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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 486 cod. proc. civile: Forma delle domande e delle istanze

Le domande e le istanze (1) che si propongono al giudice dell’esecuzione, se la legge non dispone altrimenti, sono proposte oralmente (2) quando avvengono all’udienza, e con ricorso da depositarsi in cancelleria negli altri casi.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Ricorso: [v. 125].

 

(1) Le domande ed istanze previste da tale articolo sono del tutto generiche e tendono a sollecitare i poteri direttivi ed ordinatori del giudice dell’esecuzione. La giurisprudenza ritiene che l’opposizione all’esecuzione [v. 615] e quella agli atti esecutivi [v. 617] possono essere proposte anche oralmente, nell’udienza davanti al giudice dell’esecuzione [v. Libro III, Titolo V].

 

(2) Ovviamente, dell’istanza proposta oralmente va fatta menzione nel verbale d’udienza [v. 30].


Giurisprudenza annotata

Forma delle domande e delle istanze.

 

  

  1. Forma delle domande e delle istanze.

La sospensione dell’esecutorietà del decreto ingiuntivo, disposta dal giudice dell’opposizione, determina la sospensione della esecuzione forzata promossa in base a quel titolo, concretando l’ipotesi di sospensione della esecuzione ordinata dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo di cui all’art. 623 c.p.c., ed impedisce, quindi, che atti esecutivi anteriormente compiuti, dei quali resta impregiudicata la validità ed efficacia, possano essere assunti a presupposto di altri atti, in vista della prosecuzione del processo di esecuzione; tale effetto del provvedimento di sospensione può essere rappresentato al giudice della esecuzione, nelle forme previste dall’art. 486 c.p.c. e senza necessità di opposizione alla esecuzione, da parte del debitore, il quale, peraltro ha facoltà di contestare la validità degli atti di esecuzione compiuti dopo (e nonostante) la sospensione del processo esecutivo con il rimedio della opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), tendente ad una pronuncia che rimuova l’atto in ragione del tempo in cui è stato adottato. Cass. 16 gennaio 2006, n. 709; conforme Cass. 16 ottobre 1992, n. 11342.

 

Il giudizio di opposizione all’esecuzione a processo esecutivo iniziato, è ritualmente introdotto anche oralmente in istanza, ed anche se il relativo ricorso non sia stato notificato personalmente alla parte ed il creditore ne abbia avuto conoscenza attraverso il suo procuratore. Ciò sia in quanto l’opposizione può essere proposta senza l’osservanza della forma stabilita dall’art. 615 c.p.c. - quando tra le parti si è instaurato il contraddittorio sull’oggetto dell’opposizione e la parte contro cui è proposta è stata messa in condizione di difendersi - sia in quanto essa introduce un giudizio su di una questione incidentale, cosicché il potere di rappresentanza attribuito dal creditore procedente al difensore, in mancanza di limitazione, lo abilita a rappresentarla anche in questo giudizio di cognizione ed a ricevere per la stessa l’atto che lo instaura. (Nella specie, concernente un’espropriazione presso terzi, l’opposizione era stata proposta oralmente all’udienza fissata per la dichiarazione del terzo nella quale era presente il procuratore costituito per il creditore procedente, che aveva preso cognizione dei motivi dell’opposizione e del provvedimento con il quale l’opponente era stato invitato a formalizzare l’opposizione previa iscrizione a ruolo ed era stata altresì fissata l’udienza per la trattazione). Cass. 16 gennaio 2003, n. 571; parzialmente conforme Cass. 19 dicembre 2006, n. 27162.

 

Qualora venga proposta una opposizione esecutiva nel corso di una udienza del processo esecutivo con la quale si chieda la condanna diretta del difensore al pagamento delle spese processuali nei confronti dell’altra parte, in luogo della parte che egli ha assunto l’iniziativa di rappresentare in difetto di procura, ai fini di ritenere regolarmente costituito il contraddittorio anche nei confronti del difensore è sufficiente che il debitore proponga la sua opposizione in una udienza del processo esecutivo in cui per il creditore sia stato presente il professionista che ha agito per lui e che si assume non sia munito di procura. Ugualmente, in sede di opposizione all’esecuzione è possibile richiedere direttamente al professionista presente in udienza la restituzione delle somme versate dal debitore in pagamento del credito per il quale si era agito esecutivamente. Cass. 25 giugno 2003, n. 10132.

 

L’opposizione agli atti esecutivi può essere proposta, se l’esecuzione è già iniziata, anche oralmente, con dichiarazione raccolta nel processo verbale di udienza del giudice dell’esecuzione, ovvero mediante deposito di una comparsa di risposta all’udienza di comparizione delle parti (nella specie per la dichiarazione del terzo) dinanzi al giudice dell’esecuzione. Tali forme infatti sono idonee ad investire l’ufficio giudiziario della domanda e a lasciarne traccia nel fascicolo e quindi raggiungono lo scopo del predetto atto di opposizione. Cass., Sez. Un., 15 ottobre 1998, n. 10187; conforme Cass. 17 dicembre 1996, n. 11251.

Conf.: Le opposizioni possono, pertanto, essere proposte anche oralmente nell’udienza davanti al giudice dell’esecuzione, ovvero mediante deposito, in tale udienza, di una comparsa di risposta, essendo anche tali forme idonee al raggiungimento dello scopo (costituzione del rapporto processuale cognitivo) proprio degli atti predetti; ne consegue che, una volta proposta in uno dei predetti modi l’opposizione, non è necessario un formale atto di costituzione da parte dell’opponente, che deve ritenersi, anche in mancanza di esso, ritualmente presente e costituito nel processo instaurato a norma dell’art. 618 c.p.c. Cass. 19 dicembre 2006, n. 27162.



 
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