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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 479 cod. proc. civile: Notificazione del titolo esecutivo e del precetto

Se la legge non dispone altrimenti, l’esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva e del precetto.
La notificazione del titolo esecutivo deve essere fatta alla parte personalmente a norma degli artt. 137 e seguenti.
Il precetto può essere redatto di seguito al titolo esecutivo ed essere notificato insieme con questo, purché la notificazione sia fatta alla parte personalmente.


Giurisprudenza annotata

Notificazione del titolo esecutivo e del precetto.

 

 

  1. Notificazione separata del titolo esecutivo; 1.1. Notificazione del titolo esecutivo separata dalla notificazione del precetto; 1.2. Eventuali vizi e sanatorie; 1.3. Casistica; 2. Notificazione contestuale di titolo e precetto: atto complesso; 2.1. Atto complesso; 3. Notificazione del precetto; 3.1. Notificazione alla parte personalmente; 3.2. Sanatoria del vizio di notificazione del precetto; 3.3. Notifica di un successivo precetto: riunione di procedimenti; 4. Notificazione del decreto ingiuntivo; 4.1. Menzione della esecutorietà del decreto ingiuntivo; 4.2. Mancata menzione della esecutorietà: nullità del precetto; 5. Notificazione nell’esecuzione per consegna o rilascio; 5.1. Notificazione al soggetto che deve eseguire l’obbligo; 5.2. Irregolarità formali del titolo esecutivo di rilascio; 6. Notificazione alla pubblica amministrazione; 6.1. Notificazione del titolo esecutivo; 6.2. Notificazione del precetto.

 

 

  1. Notificazione separata del titolo esecutivo.

In tema di notificazione del titolo esecutivo costituito da una sentenza, la modifica dell’art. 479 c. p. c. da parte del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, secondo cui la notifica va fatta alla parte personalmente, mentre in precedenza poteva essere fatta al procuratore costituito a norma dell’art. 170 c. p. c., vale soltanto, secondo il fondamentale principio del “tempus regit actum”, per gli atti successivi all’entrata in vigore della nuova disciplina. Cass. 2 ottobre 2008, n. 24491.

 

La notificazione ai sensi dell’art. 479 c.p.c. ha il fine esclusivo di indicare alla controparte la volontà di procedere in executivis nei suoi confronti, proprio per consentirle di valutare l’eventualità di un adempimento spontaneo. La notificazione della sentenza ai fini della sua impugnazione, invece, è finalizzata a realizzare l’effetto acceleratorio, nell’ottica della formazione del giudicato. Cass., Sez. Un., 13 giugno 2011, n. 12898.

 

La nullità della notificazione del titolo esecutivo, quand'anche costituito da provvedimento giudiziale, fatta al procuratore costituito nel processo, anziché alla parte personalmente, ai sensi dell'art. 479, secondo comma, cod. proc. civ., è sanabile in dipendenza del raggiungimento dello scopo, allorché l'intimato abbia comunque sviluppato difese ulteriori rispetto al profilo della mancata notifica di persona, così rivelando un'idonea conoscenza dell'atto, mentre ove non siano addotte contestazioni diverse da quella della nullità della notificazione, la stessa può rilevare soltanto in caso di allegazione, e di eventuale prova, delle specifiche limitazioni o compressioni del diritto di difesa che, anche in rapporto alle peculiarità del caso di specie, ne siano derivate. Rigetta, Trib. Palermo, 03/11/2009

Cassazione civile sez. III  13 maggio 2014 n. 10327  

 

 

1.1. Notificazione del titolo esecutivo separata dalla notificazione del precetto.

Con riguardo alla esecuzione forzata di titoli giudiziali, ex art. 479 c.p.c., la notificazione del titolo esecutivo può avvenire separatamente dalla notificazione del precetto, oppure contestualmente a questa. Mentre nel secondo caso è richiesta la notificazione di un atto complesso, contenente il titolo esecutivo ed il precetto redatto di seguito al primo, nel primo l’atto di precetto deve contenere solo il riferimento all’avvenuta notificazione del titolo esecutivo. Cass. 4 ottobre 2000, n. 13161.

 

Qualora la sentenza di primo grado, soggetta a gravame, sia integralmente confermata in appello, il titolo esecutivo che deve essere notificato all’esecutato è rappresentato dalla sentenza d’appello, e non da quella di primo grado. Trib. Cassino, 16 settembre 1999; conforme Cass. 12 dicembre 2008, n. 29205.

