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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 480 cod. proc. civile: Forma del precetto

Il precetto consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni, salva l’autorizzazione di cui all’articolo 482, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà a esecuzione forzata (1).

 

Il precetto deve contenere a pena di nullità l’indicazione delle parti, della data di notificazione del titolo esecutivo, se questa è fatta separatamente, o la trascrizione integrale del titolo stesso, quando è richiesta dalla legge. In quest’ultimo caso l’ufficiale giudiziario, prima della relazione di notificazione, deve certificare di avere riscontrato che la trascrizione corrisponde esattamente al titolo originale (2).
Il precetto deve altresi’ contenere l’avvertimento che il debitore puo’, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore.
Il precetto deve inoltre contenere la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione. In mancanza le opposizioni al precetto si propongono davanti al giudice del luogo in cui è stato notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso la cancelleria del giudice stesso (3).

 

Il precetto deve essere sottoscritto a norma dell’articolo 125 e notificato alla parte personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.

 


Commento

Titolo esecutivo: [v. 474]; Esecuzione forzata: [v. Libro III]; Parti: [v. Libro III; 485]; Notificazione [v. 137]. Precetto: consiste nella formale intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine, non inferiore a dieci giorni, con l’avvertimento che, mancando l’adempimento, si procederà ad esecuzione forzata [v. Formule n. 32, 33 e 34]. Ufficiale giudiziario: pubblico impiegato e organo giudiziario ausiliario, incaricato di un complesso di attività esecutive degli atti e dei provvedimenti giudiziari, tra le quali spicca l’attività di notificazione. Ha, inoltre, funzioni esecutive (pignoramento immobiliare, vendita dei beni mobili) e funzioni documentali (processi verbali di tutta l’attività che svolge). Sovraindebitamento: situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente Consumatore: il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Residenza: è una situazione di fatto implicante l’effettiva e abituale presenza del soggetto in un dato luogo. La (—) può essere scelta e cambiata liberamente ma il trasferimento deve essere denunciato nei modi di legge. Elezione di domicilio: è la dichiarazione scritta con cui una persona sceglie il proprio domicilio per un determinato atto o affare e per tutti quelli conseguenti (nel nostro caso, sarà presumibilmente lo studio del procuratore costituito [v. 165]). Cancelleria: è un ufficio complementare dell’organo giudiziario, con funzioni prevalentemente burocratiche ed amministrative. Il cancelliere è il principale collaboratore del giudice in ogni attività necessaria per pervenire alla decisione.

 

(1) La norma non prevede espressamente la necessità di precisare l’ammontare del debito, anche se nella prassi viene di solito indicato. La richiesta di una somma minore rispetto a quella prevista nel titolo non significa aver rinunciato alla differenza, che potrà essere richiesta successivamente. Normalmente viene richiesta una somma maggiore rispetto a quella del titolo, perché nel precetto saranno chieste le spese, gli interessi e così via. L’intimazione di precetto per somma superiore a quella dovuta, in particolare, non determina la nullità del precetto, dando luogo solo alla riduzione della somma domandata nei limiti di quella dovuta. Un termine diverso dai 10 gg., se inferiore, sarà come non assegnato. L’elemento essenziale del precetto consiste nell’intimazione ad adempiere. L’omissione dell’avvertimento secondo cui, in difetto di adempimento dell’obbligazione risultante dal titolo esecutivo, si procederà ad esecuzione forzata non comporta nullità.

 

(2) Le parti sono, di regola, le stesse indicate nel titolo esecutivo; se si è verificata un’ipotesi di successione (passiva o attiva) dovrà esserne indicata la causa [v. 475 e 477]. L’indicazione della data di notifica del titolo esecutivo è necessaria solo se titolo e precetto siano stati notificati separatamente. Se la notifica è contestuale [v. 479, c. 3], l’indicazione della data può essere omessa senza che si verifichi la nullità del precetto. Ciò che non può mancare è, invece, l’esatta indicazione degli estremi del titolo esecutivo, a pena di nullità del precetto.La trascrizione del titolo, richiesta nel caso di cambiale o di assegno, non deve essere necessariamente integrale (che si ottiene invece, con la fotocopia, munita di certificazione di conformità, dichiarata dall’ufficiale giudiziario, del titolo, seguita dall’atto di precetto). Sarà necessaria anche la trascrizione del protesto se nel precetto, oltre alla sorte capitale, si chiedono, appunto, le spese di protesto e del conto di ritorno.

