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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 481 cod. proc. civile: Cessazione dell’efficacia del precetto

Il precetto diventa inefficace, se nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione non è iniziata l’esecuzione (1).

Se contro il precetto è proposta opposizione, il termine rimane sospeso e riprende a decorrere a norma dell’articolo 627 (2).


Commento

Precetto: [v. 480]; Notificazione: [v. 137, 477], Esecuzione: [v. Libro III]; Opposizione: [v. Libro III, Titolo V]; Sospensione: [v. Libro III, Titolo VI].

 

(1) A differenza del titolo esecutivo (che ex art. 2953 c.c. può essere fatto valere entro i 10 anni dal passaggio in giudicato), il precetto, una volta notificato, conserva la sua efficaciadi atto preliminare all’esecuzione forzata solo per 90 giorni. Se entro tale termine l’esecuzione non viene iniziata, la notifica del titolo esecutivo (ed il titolo stesso) conserva la sua efficacia, mentre il precetto deve essere rinnovato (con l’indicazione della precedente data di notifica del titolo esecutivo). Il termine di 90 giorni ha carattere acceleratorio e non è suscettibile di proroga.

 

(2) Le opposizioni che sospendono l’efficacia del precetto sono quelle previste dall’art. 615 e dall’art. 617. In caso di opposizione, il creditore può (non «deve») decidere di non dare inizio all’esecuzione. Si tratta di sospensione, non di interruzione, quindi il termine riprende a decorrere per la sola parte non trascorsa in precedenza. Infine, se l’opposizione è stata proposta in concomitanza con la sospensione feriale (1° agosto/15 settembre) non si ha ulteriore sospensione, trattandosi di termine sostanziale e non processuale. La sospensione non preclude l’ulteriore svolgimento di attività esecutiva e l’eventuale estinzione del processo inutilmente proseguito non preclude al creditore la possibilità di procedere ad un nuovo pignoramento sulla base dello stesso precetto sospeso per effetto dell’intercorsa opposizione.


Giurisprudenza annotata

Cessazione dell’efficacia del precetto.

 

 

  1. Termine d’efficacia; 1.1. Natura del termine; 1.2. Sospensione; 2. Conseguenze della sua inosservanza; 2.1. Opposizione agli atti esecutivi; 2.2. Limiti di rilevanza; 2.3. Spese giudiziali; 2.4. Sospensione di diritto dei termini processuali; 3. Termine nell’esecuzione per consegna e per rilascio; 3.1. Termine iniziale; 4. Procedimento di riscossione entrate patrimoniali; 4.1. Ingiunzione fiscale; 5. Esecuzione forzata su navi o aeromobili; 5.1. Disciplina speciale; 5.2. Mancata sospensione.

 

 

  1. Termine d’efficacia.

 

 

1.1. Natura del termine.

Il termine di novanta giorni, previsto dall’art. 481 c.p.c., entro cui l’esecuzione deve essere iniziata per ovviare alla comminatoria di inefficacia del precetto, è un termine di decadenza e non di prescrizione, attenendo all’inattività processuale del creditore e non all’effetto sostanziale del precetto. Ne consegue che, se entro il termine suddetto viene iniziata l’esecuzione, esauritasi la funzione del termine di decadenza, è possibile instaurare anche dopo il decorso dei novanta giorni, ed in base all’unico precetto, altre procedure espropriative con il solo temperamento del divieto del cumulo successivo. Cass. 31 maggio 2005, n. 11578.

 

Il termine di novanta giorni previsto dall’art. 481 c.p.c. entro il quale iniziare l’esecuzione dopo la intimazione del precetto, essendo di decadenza e non prescrizione, è rispettato se entro detto termine si propone la prima esecuzione, non essendo necessario intimare un successivo precetto nel caso in cui occorra procedere ad una ulteriore esecuzione: l’inizio di un’esecuzione implica infatti che il precetto originario possa essere utilizzato per tutte le successive esecuzioni sino al soddisfo del credito.

