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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 482 cod. proc. civile: Termine ad adempiere

Non si può iniziare l’esecuzione forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e in ogni caso non prima che siano decorsi dieci giorni dalla notificazione di esso; ma il presidente del tribunale competente per l’esecuzione o un giudice da lui delegato, se vi è pericolo nel ritardo, può autorizzare l’esecuzione immediata, con cauzione o senza. L’autorizzazione è data con decreto scritto in calce al precetto e trascritto a cura dell’ufficiale giudiziario nella copia da notificarsi (1).


Commento

Esecuzione forzata: [v. Libro III]; Precetto: [v. 480]; Notificazione: [v. 137, 477]; Cauzione: [v. 478]. Pericolo nel ritardo: consiste nel fondato timore che (nel caso specifico) nei dieci giorni intercorrenti tra la notifica del precetto e l’inizio dell’esecuzione, il debitore possa trasferire o comunque occultare i suoi beni, vanificando così la iniziativa volta ad ottenere la soddisfazione del credito (periculum in mora). Decreto: provvedimento del giudice pronunciato d’ufficio o su istanza di parte; se è pronunciato in seguito a ricorso, è riportato in calce allo stesso. Il (—) non deve essere motivato (a meno che lo chieda la legge) e di regola non è revocabile né impugnabile [v. 135].

 

(1) Il termine per adempiere (che può essere anche maggiore, entro i novanta giorni, ma non minore) è previsto per consentire al debitore un tardivo, ma efficace, adempimento. Se però la concessione del termine dilatorio può comportare un’attività disonesta da parte del debitore (per es., trattandosi di beni mobili, è facile far «scomparire» dall’appartamento quadri di valore, argenteria, televisori, impianti stereo etc.), il creditore può chiedere l’autorizzazione all’eliminazione o riduzione del termine. Se viene prevista la prestazione di una cauzione, l’esecuzione non può avere inizio se la somma non viene prestata nelmodo, nel tempo e nel luogo indicati nel decreto di autorizzazione. La domanda rivolta a contestare il diritto del creditore esecutante di procedere a pignoramento prima del decorso del termine di cui all’art. 482 integra un’opposizione agli atti esecutivi.

 

 


Giurisprudenza annotata

Termine ad adempiere.

 

 

  1. Natura del termine ad adempiere; 1.1. Termine come elemento non essenziale del precetto; 1.2. Conseguenza della fissazione di un termine inferiore a quello di legge; 1.3. Pubbliche amministrazioni; 2. Autorizzazione all’esecuzione immediata; 2.1. Trascrizione del provvedimento di autorizzazione in calce al precetto; 2.2. Omessa trascrizione del decreto; 2.3. Autorizzazione nel procedimento monitorio; 3. Contestazioni all’esecuzione immediata; 3.1. Opposizione agli atti esecutivi.

 

 

  1. Natura del termine ad adempiere.

 

 

1.1. Termine come elemento non essenziale del precetto.

La mancata assegnazione al debitore, con l’atto di precetto, di un termine per l’adempimento dell’obbligo risultante dal titolo non spiega effetti invalidanti sul precetto stesso, trattandosi di elemento non essenziale. Cass. 19 agosto 1989, n. 3733.

 

Qualora nel precetto manchi l’indicazione del termine entro cui deve essere adempiuta l’obbligazione, poiché detta obbligazione non costituisce elemento essenziale dell’atto e non è richiesta a pena di nullità, deve intendersi operante il termine minimo di dieci giorni fissato dagli artt. 480 e 482, c.p.c. Cass. 25 marzo 1981, n. 1737; conforme Cass. 8 gennaio 1980, n. 133.

 

È consentito al creditore notificare al debitore una seconda volta il precetto, al fine di sanare un vizio formale del primo (nella specie, accompagnato da un titolo privo di formula esecutiva), ma solo a condizione che nel frattempo l'azione esecutiva non sia già iniziata. In tal caso, il termine di dieci giorni per l'inizio dell'esecuzione, di cui all'art. 482 c.p.c., decorrerà dalla notifica del secondo precetto.

