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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 485 cod. proc. civile: Audizione degli interessati

Quando la legge richiede o il giudice ritiene necessario che le parti ed eventualmente altri interessati siano sentiti, il giudice stesso fissa con decreto l’udienza (1) alla quale il creditore pignorante, i creditori intervenuti, il debitore ed eventualmente gli altri interessati debbono comparire davanti a lui (2) .

Il decreto è comunicato dal cancelliere.

Se risulta o appare probabile che alcuna delle parti non sia comparsa per cause indipendenti dalla sua volontà, il giudice dell’esecuzione fissa una nuova udienza della quale il cancelliere dà comunicazione alla parte non comparsa.


Commento

Decreto: [v. 135]; Cancelliere: [v. 57 e 480]. Parti: nel processo esecutivo vengono considerate tali i creditori (procedente e gli eventuali intervenienti) ed il debitore. Altri interessati: sono soggetti, diversi dalle parti, che possono essere coinvolti nel processo esecutivo, come ad esempio i creditori iscritti (cioè assistiti da ipoteca) non intervenuti, il custode, oppure i condividenti dell’immobile indiviso. Creditore pignorante: è quel soggetto sull’istanza del quale, e dietro esibizione del titolo esecutivo e del precetto, debitamente notificati, l’ufficiale giudiziario pone in essere il pignoramento. Creditori intervenuti: sono gli eventuali altri creditori che abbiano usufruito dell’iniziativa del creditore procedente per insinuarsi nel procedimento esecutivo e partecipare alla ripartizione del denaro ricavato dalla vendita forzata o dall’esecuzione. In seguito alla riforma del 2005 possono intervenire non più, come in passato, tutti i creditori anche non privilegiati, bensì solo i creditori che hanno un credito fondato su titolo esecutivo, i creditori che al momento del pignoramento avevano eseguito un sequestro sui beni pignorati, i creditori che hanno un diritto di pegno o di prelazione risultante da pubblici registri, i creditori, infine, che hanno un diritto di credito risultante dalle scritture contabili di cui all’art. 2214 c.c. [v. 499].

 

(1) A tale udienza non è applicabile la disciplina ordinaria relativa ai termini minimi di comparizione [v. 163bis e 164], ma sarà il giudice a stabilire tali termini tenendo conto della distanza tra il luogo della notifica e quello della comparizione.

 

(2) Anche nel caso in cui la legge prevede l’audizione delle parti, la mancata audizione non comporta la nullità o l’irregolarità del procedimento. Il debitore può proporre opposizione all’atto esecutivo successivo alla mancata audizione solo nel caso di un vizio dell’atto stesso e non perché egli non sia stato ascoltato.

 


Giurisprudenza annotata

Audizione degli interessati.

 

 

  1. Natura del contraddittorio; 1.1. Omessa audizione; 2. Contraddittorio necessario nell’opposizione agli atti esecutivi.

 

 

  1. Natura del contraddittorio.

Il debitore deve essere convocato per l’udienza in cui il giudice dell’esecuzione autorizza la vendita dell’immobile ma, poiché il processo esecutivo non è caratterizzato dal principio del contraddittorio, la sua omessa audizione, non è, di per sé, causa di nullità del procedimento; essendo solo strumentale al migliore esercizio della potestà ordinatoria del giudice, essa può essere dedotta solo con l’opposizione agli atti esecutivi contro l’ordinanza di vendita nei casi in cui abbia influito, su quest’ultima, viziandola. Cass. 25 agosto 2006, n. 18513.

 

Nel processo esecutivo non è configurabile un formale contraddittorio con le caratteristiche proprie del processo di cognizione, in quanto le posizioni soggettive sono, rispettivamente, quella di chi agisce per la realizzazione concreta del suo diritto consacrato nel titolo esecutivo e quella di chi è assoggettato all’attività esecutiva, con diritto soltanto di essere sentito in ordine alle modalità dell’esecuzione. Cass. 26 gennaio 2005, n. 1618.