 

Qualora invece l’espropriazione forzata trovi fondamento in una condanna pronunciata con sentenza di primo grado, ed il precetto sia notificato dopo che l’appello proposto avverso detta sentenza è stato dichiarato inammissibile, il titolo da notificare al debitore in forma esecutiva prima che l’esecuzione abbia inizio è rappresentato dalla sentenza di primo grado, e non da quella di appello. Cass. 22 gennaio 1999, n. 586.

 

In tema di notifica di atto di precetto, deve ritenersi rispettata la lettera dell’art. 479 c.p.c., nel caso in cui in una stessa data si provveda a notificare il titolo esecutivo separatamente dall’atto di precetto, e in quest’ultimo si faccia menzione della notifica del titolo esecutivo effettuata in pari data. Trib. Latina, 6 novembre 2009.

 

 

1.2. Eventuali vizi e sanatorie.

Il precetto notificato in violazione della norma di cui all’art. 479 c.p.c. (nella specie, non notificato alla parte personalmente), è da considerarsi nullo. Quanto, poi, alla richiesta di compensazione delle somme dovute in precetto con le somme dovute a titolo di spese per il precetto notificato, tale richiesta non può essere accolta. Tanto in considerazione della evidente diversa natura delle somme evidenziate e del diverso titolo di debenza. Pertanto l’opposizione deve essere accolta, con conseguente declaratoria di nullità del precetto opposto. Giudice pace Bari, 13 ottobre 2011, n. 5639.

 

L’irregolarità di un titolo esecutivo notificato, costituita dalla sua mancata spedizione in forma esecutiva, non può legittimamente pronunciarsi, giusto il disposto dell’art. 156, 3º comma, c.p.c., se l’atto abbia comunque raggiunto lo scopo cui era destinato, il che avviene tutte le volte in cui, insieme con il precetto, il creditore abbia notificato sia la sentenza di primo grado costituente il titolo esecutivo, sia la sentenza di secondo grado dichiarativa dell’inammissibilità del relativo appello, spedendo (erroneamente) quest’ultima e non la sentenza di primo grado in forma esecutiva, poiché il debitore è, in tal caso, del tutto consapevole, sulla base del complesso degli atti notificati, che l’appello è stato rigettato, e che la sentenza di primo grado è la sola pronuncia di condanna di cui viene richiesto l’adempimento, e sulla cui base sarà, in caso contrario, iniziata l’espropriazione forzata minacciata. Cass. 22 gennaio 1999, n. 586.

 

La consegna al destinatario della notificazione di copia della sentenza in forma esecutiva priva della relazione peritale richiamata in dispositivo, quale parte integrante del provvedimento stesso per l’individuazione dell’oggetto della decisione, non dà luogo ad un vizio della notificazione, in quanto la notifica della sentenza in forma esecutiva è sufficiente a soddisfare il disposto dell’art. 479 c.p.c. Cass. 19 luglio 2002, n. 10569.

 

Nell’ipotesi che il giudizio si sia svolto nella contumacia di una parte, la sentenza che lo conclude deve essere notificata alla parte personalmente ex art. 292, ultimo comma, c.p.c., anche al fine della decorrenza del termine breve per impugnare di cui all’art. 325 c.p.c., né tale prescrizione può trovare deroga quando la notifica della sentenza sia avvenuta in forma esecutiva ai sensi dell’art. 479 c.p.c., non avendo rilevanza il fine processuale per il quale essa sia stata effettuata. Cass. 15 marzo 2006, n. 5682.

 

Nel regime dell’art. 479, comma 2, c.p.c., introdotto dall’art. 2, comma 3, lett. e, D.L. 14 marzo 2005 n. 35, convertito, con mod., nella l. 14 maggio 2005 n. 80, qualora il titolo esecutivo costituito da una sentenza (o da altro provvedimento avente natura di titolo esecutivo) venga notificato al difensore della parte nel giudizio in cui il titolo si è formato, domiciliatosi presso la stessa parte, la notificazione, pur difforme dallo schema legale della suddetta norma per non essere stata indirizzata alla parte personalmente, non può ritenersi nulla, perchè è idonea al raggiungimento dello scopo che una notifica eseguita personalmente alla parte medesima avrebbe dovuto raggiungere, cioè quello di determinare la conoscenza del titolo in capo ad essa. Cass. 9 marzo 2011, n. 5591.

