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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 47 cod. proc. civile: Procedimento del regolamento di competenza

L’istanza di regolamento di competenza si propone alla corte di cassazione con ricorso sottoscritto dal procuratore o dalla parte, se questa si è costituita personalmente (1).

Il ricorso deve essere notificato (2) alle parti che non vi hanno aderito entro il termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione della ordinanza che abbia pronunciato sulla competenza o dalla notificazione dell’impugnazione ordinaria nel caso previsto nell’art. 43, secondo comma. L’adesione delle parti può risultare anche dalla sottoscrizione del ricorso.

La parte che propone l’istanza, nei cinque giorni successivi all’ultima notificazione del ricorso alle parti, deve chiedere ai cancellieri degli uffici davanti ai quali pendono i processi che i relativi fascicoli siano rimessi alla cancelleria della corte di cassazione. Nel termine perentorio di venti giorni dalla stessa notificazione deve depositare nella cancelleria il ricorso con i documenti necessari (3).

Il regolamento d’ufficio è richiesto con ordinanza dal giudice, il quale dispone la rimessione del fascicolo di ufficio alla cancelleria della corte di cassazione.

Le parti alle quali è notificato il ricorso o comunicata l’ordinanza del giudice, possono, nei venti giorni successivi, depositare nella cancelleria della corte di cassazione scritture difensive e documenti (4).

 


Commento

(1) Il procuratore non necessariamente deve essere lo stesso che ha assistito la parte nel giudizio di merito (ma allora dovrà ricevere il mandato da apporsi sul ricorso) né deve essere iscritto all’albo speciale degli abilitati al patrocinio in Cassazione.

 

(2) La mancata notificazione non comporta la inammissibilità del ricorso, ma l’ordine di integrare il contraddittorio [v. 102].

 

 

(3) Di questi due termini, solo il secondo è perentorio [v. 153], fissato a pena di improcedibilità, mentre il primo, mancando apposita specificazione, è da ritenersi ordinatorio [v. 154].

 

(4) La legge non prevede termini per la proposizione del regolamento d’ufficio. Tuttavia, è da ritenersi che questo possa essere chiesto solo entro la prima udienza di trattazione ex art. 183.


Giurisprudenza annotata

  1. Natura e caratteri del procedimento.

In tema di ricorso per regolamento di competenza, qualora il ricorrente alleghi che la sentenza gli è stata comunicata in una certa data, l’obbligo del deposito, da parte dello stesso ricorrente, unitamente alla copia autentica della sentenza impugnata, del biglietto di cancelleria da cui desumere la tempestività della proposizione dell’istanza di regolamento (obbligo fissato, a pena di improcedibilità, dal combinato disposto dell’art. 47 c.p.c. e del secondo comma dell’art. 369 c.p.c. e posto a tutela dell’esigenza pubblicistica della verifica della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione) può essere soddisfatto o mediante il deposito del predetto documento contestualmente a quello del ricorso per cassazione (come previsto, per l’appunto, dal citato secondo comma dell’art. 369) oppure attraverso le modalità previste dal secondo comma dell’art. 372 c.p.c. (deposito e notifica mediante elenco alle altre parti), purché nel termine fissato dal primo comma dello stesso art. 369 c.p.c.; deve, invece, escludersi ogni rilievo dell’eventuale non contestazione in ordine alla tempestività del ricorso da parte del controricorrente ovvero del reperimento dei predetti documenti nel fascicolo d’ufficio o della controparte da cui risulti tale tempestività. Cass., Sez. Un., 16 aprile 2009, n. 9004; conforme Cass. 27 gennaio 2011, n. 2023.

 

In tema di regolamento di competenza, l'art. 45 della legge 18 giugno 2009, n. 69, nel modificare l'art. 42 cod. proc. civ., prevedendo la forma decisoria dell'ordinanza, non ha inciso sul relativo regime impugnatorio, sicché in caso di ordinanza resa a verbale di udienza il termine per la proposizione dell'impugnazione decorre dalla data di questa, trattandosi di provvedimento che, ai sensi dell'art. 176, secondo comma, cod. proc. civ., si reputa conosciuto dalle parti. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso un'ordinanza dichiarativa della litispendenza, resa dal giudice del lavoro all'esito della camera di consiglio, con lettura del dispositivo e contestuale esposizione delle ragioni della decisione, in quanto proposto oltre il termine di trenta giorni dalla data dell'udienza). Dichiara inammissibile il regolamento di competenza.

