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Codice proc. civile agg.  al  4 Lug 2016
 
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Art. 492 cod. proc. civile: Forma del pignoramento

Salve le forme particolari previste nei capi seguenti (1), il pignoramento consiste in una ingiunzione (2) che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano alla espropriazione e i frutti di essi (3).

Il pignoramento deve altresi’ contenere l’invito (4) rivolto al debitore ad effettuare presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione con l’avvertimento che, in mancanza ovvero in caso di irreperibilita’ presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la cancelleria dello stesso giudice (5).

Il pignoramento deve anche contenere l’avvertimento che il debitore, ai sensi dell’articolo 495, puo’ chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione, sempre che, a pena di inammissibilità, sia da lui depositata in cancelleria, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui e’ stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale (6).

Il pignoramento deve contenere l’avvertimento che, a norma dell’articolo 615,
secondo comma, terzo periodo, l’opposizione e’ inammissibile se e’ proposta dopo
che e’ stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530,
552 e 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero che l’opponente
dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non
imputabile. (1)

Quando per la soddisfazione del creditore procedente i beni assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti ovvero per essi appare manifesta la lunga durata della liquidazione l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori beni utilmente pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le generalita’ dei terzi debitori (7), avvertendolo della sanzione prevista per l’omessa o falsa dichiarazione (8).

Della dichiarazione del debitore e’ redatto processo verbale che lo stesso sottoscrive. Se sono indicate cose mobili queste, dal momento della dichiarazione, sono considerate pignorate anche agli effetti dell’articolo 388, terzo comma, del codice penale e l’ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano per gli adempimenti di cui all’articolo 520 oppure, quando tale luogo e’ compreso in altro circondario, trasmette copia del verbale all’ufficiale giudiziario territorialmente competente. Se sono indicati crediti o cose mobili che sono in possesso di terzi il pignoramento si considera perfezionato nei confronti del debitore esecutato dal momento della dichiarazione e questi e’ costituito custode della somma o della cosa anche agli effetti dell’articolo 388, quarto comma, del codice penale quando il terzo, prima che gli sia notificato l’atto di cui all’articolo 543, effettua il pagamento restituisce il bene. Se sono indicati beni immobili il creditore procede ai sensi degli articoli 555 e seguenti.

Qualora, a seguito di intervento di altri creditori, il compendio pignorato sia divenuto insufficiente, il creditore procedente puo’ richiedere all’ufficiale giudiziario di procedere ai sensi dei precedenti commi ai fini dell’esercizio delle facolta’ di cui all’articolo 499, quarto comma.

(……..) (2)

Se il debitore è un imprenditore commerciale l’ufficiale giudiziario, previa istanza del creditore procedente, con spese a carico di questi, invita il debitore a indicare il luogo ove sono tenute le scritture contabili e nomina un commercialista o un avvocato ovvero un notaio iscritto nell’elenco di cui all’articolo 179-ter delle disposizioni per l’attuazione del presente codice per il loro esame al fine dell’individuazione di cose e crediti pignorabili. Il professionista nominato può richiedere informazioni agli uffici finanziari sul luogo di tenuta nonché sulle modalità di conservazione, anche informatiche o telematiche, delle scritture contabili indicate nelle dichiarazioni fiscali del debitore e vi accede ovunque si trovi, richiedendo quando occorre l’assistenza dell’ufficiale giudiziario territorialmente competente. Il professionista trasmette apposita relazione con i risultati della verifica al creditore istante e all’ufficiale giudiziario che lo ha nominato, che provvede alla liquidazione delle spese e del compenso. Se dalla relazione risultano cose o crediti non oggetto della dichiarazione del debitore, le spese dell’accesso alle scritture contabili e della relazione sono liquidate con provvedimento che costituisce titolo esecutivo contro il debitore.

