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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 49 cod. proc. civile: Ordinanza di regolamento di competenza

Il regolamento è pronunciato con ordinanza in camera di consiglio entro i venti giorni successivi alla scadenza del termine previsto nell’art. 47 ultimo comma.

Con la ordinanza la corte di cassazione statuisce sulla competenza, dà i provvedimenti necessari per la prosecuzione del processo davanti al giudice che dichiara competente e rimette, quando occorre, le parti in termini affinchè provvedano alla loro difesa (1).


Commento

(1) La decisione sulla competenza, emessa dalla Corte di Cassazione in sede di regolamento di competenza, impedisce al giudice, ritenuto munito della potestas decidendi, di declinare la competenza anche sotto un profilo diverso da quello per il quale era esplicitamente sorta la controversia. Inoltre, la pronuncia emessa dalla Suprema Corte estende i propri effetti anche oltre il processo.


Giurisprudenza annotata

  1. Natura della pronuncia resa.

 

 

1.1. Riforma del 2001: dalla sentenza all’ordinanza.

Il nuovo testo dell’art. 375 c.p.c., come sostituito dall’art. 1, L. 24 marzo 2001 n. 89, nel prevedere che la Corte di cassazione pronuncia con ordinanza in camera di consiglio quando decide sulle istanze di regolamento di competenza, ha tacitamente abrogato l’art. 49 c.p.c. nella parte in cui prevede la sentenza come tipo di provvedimento per pronunciare sul regolamento. Cass. 21 marzo 2003, n. 4215.

 

 

1.2. Rito camerale: Sezioni semplici e Sezioni unite.

Qualora, in sede di ricorso per regolamento di competenza, sia dedotta o sollevata d’ufficio una questione di giurisdizione (non preclusa dalla pronuncia resa esclusivamente sulla competenza), la questione medesima, ancorché implicante la devoluzione del procedimento alle Sezioni Unite della Suprema Corte, va definita con il rito camerale, quale rito proprio della fase processuale nel corso del quale è insorta. Cass., Sez. Un., 8 agosto 1991, n. 8644.

 

Nel caso di regolamento di competenza che sia stato assegnato alle Sezioni Unite della Corte di cassazione per essere stata prospettata ex officio una questione di giurisdizione, la relativa decisione va pronunciata con sentenza in camera di consiglio, atteso che anche l’esame su tale questione resta assoggettato al rito camerale che è proprio del giudizio in cui essa è sorta. Cass., Sez. Un., 9 aprile 1999, n. 214; conforme Cass., Sez. Un., 12 maggio 1993, n. 5386.

 

  1. Procedimento.

 

 

2.1. Deposito del ricorso e trattazione scritta.

In sede di regolamento di competenza l’ambito della contestazione, e quindi il potere di controllo spettante alla Corte di cassazione, è limitato alla individuazione del giudice competente sulla base del rapporto processuale instaurato con le domande e le eccezioni proposte dalle parti, con l’esclusione di ogni altra questione estranea al tema della competenza. Conseguentemente il ricorso per regolamento può contenere, a pena di inammissibilità, solo doglianze sulla risoluzione della questione di competenza o di questioni pregiudiziali che, direttamente od indirettamente, attengono alla questione predetta, mentre l’eventuale denuncia di violazione di norme sostanziali o processuali diverse da quelle che regolano la competenza deve essere fatta valere con l’impugnazione nei modi ordinari, indipendentemente e separatamente dall’istanza di regolamento. Cass. 28 marzo 2006, n. 7075.

