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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 476 cod. proc. civile: Altre copie in forma esecutiva

Non può spedirsi senza giusto motivo più di una copia in forma esecutiva alla stessa parte (1).
Le ulteriori copie sono chieste dalla parte interessata, in caso di provvedimento con ricorso al capo dell’ufficio che l’ha pronunciato, e negli altri casi al presidente del tribunale nella cui circoscrizione l’atto fu formato.
Sull’istanza si provvede con decreto (2).
Il cancelliere, il notaio o altro pubblico ufficiale che contravviene alle disposizioni del presente articolo è condannato a una pena pecuniaria da euro 1.000 a 5.000 (1), con decreto del capo dell’ufficio o del presidente del tribunale competente a norma del secondo comma (3).

(1) Comma così modificato dal D.L. n. 35/2005 e dalla L. n. 263/2005 con decorrenza dal 1 marzo 2006.

 


Commento

Formula esecutiva: [v. 475]; Ricorso: [v. 125]; Decreto: [v. 135]; Cancelliere: [v. 57]; Notaio: [v. 474]; Pubblico ufficiale: [v. 474].

(1) Il divieto di rilascio di più di una copia in forma esecutiva assicura che non siano in circolazione più copie esecutive contro la stessa persona. Solo se ricorra un giusto motivo (che, secondo una dottrina piuttosto restrittiva, potrebbe essere unicamente il caso di perdita non imputabile, e cioè sottrazione, smarrimento o distruzione) sarà consentito il rilascio di un’ulteriore copia. Tale divieto non si applica nel caso dei titoli di credito, per i quali è prevista la procedura di ammortamento.

 

(2) Il decreto per l’autorizzazione all’ulteriore rilascio è emanato senza contraddittorio e senza necessità di motivazione. Infine, l’inosservanza del divieto stesso costituisce una semplice irregolarità che non incide né sull’efficacia del titolo esecutivo né sulla validità della relativa esecuzione.

 

(3) Il procedimento per la irrogazione della sanzione è descritto dall’art. 154 att. e prevede la formale contestazione dell’addebito all’incolpato ad opera del Capo dell’ufficio giudiziario a mezzo di atto notificato a cura del cancelliere e con invito a presentare le proprie difese nel termine di cinque giorni. Negli uffici in cui vi è un solo cancelliere l’atto contenente l’addebito è a lui comunicato direttamente dal Capo dell’ufficio. L’eventuale condanna è irrogata con decreto che costituisce titolo esecutivo per la riscossione della pena pecuniaria a cura del cancelliere.


Giurisprudenza annotata

Altre copie in forma esecutiva.

 

 

  1. Divieto di spedizione di altre copie esecutive; 1.1. «Giusto motivo» legittimante la spedizione di ulteriori copie; 1.2. Rilascio di ulteriori copie in forma esecutiva; 1.3. Titoli di credito sottoposti a sequestro penale; 2. Procedimento di richiesta di ulteriori copie; 2.1. Ricorso al capo dell’ufficio e al presidente del tribunale; 2.2. Contestazioni sulla decisione.

 

  1. Divieto di spedizione di altre copie esecutive.

L’inosservanza del dovere di non rilasciare in forma esecutiva più di una sola copia del titolo per la esecuzione forzata, che importa a carico del funzionario responsabile una pena pecuniaria, costituisce una semplice irregolarità della esecuzione che è fine a se stessa e non incide, pertanto, né sulla efficacia del titolo esecutivo, nè sulla validità della relativa esecuzione.(Nella specie, la S.C., enunciando l’anzidetto principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto l’opposizione agli atti esecutivi promossa in ragione della dedotta illegittimità dell’esecuzione in quanto iniziata sulla base di una seconda copia esecutiva rilasciata dal cancelliere senza l’autorizzazione del capo dell’ufficio). Cass. 22 ottobre 2008, n. 25568.

 

 

1.1. «Giusto motivo» legittimante la spedizione di ulteriori copie.

Un’ipotesi di «giusto motivo», che permette di superare il divieto posto dall’art. 476, 1º comma, è rappresentata dalla correzione della sentenza di cui sia stata già spedita una copia in forma esecutiva; tale evenienza consente la spedizione di ulteriore copia, anche a favore della stessa parte, recante annotazione del provvedimento di correzione. App. Bologna, 15 aprile 1982, è ciò che accade nel rito del lavoro, in ipotesi di mera divergenza parziale sull’ammontare delle somme liquidate fra motivazione e dispositivo letto in udienza (e trascritto in calce alla motivazione della sentenza), in cui quest’ultimo può essere corretto mediante la procedura di correzione degli errori materiali. Trib. Genova, 1 aprile 1981.