 

(3) L’indicazione della residenza o l’elezione di domicilio non è prevista a pena di nullità, ma serve solo ad individuare il giudice competente per territorio che seguirà l’imminente esecuzione forzata. Infatti, in mancanza di detta indicazione, lo stesso art. 480 stabilisce che le eventuali opposizioni a precetto saranno proposte nel luogo in cui quest’ultimo è stato notificato (che potrebbe essere diverso da quello dell’esecuzione).


Giurisprudenza annotata

Forma del precetto.

 

 

  1. Natura; 1.1. Atto preliminare all’esecuzione; 1.2. Effetto interruttivo; 2. Elementi caratteristici del precetto; 2.1. Identificazione del titolo esecutivo; 2.2. Termine ad adempiere ed autorizzazione all’esecuzione immediata; 2.3. Intimazione ad adempiere; 2.4. Omissione dell’avvertimento; 2.5. Sottoscrizione; 2.6. Procura; 3. Precetto in forza di titolo di credito; 3.1. Obbligo di trascrizione del titolo; 3.2. Omessa trascrizione: nullità; 4. Competenza territoriale; 4.1. Dichiarazione di residenza ed elezione di domicilio; 4.2. Efficacia della dichiarazione di residenza e dell’elezione di domicilio; 4.3. Competenza in sede di opposizione; 4.4. Notificazione presso la cancelleria; 5. Questioni di legittimità costituzionale.

 

 

  1. Natura.

 

 

1.1. Atto preliminare all’esecuzione.

L’atto di precetto - che consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo accompagnata dall’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata - non ha natura processuale, ma è atto che, come risulta dalla formulazione del comma 1 dell’articolo 479 c.p.c., precede l’esecuzione; pertanto l’eventuale rinuncia ad esso da parte del creditore, avendo solo rilevanza sostanziale, non richiede, in pendenza di opposizione, l’accettazione dell’intimato. Cass. 9 giugno 1981, n. 3736.

 

 

1.2. Effetto interruttivo.

Il precetto, non costituendo atto diretto alla instaurazione di un giudizio, interrompe la prescrizione senza effetti permanenti, ed il carattere solo istantaneo dell’efficacia interruttiva sussiste anche nel caso in cui, dopo la notificazione del precetto, l’intimato abbia proposto opposizione; tuttavia efficacia interruttiva permanente della prescrizione va riconosciuta, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2943, 1º comma, e 2945, 2º comma, c.c., all’atto con il quale viene iniziata la procedura esecutiva, e tale effetto si protrae sino al momento in cui detta procedura giunga ad uno stadio che possa considerarsi l’equipollente di ciò che l’art. 2945, 2º comma, c.c. individua, per la giurisdizione cognitiva, nel passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, ossia allorché il processo esecutivo abbia fatto conseguire al creditore procedente l’attuazione coattiva del suo diritto, ovvero quando la realizzazione della pretesa esecutiva non sia stata conseguita per motivi diversi dalla estinzione del processo, quali, ad esempio, la mancanza o l’insufficienza del ricavato della vendita, la perdita successiva del bene pignorato e simili. Cass. 25 marzo 2002, n. 4203; conforme Cass. 29 marzo 2007, n. 7737.

 

Alla notificazione del precetto deve riconoscersi efficacia di atto di interruzione della prescrizione di natura cosiddetta istantanea, dovendo esso assimilarsi, piuttosto che all’atto iniziale del processo esecutivo, ad un atto di messa in mora, come tale riconducibile all’art. 2943, ultimo comma, c.c. Pret. Monza, 5 giugno 1996.

 

 

  1. Elementi caratteristici del precetto.

 

 

2.1. Identificazione del titolo esecutivo.

Il precetto deve contenere, a pena di nullità, l’indicazione degli elementi che permettano l’identificazione del titolo esecutivo e della data della notificazione del medesimo ed alle sue lacune non è dato sopperire con indicazioni emergenti da altri atti del precetto. Cass. 25 maggio 2007, n. 12230; conforme Cass. 2 aprile 2001, n. 4787. Se le condizioni in termini di esistenza ed esigibilità non erano presenti al momento dell’intimazione del precetto, ma solo successivamente, il creditore però dovrà intimare un nuovo precetto, esponendosi altrimenti ad un’opposizione da parte del debitore. Cass. 22 settembre 2006, n. 20634.

 

L’eccessività della somma portata nel precetto non travolge questo per l’intero ma ne determina la nullità o inefficacia parziale per la somma eccedente, con la conseguenza che l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta, alla cui determinazione provvede il giudice, che è investito di poteri di cognizione ordinaria a seguito dell’opposizione in ordine alla quantità del credito. Cass. 29 febbraio 2008, n. 5515.