 

Pertanto, poiché nel procedimento disciplinato dall’art. 495 c.p.c. la comparizione delle parti è preordinata soltanto a consentire il miglior esercizio della potestà di ordine del giudice dell’esecuzione, l’omessa comunicazione al debitore del provvedimento con il quale sia stata fissata l’udienza per la sua comparizione, non cagiona di per sé la nullità degli atti esecutivi compiuti potendo il debitore insorgere con l’opposizione al successivo atto esecutivo compiuto nei modi e nei termini di cui all’art. 617 c.p.c. per far valere eventuali vizi di tali atti. Né detto principio contrasta con il disposto dell’art. 82 disp. att. c.p.c., che si riferisce al rinvio delle udienze di prima comparizione e d’istruzione, le quali non sono compatibili con la struttura e la funzione del processo esecutivo. Cass. 26 gennaio 2005, n. 1618; conforme Cass. 19 agosto 2003, n. 12122, Cass. 28 giugno 2002, Cass. 13 febbraio 1988, n. 1550, Cass. 24 luglio 1993, n. 8293.

 

Nel processo di esecuzione il diritto del cittadino al giusto processo (come delineato dalla nuova formulazione dell’art. 111 Cost.) deve essere soddisfatto attraverso il contraddittorio tra le parti in ogni fase processuale in cui si discuta e si debba decidere circa diritti sostanziali o posizioni comunque giuridicamente protette, tenendo conto del correlato e concreto interesse delle parti stesse ad agire, a contraddire o ad opporsi per realizzare in pieno il proprio diritto di difesa sancito dall’art. 24 Cost.; ne consegue che, non potendosi configurare un generico ed astratto diritto al contraddittorio, è inammissibile l’impugnazione di un atto dell’esecuzione con la quale si lamenti la mera lesione del contraddittorio, senza prospettare a fondamento dell’impugnazione stessa le ragioni per le quali tale lesione abbia comportato l’ingiustizia del processo, causata dall’impossibilità di difendersi a tutela di quei diritti o di quelle posizioni giuridicamente protette. Cass. 19 agosto 2003, n. 12122.

 

La legge non attribuisce efficacia di giudicato al provvedimento conclusivo del procedimento esecutivo, in coerenza con le caratteristiche di quest’ultimo, che non si svolge nel contraddittorio delle parti e non tende ad un provvedimento di merito avente contenuto decisorio, essa, tuttavia, sancisce l’irrevocabilità dei provvedimenti del G.E., una volta che essi abbiano avuto esecuzione. La definitività dei risultati dell’esecuzione, d’altra parte, è insita nella chiusura di un procedimento svoltosi con il rispetto di forme idonee a salvaguardare gli interessi contrapposti delle parti, nel quadro di un sistema di garanzie di legalità per la soluzione di eventuali contrasti, ed è basata sul concetto di preclusione, più ampio di quello di giudicato. Pertanto, in sede di espropriazione presso terzi deve escludersi la proponibilità, dopo la conclusione dell’esecuzione mediante la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione e la scadenza dei termini per le relative opposizioni, di azioni - come quelle di ripetizione dell’indebito o di arricchimento senza causa - volte a contrastare gli effetti dell’esecuzione stessa, sostanzialmente ponendoli nel nulla o limitandoli. Cass. 8 maggio 2003, n. 7036; conforme Cass. 9 aprile 2003, n. 5580, Trib. Monza, 4 aprile 2005.

 

L’ordinanza con la quale, nell’ambito di una procedura esecutiva individuale, essendo già intervenuta l’aggiudicazione dei beni pignorati, il giudice dell’esecuzione dichiari improcedibile l’ulteriore successiva fase del trasferimento dei beni, fondando la sua pronuncia - ai sensi dell’art. 168, l. fall. sull’avvenuta presentazione di un ricorso per l’ammissione al concordato preventivo (la quale preclude, dalla data della presentazione del ricorso fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologa, ai creditori vantanti titolo o causa anteriore al decreto, di iniziare o proseguire ogni tipo di azione esecutiva individuale sul patrimonio del debitore), non richiede, per la sua legittimità la previa convocazione delle parti ai sensi dell’art. 485 c.p.c. A tal tipo di conclusione si ha modo di pervenire sia sulla base della considerazione per cui, in riferimento ad una situazione del genere, nessuna disposizione di legge prescrive un tal tipo di adempimento, sia sulla base della più generale considerazione per cui, nelle procedure esecutive individuali, la convocazione delle parti - quando il giudice la ritenga necessaria o quando la legge la prescriva - avviene non per costituire un normale contraddittorio, ma soltanto per il miglior esercizio della potestà ordinatoria affidata al giudice stesso. Cass. 28 giugno 2002, n. 9488.