Quando la legge richiede che l’ufficiale giudiziario nel compiere il pignoramento sia munito del titolo esecutivo, il pretore o il presidente del tribunale competente per l’esecuzione può concedere al creditore l’autorizzazione prevista nell’articolo 488, secondo comma (3)

(1) Comma così modificato dal D.L. 3 maggio 2016, n. 59; Vigenza: si
applicano ai procedimenti di esecuzione forzata per espropriazione iniziati
successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto.
(2) Comma abrogato dall’art. 19, comma 1, lett. c), n. 1, D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162; per l’applicazione di tale disposizione, vedi l’art. 19, comma 6 del medesimo D.L. 132/2014.
(3)
Articolo così modificato dal D.L. n. 35/2005 e dalla L. n. 263/2005 con decorrenza dal 1 marzo 2006.


Commento

Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Cancelleria: [v. 480]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Residenza: [v. 489]; Domicilio eletto: [v. 489]; Notificazioni: [v. 137, 477]; Comunicazioni: [v. 136]; Creditore pignorante: [v. 485]; Processo verbale: [v. 126]; Custode: [v. 65]; Titolo esecutivo: [v. 474]. Pignoramento: ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, esattamente indicato, i beni che vi si assoggettano e i frutti di essi. Creditori intervenuti: sono gli eventuali altri creditori che abbiano usufruito dell’iniziativa del creditore procedente per partecipare alla ripartizione del denaro [v. 485]. Nel caso in esame vanno calcolati i soli crediti di coloro che siano intervenuti fino all’istanza di vendita, e, dunque, tempestivamente. Beni utilmente pignorabili: cioè della stessa natura dei beni pignorati (estendendosi il medesimo pignoramento mobiliare e non di tipo diverso, ossia immobiliare o presso terzi) e non sottoposti a diritti di prelazione a favore di altri creditori. Scritture contabili: documenti che rappresentano la situazione patrimoniale dell’imprenditore e il risultato economico dell’attività da lui svolta (c.c. 2214 e ss.), purché regolarmente bollati e vidimati quando previsto dalla legge.

 

(1) Ossia, nelle ipotesi dell’espropriazione presso terzi [v. 543 ss.], dell’espropriazione immobiliare [v. 555 ss.], dell’espropriazione di beni indivisi [v. 599 ss.] e dell’espropriazione contro il terzo proprietario [v. 602 ss.].

(2) Il pignoramento realizza sul patrimonio del debitore la generica garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c. («Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri»), sottoponendolo ad un vincolo che ne assicuri la destinazione alla soddisfazione del credito.

 

(3) Tutti gli atti di disposizione giuridica dei beni pignorati che rechino pregiudizio ai creditori sono inefficaci ai sensi degli artt. 2913 ss. c.c. Pertanto, la procedura esecutiva prosegue come se tali atti non fossero mai stati compiuti ed i beni non fossero mai usciti dal suo patrimonio [v. Libro III, Titolo II, Capo I, Sezione II]. Contro gli atti di disposizione materiale è prevista una garanzia che si esplica in due modi: il primo attraverso l’istituto della custodia dei beni pignorati; l’altro attraverso le sanzioni penali previste dagli artt. 388 e 388bis c.p.

 

(4) La mancanza dell’invito importa l’invalidità del pignoramento, da far valere ad opera del debitore con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 [v. →], entro 20 giorni dal momento in cui ne ha conoscenza legale, pena la sanatoria della carenza.