 

 

2.2. Termine ad adempiere ed autorizzazione all’esecuzione immediata.

In tema di esecuzione forzata, la fissazione di un termine ad adempiere inferiore ai dieci giorni contenuta nel precetto non costituisce causa di nullità del precetto stesso se l’esecuzione non è iniziata prima del termine stabilito ex lege (salva l’autorizzazione all’esecuzione immediata, concessa ex art. 482 c.p.c.), mentre l’inizio della procedura esecutiva nel minore termine così illegittimamente fissato è causa di nullità del precetto e del pignoramento anticipatamente compiuto. L’eventuale autorizzazione all’esecuzione immediata (collegata dalla legge al pericolo nel ritardo) deve, poi, figurare nell’atto di precetto o in un atto ad esso successivo, e giammai in un atto anteriore all’intimazione del precetto stesso, con la conseguenza che non è consentito al giudice dell’esecuzione ricavare l’esistenza dell’autorizzazione stessa dal fatto che, nel preambolo al decreto ingiuntivo fatto valere come titolo esecutivo, siano congiuntamente richiamate, sic et simpliciter, le norme di cui agli artt. 642 e 482 c.p.c., ovvero dal fatto che l’istanza di esecuzione immediata sia contenuta nel ricorso per conseguire il detto decreto. Cass. 4 gennaio 2002, n. 55.

 

In tema di esecuzione forzata nei confronti della p.a., poiché a norma dell’art. 14 D.L. 31 dicembre 1996 n. 669, conv. dalla l. 28 febbraio 1997 n. 30, nel testo modificato da ultimo dall’art. 44 D.L. 30 settembre 2003 n. 269, conv. nella l. 24 novembre 2003 n. 326, il creditore non ha diritto di procedere ad esecuzione forzata, né di porre in essere atti esecutivi, prima del termine di centoventi giorni - dalla notifica del titolo esecutivo - concesso alle amministrazioni dello Stato ed agli enti pubblici non economici per completare le procedure preordinate al pagamento di somme di denaro, conseguenti all’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali o di lodi arbitrali, prima di detto termine al creditore non è neppure attribuito il diritto di intimare precetto, che costituisce atto preordinato all’esecuzione; tale “spatium deliberandi” costituisce, infatti, una sospensione dell’efficacia del titolo esecutivo, cosicché la notificazione di un atto di precetto in tale fase e la relativa intimazione ad effettuare il pagamento in un momento in cui l’amministrazione non è tenuta a procedere, deve ritenersi inutilmente effettuata. Cass. 21 marzo 2011, n. 6346.

 

 

2.3. Intimazione ad adempiere.

L’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo non richiede, quale requisito formale richiesto a pena di nullità, oltre alla indicazione della somma domandata in base al titolo esecutivo anche quella del procedimento logico-giuridico e del calcolo matematico seguiti per determinarla. Cass. 16 novembre 1993, n. 11281.

 

Il precetto, che è un atto che precede l’esecuzione, può ben contenere anche l’intimazione al pagamento delle spese ad esso relative, senza che occorra una apposita liquidazione da parte del giudice dell’esecuzione, costituendo dette spese un accessorio di legge a quelle processuali, come avviene per le spese inerenti agli atti successivi e conseguenti alla sentenza. Cass. 28 settembre 2011, n. 19791; conforme Cass. 29 luglio 2002, n. 11170.

In tema di spese inerenti alla notificazione del titolo esecutivo ed alla redazione e notificazione del precetto, questo può contenere l’intimazione di pagamento, senza preventiva liquidazione processuale, soltanto delle spese sostenute dal creditore nei confronti del destinatario dell’atto di precetto, anche quando l’obbligazione di pagamento delle spese processuali sia solidale tra il debitore nei cui confronti è minacciata l’esecuzione ed altri debitori, a loro volta destinatari di distinti atti di precetto. Pertanto, è illegittima l’intimazione di pagamento delle spese sostenute dal creditore intimante il precetto per l’attività propedeutica all’esecuzione nei confronti dei debitori in solido diversi dal destinatario dell’atto di precetto medesimo. Cass. 12 aprile 2011, n. 8329.

 

L’intimazione di precetto per somma superiore a quella dovuta non produce la nullità del precetto ma dà luogo alla riduzione della somma domandata nei limiti di quella dovuta. Cass. 11 marzo 1992, n. 2938.