 

La rinuncia al precetto è un atto abdicativo unilaterale che non richiede l’accettazione della parte opponente. In caso di intimazione al terzo datore d’ipoteca costui deve ricevere anche la notifica del titolo; in ogni caso è da ritenersi invalido ed inefficace il nuovo titolo esecutivo notificato solo al terzo debitore e non alla parte personalmente, in quanto non consentirebbe a quest’ultima di proporre eventuale opposizione. Trib. Roma, 24 ottobre 2011.

 

 

1.3. Casistica.

Il provvedimento di condanna alle spese, contenuto nell’ordinanza di rigetto di una domanda cautelare, deve essere attuato attraverso le forme dell’esecuzione forzata e quindi sarà necessaria sia la spedizione in forma esecutiva del titolo, sia la sua notificazione alla parte soccombente. Cass. 17 novembre 1997, n. 11387.

 

In tema di riscossione coattiva delle entrate patrimoniali, la notificazione dell’ingiunzione di pagamento, che nell’esecuzione speciale disciplinata dal R.D. n. 639 del 1910 costituisce (anche) il titolo esecutivo, assolve a funzione non diversa da quella della notificazione del titolo esecutivo ex art. 479 c.p.c., sicché la sua mancanza di fatto o inesistenza giuridica determina (in relazione al profilo considerato) la nullità del pignoramento, da denunciarsi con opposizione agli atti esecutivi, nei cinque giorni successivi a quello del relativo compimento. Cass. 23 aprile 2003, n. 6448.

 

In tema di opposizione agli atti esecutivi (nella specie il precetto), dovendosi ritenere che, eseguita la notifica del decreto monitorio nei confronti dell’amministratore, questa debba considerarsi effettuata nei confronti di tutti i partecipanti al condominio (spettando all’amministratore il compito di rendere edotti i singoli condomini), ben può trovare applicazione la norma di cui all’art. 654 comma 2 c.p.c. secondo cui, in deroga all’art. 479 c.p.c, è escluso che il terzo creditore debba procedere ad una nuova notifica del titolo esecutivo nei confronti del singolo condomino contro il quale intende agire esecutivamente. Trib. Napoli, 11 marzo 2009.

 

 

  1. Notificazione contestuale di titolo e precetto: atto complesso.

 

 

2.1. Atto complesso.

A norma dell’espresso disposto dell’art. 479 c.p.c. - secondo cui l’esecuzione forzata deve essere proceduta dalla notificazione del titolo esecutivo e del precetto ed il precetto può essere notificato insieme al titolo - ancorché sussista una pregiudizialità logica e cronologica del titolo rispetto al precetto, che sullo stesso si fonda, tuttavia non resta esclusa la possibilità della notifica contestuale di entrambi, costituendo in tal caso l’eventuale inserimento del titolo all’interno del foglio contenente il precetto una mera irregolarità formale non sanzionata da nullità. Cass. 25 febbraio 1994, n. 1930.

 

La notifica del precetto non deve essere necessariamente distinta e successiva a quella del titolo esecutivo, ma, come è reso palese dal comma 2 dell’art. 480 c.p.c., può anche essere contestualmente eseguita, con un unico atto complesso contenente sia il titolo esecutivo che il precetto; in tal caso nell’atto di precetto può anche essere omessa l’indicazione della data di notifica del titolo esecutivo dato che questa indicazione, per la contestualità della notifica, risulterebbe impossibile. Cass. 12 agosto 1992, n. 9536.

 

La relazione di notificazione di un atto giudiziario deve interpretarsi anche attraverso il contenuto dell’atto notificato nonché dell’intera attività posta in essere, in relazione al tipo di notificazione effettuata dall’ufficiale giudiziario. Pertanto, ove l’atto di precetto, redatto di seguito alla sentenza, contenga un espresso riferimento a quest’ultima, e l’ufficiale giudiziario abbia attestato nella relazione stesa in calce al precetto di aver notificato «il su esteso atto», deve intendersi notificato alla parte tanto il precetto quanto la sentenza. Cass. 15 gennaio 1979, n. 293.

 

 

  1. Notificazione del precetto.

 

 

3.1. Notificazione alla parte personalmente.

L’omessa notificazione alla parte personalmente, ai sensi dell’art. 480., ultimo comma, c.p.c. ha, come conseguenza generale, la nullità dell’atto di notificazione del precetto; tuttavia, la circostanza che l’esecutato proponga un’opposizione agli atti tempestiva, ossia, ai sensi dell’art. 617, 2º comma, c.p.c. entro i 5 giorni dall’inizio dell’esecuzione, comporta la sanatoria della suddetta nullità ex art. 156, ultimo comma, c.p.c. Trib. Perugia, 24 aprile 2001.