 

(5) A carico del debitore si configura, quindi, un vero e proprio onere — o addirittura un obbligo — di dichiarazione di residenza o di elezione di domicilio. L’intento innovativo del legislatore è quello di evitare che insorgano difficoltà nel reperire il debitore che potrebbero rallentare la procedura, ma anche quello di rendere più partecipe il debitore interessato dalla procedura esecutiva già in una fase anteriore alle eventuali opposizioni di cui agli artt. 615 e 617; basti pensare che, nelle espropriazioni immobiliari o di beni mobili registrati per un valore superiore a 25.000 euro, tra gli atti da comunicare al debitore, anche se non costituito, vi è anche la relazione ex art. 173bis att. (cd. relazione di stima del bene fatta dall’esperto) al fine di permettere all’esecutato di formulare note da depositare all’udienza fissata ai sensi dell’art. 569 [v. att. 173bis, c. 3 e 4]. In ogni caso, come è stato opportunamente chiarito in dottrina, non vi è una formale costituzione del debitore, continuando così a sopravvivere l’idea che il processo esecu-ivo sia un «processo sul bene» più che un giudizio tra legittimi contraddittori.

 

(6)La disposizione inserita a seguito della novella traspone il contenuto dei primi due commi dell’art. 495 [v. →], consentendo così al debitore di evitare la vendita attraverso il meccanismo della conversione del pignoramento. L’avvertimento è formalmente atto dell’ufficiale giudiziario, la cui mancanza costituisce — come per ogni carenza relativa all’ingiunzione e all’invito di cui al c. 2 — vizio del pignoramento, da far valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617.

 

(7) La previsione si inserisce nell’ambito di un più generale obbligo di cooperazione del debitore esecutato, oggi penalmente sanzionato in caso di violazione. La verifica delle circostanze indicate dalla disposizione — in special modo, la valutazione circa la manifesta lunga durata della liquidazione — che giustificano l’invito rivolto al debitore potrebbe in concreto dar luogo a numerosi problemi. In ogni caso deve ribadirsi che si tratta di valutazioni rimesse all’ufficiale giudiziario, avverso le quali può reagirsi con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617.

 

(8) La violazione dell’obbligo di cooperazione che incombe sull’esecutato non è senza conseguenze, in quanto conduce all’irrogazione di sanzioni penali a carico del debitore che non raccoglie l’invito formulatogli dall’ufficiale giudiziario: l’omissione o la falsa dichiarazione viene punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 516.

 


Giurisprudenza annotata

Forma del pignoramento.

 

 

  1. Ufficiale giudiziario; 2. Carenza dell’ingiunzione; 2.1. Termine di opponibilità; 3. Pignoramento dei frutti; 4. Mancata sottoscrizione; 5. Pignoramento presso terzi del credito pignorato.

 

 

  1. Ufficiale giudiziario.

In tema di esecuzione forzata, il pignoramento - quale atto dell’ufficiale giudiziario - che venga eseguito da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente non è inesistente (per tale dovendosi intendere l’atto del processo privo degli elementi essenziali indicati nel modello delineato dalla legge e, pertanto, esorbitante dallo schema legale, come nel caso di atto esecutivo compiuto da soggetto che non condivide in alcun modo le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario, come accade per i commessi addetti all’UNEP) bensì affetto da nullità, da farsi valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. Cass. 9 aprile 2003, n. 5583.

 

In tema di espropriazione forzata, è valido l'atto di pignoramento immobiliare che contenga l'ingiunzione che l'ufficiale giudiziario fa al debitore, di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano all'espropriazione e i frutti di essi, seguita in calce, all'originale e alla copia dell'atto, dalla relazione di notificazione sottoscritta dall'ufficiale giudiziario, posto che tale sottoscrizione garantisce la provenienza dall'ufficiale giudiziario anche dell'ingiunzione ai sensi dell'art. 492 c.p.c.

Cassazione civile sez. III  13 febbraio 2015 n. 2859  

 

  1. Carenza dell’ingiunzione.

In tema di espropriazione forzata, la mancanza dell’avvertimento di cui all’art. 492, comma 3, c.p.c. non determina la nullità dell’atto di pignoramento, in quanto l’interesse del debitore a venire informato delle modalità e del termine per avanzare un’utile istanza di conversione può essere soddisfatto altrimenti nel corso della procedura esecutiva, purché prima che venga disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli art. 530, 552 e 569 c.p.c. In mancanza, il provvedimento che tale vendita o assegnazione disponga è opponibile ai sensi e nei termini dell’art. 617 c.p.c. Cass. 23 marzo 2011, n. 6662.