 

Ne consegue che in tal caso l’esecuzione forzata non potrà essere totalmente sospesa dovendosi, invece, procedere alla sospensione parziale della stessa. Pret. Torino, 6 marzo 1996.

 

Anche nella procedura esecutiva per consegna o rilascio - in cui il sistema di liquidazione delle spese previsto dall’art. 611 c.p.c. concerne esclusivamente le spese vive anticipate dall’istante e non anche le spese della rappresentanza tecnica, per le quali si può ricorrere al provvedimento d’ingiunzione - è consentito al creditore istante di intimare con il precetto - atto preliminare all’esecuzione, non avente natura processuale - il pagamento delle spese ad esso inerenti, senza preventiva liquidazione giudiziale, e di procedere, in caso di inottemperanza, al pignoramento, fermo restando il diritto del debitore di proporre opposizione all’esecuzione anche limitatamente a tale obbligazione, accessoria a quella portata dal titolo esecutivo. Cass., Sez. Un., 24 febbraio 1996, n. 1471.

 

L’indicazione del tasso convenzionale degli interessi non costituisce un requisito di validità dell’atto di precetto, stante la possibilità per il debitore di controllare, attraverso l’esame della convenzione, l’esattezza degli importi pretesi dal creditore istante. Cass. 15 novembre 1994, n. 9619.

 

 

2.4. Omissione dell’avvertimento.

L’omissione nel precetto dell’avvertimento previsto nel comma 1 dell’art. 480 c.p.c. - secondo cui, in difetto di adempimento dell’obbligazione risultante dal titolo esecutivo, si procederà ed esecuzione forzata - non comporta nullità, non essendo comminata dalla legge siffatta sanzione - contrariamente a quanto stabilito con riferimento a taluni elementi del precetto dal comma 2 dell’art. 480 c.p.c. - né integrando quell’avvertimento un elemento essenziale del precetto che, nella sua sostanza, consiste in una intimazione ad adempiere, di cui - in mancanza - si produrranno gli effetti ai quali l’atto è preordinato, e cioè la possibilità di dare inizio all’esecuzione. Cass. 24 ottobre 1986, n. 6230.

 

 

2.5. Sottoscrizione.

L’atto di precetto, non essendo un atto giudiziale, in quanto non contiene una domanda rivolta ad un giudice, può essere sottoscritto dalla parte o da un suo rappresentante sostanziale senza che abbia rilievo la normativa sulla rappresentanza negli atti processuali. La sottoscrizione, pertanto, può essere sia di un procuratore ad negotia della parte, sia di un legale - avvocato o procuratore - munito di mandato ad litem pure se iscritto in un altro distretto. Tali principi operano anche nel caso di autorizzazione all’esecuzione immediata ex art. 482 c.p.c., ove la notifica del precetto sia contestuale all’atto di pignoramento, non richiedendosi per la richiesta di pignoramento il patrocinio legale, mentre il procedimento previsto da detta norma, preordinato ad incidere sui soli effetti del precetto, sta al di fuori del giudizio al quale si riferisce la disciplina del patrocinio legale (artt. 82 e ss. c.p.c.), con la conseguenza che il soggetto abilitato a sottoscrivere il precetto deve ritenersi legittimato anche a chiedere il provvedimento giudiziale ex art. 482 c.p.c. Cass. 23 novembre 1994, n. 9913; conforme Cass. 18 febbraio 1988, n. 1744.

 

Il precetto è sottoscritto dalla parte o dal difensore munito di procura. La procura al difensore da parte del creditore può essere conferita anche dopo la notificazione del precetto al debitore, ma, ove venga proposta opposizione al precetto, la stessa deve essere conferita in tempo utile per poter essere depositata in giudizio. Cass. 14 luglio 2000, n. 9365.

 

In questo senso è valido il precetto sottoscritto dal difensore non munito di mandato se il titolare del diritto risultante dal titolo esecutivo gli conferisce la procura dopo la notifica di esso, perché la ratifica del dominus è ammissibile per il compimento di qualsiasi atto giuridico di natura sostanziale. Cass. 10 ottobre 1997, n. 9873.

 

L’assenza di sottoscrizione della parte e del suo difensore sulla copia notificata del precetto non è causa di nullità dell’atto, né impedisce allo stesso di raggiungere il suo scopo qualora l’ufficiale giudiziario attesti di aver ricevuta la detta copia dal difensore ivi indicato e la copia risulti conforme all’originale. Cass. 22 giugno 2001, n. 8593.

