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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 489 cod. proc. civile: Luogo delle notificazioni e delle comunicazioni

Le notificazioni e le comunicazioni ai creditori pignoranti si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nell’atto di precetto; quelle ai creditori intervenuti, nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nella domanda d’intervento (1).

In mancanza di dichiarazione di residenza o di elezione di domicilio le notificazioni possono farsi presso la cancelleria del giudice competente per l’esecuzione (2).


Commento

Notificazione: [v. 137]; Comunicazione: [v. 136]; Precetto: [v. 480]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]. Residenza: è una situazione di fatto implicante l’effettiva ed abituale presenza del soggetto in un dato luogo (c.c. 43). Domicilio eletto: consiste nella indicazione del luogo dove il soggetto stabilisce la sede per determinati atti o affari e vige per la sola durata del compimento dell’atto o dell’affare. L’elezione di domicilio deve essere fatta espressamente e con atto scritto [v. 170].

 

(1) L’elezione di domicilio o la dichiarazione di residenza fatta dai creditori hanno valore, non solo per le notificazioni e comunicazioni di tutti gli atti del processo esecutivo, bensì anche per gli atti introduttivi delle opposizioni all’esecuzione, agli atti esecutivi e di terzi [v. 615, 617 e 619]. Per gli atti successivi a tali opposizioni si applica, invece, la disposizione dell’art. 170 (che prevede che, dopo la costituzione in giudizio, tutte le notificazioni e le comunicazioni vengono fatte al procuratore costituito, a meno che la parte non si sia costituita personalmente senza assistenza). Le notificazioni e le comunicazioni al debitore ed agli altri interessati seguono le disposizioni degli artt. 136 e ss.

 

(2) La disposizione dell’ultimo comma si applica solo alle notificazioni e non anche alle comunicazioni. In mancanza di dichiarazione di residenza o di elezione di domicilio, infatti, queste ultime possono farsi secondo i modi ordinari [v. 170].


Giurisprudenza annotata

Luogo delle notificazioni e delle comunicazioni.

 

 

  1. Luogo delle notificazioni e delle comunicazioni.

La norma contenuta nell’art. 489 c.p.c., relativa al luogo dove devono essere eseguite le notificazioni e le comunicazioni dell’esecuzione forzata, è posta nell’interesse dei creditori contro i quali sono proposte le opposizioni, e non del debitore. Pertanto, essa è applicabile soltanto alle notificazioni e alle comunicazioni da farsi, nel corso del procedimento esecutivo e nell’ambito di esso, ai creditori pignoranti a quelli intervenuti nel processo medesimo, mentre al contrario alla notificazione delle opposizioni proposte dal debitore, quando la esecuzione sia iniziata, si applicano le norme generali degli artt. 137 ss. c.p.c., con conseguente nullità dell’opposizione notificata nel domicilio eletto dal creditore a norma dell’art. 480, comma 3, c.p.c. Cass. 8 luglio 2010, n. 16128; conforme Cass. 25 agosto 2006, n. 18513, Cass. 16 maggio 2003, n. 7638, Cass. 27 novembre 1996, n. 10519; contra Cass. 16 novembre 1989, n. 4881, Cass. 26 aprile 1983, n. 2872.

 

La regola secondo la quale nel caso in cui il precetto sia stato sottoscritto dal difensore del creditore procedente munito di mandato alle liti l’opposizione relativa alla regolarità formale del precetto medesimo deve essere notificata secondo la disciplina generale degli artt. 138 e ss. del c.p.c. al predetto difensore trova applicazione solo ove riferito alle opposizioni proposte successivamente all’inizio dell’esecuzione, e non anche per le opposizione proposte anteriormente all’inizio dell’esecuzione, per le quali vale la regola contenuta nel comma 3 dell’art. 480 c.p.c. (e, ovviamente, non quella di cui all’art. 489 c.p.c., relativa alle notificazioni e comunicazioni da farsi nel corso del procedimento esecutivo). Cass. 29 maggio 2003, n. 8632.

 

In tema di notificazioni e comunicazioni di atti del processo esecutivo, l’art. 489 c.p.c. - secondo il quale al creditore procedente ed agli intervenuti le notificazioni e le comunicazioni si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nell’atto di precetto o nel ricorso per intervento, mentre in mancanza possono farsi presso la cancelleria del giudice - non si applica ai soggetti ai quali la legge non impone di dichiarare la residenza o di eleggere il domicilio, con la conseguenza che a questi ultimi le notificazioni e le comunicazioni devono essere eseguite secondo le regole generali stabilite dagli artt. 136 ss. c.p.c. È, pertanto, legittima la comunicazione al debitore del decreto di fissazione dell’udienza di audizione delle parti effettuata presso la residenza del debitore medesimo, senza che, d’altra parte, possa ritenersi che la comunicazione stessa debba essere eseguita, in applicazione della regola dettata dall’art. 170 c.p.c., presso il procuratore costituito nel giudizio di opposizione al precetto, sia perché detta norma attiene al processo di cognizione - e quindi ha natura speciale rispetto alle norme generali contenute nei citati artt. 136 ss. c.p.c. - sia perché la nomina di un difensore per il suddetto giudizio di opposizione non è compiuta in un atto del processo esecutivo, che non è ancora iniziato. Cass. 30 luglio 2002, n. 11256.

 

Nelle cause di opposizione agli atti esecutivi sono passivamente legittimati e litisconsorti necessari tutti i soggetti del processo esecutivo indicati nell’art. 485 c.p.c. e così non solo il creditore procedente ma pure i creditori intervenuti e gli altri eventuali interessati, ai quali, se rimasti contumaci nel giudizio di opposizione, il ricorso per Cassazione va notificato personalmente e non già presso il procuratore domiciliatario o il domicilio eletto nel procedimento di esecuzione forzata, atteso che nel giudizio di opposizione le notificazioni sono disciplinate dagli artt. 138 ss. c.p.c. e non dall’art. 489 dello stesso codice che trova applicazione limitatamente al procedimento di espropriazione forzata, rispetto al quale è autonomo il giudizio di cognizione che si instaura in conseguenza dell’opposizione del debitore esecutato o del terzo. Cass. 23 giugno 1997, n. 5591; conforme Cass. 16 novembre 1989, n. 4876.

 

Anche nel processo di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, ove il debitore esecutato si avvalga del ministero di un difensore, questi è legittimato a ricevere la comunicazioni dei provvedimenti del giudice dell’esecuzione adottati fuori udienza e, fra questi, anche dall’ordinanza ammissiva della conversione del pignoramento, ai sensi dell’art. 495 c.p.c., atteso che l’art. 84 stesso codice, nonostante il riferimento letterale al giudizio, deve ritenersi applicabile in ogni tipo di processo in cui una parte si avvalga del patrocinio legale, senza trovare deroga nella disposizione di cui all’art. 489 c.p.c. che riguarda esclusivamente le comunicazioni da farsi ai creditori. Cass. 3 agosto 1987, n. 6690.

 

La comunicazione dell’inizio delle operazioni peritali ad opera dell’esperto nominato per fornire al giudice dell’esecuzione elementi per la stima dei beni oggetto dell’esproprio, effettuata direttamente al debitore e non presso il difensore che lo assiste non costituisce violazione del principio del contraddittorio, rilevabile con un’eccezione di nullità degli atti, perché l’audiatur et altera pars nel processo di esecuzione non è espressione di conflitto, ma soltanto di collaborazione amichevole ai fini della realizzazione delle statuizioni giudiziali. Trib. Trani, 22 gennaio 1986.



 
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