Tribunale Reggio Emilia  26 maggio 2014

 

La mancata prova che al momento della notifica di un secondo atto di precetto successivamente opposto dall’intimato fosse già effettivamente pendente un giudizio di opposizione, sì da ritenere applicabile il disposto di cui all’art. 481 c.p.c. e concludere per l’efficacia del primo precetto, comporta il rigetto della relativa eccezione sollevata dal debitore, considerato altresì che la persistente efficacia di un precedente atto di precetto comunque non impedisce al creditore procedente di notificarne uno ulteriore, in tal caso ponendosi soltanto una questione relativa alle spese. Trib. Bari, 4 gennaio 2012.

 

1.2. Sospensione.

Il termine d’efficacia del precetto è sospeso a seguito della sospensione dell’esecuzione disposta, ai sensi dell’art. 373, comma secondo, c. p. c., per avvenuta proposizione del ricorso per Cassazione, e ricomincia a decorrere, nel caso in cui la sospensione sia revocata con ordinanza non pronunziata in udienza, non dalla pubblicazione della stessa ordinanza di revoca, ma dalla sua comunicazione, che segna il momento in cui la parte ha legale conoscenza dell’ordinanza (art. 134, comma secondo, c. p. c.) ed è posta nelle condizioni di proseguire la propria attività. Cass. 10 aprile 2008, n. 9360.

 

Qualora nel corso dell’esecuzione immobiliare, dopo che sia stato emesso il decreto di trasferimento e l’assegnatario abbia intimato precetto di rilascio dell’immobile sulla base di detto titolo esecutivo (art. 586, comma 3 c.p.c.), il giudice dell’esecuzione, a seguito di opposizione agli atti esecutivi, abbia disposto (art. 618 c.p.c.) che il decreto di trasferimento non possa essere eseguito sino all’udienza fissata per la comparizione delle parti e poi, in detta sede, abbia revocato il provvedimento reso inaudita altera parte, con ordinanza non pronunziata in udienza, il termine di cui all’art. 481, primo comma, c.p.c., rimasto sospeso, riprende a decorrere non dalla pubblicazione dell’ordinanza, ma dalla sua comunicazione, che segna il momento in cui la parte ha legale conoscenza dell’ordinanza (art. 134 comma 2 c.p.c.) ed è posta nelle condizioni di proseguire la propria attività. A tale conclusione si deve pervenire non tanto sulla scorta dell’art. 627 c.p.c., nella parte in cui fa riferimento alla comunicazione della sentenza non passata in giudicato, come al momento in cui il termine riprende a decorrere, quanto dell’esigenza che dell’art. 481, secondo comma, c.p.c., sia fatta un’applicazione costituzionalmente orientata, a garanzia del diritto di difesa, tenuto conto delle sentenze della Corte costituzionale 15 dicembre 1967, n. 139 e 6 luglio 1971, n. 159, oltre che, in particolare, della sentenza dello stesso giudice delle leggi 4 marzo 1970, n. 34, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale del primo comma dell’art. 297 c.p.c., nella parte in cui dispone che il termine utile per la richiesta di fissazione della nuova udienza del processo di cognizione sospeso decorre dalla cessazione della causa di sospensione, anziché dalla conoscenza che ne hanno le parti del processo sospeso. Cass. 14 settembre 2007, n. 19228.

 

Il termine di efficacia del precetto, previsto dall’art. 481, comma 1, c.p.c. rimane sospeso non solo se contro lo stesso è proposta opposizione, ma anche qualora sopravvenga una norma che disponga una proroga dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili. Pertanto, se il creditore - cessata la sospensione e riacquistata efficacia del precetto - intima un alto precetto per il medesimo titolo, le relative spese, diritti ed onorari del difensore, restano a suo carico. Cass. 23 giugno 1997, n. 5577.