 

Le ordinanze del giudice dell’esecuzione - salvo che abbiano avuto esecuzione - sono revocabili o modificabili d’ufficio o su istanza delle parti del processo esecutivo, restando queste legittimate all’opposizione agli atti esecutivi soltanto nel caso che i detti provvedimenti siano suscettibili di creare situazioni irreversibili con la conseguente necessità di un giudizio contenzioso. Pertanto il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione dispone l’audizione delle parti, ancorché in presenza di una causa estintiva del processo di esecuzione, non essendo idoneo di per sé a produrre una situazione irreversibile, non è suscettibile di opposizione agli atti esecutivi, potendo le parti utilmente avvalersi del potere di chiederne la revoca. Cass. 23 giugno 1989, n. 2985.

 

Nel processo esecutivo il giudice fissa con criterio di ampia discrezionalità i termini per la comparizione innanzi a sé delle parti o degli altri interessati per la loro audizione. Non è, pertanto, applicabile la norma relativa ai termini minimi di comparizione, né è applicabile la relativa sanzione di nullità di cui all’art. 164 c.p.c. Cass. 15 maggio 1967, n. 1017.

 

 

1.1. Omessa audizione.

Nell’opposizione agli atti esecutivi, le ragioni per le quali la lesione del contraddittorio abbia comportato l’ingiustizia dell’atto dell’esecuzione contestato, causata dall’impossibilità di difendersi a tutela di un proprio diritto, devono essere poste a fondamento dell’impugnazione e vanno, pertanto, tempestivamente dedotte in sede di opposizione. Cass. 3 febbraio 2012, n. 1609.

 

L’omessa audizione degli interessati, si riflette, eventualmente, sul provvedimento successivo, normalmente l’ordinanza che è atto esecutivo, contro il quale il debitore può proporre opposizione ex art. 617 c.p.c. qualora ritenga l’atto viziato o incongruo e non per il solo motivo dell’omessa audizione. Il dies a quo decorre dal giorno della comunicazione e, in mancanza dal compimento degli atti eseguiti per effetto dell’ordinanza che, non potendo essere ignorati, superano e sostituiscono l’esigenza della comunicazione. Cass. 13 febbraio 1988, n. 1550; conforme Cass. 6 marzo 1986, n. 1479.

 

Nel processo di esecuzione l’omessa audizione del debitore, anche quando sia prescritta, non costituisce un autonomo vizio di nullità della procedura, ma può soltanto impedire il decorso del termine per proporre l’opposizione agli atti esecutivi. Trib. Cassino, 16 maggio 2002.

Parz. contra: Nell’espropriazione mobiliare presso il debitore la tempestività dell’opposizione da questi proposta, a norma dell’art. 617, comma 2, c.p.c., all’ordinanza di vendita o di assegnazione dei beni pignorati va verificata con riferimento esclusivo alla data di detta ordinanza, risultando, per contro irrilevante al riguardo il decreto con cui il pretore, a seguito dell’istanza di vendita, fissa l’udienza per la comparizione delle parti, a norma dell’art. 530, comma 1, stesso codice, trattandosi di atto prodromico insuscettibile di opposizione, e non assumendo rilievo la previsione del comma 2º del cit. articolo circa la proposizione in detta udienza delle opposizioni agli atti esecutivi, che concerne solo gli atti già compiuti e non può quindi riguardare il diritto di vendita, non ancora emessa. Cass. 18 luglio 1997, n. 6637.

 

Nell’espropriazione contro il terzo proprietario (nella specie datore di ipoteca) si applicano a questo tutte le disposizioni relative al debitore e il terzo deve essere sentito ogni volta che deve essere sentito il debitore, ai sensi dell’art. 604 c.p.c. Ne discende che al terzo datore di ipoteca è applicabile il principio, sancito dall’art. 485 c.p.c., dell’audizione facoltativa del debitore da parte del giudice dell’esecuzione non essendo il processo esecutivo caratterizzato dal principio del contraddittorio. L’omessa convocazione del terzo datore per l’udienza fissata dal giudice dell’esecuzione per l’autorizzazione alla vendita dell’immobile, pertanto, non è di per sé, causa di nullità del procedimento, e, essendo solo strumentale per il miglior esercizio della potestà ordinatoria del giudice, può essere dedotta solo con l’opposizione agli atti esecutivi contro l’ordinanza di vendita, nei casi in cui su di essa abbia influito, viziandola. Cass. 22 novembre 1994, n. 9885.

