con quello che avrebbe la decisione del secondo giudice, sicché quest’ultimo, invece di assumere una decisione siffatta, è tenuto ad investire la Corte di cassazione della relativa questione. Cass. lav., 31 gennaio 2007, n. 2154.

 

 

2.11. Rapporti tra sezione ordinaria e sezione stralcio, istituita dalla legge n. 276 del 1997.

  1. Cass. lav., 31 gennaio 2007, n. 2154 sub art. 42, § 4.

 

 

2.12. Applicabilità della disciplina dell’art. 380-bis.

Per il regolamento di competenza d’ufficio previsto dall’art. 45 c.p.c., ai fini dell’applicabilità della disciplina di cui all’art. 380-bis c.p.c., introdotto dall’art. 10 del D.Lgs. n. 40 del 2006 e applicabile a norma dell’art. 27, del medesimo D.Lgs., ai ricorsi per cassazione proposti contro le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore del testo normativo (verificatisi il 2 marzo 2006), in mancanza di una previsione esattamente riferibile a tale provvedimento con cui è chiesto il regolamento di competenza, assimilabile ai fini in esame maggiormente a un provvedimento giurisdizionale che a un ricorso per cassazione, non provenendo da una parte e contenendo una sia pure virtuale decisione sulla competenza contrastante con quella adottata dal primo giudice, insieme alla segnalazione alla Corte regolatrice del conflitto verificatosi. Cass. lav., 26 aprile 2007, n. 9987; conforme Cass. 28 febbraio 2007, n. 4640.

 

 

  1. Effetti della legge 353/1990.

 

 

3.1. Regolamento di competenza ex officio: limite temporale.

In tema di regolamento di competenza, l'esame della Corte di cassazione si estende anche a profili diversi da quelli esaminati nell'ordinanza impugnata, potendo comprendere ogni elemento utile fino a quel momento acquisito al processo, senza alcun vincolo di qualificazione, ragione o prospettazione che del rapporto dedotto in causa abbia fatto l'attore con l'atto introduttivo. Regola competenza d'ufficio.Cassazione civile sez. VI  27 novembre 2014 n. 25232  

 

E ammissibile il regolamento d'ufficio di competenza, richiesto dal tribunale investito di istanza di fallimento nei confronti di società già dichiarata insolvente - in vista dell'eventuale ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria - con sentenza di altro tribunale, atteso che, per un verso, il conflitto positivo di competenza può essere denunciato anche qualora pendano, davanti a giudici differenti, procedure concorsuali di diverso tipo (stante l'interesse dei creditori alla concentrazione delle procedure ed alla stregua dei peculiari principi ispiratori della normativa fallimentare, in particolare del fondamentale principio della unitarietà della procedura concorsuale), e, per altro verso, il conflitto positivo può rivestire carattere non solo reale ma anche virtuale, mentre non è di ostacolo alla proponibilità del regolamento la circostanza che sia già stata pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento - ovvero sentenza di carattere corrispondente, nell'ambito dei diversi tipi di procedure concorsuali, come quella dichiarativa dello stato di insolvenza - passata in giudicato. Regola competenza d'ufficio.Cassazione civile sez. VI  30 ottobre 2014 n. 23116  

 

 

3.1.1. Disciplina della competenza per valore, per materia e per territorio inderogabile ex art. 4 L. 353/1990.

Anche a seguito delle modifiche introdotte al testo dell’art. 38 c.p.c. dalla legge 26 novembre 1990 n. 353 (recante provvedimenti urgenti per il processo civile), è pienamente ammissibile la richiesta d’ufficio del regolamento di competenza (ancorché il conflitto di competenza verta fra due giudici d’appello), stante la mancata abrogazione degli artt. 44 e 45 c.p.c. Cass. lav., 21 marzo 1997, n. 2501.

 

La competenza in ordine all'opposizione all'esecuzione avverso l'atto di precetto intimato per l'adempimento coattivo delle obbligazioni di natura economica imposte al coniuge in sede di separazione, va determinata in riferimento al valore della causa secondo i criteri ordinari, trattandosi di controversia diversa da quella concernente il regolamento dei rapporti tra coniugi ovvero la modifica delle condizioni della separazione, che rientra nella competenza funzionale del Tribunale.