 

 

2.6. Procura.

La mancanza di procura, rispetto al precetto notificato in nome del creditore da un suo rappresentante, non dà luogo ad una nullità rilevabile d’ufficio, non trattandosi di vizio relativo ad un atto del processo da compiersi necessariamente da parte del difensore, bensì ad una nullità per violazione di norma processuale (art. 480, comma 4 c.p.c.), da eccepirsi dalla parte che vi abbia interesse (art. 157, comma 1 c.p.c.) mediante opposizione agli atti esecutivi ex art. 617, 1º comma, c.p.c. Cass. 5 aprile 2003, n. 5368.

 

Qualora la procura sia stata conferita a margine dell'atto di precetto senza alcuna limitazione, con il conferimento del mandato a procedere esecutivamente, essa estende la sua validità ed efficacia sia all'atto di precetto in rinnovazione, relativo al medesimo credito, avente la sua fonte nel medesimo titolo esecutivo, sia al processo esecutivo che, sulla base del precetto, anche in rinnovazione, sia stato introdotto dal creditore ovvero all'intervento che dallo stesso creditore sia stato effettuato nel processo esecutivo già pendente contro il suo debitore.

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2015 n. 8001

 

Se l’atto viene sottoscritto da avvocato che si dichiari difensore dell’istante, pur essendo sfornito di procura, esso è affetto da nullità sanabile con il conferimento successivo, fino al momento della costituzione nel giudizio di opposizione proposto dal debitore, oppure con qualsiasi altro atto o fatto che manifesti la volontà di avvalersene, denunciabile con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., nel termine di decadenza, trascorso il quale la nullità resta sanata. Se però tale difensore, per la parte istante, compie atti per i quali la procura è richiesta, gli atti stessi, in quanto posti in essere in difetto di rappresentanza processuale, sono affetti da nullità insanabile e pertanto rilevabile d’ufficio dal giudice. Cass. 8 maggio 2006, n. 10497.

 

Diversamente, la mancata trascrizione della procura sulla copia dell’atto di precetto non è causa di nullità dell’atto perché la disposizione dell’art. 125, comma 1, c.p.c. - che impone la sottoscrizione delle parti sia nell’originale che nella copia degli atti - non si riferisce alla procura alle liti, la quale, apposta in calce o a margine, si incorpora nell’atto stesso ed è valida anche se non sia trascritta nella copia notificata. Cass. 31 marzo 2006, n. 7611.

 

È valido il precetto sottoscritto dal difensore non munito di mandato se il titolare del diritto risultante dal titolo esecutivo gli conferisce la procura dopo la notifica di esso, perché la ratifica del dominus è ammissibile per il compimento di qualsiasi atto giuridico di natura sostanziale. Cass. 10 ottobre 1997, n. 9873.

 

Il debitore può contestare la validità del precetto sottoscritto da procuratore, di cui si assume il difetto di rappresentanza, solo mediante opposizione agli atti esecutivi nel termine di 5 giorni dalla notifica del precetto stesso (art. 617 c.p.c.). Tale vizio attiene alla validità processuale dell’atto, e non è in grado, in mancanza di detta opposizione, di riflettersi sugli atti successivi che da esso dipendono, quali il pignoramento, risultando, in tal caso, sanato dal mancato esperimento dell’opposizione. Cass. 1 febbraio 2002, n. 1308.

 

La procura speciale rilasciata dal creditore procedente, apposta in calce od a margine del precetto, abilita il difensore, in mancanza di esplicita limitazione, a rappresentare la parte fino alla realizzazione della pretesa esecutiva e, perciò, anche nei giudizi di opposizione che vengano via via ad inserirsi nel processo di esecuzione. Cass. 19 luglio 2002, n. 10569.

 

Nel processo di esecuzione, la procura alle liti conferita al difensore nell’atto di precetto estende la sua validità ed efficacia all’atto di precetto in rinnovazione notificato nell’ambito della medesima procedura esecutiva. Cass. 26 maggio 2011, n. 11613.

 

Il precetto intimato dal difensore nominato ai fini del giudizio di cognizione abilita il difensore medesimo a proseguire la sua attività per la realizzazione coattiva del credito consacrato nel titolo e quindi a sottoscrivere il precetto ed a rappresentare la parte anche nel susseguente processo esecutivo. Trib. Lucca, 9 aprile 2009.