 

L’opposizione a precetto non impedisce di per sé al creditore di dare inizio all’esecuzione, in quanto l’art. 481 c.p.c. ad essa ricollega soltanto l’effetto di sospendere il termine di efficacia del precetto stesso, non già quello della sospensione dell’esecuzione, che è istituto diverso, senza che rilevi in contrario che l’identificazione delle cause di cessazione della sospensione sia per questo, come per l’altro, desumibile dall’art. 627 c.p.c. Cass. 13 aprile 2011, n. 8465.

 

 

  1. Conseguenze della sua inosservanza.

 

 

2.1. Opposizione agli atti esecutivi.

La parte esecutata che deduca la nullità del pignoramento, in conseguenza della cessata efficacia del precetto per inutile decorso del termine di novanta giorni dalla sua notifica, non contesta il diritto della controparte di procedere in via esecutiva o la legittimità dell’azione intentata, bensì la validità di un singolo atto di procedimento, considerata dall’art. 481 c.p.c. come condizione di validità di tutti i susseguenti atti; in conseguenza tale impugnazione integra un’opposizione agli atti esecutivi (devoluta alla competenza del giudice dell’esecuzione) e la relativa sentenza non è impugnabile nei modi ordinari, ma mediante il ricorso per Cassazione. Cass. 3 giugno 1994, n. 5377; conforme Cass. 9 ottobre 1986, n. 5930.

 

l’inefficacia o la mancanza del precetto è causa di un vizio dell’atto di esecuzione successivo per difformità dal suo schema legale che non è rilevabile d’ufficio bensì solo mediante opposizione agli atti esecutivi da proporsi contro il primo atto dell’esecuzione. Cass. 2 aprile 1992, n. 3997.

 

 

2.2. Limiti di rilevanza.

In tema di esecuzione forzata, l’illegittimità per l’inizio dell’esecuzione, derivante dall’inosservanza del termine perentorio per il promovimento della stessa, previsto dall’art. 481, 1º comma, c.p.c., non può essere fatta valere nel giudizio d’accertamento dell’obbligo del terzo, perché questo, per quanto connesso al procedimento esecutivo, persegue lo scopo dell’accertamento del credito e non quello espropriativo, e si svolge con le forme del giudizio ordinario di cognizione, davanti ad un giudice che ha poteri diversi da quello dell’esecuzione. Cass. 4 febbraio 2004, n. 2067.

 

 

2.3. Spese giudiziali.

La sopravvenuta inefficacia del precetto per mancato inizio dell’esecuzione nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione comporta che le spese del precetto ormai perento restano a carico dell’intimante, essendo applicabile, anche in questa ipotesi, il principio - stabilito dall’ultimo comma dell’art. 310 c.p.c. e richiamato, per il caso di estinzione del processo esecutivo, dall’art. 632 u.c. del codice di rito - che le spese del processo estinto stanno a carico delle parti che le hanno anticipate. Né la spesa sopportata per intimare il precetto divenuto inefficace può essere assimilata a un costo sostenuto per il recupero delle somme non corrisposte alla scadenza, ripetibile dal debitore ai sensi dell’art. 6 D.Lgs. 231 del 2002. Cass. 9 maggio 2007, n. 10572.

 

Il principio stabilito dall’ultimo comma dell’art. 310 c.p.c. (che le spese del processo estinto stanno a carico della parte che le ha anticipate) è applicabile anche nella ipotesi di intervenuta inefficacia del precetto per mancato inizio dell’esecuzione nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione, con la conseguenza che, in tal caso, le spese relative al precetto restano a carico di chi lo ha intimato. Cass. 21 febbraio 1980, n. 1258.

 

La contestazione, ponendo in discussione l’esistenza del credito, dà luogo ad un’opposizione all’esecuzione ove per il recupero delle spese sia compiuto il pignoramento, ovvero giustifica l’esercizio della condictio indebiti nel caso che il pignoramento sia evitato ai sensi dell’art. 494, comma 1, c.p.c. con riserva di ripetizione. Trib. Napoli, 11 dicembre 2001.