Cassazione civile sez. VI  06 febbraio 2015 n. 2302  

 

 

  1. Contenuto del ricorso.

Le pronunce sulla sola competenza, pur se emesse in grado di appello, sono impugnabili soltanto con il regolamento necessario di competenza, ai sensi dell’art. 42 c.p.c., il quale non distingue tra sentenze di primo e secondo grado e configura, quindi, il regolamento di competenza come solo mezzo di impugnazione tipico per ottenere la statuizione definitiva sulla competenza. Ne consegue che, in detta ipotesi, è inammissibile l’impugnazione proposta nelle forme del ricorso ordinario per cassazione, salva la possibilità di conversione in istanza di regolamento di competenza, qualora risulti osservato il termine perentorio prescritto dall’art. 47, secondo comma, c.p.c. Cass. 9 settembre 2004, n. 18170; conforme Cass. 24 aprile 2009, n. 9806; Cass. 14 marzo 2006, n. 5477; Cass. 26 novembre 1999, n. 13193; Cass. lav., 12 novembre 1999, n. 12586.

 

È inammissibile per inosservanza del requisito di cui al n. 3 del primo comma dell’art. 366 c.p.c. il ricorso per regolamento di competenza che pretenda di assolvere a tale requisito - applicabile anche a detto mezzo di impugnazione - mediante l’assemblaggio in sequenza cronologica degli atti della causa, riprodotti in copia fotostatica, senza che ad essa faccia seguire una parte espositiva in via sommaria del fatto sostanziale e processuale, né in via autonoma prima dell’articolazione dei motivi né nell’ambito della loro illustrazione. Cass. 22 settembre 2009, n. 20395.

 

I vizi di motivazione della sentenza non sono denunciabili in sede di regolamento di competenza, in cui sono contestabili soltanto l’affermazione e l’applicazione di principi giuridici. Cass. 14 novembre 2001, n. 14166; conforme Cass. 16 marzo 2011, n. 6279.

 

 

  1. Patrocinio.

L’istanza per regolamento di competenza può essere validamente sottoscritta dal difensore che abbia rappresentato la parte nel giudizio di merito, senza che sia necessario un nuovo mandato. Cass. 7 maggio 2004, n. 8755; conforme Cass. 26 aprile 1999, n. 4157.

 

 

  1. Decorrenza del termine per la proposizione del ricorso.

In tema di regolamento di competenza, con riferimento alle sentenze rese in rito ordinario, è inammissibile il regolamento proposto oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza effettuata tramite biglietto di cancelleria contenente il dispositivo, ancorché privo della data di deposito della sentenza e della motivazione integrale, atteso che l’art. 47, comma secondo, c.p.c. prescrive che il termine per il regolamento decorre dalla comunicazione e che ai sensi dell’art. 133, comma primo, c.p.c. la stessa è eseguita dal cancelliere mediante biglietto contenente il solo dispositivo, potendo la parte prendere conoscenza della sentenza depositata in cancelleria e restando irrilevante, ai fini dello svolgimento delle difese, la data di deposito della sentenza. Cass. 16 luglio 2004, n. 13289; conforme Cass. 22 maggio 2007, n. 11862.

 

Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, ove il giudice abbia ordinato, ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c. la discussione orale della causa e abbia pronunciato, al termine della discussione, sentenza solo sulla competenza, dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, il termine di trenta giorni per la proposizione del regolamento di competenza decorre da quella pronuncia, giacché la lettura della sentenza in udienza e la sottoscrizione, da parte del giudice, del verbale che la contiene, non solo equivalgono alla pubblicazione prescritta nei casi ordinari dall’art. 133 c.p.c. ma esonerano il cancelliere dall’onere della comunicazione. Né la necessità di detta comunicazione è destinata a risorgere per il fatto che il cancelliere abbia apposto soltanto il giorno successivo la data del deposito sulla sentenza: atteso, per un verso, che l’art. 281-sexies, secondo comma, c.p.c., pur prescrivendo l’immediato deposito in cancelleria, prevede che la pubblicazione della sentenza si ha già per effettuata all’atto stesso in cui il giudice sottoscrive il verbale nel quale essa è (scritta o) contenuta per allegato; e considerato, per altro verso, che il deposito della sentenza in cancelleria il giorno successivo, non interrompendo la stringente consecuzione prefigurata dal codice di rito con l’uso dell’avverbio «immediatamente», non fa ricadere la sentenza così depositata nel regime ordinario di cui all’art. 133 c.p.c. Cass. 28 febbraio 2006, n. 4401; conforme Cass. 24 luglio 2007, n. 16304.

 

 

  1. Improcedibilità del ricorso.

Ove il ricorrente non abbia depositato la copia autentica della ordinanza impugnata con il regolamento di competenza, la relativa istanza non può essere dichiarata, per ciò solo, improcedibile allorché il fascicolo d’ufficio, tempestivamente richiesto dalla parte al cancelliere dell’ufficio a quo ai sensi dell’art. 47, terzo comma, c.p.c. e pervenuto nella cancelleria della Corte di cassazione, contenga l’originale dell’ordinanza impugnata. Cass. 17 dicembre 2002, n. 18019.

 

Poiché la presentazione ed il deposito dell’istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio non sono richiesti dall’art. 47 c.p.c. a pena di improcedibilità, la loro mancanza non può comportare la declaratoria della sua improcedibilità, ma, semmai, all’atto della decisione, la declaratoria dell’inammissibilità dell’istanza per il caso in cui il fascicolo non risulti comunque trasmesso e ciò sempre che la Corte di cassazione non possa decidere sull’istanza senza esaminarlo. Cass. 27 marzo 2007, n. 7410.