 

 

  1. Precetto in forza di titolo di credito.

 

 

3.1. Obbligo di trascrizione del titolo.

Nel processo esecutivo per espropriazione forzata in base a cambiale, unico atto preliminare è la notifica al debitore del precetto, il quale deve contenere la trascrizione non necessariamente integrale (e non accompagnata dalla certificazione di conformità dell’ufficiale giudiziario) del titolo di credito, di cui è sufficiente l’indicazione degli elementi essenziali di individuazione. Cass. 15 settembre 1986, n. 5602.

 

Al contrario, in tema di esecuzione forzata promossa in forza di titolo cambiario o di assegno, l’obbligo della trascrizione del titolo di credito, derivante dalle precise indicazioni degli artt. 480, 2º comma, c.p.c., 63, 3º comma, R.D. n. 1669 del 1933, e 55, 3º comma, R.D. n. 1736 del 1933, non consente equipollenti. Ne consegue che esso non può ritenersi soddisfatto dalla conoscenza che la parte intimata con il precetto possa averne avuto altrimenti, ancorché in conseguenza della notificazione di un precedente precetto. Cass. 9 marzo 2005, n. 5168.

 

È nullo, limitatamente alla somma non documentata, il precetto cambiario con il quale si richieda il pagamento di una somma comprensiva delle spese di protesto, qualora non siano riportati gli estremi specifici dei singoli protesti levati per ogni titolo cambiario, limitandosi il creditore a riportare la mera indicazione generica dell’esistenza del protesto e del relativo esborso. Pret. Salerno, 21 maggio 1996.

 

 

3.2. Omessa trascrizione: nullità.

La mancata trascrizione del titolo esecutivo nel precetto intimato in base a cambiale o ad assegno, che è prescritta per la sua individuazione, ne determina nullità, che è deducibile con l’opposizione ex art. 617 c.p.c., con la conseguenza che la sentenza che decide sull’opposizione non è appellabile, ma ricorribile in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 9 marzo 2005, n. 5168.

 

Tale mancata trascrizione non determina la giuridica inesistenza del precetto, ma solo la sua nullità, deducibile con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. nel termine perentorio di 5 giorni dalla notificazione dell’atto. Cass. 20 aprile 1995, n. 4475.

 

 

  1. Competenza territoriale.

 

 

4.1. Dichiarazione di residenza ed elezione di domicilio.

La norma dell’art. 480, comma 3, c.p.c., attribuisce alla parte che intende promuovere l’esecuzione forzata una facoltà, che consiste nel dichiarare la propria residenza o nell’eleggere domicilio, ma, nel contempo le impone un onere, che consiste nello scegliere come tale uno tra i possibili luoghi dell’esecuzione. Cass. 15 marzo 2005, n. 5621.

 

L’elezione di domicilio nel comune ove ha sede il giudice dell’esecuzione da parte del difensore del creditore procedente nell’esecuzione attiene alla regolarità formale di un atto della procedura esecutiva, ma non costituisce un requisito previsto a pena di nullità dell’atto di pignoramento. Trib. Brindisi, 19 marzo 2003.

 

Così, la mancata indicazione, nell’atto di precetto, dell’ufficio giudiziario davanti al quale si potrà svolgere l’esecuzione forzata, da sola, non crea incertezze sull’individuazione del giudice competente all’esecuzione e non comporta, pertanto, la nullità del precetto. Cass. 9 aprile 1994, n. 3336.

 

L’art. 480 comma 3 c.p.c. deve interpretarsi nel senso che il debitore precettato può proporre l’opposizione al giudice del luogo di notifica dell’atto di precetto qualora deduca anche implicitamente l’inesistenza di suoi beni o della residenza di debitori in altro luogo, ma può notificare, peraltro, la propria opposizione presso la Cancelleria di tale giudice soltanto qualora il creditore procedente abbia del tutto omesso la dichiarazione di residenza o l’elezione mentre, per converso, laddove detta dichiarazione o elezione vi sia anche se, secondo il debitore, il luogo non potrebbe mai essere quello dell’esecuzione, la notificazione dell’opposizione deve essere necessariamente effettuata nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto. Trib. Latina, 11 gennaio 2012.

 

La disciplina relativa al luogo di notifica, fissata dal comma 3 dell’art. 480 c.p.c., si riferisce unicamente alle notifiche dell’eventuale opposizione a precetto, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., e dei conseguenti atti endoprocessuali, mentre la notificazione della sentenza, che abbia definito il giudizio introdotto da tale opposizione al fine della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, segue la regola generale di cui, alternativamente, agli art. 285 e 170 c.p.c., per la parte costituita mediante procuratore o personalmente, o all’art. 292 c.p.c., per il contumace. Cass. 2 dicembre 2011, n. 25861.