 

Al contrario, la sopravvenuta inefficacia del precetto, non seguito dall’inizio dell’esecuzione nel termine di novanta giorni dalla sua notifica, non comporta, se l’inerzia è dovuta al succedersi delle vicende di causa la perdita del diritto della parte al rimborso delle relative spese e competenze che si riferiscono ad un atto effettivamente compiuto e ad esborsi, quindi, realmente eseguiti. Cass. 28 novembre 1995, n. 12288.

 

L’art. 95 c.p.c., nel porre a carico del debitore esecutato le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione, presuppone che il processo esecutivo sia iniziato con il pignoramento eseguito dall’ufficiale giudiziario; tale disposizione, pertanto, non può trovare applicazione in caso di pignoramento negativo e di mancato inizio dell’espropriazione forzata, con la conseguenza che, divenuto inefficace il precetto per decorso del termine di novanta giorni, le spese di questo restano a carico dell’intimante in forza del combinato disposto degli art. 310 e 632, ultimo comma, c.p.c., secondo cui le spese del processo estinto restano a carico delle parti che le hanno anticipate. Cass. 12 aprile 2011, n. 8298.

 

 

2.4. Sospensione di diritto dei termini processuali.

La sospensione di diritto dei termini processuali disposta dall’art. 1, l. 7 ottobre 1969, n. 742 non è applicabile al termine d’efficacia del precetto stabilito dall’art. 481 c.p.c., non avendo tale termine carattere processuale, in quanto il precetto costituisce un presupposto preliminare ed estrinseco al procedimento esecutivo, avendo come suo unico scopo quello di costituire in mora il debitore, per consentirgli, a seguito dell’intimazione e del contestuale avvertimento dell’inizio di detto procedimento, il volontario adempimento dell’obbligo portato dal titolo. Cass. 27 maggio 1980, n. 3457.

 

 

  1. Termine nell’esecuzione per consegna e per rilascio.

 

 

3.1. Termine iniziale.

L’esecuzione per consegna e per rilascio ha inizio con l’accesso dell’ufficiale giudiziario sul luogo ove debbono compiersi gli atti esecutivi e non con la notificazione del preavviso di rilascio, che deve considerarsi solo un atto preliminare estrinseco al procedimento esecutivo, volto a consentire all’esecutato di essere presente alle operazioni dell’ufficiale giudiziario in sede esecutiva, con la conseguenza che l’inefficacia del precetto, ai sensi dell’art. 481 c.p.c. per il mancato inizio dell’esecuzione nel termine di novanta giorni dalla notifica del precetto stesso deve essere accertata con riguardo alla data di detto accesso e non con riferimento alla data di notifica del preavviso di rilascio. Cass. 3 giugno 1997, n. 4942; conforme Cass. 27 maggio 1980, n. 3457.

 

Ne consegue che è inefficace il precetto di rilascio dell’immobile se nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione ha luogo solo la notificazione dell’avviso di rilascio e non l’accesso dell’ufficiale giudiziario. Cass. 3 luglio 1991, n. 7288.

 

Nel procedimento di esecuzione il termine di novanta giorni dal precetto entro il quale deve essere iniziata l’azione esecutiva, s’intende rispettato anche con la notifica dell’avviso con il quale l’ufficiale giudiziario comunica il giorno e l’ora in cui si procederà alla liberazione dell’immobile. A nulla rileva l’eventuale condotta ostruzionistica posta in essere dai custodi che impedisca il rilascio dell’immobile. L’azione dunque non decade in quanto il termine deve intendersi rispettato. App. L’Aquila, 5 ottobre 2011.

 

 

  1. Procedimento di riscossione entrate patrimoniali.

 

 

4.1. Ingiunzione fiscale.

All’ingiunzione fiscale, pur cumulando in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, non può essere riferito ed applicato l’art. 481 c.p.c., sulla cessazione dell’efficacia del precetto per il decorso del termine, con la conseguenza che l’opposizione proposta per un siffatto motivo, deve essere qualificata non come opposizione agli atti esecutivi, soggetta al termine perentorio di cui all’art. 617 c.p.c., bensì come opposizione all’esecuzione, in quanto tendente a far dichiarare la cessazione dell’efficacia esecutiva dell’ingiunzione fiscale e non a dedurre la semplice irregolarità formale. Cass. 23 gennaio 1985, n. 290.