Cassazione civile sez. III  07 agosto 2012 n. 14189  

 

 

1.2. Conseguenza della fissazione di un termine inferiore a quello di legge.

Non costituisce causa di nullità del precetto la fissazione di un termine ad adempiere minore di dieci giorni, fermo restando che, salva la specifica autorizzazione, l’esecuzione non può essere iniziata se non prima che siano decorsi dieci giorni dalla notificazione del precetto stesso. Cass. 8 agosto 1991, n. 8624.

 

In tema di esecuzione forzata, la fissazione di un termine ad adempiere inferiore ai dieci giorni contenuta nel precetto non costituisce causa di nullità del precetto stesso se l’esecuzione non sia iniziata prima del termine stabilito ex lege, mentre l’inizio della procedura esecutiva nel minore termine così illegittimamente fissato è causa di nullità del (precetto e del) pignoramento anticipatamente compiuto. L’eventuale autorizzazione all’esecuzione immediata (collegata dalla legge al pericolo del ritardo) deve, poi, figurare nell’atto di precetto o in un atto anteriore all’intimazione del precetto stesso, con la conseguenza che non è consentito al giudice dell’esecuzione ricavare l’esistenza dell’autorizzazione stessa dal fatto che, come nella specie, nel preambolo al decreto ingiuntivo fatto valere come titolo esecutivo, siano congiuntamente richiamate, sic et simpliciter, le norme di cui agli artt. 642 e 482 c.p.c., ovvero dal fatto che l’istanza di esecuzione immediata sia contenuta nel ricorso per conseguire il decreto. Cass. 4 gennaio 2002, n. 55.

 

 

1.3. Pubbliche amministrazioni.

La norma di cui all’art. 14, D.L. 31 dicembre 1996 n. 669, convertito nella l. 28 febbraio 1997 n. 30 e successive modificazioni ha l’evidente finalità di adeguare i termini di adempimento al fatto che le Pubbliche Amministrazioni, per effettuare i pagamenti, sono tenute a seguire procedimenti tipizzati dal legislatore, anche mediante rimando a regolamenti di amministrazione posti dai singoli Enti. Essa serve a consentire il rispetto di tali procedimenti, e di evitare le antinomie che si sarebbero create tra le norme che li impongono e l’art. 482 c.p.c., per il quale, ordinariamente, non si può iniziare l’esecuzione forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto, e in ogni caso non prima che siano decorsi dieci giorni dalla notificazione di esso. Tar Napoli Campania, 17 gennaio 2011, n. 234.

 

La norma di cui all'art. 14 d.l. 31 dicembre 1996 n. 669, convertito nella l. 28 febbraio 1997 n. 30 e successive modificazioni ha l'evidente finalità di adeguare i termini di adempimento al fatto che le pubbliche amministrazioni, per effettuare i pagamenti, sono tenute a seguire procedimenti tipizzati dal legislatore, anche mediante rimando a regolamenti di amministrazione posti dai singoli enti. Essa serve a consentire il rispetto di tali procedimenti, e di evitare le antinomie che si sarebbero create tra le norme che li impongono e l'art. 482 c.p.c., per il quale, ordinariamente, non si può iniziare l'esecuzione forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto, e in ogni caso non prima che siano decorsi dieci giorni dalla notificazione di esso.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. IV  09 marzo 2011 n. 1365  

 

 

  1. Autorizzazione all’esecuzione immediata.

In tema di esecuzione forzata, l’autorizzazione all’esecuzione immediata può essere data, ai sensi dell’art. 482 c.p.c., anche da un giudice delegato soltanto oralmente dal presidente del tribunale competente per l’esecuzione, non incidendo il mancato rilascio per iscritto di detta delega sulla capacità o sulla costituzione del giudice, trattandosi di provvedimento che attiene all’organizzazione interna dell’ufficio giudiziario. Cass. 6 agosto 2010, n. 18355.