 

 

4.2. Efficacia della dichiarazione di residenza e dell’elezione di domicilio.

L’elezione di domicilio compiuta dal creditore nell’atto di precetto a norma dell’art. 480, comma 3, c.p.c, vale a radicare la competenza del giudice dell’esecuzione e ad escludere il foro sussidiario del luogo della notifica del precetto medesimo solo se, in caso di contestazione di tale competenza, il creditore istante dia la prova che nel luogo prescelto si trovino cose del debitore da sottoporre ad esecuzione, secondo la regola generale di cui all’art. 26 c.p.c. Cass. 28 gennaio 1997, n. 840; conforme Cass. 26 maggio 1994, n. 5183.

 

Di conseguenza, quando la parte procedente in executivis elegge domicilio in un comune ove il debitore esecutato non possiede beni immobili, l’elezione di domicilio rimane senza effetti e l’opposizione all’atto di precetto può essere proposta avanti al giudice del luogo della notificazione. Trib. Verona, 30 gennaio 2002; conforme Cass. 11 aprile 2008, n. 9670.

 

Nel relativo giudizio è onere del creditore dimostrare che nel comune in cui egli ha eletto domicilio sarebbe stato possibile sottoporre a pignoramento beni o crediti del debitore. Cass. 16 luglio 1999, n. 7505.

 

Se il creditore ha notificato l’atto di precetto, munito della formula esecutiva, presso il domicilio del debitore ed ha eletto quale proprio domicilio non il luogo di cui all’art. 480, 3 comma, c.p.c. con riferimento agli art. 26-27 c.p.c., e quindi non nella sede dell’ufficio giudiziario competente “ratione territorii” per la esecuzione forzata, avuto riguardo al domicilio del debitore e quindi al luogo in cui le cose da sottoporre ad esecuzione forzata si potessero trovare, mentre l’opponente, preso atto della detta elezione di domicilio - lungi dal considerare eventualmente come inefficace la detta elezione di domicilio, ed in aderenza alla pronuncia della Corte cost. n. 480/05 - conviene l’opposto a norma dell’art. 615 c.p.c. proprio innanzi all’ufficio Giudiziario competente in riferimento al domicilio eletto dal creditore, si deve ritenere che l’opposto/creditore non sia più legittimato ad eccepire la incompetenza “ratione territorii” ex art. 26-27 c.p.c., essendo egli ormai vincolato alla propria elezione di domicilio. Giudice pace Bari, 22 febbraio 2011.

 

Alla elezione di domicilio contenuta nel precetto (a norma e per l’effetto di cui all’art. 4803 c.p.c.) notificato unitamente alla sentenza o al provvedimento di liquidazione dei compensi all’avvocato, non può essere ricondotto l’effetto di cui all’art. 330, comma 1, c.p.c., che consegue, invece, unicamente all’elezione di domicilio contenuta nell’atto di notificazione della sentenza, atteso che il luogo indicato con l’elezione di domicilio rimane esclusivamente connesso all’introduzione del processo di esecuzione e non del giudizio di merito, nell’ambito del quale soltanto può e deve operare l’impugnazione della decisione giudiziaria, anche se, nel frattempo, questa venga utilizzata quale titolo legittimante all’esecuzione forzata. Cass. 14 febbraio 2007, n. 3269; conforme Cass. 19 gennaio 2005, n. 1063, Cass. 9 agosto 2004, n. 15378.

 

 

4.3. Competenza in sede di opposizione.

La dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio effettuata dall’istante nel precetto ha come necessario presupposto implicito che in quel luogo esistano beni mobili od immobili appartenenti all’esecutando o risieda un debitore di questi: tale presupposto implicito, fissato oggettivamente dall’istante con tale dichiarazione, può essere contestato, in sede di opposizione all’esecuzione, unicamente dall’esecutando. Trib. Trapani, 31 gennaio 2006.

 

In tema di competenza territoriale riguardante l’opposizione a precetto di cui all’art. 615 c.p.c., l’art. 27 c.p.c. individua nel «luogo dell’esecuzione» il foro relativo alle cause di opposizione e fa salva la disposizione di cui all’art. 480, comma 3, c.p.c., secondo il quale il creditore deve dichiarare la residenza o eleggere domicilio nel comune ove ha sede il giudice competente per l’esecuzione, se intende evitare che l’opposizione al precetto sia proposta davanti al giudice del luogo ove il precetto era stato notificato. Tuttavia l’elezione di domicilio produce questo effetto se è fatta nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione oppure in un comune nel quale ha sede il giudice che sarà competente per l’esecuzione in ragione del luogo in cui si trovano cose del debitore che potranno essere sottoposte a pignoramento. Diversamente, l’elezione di domicilio è senza effetto e riprende vigore la regola secondo la quale l’opposizione si propone davanti al giudice del luogo in cui il precetto è stato notificato e la notificazione alla parte istante si fa presso la cancelleria di detto giudice. Cass. 13 luglio 2004, n. 12976.