 

Siccome il titolo esecutivo riguarda soltanto il condominio e non anche i singoli condomini, non può accogliersi l’istanza di rilascio di tante copie in forma esecutiva del predetto titolo per quanti sono i condomini nei confronti dei quali si intenda procedere esecutivamente pro quota, perché può agirsi solo in base a specifico ed autonomo titolo esecutivo relativamente alle singole quote da accertarsi in sede di giudizio anche a cognizione sommaria. Trib. Catania, 20 maggio 2009.

 

 

1.2. Rilascio di ulteriori copie in forma esecutiva.

Sia l’art. 67, l. 16 febbraio 1913, n. 89 (il quale riserva solo al notaio che ha rogato l’atto la competenza a rilasciare copia autentica dello stesso), sia l’art. 14, l. 4 gennaio 1968, n. 15 (il quale consente al notaio solo il rilascio di copia di atti a lui presentati in originale, e da cui deriva che la notificazione del titolo esecutivo costituito da atto ricevuto da notaio non è validamente effettuata con una copia rilasciata da notaio diverso da quello che ha rogato l’atto, conservandone l’originale) sono applicabili anche all’ipotesi di rilascio di copie in forma esecutiva. Cass. 17 aprile 1992, n. 4736.

 

Poiché la copia redatta dall’ufficiale giudiziario non può assurgere al valore di copia legale ed autentica, il creditore può legittimamente richiedere il rilascio di copie della copia esecutiva dell’atto pubblico depositato presso il notaio rogante. Trib. Trani, 5 giugno 1984.

 

Diversamente si ritiene che il notaio, in qualità di depositario dell’originale di un atto pubblico, può legittimamente rifiutarsi di rilasciare copie della copia rilasciata in forma esecutiva, in quanto tali copie possono essere fatte dall’ufficiale giudiziario notificante. Trib. Trani, 26 ottobre 1984.

 

In caso di vendita immobiliare con accollo, a carico dell’acquirente, del mutuo in precedenza contratto dal venditore, il notaio rogante è tenuto a rilasciare copia, in forma esecutiva, di tale contratto in favore del mutuante, anche se formalmente non partecipe al negozio ed anche nell’ipotesi in cui il mutuante medesimo sia già in possesso di copia esecutiva dell’originario contratto di mutuo. Innanzi al rifiuto del notaio di rilasciare la copia de qua, è applicabile il procedimento di cui all’art. 476 c.p.c.; è ammissibile il rilascio di una copia esecutiva del contratto di accollo di mutuo, nonostante il precedente rilascio di una copia esecutiva dell’atto di mutuo, in quanto, pur trattandosi della medesima obbligazione, il secondo atto è distinto dal primo e, pur non essendo il creditore dell’atto di mutuo parte formale nell’atto di accollo, lo è in senso sostanziale. Trib. Trani, 28 agosto 1986.

 

 

1.3. Titoli di credito sottoposti a sequestro penale.

Le copie autentiche di titoli di credito sottoposti a sequestro penale, che siano state rilasciate a norma dell’art. 343 c.p.p., hanno la stessa efficacia di titolo esecutivo propria dei documenti originali, e rendono possibile al possessore l’esercizio dei diritti che trovano fondamento nei negozi documentati dalle copie stesse. Cass. 26 aprile 1982, n. 2561; conforme Cass. 15 febbraio 1996, n. 1165.

 

 

  1. Procedimento di richiesta di ulteriori copie.

 

 

2.1. Ricorso al capo dell’ufficio e al presidente del tribunale.

Nell’ipotesi di rifiuto del notaio rogante di spedire il titolo in forma esecutiva, la parte interessata può ricorrere al presidente del tribunale. Trib. Trani, 28 agosto 1986.

 

La competenza a pronunciare sui ricorsi contro il rifiuto di un pubblico depositario al rilascio di copie di atti spetta al presidente, non al tribunale in camera di consiglio. App. Bari, 16 luglio 1984.

 

 

2.2. Contestazioni sulla decisione.

È ammissibile il reclamo contro il provvedimento negativo del Presidente del Tribunale ex art. 745 c.p.c. che conferma il diniego di rilascio di copia di sentenza esecutiva per omesso pagamento dell’imposta proporzionale di registro: ciò data la natura giurisdizionale - camerale del procedimento relativo ai diritti soggettivi in questione. App. Milano, 7 luglio 1988.



 
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