Cassazione civile sez. VI  25 settembre 2014 n. 20303  

 

 

3.2. Locazione di immobili urbani.

In tema di locazione di immobili urbani, nelle controversie di cui agli artt. 30 e 45 della legge 27 luglio 1978, n. 392, pendenti alla data del 30 aprile 1995, il giudice non ha il potere di ammettere d’ufficio mezzi di prova ai sensi del secondo comma dell’art. 421 c.p.c., atteso che l’art. 46 della stessa legge, nel disciplinare le controversie in questione mediante rinvio a norme del rito del lavoro, non richiama anche il predetto comma; mentre è solo nelle controversie iniziate dopo il 30 aprile 1995 che il potere in esame compete al giudice ai sensi dell’art. 447-bis, terzo comma, c.p.c., introdotto dall’art. 70 della legge 26 novembre 1990, n. 353. Cass. 2 maggio 2002, n. 6255.

 

3.3. Conflitto di competenza.

Le norme sul regolamento di competenza d’ufficio non sono state abrogate per effetto della riforma del processo civile di cui alla legge n. 353 del 1990 e successive modificazioni e il relativo conflitto di competenza che ne costituisce il presupposto insorge allorquando, a seguito della sentenza che abbia dichiarato l’incompetenza per ragione di materia, o di territorio nei casi cui all’art. 28 c.p.c., del giudice adito, il giudice dichiarato competente - e dinanzi al quale la causa sia stata tempestivamente riassunta - ritenga a sua volta di non essere munito di competenza, per essere competente il primo oppure un altro giudice, sotto il profilo della materia o del territorio inderogabile. Cass. lav., 12 agosto 1997 n. 7505; conforme Cass. lav., 21 marzo 1997, n. 2501.

 

 

  1. Ipotesi di conflitto di competenza.

 

 

4.1. Riassunzione davanti al giudice competente e sopravvenuta illegittimità costituzionale della disposizione regolatrice della competenza.

In caso di sentenza dichiarativa di incompetenza seguita da tempestiva riassunzione della causa davanti al giudice indicato come competente, quest’ultimo, ove si ritenga a sua volta incompetente per essere stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della disposizione regolatrice della competenza posta a fondamento della precedente decisione e costituente oggetto di norma sopravvenuta, applicabile al giudizio in corso, deve limitarsi a dichiarare la propria incompetenza, non potendo sollevare un inesistente conflitto negativo ex art. 45 c.p.c. Cass. 30 maggio 2005, n. 11387.

 

 

4.2. Declinazione di competenza della Corte d’appello ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89.

Qualora la corte d’appello, adita in sede di equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89 per violazione del termine di durata ragionevole del processo, declini la propria competenza territoriale, la corte d’appello presso cui la causa sia stata riassunta, ove ritenga di essere a sua volta incompetente, è legittimata, versandosi in un caso di competenza inderogabile ai sensi dell’art. 28 c.p.c., a proporre d’ufficio regolamento di competenza, ex art. 45 c.p.c., a nulla rilevando che la pronuncia d’incompetenza sia stata adottata in forma di decreto (anziché di sentenza, come previsto dal detto art. 45), essendo in ogni caso questa la forma prevista dall’art. 3, comma 6, della citata legge n. 89 del 2001. Cass. 17 settembre 2003, n. 13727.

 

 

4.3. Controversie attinenti al risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti.

Poiché il criterio di ripartizione della competenza tra giudice di pace, pretore e tribunale (e, a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 51 del 1998, istitutivo del giudice unico di primo grado, tra quest’ultimo e giudice di pace), in ordine alle controversie attinenti al risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, non è dato esclusivamente dal valore, ma è quello, promiscuo, della materia in relazione al valore, il regolamento di competenza di ufficio, ex art. 45 c.p.c., è ammissibile ove sia in contestazione la riconducibilità della controversia alla detta materia della circolazione, mentre è inammissibile se attinente al solo valore della causa, non essendo configurabile, in tale seconda ipotesi, un conflitto negativo virtuale tra detti giudici. Cass. 12 marzo 2005, n. 5455; conforme Cass. 18 aprile 2000, n. 5033; Cass. 18 aprile 2000, n. 5032.

