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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 490 cod. proc. civile: Pubblicità degli avvisi

Quando la legge dispone che di un atto esecutivo sia data pubblica notizia, un avviso contenente tutti i dati, che possono interessare il pubblico, deve essere affisso per tre giorni continui nell’albo dell’ufficio giudiziario davanti al quale si svolge il procedimento esecutivo.

 

In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per un valore superiore a 25.000 euro, e di beni immobili, lo stesso avviso, unitamente a copia dell’ordinanza del giudice e della relazione di stima redatta ai sensi dell’articolo 173-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice, è altresì inserito in appositi siti internet almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte o della data dell’incanto.

 

Su istanza del creditore procedente o dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo il giudice puo’ disporre inoltre che l’avviso sia inserito almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte una o piu’ volte sui quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione nella zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani di informazione nazionali o che sia divulgato con le forme della pubblicita’ commerciale. Sono equiparati ai quotidiani, i giornali di informazione locale, multisettimanali o settimanali editi da soggetti iscritti al Registro operatori della comunicazione (ROC) e aventi caratteristiche editoriali analoghe a quelle dei quotidiani che garantiscono la maggior diffusione nella zona interessata. Nell’avviso e’ omessa l’indicazione del debitore.


Commento

Forme della pubblicità commerciale: sono costituite da tutti i mezzi di comunicazione di massa disponibili, come ad esempio: televisione, radio, giornali o anche manifesti volanti o murali. Registro operatori della comunicazione (ROC): istituito ai sensi della l. 249/1997, vi si devono iscrivere obbligatoriamente vari soggetti, tra cui: quelli esercenti attività di radiodiffusione, concessionari di pubblicità, case editrici di quotidiani e periodici etc. Il (—) ha il fine di garantire la trasparenza e la pubblicità degli aspetti proprietari allo scopo di garantire l’applicazione delle norme sulla disciplina anticoncentrazione, sulla tutela del pluralismo informativo. Il registro è cronologico e devono essere indicati capitale sociale, elenco soci e ogni modifica a pena di sanzione

 

 


Giurisprudenza annotata

Pubblicità degli avvisi.

 

  

  1. Casistica.

In materia di vendita con incanto delegata dal giudice dell’esecuzione al notaio, ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c., l’omessa notifica dell’avviso di vendita può essere fatta valere soltanto con l’opposizione contro l’ordinanza di delega al predetto professionista, spettando al giudice e non al delegato inserire nel provvedimento le indicazioni relative alla data dell’incanto; ne consegue che il reclamo al giudice dell’esecuzione avverso gli atti del notaio dev’essere dichiarato inammissibile. Cass. 28 ottobre 2009, n. 22794.

 

Il dato normativo che si ricava dall'art. 490 c.p.c., essendo incentrato sulla formula al plurale dei "quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione nella zona interessata", non autorizza affatto a ritenere che esista una sorta di esclusiva pubblicitaria in favore della testata con maggiore diffusione sul territorio, bensì, più semplicemente, lascia intendere che la pubblicazione disposta dal giudice dell'esecuzione debba indirizzarsi verso tutti i quotidiani aventi una più estesa diffusione territoriale.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  07 marzo 2012 n. 1152  

 

In tema di espropriazione forzata immobiliare, realizzata la pubblicità degli avvisi di vendita con incanto ai sensi dell’art. 490 c.p.c., integra un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità, ove sorretta da una motivazione logica e priva di errori giuridici, la verifica sulla sussistenza di eventuali errori ed imprecisioni nella descrizione dell’immobile, come apparsa sui suddetti avvisi, e, in caso positivo, sulla loro idoneità, o meno, a potersi ritenere causa di nullità del procedimento o della vendita, tenuto presente, altresì, che - perché possa considerarsi osservato il precetto di legge, quanto al contenuto degli avvisi di vendita immobiliari - è sufficiente che questi contengano la corretta descrizione catastale dell’immobile ed il prezzo base fissato dal giudice dell’esecuzione. Cass. 31 marzo 2006, n. 7610.