 

Nel caso in cui il giudizio si sia svolto nella contumacia di una parte, la sentenza che lo conclude deve essere notificata alla parte personalmente, ai sensi dell’art. 292, ultimo comma, c.p.c., anche al fine della decorrenza del termine breve per l’impugnazione di cui all’art. 325 c.p.c.; pertanto, ove la sentenza sia stata notificata personalmente in forma esecutiva per procedere all’esecuzione ai sensi dell’art. 479 c.p.c., tale notificazione è anche utile nel contempo a far decorrere il termine breve per l’impugnazione. Cass. 24 agosto 2000, n. 11078.

 

In questo senso, anche la prescrizione non può trovare deroga, non avendo rilevanza il fine processuale per il quale la notifica è stata effettuata. Cass. 18 aprile 2000, n. 4975.

 

 

3.2. Sanatoria del vizio di notificazione del precetto.

In materia di esecuzione forzata, la nullità della notificazione del precetto eseguita ai sensi dell’art. 143 c.p.c. in difetto dei relativi presupposti, risulta sanata, in applicazione del principio del conseguimento dello scopo dell’atto, dalla costituzione nel processo di esecuzione del debitore convenuto. Cass. 10 gennaio 2003, n. 193.

 

La notificazione dell’atto di precetto a due intimati in una sola copia non determina un’ipotesi di inesistenza della notificazione, ma di nullità della stessa, sanabile dall’opposizione dell’intimato, per essere stato raggiunto lo scopo cui l’atto era destinato. Cass. 23 marzo 1998, n. 3072.

 

 

3.3. Notifica di un successivo precetto: riunione di procedimenti.

La pendenza del procedimento esecutivo non preclude né rende inutile la reiterazione dell’atto processuale che vi dà inizio ed, in funzione di questo, il compimento degli atti prodromici necessari, al fine di porre al riparo la concreta attuazione della pretesa esecutiva dai possibili insuccessi conseguenti agli eventuali vizi dei precedenti atti, ma determina solo la necessità della riunione dei distinti procedimenti esecutivi, in tal modo instaurati innanzi al medesimo ufficio giudiziario, ai sensi dell’art. 273 c.p.c. Conseguentemente, il creditore può validamente notificare al debitore il precetto per l’esecuzione di un titolo esecutivo sulla base del quale egli abbia già promosso azione esecutiva ancora pendente nel momento della notifica del successivo precetto. Cass. 22 luglio 1991, n. 8164.

 

 

  1. Notificazione del decreto ingiuntivo.

 

 

4.1. Menzione della esecutorietà del decreto ingiuntivo.

Nell’esecuzione forzata promossa in base a decreto ingiuntivo non occorre una nuova notificazione di tale decreto, ma è sufficiente che, con l’atto di precetto, il debitore sia informato della conseguita esecutorietà del decreto medesimo, attraverso la citazione del provvedimento che abbia disposto l’esecutorietà, indipendentemente dall’osservanza di prescrizioni formali. Cass. 21 novembre 2001, n. 14730.

 

La disposizione contenuta nel secondo comma dell’art. 654 c.p.c., a norma della quale se il titolo esecutivo è costituito da un decreto ingiuntivo non è necessaria una nuova notificazione del medesimo, essendo sufficiente che nel precetto si indichino le parti e la data della notifica dell’ingiunzione e si menzioni il provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e l’apposizione della formula esecutiva, è volta a semplificare l’inizio del procedimento esecutivo e perciò trova applicazione in ogni ipotesi di esecutorietà del provvedimento monitorio, e non solo quando essa venga concessa per essere stata respinta l’opposizione o per essersi estinto il relativo giudizio. Cass. 30 maggio 2007, n. 12731; conforme Cass. 21 novembre 2001, n. 14729.

 

 

4.2. Mancata menzione della esecutorietà: nullità del precetto.

Nell’espropriazione forzata, minacciata in virtù di ingiunzione dichiarata esecutiva ai sensi dell’art. 654 c.p.c., la mancata menzione, nel precetto, del provvedimento che ha disposto la esecutorietà e dell’apposizione della formula, comporta non la inesistenza giuridica, ma la nullità del precetto medesimo, per effetto del combinato disposto degli artt. 654, 480 e 479 c.p.c., la quale deve essere dedotta mediante opposizione agli atti esecutivi, nel termine perentorio di cinque giorni dalla notificazione del precetto stesso. L’inosservanza del suddetto termine perentorio per la proposizione della opposizione relativa alla regolarità formale del precetto, ne determina la decadenza la quale deve essere rilevata anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio e, quindi, anche per la prima volta in Cassazione. Cass. 1 dicembre 2000, n. 15364; conforme Cass. 2 marzo 2006, n. 4649.