 

 

  1. Contraddittorio necessario nell’opposizione agli atti esecutivi.

Per effetto della riunione dei pignoramenti eseguiti da più creditori in danno degli stessi debitori, coesistono nell’unico processo esecutivo diverse esecuzioni che si svolgono parallelamente; pertanto, le opposizioni agli atti esecutivi proposte distintamente dai singoli debitori, pur dando luogo ad un unico processo di cognizione, concretano distinti e paralleli rapporti processuali tra ciascuno dei debitori esecutati ed i rispettivi creditore pignorante e creditori intervenuti. Ne consegue che l’integrità o meno del contraddittorio deve essere accertata separatamente per ciascuno di tali rapporti processuali di opposizione, con conseguente illegittimità dell’ordine di integrazione del contraddittorio (e, in caso di sua inosservanza, della declaratoria di estinzione del relativo processo) nei confronti di soggetti che siano estranei al rapporto ad esso afferente, ancorché litisconsorti necessari in altro dei coesistenti rapporti. Cass. 27 maggio 2011, n. 11885.

 

Il processo esecutivo ha carattere tipicamente unilaterale e, quindi, la convocazione delle parti, che nel processo medesimo venga disposta dal giudice, quando la ritenga necessaria o quando la legge la prescriva, avviene non per costituire un formale contraddittorio, ma soltanto per il migliore esercizio della potestà ordinatoria, affidata al giudice stesso. Pertanto, qualora il giudice dell'esecuzione revochi un precedente provvedimento di assegnazione mobiliare senza aver prima sentito il debitore, non si verifica una violazione del principio del contraddittorio, deducibile in ogni momento della procedura, potendo detta omissione soltanto riflettersi sul successivo atto esecutivo, contro il quale il debitore, ove lo ritenga viziato, ma non per il solo fatto dell'omessa sua audizione, può insorgere esclusivamente con opposizione agli atti esecutivi, nei modi e nel termine di cui all'art. 617 c.p.c.

Cassazione civile sez. III  17 luglio 2009 n. 16731  

 

Il ricorso in opposizione agli atti esecutivi, unitamente al decreto che fissa l’udienza di comparizione, va necessariamente notificato a tutti i soggetti del procedimento esecutivo di cui all’art. 485, comma 1, c.p.c., tra i quali rientra, quando l’esecuzione riguarda la validità e l’efficacia del pignoramento, anche il terzo pignorato; qualora la notificazione sia avvenuta soltanto nei confronti di alcuni di detti litisconsorti necessari, l’opposizione non va dichiarata inammissibile, ma il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio, anche se la causa si trova in fase di decisione. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1150; conforme Cass. 5 gennaio 1996, n. 47.

 

Il ricorso per Cassazione avverso la sentenza che decide sull’opposizione agli atti esecutivi deve esser notificato anche al creditore procedente ed ai creditori intervenuti nel processo esecutivo, sì che la Corte, rilevato, eventualmente, il difetto di integrità del contraddittorio per omessa notifica del ricorso stesso ad uno o più dei detti soggetti, ne dispone l’integrazione, con ordinanza, ex art. 371-bis c.p.c. Cass. 6 agosto 1999, n. 8464; conforme Cass. 12 dicembre 1997, n. 12612.

 

Nelle cause di opposizione agli atti esecutivi sono passivamente legittimati e litisconsorti necessari tutti i soggetti del processo esecutivo indicati nell’art. 485 c.p.c. e così non solo il creditore procedente ma pure i creditori intervenuti e gli altri eventuali interessati, ai quali, se rimasti contumaci nel giudizio di opposizione, il ricorso per Cassazione va notificato personalmente e non già presso il procuratore domiciliatario o il domicilio eletto nel procedimento di esecuzione forzata, atteso che nel giudizio di opposizione le notificazioni sono disciplinate dagli artt. 138 e ss. c.p.c. e non dall’art. 489, dello stesso codice, che trova applicazione limitatamente al procedimento di espropriazione forzata, rispetto al quale è autonomo il giudizio di cognizione che si instaura in conseguenza dell’opposizione del debitore esecutato o del terzo. Cass. 23 giugno 1997, n. 5591.



 
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