 

Diversamente però si ritiene che, nell’ambito della disciplina speciale della riscossione coattiva delle entrate patrimoniali prevista dal R.D. n. 639 del 1910, trova applicazione la regola generale in materia di esecuzione forzata dettata dall’art. 481 c.p.c., la cui violazione determina peraltro non già il venir meno del diritto di procedere ad esecuzione forzata bensì la mera nullità del pignoramento eseguito - dichiarabile solamente a seguito di opposizione agli atti esecutivi nei cinque giorni successivi - essendo la rinnovazione della notificazione dell’ingiunzione di pagamento (che assomma la natura di titolo esecutivo e di precetto) richiesta solamente come condizione di validità del (nuovo) pignoramento ancora da eseguire. La nullità degli atti che costituiscono la sequenza attraverso la quale si snoda l’esecuzione forzata deriva dalla violazione delle norme che li disciplinano, e non già dal fatto che esista o meno il credito per la cui riscossione coattiva si agisce sulla base del titolo esecutivo, in quanto, in caso di contestazione del credito indicato nel titolo esecutivo, spetta al giudice chiamato a conoscerne adottare eventuali provvedimenti idonei a far venir meno l’esigibilità di detto credito o l’esecutorietà del titolo. Ne consegue che non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità tra la decisione del procedimento di esecuzione forzata in base ad un’ingiunzione di pagamento ai sensi del suindicato R.D. n. 639 del 1910, notificata oltre il termine di novanta giorni ed in modo nullo, e la decisione del procedimento di opposizione a sanzione amministrativa pecuniaria pendente avanti al giudice amministrativo. Cass. 23 aprile 2003, n. 6448.

 

In questo senso, visto che l’ingiunzione fiscale cumula in sé la duplice natura e funzione di titolo esecutivo (unilateralmente formato dalla P.A.) e di atto prodromico all’inizio dell’esecuzione coattiva (equiparabile al precetto), contro la quale la parte privata ha il diritto di proporre opposizione nel termine di legge per far valere l’inesistenza della pretesa tributaria, ove l’ingiunzione stessa perda la sua equivalenza al precetto, la circostanza non esclude che essa conservi la propria valenza di titolo esecutivo in cui è consacrato l’accertamento del credito dell’amministrazione e, tale accertamento, se non tempestivamente impugnato, non può essere posto in discussione in sede di opposizione avverso la cartella esattoriale, atteso che in tale sede la causa petendi è circoscritta ai vizi propri della cartella e non può estendersi a quanto originariamente deducibile in sede di opposizione all’ingiunzione. Cass. trib., 18 luglio 2002, n. 10496.

 

 

  1. Esecuzione forzata su navi o aeromobili.

 

 

5.1. Disciplina speciale.

L’esecuzione forzata che abbia per oggetto navi o galleggianti, i loro carati e le loro pertinenze, è disciplinata in via esclusiva dalle disposizioni speciali contenute nel titolo V, del libro IV, del codice della navigazione, nonché nel titolo IV, del relativo regolamento di esecuzione, approvato con D.P.R., 15 febbraio 1952, n. 328, con la conseguenza che, essendo inibito al creditore procedente optare per la normale procedura di cui agli artt. 480 e ss. c.p.c., il termine di efficacia del precetto per procedere al pignoramento dei natanti è quello inderogabile di trenta giorni fissato dall’art. 648, 2º comma, c. nav. Cass. 1 aprile 1987, n. 3127.

 

 

5.2. Mancata sospensione.

La nullità della notificazione dell’atto di pignoramento è sanata ex tunc dalla proposizione dell’opposizione. Le norme del codice della navigazione in tema di espropriazione forzata non operano alcun rinvio all’art. 481, comma 2, del c.p.c., che pertanto non è applicabile all’esecuzione navale. Trib. Ravenna, 16 aprile 1993.



 
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