 

 

  1. D.Lgs. 51/1998 sul giudice unico.

 

 

5.1. Riforma del D.Lgs. n. 51 del 1998.

Poiché a seguito della riforma introdotta dal decreto legislativo n. 51 del 1998 tutte le sentenze pretorili sono impugnabili dinanzi alla Corte d’appello e non dinanzi al tribunale, il quale è rimasto giudice di appello soltanto rispetto alle sentenze del giudice di pace, è inammissibile il regolamento negativo di competenza per materia sollevato d’ufficio dal tribunale, quale giudice d’appello nella materia del lavoro, rispetto alla corte d’appello, la natura della controversia potendo eventualmente incidere solo sul rito applicabile e non più sulla competenza; né rileva che alla data di entrata in vigore del predetto decreto legislativo la causa penda in grado di appello dinanzi al tribunale, poiché la persistente competenza del medesimo tribunale in tale grado, ai sensi della disposizione transitoria di cui all’art. 134 del citato D.Lgs. n. 51 del 1998, viene meno una volta che della causa sia investita la Corte di cassazione e questa debba designare il giudice di rinvio o il giudice competente. Cass. lav., 16 marzo 2004, n. 5378.

 

 

5.1.1. Rimessione al tribunale di una controversia avente ad oggetto l’accertamento della sussistenza del credito pignorato: competenza nei procedimenti di esecuzione forzata.

In sede di decisione su un’istanza di regolamento di competenza d’ufficio, proposta da un tribunale, il quale, essendogli stata rimessa, per ragioni di valore, dal pretore giudice dell’esecuzione nell’ambito di un procedimento di esecuzione forzata per espropriazione presso terzi, la controversia per l’accertamento della sussistenza del credito pignorato, abbia rilevato che la controversia era riconducibile all’ambito della competenza del pretore in funzione di giudice del lavoro, la Corte di cassazione, nel provvedere sull’istanza dopo il 2 giugno 1999 e nel prendere atto che, a seguito della sopravvenuta efficacia a far tempo da quella data dell’istituzione del giudice unico di tribunale, ex D.Lgs. n. 51 del 1998, l’ufficio del pretore (come risulta dall’art. 1 di detto D.Lgs.) è stato soppresso e le relative competenze, ivi comprese quelle sulle controversie di lavoro e previdenziali e quelle di tale natura insorte ai sensi dell’art. 548 c.p.c. sono state trasferite al tribunale in composizione monocratica, deve rilevare che la controversia oggetto del regolamento non rientra tra quelle per le quali l’ufficio pretorile è stato mantenuto transitoriamente in vita, identificandosi esse soltanto in quelle indicate dal primo comma dell’art. 133 del D.Lgs. n. 51 del 1998. Ne consegue che, dovendo alla controversia applicarsi le nuove norme, essa è riconducibile alla competenza del tribunale in funzione di giudice del lavoro ed in composizione monocratica. Cass. 15 luglio 2003, n. 11088.

 

 

5.1.2. Competenza in tema di controversie di lavoro ex art. 409.

  1. Giurisprudenza sub art. 43, § 5.6.

 

 

5.2. Applicabilità dello ius superveniens.

In relazione all’introduzione del giudice unico di primo grado e alla soppressione del pretore, poiché l’art. 132, primo comma, del D.Lgs. n. 51 del 1998, in deroga all’art. 5 c.p.c., prevede l’immediata applicabilità dello ius superveniens alle controversie in corso, la Corte di cassazione, investita con regolamento di competenza di ufficio relativamente a causa proposta precedentemente all’entrata in vigore della normativa sul giudice unico, deve dichiarare la competenza del tribunale anche se la causa appartiene alla competenza del pretore secondo la precedente disciplina. Cass. 9 febbraio 2000, n. 1441; conforme Cass. 28 gennaio 2000, n. 973.

 

 



 
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