 

Nell’espropriazione forzata mobiliare, la nullità derivante dalla omessa pubblicità straordinaria disposta dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 490 c.p.c. con l’ordinanza che dispone l’incanto, idonea a riverberarsi, con effetti anche per l’acquirente, sull’atto di aggiudicazione, viziato per difetto di un atto precedente, deve essere fatta valere con opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., a pena di inammissibilità entro il termine di decadenza di cinque giorni dal compimento dell’atto, che coincide con il momento in cui l’esistenza dell’atto è resa palese alle parti del processo esecutivo, avendo l’interessato avuto legale conoscenza di esso o di un atto successivo che necessariamente lo presuppone, senza che rilevi l’incompletezza della notizia quanto al prezzo di aggiudicazione. (Nella specie, relativa a vendita di azioni con omessa notifica del bando ai soci aventi diritto di prelazione, era stato omesso l’avviso, con le prescrizioni sulla pubblicità del bando, per un nuovo incanto ad offerta libera, ma il giudice di merito aveva dichiarato inammissibile l’opposizione perché proposta oltre due mesi dopo l’udienza del processo esecutivo nell’ambito del quale il difensore dell’opponente, avuta conoscenza dell’aggiudicazione, aveva chiesto rinvio per verificare o meno l’esercizio delle prelazioni. La S.C., in applicazione dei principi di cui sopra, ha confermato la declaratoria di inammissibilità dell’opposizione). Cass. 31 ottobre 2005, n. 21106; conforme Cass. 18 aprile 2005, n. 8006, Cass. 11 dicembre 1995, n. 12653.

Conf.: Nell’espropriazione forzata immobiliare, la nullità derivante dalla omessa pubblicità straordinaria disposta dal giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 490 c.p.c., con l’ordinanza che dispone l’incanto, idonea a riverberarsi, con effetti anche per l’acquirente, sull’atto di aggiudicazione, deve essere fatta valere con l’opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., a pena di inammissibilità, entro il termine di decadenza di cinque giorni dall’atto di aggiudicazione (che chiude la fase dell’incanto), se emesso in presenza della parte, ovvero dalla sua comunicazione. Cass. 23 novembre 1985, n. 5826.

 

In tema di espropriazione forzata immobiliare, la norma di cui all’art. 173 disp. att. c.p.c., nello stabilire che l’istanza di vendita debba essere pubblicizzata, a cura del cancelliere, almeno dieci giorni prima dell’udienza fissata per pronunciare sull’istanza stessa, non fissa un termine di natura decadenziale (sicché l’ufficio non perde il potere di compiere l’atto sol perché il tempo è trascorso in mancanza dell’adempimento di legge), anche se, pubblicato l’avviso oltre quel termine (ovvero non pubblicato affatto l’avviso stesso), nella successiva udienza l’ordinanza di vendita non potrà legittimamente emanarsi (e, una volta emanata, essa sarà senz’altro viziata). Ne consegue che, rilevato, in sede di udienza (eventualmente anche a seguito delle osservazioni che il debitore ha interesse a svolgere, ex art. 569 c.p.c.) il vizio de quo, il giudice dell’esecuzione ha senz’altro il potere di eliminarlo differendo ad altra udienza l’emanazione dell’ordinanza di vendita, e disponendo, nel contempo, che la pubblicità mancata sia eseguita o rinnovata, in modo da consentire che, tra la data in cui questa sia eseguita e quella della successiva udienza, intercorra il lasso di tempo previsto della legge. Cass. 10 agosto 2002, n. 12138; conforme Cass. 3 dicembre 1984, n. 6297.

 

Nell’ipotesi in cui il creditore procedente non provveda a dare pubblicità all’ordinanza di vendita dell’immobile pignorato nel termine fissato dal giudice dell’esecuzione, deve essere dichiarata l’estinzione del processo esecutivo anche d’ufficio. Trib. Cassino, 19 settembre 2002.



 
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