 

 

  1. Notificazione nell’esecuzione per consegna o rilascio.

 

 

5.1. Notificazione al soggetto che deve eseguire l’obbligo.

La notificazione del titolo in forma esecutiva e del precetto deve essere fatta, su richiesta della parte istante, al soggetto che essa pretende sia tenuto ad eseguire l’obbligo che risulta dal titolo. Conseguentemente, quando il titolo esecutivo è un provvedimento giurisdizionale che contiene una condanna al rilascio, se nel possesso del bene si trova un soggetto diverso da quello nei cui confronti la condanna è stata pronunciata, ma che la parte istante ritenga trovarsi in una posizione tale da farlo soggiacere all’efficacia del titolo esecutivo, l’onere di notificazione del titolo e del precetto deve osservarsi verso tale soggetto, che è quello contro il quale l’esecuzione va compiuta, mentre la parte istante non ha l’onere di notificare al soggetto contro cui la condanna è stata pronunciata e colui contro il quale l’esecuzione è promossa non ha interesse a che il titolo sia notificato anche a quel soggetto. Cass. 7 luglio 1999, n. 7026.

 

La notificazione della sentenza, costituente titolo sia in favore del contendente vittorioso sia, per il capo di condanna alle spese, del procuratore distrattario, quando effettuata in una sola copia, unitamente al precetto intimato dal procuratore solo in nome (o nell'interesse) della parte assistita vittoriosa, non assolve alla funzione - che costituisce la "ratio" dell'art. 479 cod. proc. civ. - di assicurare al debitore la conoscenza sia del titolo, sia del credito per il quale si intende procedere, relativamente al credito per spese processuali, spettante al difensore, potendo riferirsi la notificazione esclusivamente al soggetto in nome (o nell'interesse) del quale è stato intimato il precetto e alla statuizione di condanna in favore dello stesso soggetto. Ne consegue la nullità del precetto di pagamento intimato dal procuratore distrattario senza la preventiva o contestuale notificazione di copia esecutiva della sentenza, costituente titolo di pagamento delle spese processuali in suo favore. Rigetta, Trib. Salerno, 10/05/2012

Cassazione civile sez. VI  21 marzo 2014 n. 6763  

 

 

5.2. Irregolarità formali del titolo esecutivo di rilascio.

La mancanza nel titolo esecutivo, costituito da una sentenza dispositiva di rilascio di un immobile, della data di rilascio, richiesta dall’art. 56 della l. n. 392 del 1978, è riconducibile alla categoria delle irregolarità formali afferenti al titolo esecutivo e non a quella delle irregolarità formali afferenti al precetto, poiché la data del rilascio è un elemento della sentenza, come emerge dalla previsione di detta norma, secondo cui la data di esecuzione è fissata dal giudice con il provvedimento che dispone il rilascio. Ne discende che il termine di cinque giorni per la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi, con la quale si faccia valere detta irregolarità, decorre dalla data di notificazione della sentenza costituente il titolo esecutivo e non da quella successiva di notificazione del precetto. Cass. 14 luglio 1999, n. 5881.

 

In questo senso, la fissazione della data di esecuzione del provvedimento che dispone il rilascio condiziona solo l’inizio della esecuzione del provvedimento (e non il diritto del locatore all’esecuzione) e non deve necessariamente precedere, quindi, la notificazione del precetto, che, com’é reso palese dall’art. 479 c.p.c., può essere impugnato con l’opposizione all’esecuzione, prima che questa sia iniziata, solo per contestare il diritto dell’istante di proceder alla esecuzione per l’inesistenza o invalidità del titolo esecutivo o la successiva modifica o estinzione del diritto. Ne consegue che, se l’esecuzione non è stata iniziata, il conduttore non può proporre opposizione al precetto solo perché non preceduto dalla fissazione della data dell’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’immobile locato, cui può provvedersi anche in sede di esecuzione. Cass. 20 ottobre 1992, n. 11470.