 

 

2.2. Conclusioni del pubblico ministero e deposito di memorie.

La possibilità per tutte le parti di illustrare con memorie le tesi difensive in precedenza svolte, prevista nel rito camerale dinanzi alla Corte di cassazione dall’art. 375, ultimo comma, c.p.c. nel termine di cui al successivo art. 378, va riconosciuta anche nel procedimento per regolamento di competenza, giacché tale facoltà, non può essere esclusa in ragione della mera mancanza di una disposizione espressa anche in considerazione della mancanza di regole incompatibili al riguardo, tale non potendosi considerare l’art. 47, ultimo comma, c.p.c. che, nel contemplare la scrittura difensiva come mezzo per controdedurre entro venti giorni, si riferisce alla forma ed al tempo della replica all’altrui impugnazione, senza sottendere il divieto, per i soggetti già costituiti, di interloquire ulteriormente, con atti illustrativi, non oltre cinque giorni prima di quello fissato per la decisione. Cass. 25 agosto 2006, n. 18484.

 

 

2.3. Comunicazioni e notificazioni.

La sentenza non va comunicata alla parte non costituita e pertanto, nel caso di sentenza emessa a definizione del giudizio per regolamento di competenza, il termine per la riassunzione decorre, per la parte contumace, dalla pubblicazione della sentenza stessa. Cass. lav., 21 maggio 2003, n. 8024.

È manifestamente infondata, in riferimento all’art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 375 c.p.c., nella parte in cui non prevede, per i procedimenti di regolamento di competenza, da trattarsi in camera di consiglio, la facoltà del difensore di essere sentito, se compare, nella camera di consiglio, in quanto, premesso che spetta al legislatore determinare le modalità d’esercizio del diritto di difesa in relazione ai singoli procedimenti, il diritto stesso è, nel procedimento in camera di consiglio, sufficientemente garantito dalla previsione dell’ultimo comma dell’art. 375 c.p.c., che le conclusioni del p.m. debbono essere comunicate alle parti e che queste hanno facoltà di replicare per iscritto non oltre cinque giorni prima dell’adunanza in camera di consiglio. Cass. 18 giugno 2004, n. 11439.

 

 

  1. Statuizione sulla competenza.

 

 

3.1. Cosa giudicata sostanziale.

A differenza delle pronunce sulla competenza rese dalla Corte di cassazione ai sensi dell’art. 49 c.p.c., idonee a passare in cosa giudicata sostanziale, le definitive sentenze di merito, che risolvono una questione di competenza, acquistano solo l’efficacia del giudicato formale, che spiega i suoi effetti preclusivi soltanto per il giudice dello stesso processo. Cass. 14 novembre 2003, n. 17248.

 

La sentenza del giudice del merito che statuisca unicamente sulla competenza, anche se esamina e decide questioni preliminari di merito ai limitati fini della negazione ed individuazione della competenza, non contiene, né esplicitamente né implicitamente, alcuna pronuncia di merito suscettibile di passare in cosa giudicata; pertanto, la sentenza d’incompetenza dà luogo a giudicato soltanto formale e non preclude al giudice dichiarato competente l’esame e l’eventuale applicazione, per la decisione di merito, di norme di diritto sostanziale, ancorché in contrasto con le premesse della sentenza sulla competenza. Cass. 23 aprile 2004, n. 7775; conforme Cass. lav., 20 maggio 1991, n. 5649.

 

 

3.2. Individuazione «definitiva» del giudice competente: poteri d’indagine della Corte di cassazione.

L’istanza di regolamento di competenza ha la funzione di investire la Corte di cassazione del potere di individuare definitivamente il giudice competente. Pertanto, onde evitare che la sua designazione sia ulteriormente posta in discussione nell’ambito della stessa controversia, l’esame della Corte regolatrice si estende anche a profili diversi da quelli espressamente devoluti dalla parte ovvero esaminati dalla sentenza impugnata e quindi la valutazione della Corte comprende ogni elemento utile fino a quel momento acquisito al processo, senza alcun vincolo di qualificazione, ragione o prospettazione che del rapporto dedotto in causa abbia fatto l’attore con l’atto introduttivo. Cass. lav., 24 agosto 2007, n. 18040; conforme Cass. 29 settembre 2004, n. 19591).