 

 

  1. Rinuncia al regolamento.

La rinuncia all’istanza di regolamento di competenza è inoperante allorché il regolamento sia inammissibile. Cass. 13 marzo 1998, n. 2751.

 

L’intervenuta accettazione della rinunzia al ricorso per regolamento di competenza determina la

estinzione del giudizio pure nella ipotesi di originaria proposizione anche di questione di giurisdizione, escludendo la persistenza dell’interesse della parte accettante anche alla decisione di detta questione. Cass., Sez. Un., 8 novembre 2002, n. 15758.

 

A seguito delle modifiche introdotte nel processo di cassazione dal D.Lgs. n. 40 del 2006 e dell’introduzione dell’art. 380-ter c.p.c. quale forma di decisione camerale sulle conclusioni formulate dal P.M., il riferimento dell’art. 390, primo comma, c.p.c. come momento ultimo dell’ammissibilità della rinuncia al ricorso per cassazione (o al regolamento di competenza o a quello di giurisdizione), deve essere individuato in quello relativo alla notifica delle conclusioni del P.M. e del decreto di fissazione dell’adunanza della Corte, di cui al secondo comma della detta norma. Cass. 30 dicembre 2011, n. 30253.

 

Nel regime processuale conseguente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, la previsione dell’art. 390 c.p.c. - che esclude che il ricorso per cassazione possa essere rinunciato dopo la notifica delle richieste del P.M. - si deve intendere riferibile esclusivamente al caso in cui la decisione venga adottata con il rito di cui all’art. 380-ter c.p.c., mentre, allorquando tale decisione abbia luogo con il rito di cui all’art. 380-bis c.p.c., il termine ultimo per la rinuncia è quello del passaggio in decisione del ricorso, non potendosi istituire un’analogia tra la notificazione delle conclusioni del P.M. e la notificazione della relazione di cui al medesimo art. 380-bis c.p.c. Cass. 14 settembre 2007, n. 19255; conforme Cass., Sez. Un., 16 luglio 2008, n. 19514.

 

 

  1. Regolamento di competenza d’ufficio.

La dichiarazione, da parte di un primo tribunale, dell’incompetenza per territorio a pronunciare il fallimento di un imprenditore, quand’anche non seguita da riassunzione del processo, nei modi e nei tempi previsti dall’art. 50 c.p.c., davanti al tribunale indicato come competente, ma soltanto da trasmissione ex officio degli atti di causa a tale secondo giudice, legittima quest’ultimo, il quale si ritenga a sua volta incompetente, a sollevare, sia nel caso di procedimento promosso di ufficio o ad istanza del debitore, sia in quello di procedimento promosso ad istanza dei creditori, conflitto di competenza ed a chiedere il relativo regolamento di ufficio. Cass., Sez. Un., 1° agosto 1994, n. 7149.

 

In sede di regolamento di competenza d’ufficio, qualora una delle parti sia stata dichiarata contumace e non abbia pertanto ricevuto comunicazione dell’ordinanza di elevazione del conflitto, la Corte di cassazione deve controllare se la contumacia sia stata ritualmente dichiarata, perché, in caso contrario, la mancata comunicazione si risolverebbe in una ragione di inammissibilità dell’istanza di regolamento, in quanto non sarebbe stato assicurato il contraddittorio di una parte che, ove non fosse stata erroneamente dichiarata contumace e fosse stata, invece, destinataria della necessaria attività volta a rimediare alla causa della sua mancata costituzione, si sarebbe potuta costituire e, quindi, avrebbe avuto diritto alla comunicazione dell’ordinanza. Cass. 17 marzo 2006, n. 5962.

 

 

  1. Deposito degli atti e dei documenti.

Anche nel procedimento per regolamento di competenza le conclusioni del pubblico ministero debbono essere notificate alle parti, le quali hanno facoltà di replicare per iscritto non oltre cinque giorni prima dell’adunanza in camera di consiglio, così come stabilito, in via generale, dall’art. 375 c.p.c. Cass., Sez. Un., 11 ottobre 2002, n. 14568; conforme Cass., Sez. Un., 11 ottobre 2002, n. 14569; Cass. 10 novembre 2006, n. 24098.

 

Nel procedimento per regolamento di competenza che, in quanto retto da autonoma e specifica disciplina, non è soggetto alle regole ed ai termini procedurali di cui all’art. 375 c.p.c., le conclusioni del pubblico ministero non debbono essere notificate alle parti e, di conseguenza, non è ammessa la produzione di memorie difensive. Cass. lav., 1° ottobre 1998, n. 9769; conforme Cass. 14 luglio 2000, n. 9353; Cass. lav., 15 gennaio 1998, n. 308; Cass. 1° giugno 1995, n. 6150; Cass. lav., 22 ottobre 1994, n. 8686.



 
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