 

La corresponsione dell’indennità di avviamento di cui all’art. 34, 3º comma, l. 27 luglio 1978, n. 392, non condiziona il diritto del locatore alla esecuzione del provvedimento di rilascio, ma solo l’inizio di tale esecuzione, per cui non deve necessariamente precedere la notificazione del precetto, che, com’é reso palese dall’art. 479 c.p.c., è solo un atto prodromico rispetto all’esecuzione. Cass. 3 settembre 1999, n. 9293;conforme Cass. 20 ottobre 1992, n. 11470.

 

 

  1. Notificazione alla pubblica amministrazione.

In tema di notificazione del titolo esecutivo ad enti pubblici, il legislatore non ha derogato espressamente al comma 2 dell’art. 479 c.p.c. in forza di quanto stabilito con norma eccezionale e, dunque, non applicabile analogicamente dall’art. 14, comma 1 bis, del D.L. n. 669 del 1996, convertito, con modificazioni, nella legge n. 30 del 1997, introdotto dall’art. 147 della legge n. 388 del 200 e sostituito dall’art. 44, comma 3, lett. b, del D.L. n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, nella legge n. 326 del 2003, a mente del quale, gli atti introduttivi del giudizio di cognizione, gli atti di precetto e di pignoramento e sequestro devono essere notificati, a pena di nullità, presso la struttura territoriale dell’ente pubblico nella cui circoscrizione risiedono i soggetti privati interessati. Ne consegue che non sussiste la nullità della notificazione del titolo esecutivo effettuata, ai sensi del citato art. 479, comma 2, presso la sede centrale e legale dell’ente pubblico debitore, anziché nelle sue sedi periferiche. Cass. 13 luglio 2011, n. 15361.

 

 

6.1. Notificazione del titolo esecutivo.

La disposizione dettata dall’art. 14 del D.L. n. 669/1996, convertito con legge n. 30/1997 (anche alla luce della modifica apportata al suo testo dall’art. 44.3 del D.L. n. 269/2003 convertito con legge n. 326/2003), deve essere interpretata nel senso che la parte, a favore della quale sia stata pronunciata condanna al pagamento di una somma di denaro, non può dare inizio all’esecuzione forzata, né può minacciarla mediante la notifica del precetto, se prima non abbia notificato il titolo esecutivo e dalla notifica di questo non sia decorso il termine dilatorio stabilito dalla norma (ora 120 giorni come previsto dall’art. 147 della legge n. 388 del 2000). Trib. Palermo, 14 marzo 2007.

 

In deroga a quanto disposto dall’art. 654 c.p.c., l’esecuzione forzata nei confronti di una pubblica amministrazione deve essere preceduta dalla notifica del titolo in forma esecutiva anche nel caso di decreto ingiuntivo divenuto esecutivo dopo la sua prima notifica. Trib. Palermo, 14 marzo 2007.

L’art. 479 c.p.c. prevede la notifica del titolo esecutivo quale atto propedeutico necessario per la proposizione della sola esecuzione forzata, né vi è altra norma che stabilisca tale onere procedimentale per il giudizio d’ottemperanza. Tar Campania Napoli, 30 giugno 2005.

 

 

6.2. Notificazione del precetto.

Il creditore dell’amministrazione pubblica, fornito di titolo esecutivo, ha l’onere di notificare il precetto, atto di natura non processuale, direttamente all’ufficio amministrativo debitore, ai sensi degli artt. 480, ultimo comma, e 144 c.p.c., e non presso l’Avvocatura dello Stato, ex art. 11, R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, norma inapplicabile in quanto attinente esclusivamente agli atti giudiziali (né l’invalidità della notificazione può ritenersi sanabile ex art. 156 c.p.c., concernente soltanto gli atti del processo). Ne consegue che il precetto notificato presso l’Avvocatura dello Stato, cioè soggetto diverso dal suo destinatario, deve ritenersi del tutto inefficace - in quanto non conoscibile da quest’ultimo - e, quindi, inidoneo anche al fine dell’interruzione della prescrizione ex art. 2943 c.c. Cass. 19 dicembre 2003, n. 19512.

 

L’atto di precetto è funzionale all’esecuzione disciplinata dagli artt. 479 e ss., c.p.c., ma è irrilevante ai fini dell’ammissibilità del ricorso per ottemperanza, avendo questo propri autonomi presupposti; pertanto, in sede di esecuzione del giudicato, non può essere chiesto il rimborso delle spese e degli onorari relativi all’atto di precetto. Tar Sardegna, 14 ottobre 2003.



 
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