 

 

  1. Efficacia della pronuncia resa dalla Corte di cassazione.

 

 

4.1. Sopravvivenza rispetto all’estinzione del processo.

In base al disposto dell’art. 310, comma 2, c.p.c., la sentenza che regola la competenza continua a spiegare i suoi effetti per il futuro nonostante il provvedimento di estinzione del processo. Cass. lav., 26 agosto 2003, n. 12509.

 

 

4.2. Statuizione sul capo relativo alle spese giudiziali.

Il regolamento (necessario) di competenza avverso la sentenza che ha pronunciato soltanto sulla competenza e sulle spese di lite comporta la devoluzione alla S.C. anche della decisione sul capo concernente le spese, non avendo il ricorrente l’onere di impugnare la pronuncia sulle spese, né potendo fare ciò mediante un’impugnazione distinta, proposta nei modi ordinari - ammissibile soltanto qualora detta parte censuri esclusivamente il capo concernente le spese, ovvero nel caso in cui sia la parte vittoriosa sulla questione di competenza a censura tale statuizione - in quanto siffatto regolamento costituisce un mezzo di impugnazione al quale sono applicabili le norme generali in materia di impugnazioni non derogate dalla specifica disciplina per esso stabilita e perché la pronuncia sulle spese processuali non costituisce una statuizione autonoma e separata rispetto alla dichiarazione di incompetenza, sicché la rimessione alla S.C. della questione di competenza, mediante l’istanza di regolamento, implica, in via consequenziale, anche la cognizione sulla pronuncia in tema di spese, destinata ad essere caducata, nel caso di suo accoglimento. Peraltro, qualora il regolamento sia accolto ed il giudizio debba proseguire innanzi al giudice dichiaratosi incompetente, la S.C. deve provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, ai sensi dell’art. 91, primo comma, ultima parte, c.p.c., mentre sulle spese relative alla fase svoltasi innanzi al giudice erroneamente dichiaratosi incompetente deve provvedere quest’ultimo, all’esito del giudizio che, una volta riassunto, continua innanzi al medesimo e nel quale conservano rilevanza gli atti compiuti sino alla sentenza d’incompetenza cassata, mentre, nel caso di mancata riassunzione, le spese, ai sensi dell’art. 310, ultimo comma, c.p.c., restano a carico delle parti che le hanno anticipate. Cass., Sez. Un., 6 luglio 2005, n. 14205.

 

 

4.3. Carattere vincolante della statuizione: l’ipotesi di un nuovo regolamento.

La statuizione emessa in sede di regolamento di competenza esaurisce la relativa questione con riguardo a tutti i profili ipotizzabili, anche se concretamente non esaminati, poiché la funzione peculiare di tale istituto è l’individuazione definitiva del giudice competente per una specifica causa, tanto che l’art. 310 c.p.c. prevede che la relativa sentenza conservi efficacia anche in caso di estinzione del processo. Conseguentemente il giudice dichiarato competente, davanti al quale la causa sia riassunta, non può declinare la sua competenza neanche sotto un profilo diverso da quello per il quale era esplicitamente sorta la controversia. Nel caso, poi, in cui lo stesso giudice, in violazione di tale regola, si dichiari incompetente, è ammissibile un nuovo regolamento di competenza, trattandosi dell’unico rimedio esperibile contro una sentenza che abbia provveduto solo sulla competenza. Tuttavia la Corte regolatrice non deve esaminare la questione nel merito, ma limitarsi a prendere atto della precedente statuizione. Cass. lav., 21 maggio 1998, n. 5101; conforme Cass. lav., 8 luglio 1995, n. 7528.

 

 

4.4. Eventuale rimedio avverso la pronuncia della cassazione sulla competenza.

La revocazione per errore di fatto risultante dagli atti o documenti di causa, ai sensi dell’art. 395 n. 4 c.p.c., nel testo derivante dalle sentenze della Corte costituzionale n. 17 del 1986 e n. 36 del 1991, è esperibile anche nei confronti delle sentenze rese dalla Corte di cassazione in sede di regolamento di competenza. Cass. 30 marzo 1994, n. 3137.



 
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