 

Se il debitore propone opposizione a precetto davanti ad un giudice del luogo di sua residenza, anziché del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio, e questi si limita ad eccepire l’incompetenza per materia del giudice adito, non si pone alcun problema di prova della coincidenza del luogo di elezione di domicilio (effettuata nell’atto di precetto) con quello di esistenza dei beni da sottoporre ad esecuzione; viceversa qualora l’opposto eccepisca la incompetenza per territorio del giudice del luogo di residenza dell’opponente (luogo di notificazione del precetto) per avere egli eletto altrove domicilio con l’atto di precetto, allora ha l’onere di provare che in detto luogo vi siano beni da sottoporre a pignoramento. Cass. 23 luglio 1997, n. 6880.

 

L’opposizione promossa dal debitore avanti al giudice del luogo ove la notificazione del precetto è avvenuta comporta, peraltro, l’implicita contestazione della dichiarazione di residenza o dell’elezione di domicilio compiuta dal creditore, cui, a pena di relativa inefficacia, incombe in tal caso dimostrare che è quivi possibile sottoporre a pignoramento beni o crediti del debitore. Cass. 15 marzo 2005, n. 5621.

 

 

4.4. Notificazione presso la cancelleria.

La notifica dell’opposizione a precetto da eseguirsi in cancelleria, a norma dell’art. 480 c.p.c., in caso di mancata elezione di domicilio da parte dell’intimante nel comune in cui ha sede il giudice dell’esecuzione, deve essere fatta al difensore e non alla parte personalmente, stante il carattere generale della regola dettata dall’art. 170 c.p.c., secondo cui dopo la costituzione in giudizio le notificazioni e le comunicazioni si fanno al difensore costituito, e senza che il riferimento dell’art. 480 cit. «alla parte istante», quale destinataria dell’atto di opposizione, possa costituire una deroga a tale principio con riguardo alla notifica del medesimo atto. Cass. 23 ottobre 2003, n. 15861.

In merito a tale forma di notificazione, la Corte costituzionale ha ritenuto manifestamente infondata - in riferimento all’art. 24 Cost. - la questione di legittimità costituzionale dell’art. 480, comma 3, c.p.c., sollevata sostenendo che la forma di notificazione ivi prevista (presso la cancelleria del giudice del luogo in cui è stato notificato il precetto senza rispettare l’onere di dichiarazione di residenza o di elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per la esecuzione, da considerare competente per le opposizioni al precetto medesimo) avrebbe leso il diritto di difesa del creditore, non essendo tenuto il cancelliere presso cui l’opposizione viene notificata, a darne notizia alla parte interessata. La Corte afferma che, premesso che la l. 20 novembre 1982, n. 890 sulle notificazioni a mezzo posta non spiega effetti sulla questione, nulla avendo disposto in proposito, la denunciata forma di notificazione non si pone in contrasto con il diritto di difesa poiché, da un lato, consegue al mancato adempimento dell’onere imposto al creditore dalla norma impugnata e quindi è a lui imputabile; e, dall’altro, non impedisce, né rende particolarmente gravoso, l’esercizio di tale diritto, in quanto il creditore stesso, non ignorando la propria omissione e quindi la relativa conseguenza di legge, ben può, con l’ordinaria diligenza, informarsi presso il cancelliere e, nel caso di proposta opposizione, ritirare l’atto e provvedere così alla sua difesa. Corte cost. 8 marzo 1985, n. 62.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

La q.l.c. degli art. 474 e 480 c.p.c., nella parte in cui non prevedono le stesse indicazioni dell’art. 163 c.p.c. e l’obbligo di informare il destinatario che, in caso di sua mancata opposizione all’esecuzione entro la conclusione del processo esecutivo, gli sarà precluso di impugnare le pretese contenute nell’atto di precetto, prospettata in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., è manifestamente infondata, giacché non è possibile operare una equiparazione tra il processo esecutivo ed il processo ordinario di cognizione. Cass. 18 agosto 2011, n. 17371.



 
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