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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 491 cod. proc. civile: Inizio dell’espropriazione

Salva l’ipotesi prevista nell’art. 502 (1), l’espropriazione forzata si inizia col pignoramento (2).


Commento

Pignoramento: [v. 492].

 

(1) L’eccezione di cui all’art. 502 riguarda l’esecuzione su beni mobili garantiti da pegno o, eccezionalmente, da ipoteca. In tali ipotesi, non è necessario il pignoramento poiché i beni, per effetto della garanzia che grava su di essi, sono già sottratti alla disponibilità del debitore e destinati alla soddisfazione del credito.

 

(2) La richiesta di pignoramento, non essendo un atto di sollecitazione dell’attività giudiziale, bensì un atto di esecuzione, può essere fatta dal creditore personalmente, non necessitando l’attività di un procuratore. Il pignoramento posto in essere prima del decorso di 10 giorni dalla notifica del precetto è affetto da nullità.


Giurisprudenza annotata

Inizio dell’espropriazione.

 

 

  1. Inizio dell’espropriazione; 2. Fermo amministrativo.

 

 

  1. Inizio dell’espropriazione.

L’art. 95 c.p.c., nel porre a carico del debitore esecutato le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione, presuppone che il processo esecutivo sia iniziato con il pignoramento eseguito dall’ufficiale giudiziario; tale disposizione, pertanto, non può trovare applicazione in caso di pignoramento negativo e di mancato inizio dell’espropriazione forzata, con la conseguenza che, divenuto inefficace il precetto per decorso del termine di novanta giorni, le spese di questo restano a carico dell’intimante in forza del combinato disposto degli art. 310 e 632, ultimo comma, c.p.c., secondo cui le spese del processo estinto restano a carico delle parti che le hanno anticipate. Cass. 12 aprile 2011, n. 8298; conforme Cass. 26 settembre 2006 n. 20836.

 

Il pignoramento presso terzi costituisce una fattispecie complessa che si perfeziona non con la sola notificazione dell’atto di intimazione di cui all’art. 543 c.p.c., ma con la dichiarazione positiva del terzo o con l’accertamento giudiziale del credito di cui all’art. 549 c.p.c.; ne consegue che il credito pignorato può essere individuato e determinato nel suo preciso ammontare in data anche di molto successiva a quella della notificazione dell’atto, senza che lo si possa considerare sorto dopo il pignoramento, poiché l’indisponibilità delle somme dovute dal terzo pignorato al debitore e l’inefficacia dei fatti estintivi si producono fin dalla data della notificazione, ai sensi dell’art. 543 c.p.c. Cass. 9 aprile 2011, n. 5529.

 

È legittima la procedura esecutiva in mancanza delle notificazioni e/o delle comunicazioni all’Amministrazione Finanziaria e, per essa, all’Agenzia del Demanio, qualora la stessa sia iniziata, con il pignoramento, in epoca antecedente alla emissione dei provvedimenti di sequestro e di confisca antimafia. Trib. Roma, 4 agosto 2006.

 

Costituisce opposizione agli atti esecutivi la denuncia di inesistenza - nullità della notificazione del pignoramento perché è un vizio dello svolgimento dell’azione esecutiva, ed il termine per impugnare è pertanto di cinque giorni, decorrenti da quando l’interessato ha avuto conoscenza legale dell’atto nell’ambito del processo esecutivo. Cass. 27 novembre 2001, n. 15036.

 

Il pignoramento di quote di s.r.l. - dopo l’entrata in vigore della l. n. 310 del 1993 - si esegue mediante notificazione al debitore e successiva iscrizione nel registro delle imprese. Trib. Milano, 28 marzo 2000.

 

L’art. 95 c.p.c., nel porre a carico del debitore esecutato le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione, presuppone che il processo esecutivo sia iniziato con il pignoramento eseguito dall’ufficiale giudiziario. Pertanto detta disposizione non può trovare applicazione in caso di pignoramento negativo e di mancato inizio dell’espropriazione forzata, con la conseguenza che, divenuto inefficace il precetto per decorso del termine di novanta giorni, le spese di esso restano a carico dell’intimante, in forza del combinato disposto dell’art. 310 e dell’art. 632, ultimo comma, secondo il quale le spese del processo estinto restano a carico delle parti che le hanno anticipate. (Nella specie, le spese del pignoramento negativo erano state dedotte in un precetto successivo). Cass. 26 settembre 2006, n. 20836.

 

 

  1. Fermo amministrativo.

Il provvedimento di fermo costituisce atto funzionale all’espropriazione forzata e mezzo di realizzazione del credito di una pubblica amministrazione. Di conseguenza, la tutela giurisdizionale del cittadino nei confronti dello stesso si deve realizzare dinanzi al g.o., con le forme dell’opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi di cui all’art. 57 del D.P.R. n. 602 del 1973 (dettata sotto il vigore della disciplina ante D.L. 4 luglio 2006, n. 223, conv., con mod., in l. 4 agosto 2006, n. 248). Cass., Sez. Un., 17 gennaio 2007, n. 875.

 

Poiché il fermo amministrativo dei veicoli iscritti nei pubblici registri previsto dall’art. 86, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, così come sostituito dal D.Lgs. 27 aprile 2001, n. 193, non è un atto col quale si inizia l’esecuzione (che comincia solo col pignoramento ex art. 491 c.p.c.), ma una forma di misura cautelare preordinata all’esecuzione molto vicina al sequestro conservativo, deve escludersi la competenza del giudice ordinario, che è limitata solo alla conoscenza degli atti dell’esecuzione forzata tributaria, e deve parimenti escludersi anche la competenza del giudice amministrativo che si sostiene sotto l’aspetto della natura discrezionale del fermo, poiché l’art. 12, l. 28 dicembre 2001, n. 448, modificando l’art. 2, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, ha ampliato la sfera di cognizione delle commissioni tributarie a tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie ed ha adottato così, ai fini del riparto di tale giurisdizione da quelle ordinaria ed amministrativa, direttamente il criterio della materia in luogo della precedente determinazione analitica delle fattispecie, cognizione piena che si estende agli accessori (interessi, sanzioni, spese e simili) che si riferiscono comunque al tributo o che lo integrano cosicché le questioni di qualsiasi genere che attengono al fermo operato ex art. 86, D.P.R. n. 602, del 1973 non si sottraggono alla regola della competenza generale del giudice tributario in materia di tributi il quale, a norma dell’art. 7, D.Lgs. n. 546, del 1992, può eventualmente anche non applicare l’atto amministrativo senza che lo stesso sia preventivamente valutato dal giudice amministrativo. Comm. Trib. prov. Cosenza, 28 maggio 2003, n. 397.

Contra: Il fermo amministrativo di autoveicoli - previsto dall’art. 861, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall’art. 12, lett. q), D.Lgs. 27 aprile 2001, n. 193 - è un atto esecutivo speciale avente natura e fini cautelari che si esplicano dopo la formazione del titolo esecutivo, anticipando gli effetti del pignoramento nell’ambito di un procedimento esecutivo già attivato. Trib. Bari, 7 maggio 2003.



 
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