 

 

2.1. Trascrizione del provvedimento di autorizzazione in calce al precetto.

La trascrizione, nella copia del precetto notificato, del provvedimento, in calce al precetto, di dispensa dall’osservanza del termine di cui all’art. 482 c.p.c. deve essere effettuata dall’ufficiale giudiziario senza che sia necessaria un’espressa certificazione di conformità di detto provvedimento rispetto all’originale, dovendosi la stessa ritenersi contenuta implicitamente nella relazione di notifica del precetto, nella quale l’attestazione ex art. 137 c.p.c. della conformità della copia consegnata all’originale va riferita anche al provvedimento del giudice compreso nell’atto da notificare. Cass. 18 febbraio 1988, n. 1744.

 

 

2.2. Omessa trascrizione del decreto.

Non sussiste il vizio di omessa trascrizione, nella copia del precetto notificata all’intimato, del decreto che, ai sensi dell’art. 482 c.p.c., autorizza l’esecuzione immediata, qualora tra l’atto di precetto e la notifica venga inserita la copia integrale del provvedimento autorizzatorio, diventando con essi un corpo unico e supplendo, così, alla relativa trascrizione. Né la notifica di detta copia può essere inficiata dalla mancanza di timbro congiunzione. Cass. 11 maggio 2007, n. 10835.

 

L'omessa trascrizione, nella copia del precetto notificata all'intimato, del decreto che, ai sensi dell'art. 482 c.p.c., autorizza l'esecuzione immediata, determina una irregolarità che la parte interessata può far valere con il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi, al fine di conseguire una pronuncia di nullità del pignoramento eseguito dal creditore prima della scadenza del termine legale ordinariamente concesso al debitore per l'adempimento.

Tribunale Monza  25 giugno 2003

 

L’omessa trascrizione, nella copia del precetto notifica all’intimato, del decreto che, ai sensi dell’art. 482 c.p.c., autorizza l’esecuzione immediata, determina una irregolarità che la parte interessata può far valere, con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, al fine di conseguire una pronuncia di nullità del pignoramento eseguito dal creditore prima della scadenza del termine legale ordinariamente concesso al debitore per l’adempimento. Cass. 25 agosto 1989, n. 3792; conforme Trib. Monza, 25 giugno 2003.

 

 

2.3. Autorizzazione nel procedimento monitorio.

Nel procedimento monitorio, in base al coordinamento dei vari commi dell’art. 642 c.p.c., l’autorizzazione all’esecuzione senza il rispetto del termine di cui all’art. 482 c.p.c., deve essere appositamente concessa dal giudice che emette il decreto ed è, quindi, riservata allo stesso giudice dell’ingiunzione, senza alcun riferimento alla competenza per la successiva esecuzione forzata. Cass. 2 dicembre 1986, n. 7118.

 

 

  1. Contestazioni all’esecuzione immediata.

 

 

3.1. Opposizione agli atti esecutivi.

In tema di esecuzione forzata, le questioni circa la competenza ad emettere il decreto di autorizzazione all’esecuzione immediata ex art. 482 c.p.c. e circa il requisito del periculum in mora, attenendo ad un preteso vizio del decreto stesso e, quindi, del precetto, integrano opposizione agli atti esecutivi. Conseguentemente il mezzo di impugnazione avverso la sentenza, che tali questioni abbia deciso, è il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. e non invece l’appello che, se proposto, va dichiarato inammissibile. Cass. 18 ottobre 1982, n. 5420.

 

Ne deriva che una tale domanda appartiene alla competenza funzionale del giudice dell’esecuzione. Cass. 24 agosto 1984, n. 4688.

 

L’opposizione del debitore esecutato al pignoramento per la illegittimità della concessa autorizzazione a procedere in executivis con dispensa dal termine di cui all’art. 482 c.p.c., stante l’insussistenza di pericolo nel ritardo, nonché per l’incapacità del creditore a procedere ad una valida azione esecutiva, a causa delle sue menomate condizioni psichiche, mentre integra un’opposizione agli atti esecutivi quanto al primo motivo, configura un’opposizione all’esecuzione quanto al secondo motivo con cui è contestata la capacità processuale del creditore procedente. Cass. 9 dicembre 1985, n. 6209.



 
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