 

In tema di forma del pignoramento immobiliare, l’ingiunzione alla quale fa riferimento l’art. 555 c.p.c., mediante il rinvio espresso all’art. 492 c.p.c., consiste nel richiamo che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, esattamente indicato, i beni che si assoggettano all’espropriazione ed i frutti di esso. Solo nel caso di omissione dell’ingiunzione di cui al comma 1 dell’art. 492 c.p.c. deve, pertanto, dichiararsi la nullità del pignoramento immobiliare mentre la mancanza dell’avviso ad eleggere domicilio o a dichiarare la residenza e dell’avvertimento della facoltà e dei termini per proporre istanza di conversione di cui, rispettivamente, ai commi 2 e 3 dell’art. 492 c.p.c. determinano mere irregolarità, non essendo prevista la nullità dell’atto o della procedura, comunque impedita dal raggiungimento dello scopo previsto dalla legge. Cass. 12 aprile 2011, n. 8401.

 

Il pignoramento privo dell’ingiunzione di cui all’art. 492 c.p.c. o non notificato al debitore è un atto nullo, non già inesistente, come tale suscettibile di rinnovazione e, per ciò stesso, sanabile. Trib. Roma, 20 giugno 2006; contra Cass. 17 luglio 1997, n. 6580.

Contra: Nell’atto di pignoramento presso terzi l’ingiunzione rivolta, pur senza l’adozione di formule sacramentali, direttamente e specificamente dall’ufficiale giudiziario al debitore esecutato a norma dell’art. 492 c.p.c., costituisce un requisito essenziale per la realizzazione della funzione dell’atto medesimo, la cui mancanza ne comporta la giuridica inesistenza, giacché soltanto attraverso tale ingiunzione acquista inequivoca certezza e piena rilevanza giuridica l’obbligo di astenersi da ogni atto pregiudizievole, sancito dallo stesso art. 492 c.p.c. Cass. 21 giugno 1995, n. 7019.

 

Nell’atto di pignoramento l’ingiunzione al debitore esecutato, di cui all’art. 492 c.p.c., costituisce un requisito essenziale per la funzione propria dell’atto, giacché soltanto attraverso di essa acquista inequivoca certezza e piena rilevanza giuridica l’obbligo di astenersi da ogni atto pregiudizievole sancito dalla stessa norma e pertanto, qualora l’ingiunzione manchi, tale deficienza è rilevabile in ogni stato e grado del procedimento esecutivo e la sua deducibilità sopravvive al termine di cinque giorni, indicato dall’art. 617 c.p.c. per l’opposizione agli atti esecutivi, che non decorre né dal compimento dell’atto di pignoramento, né, qualora avvenga la successiva costituzione del debitore nel processo esecutivo, dal momento della stessa, ferma restando la salvezza della disposizione dell’art. 2929 c.c. sulla inopponibilità della nullità degli atti del processo esecutivo all’acquirente o all’assegnatario ed ai creditori diversi da quello procedente. (Principio enunciato dalla Suprema Corte in materia di esecuzione immobiliare, con riguardo ad un caso, nel quale il pignoramento era stato eseguito con notificazione ex art. 140 c.p.c., nulla perché la raccomandata recante la notizia delle operazioni, pur essendo stata consegnata dall’ufficiale giudiziario all’ufficio postale di partenza, non era stata mai spedita: la Suprema Corte, pur avendo reputato che la conoscenza del pignoramento avesse fatto decorrere da quel momento il termine ex art. 617 c.p.c. per la deduzione con l’opposizione agli atti esecutivi della nullità della notificazione e che comunque la successiva costituzione nel processo esecutivo l’avesse sanata, per il che la deduzione della nullità oltre quel termine doveva reputarsi tardiva, ha ritenuto, invece, che, in dipendenza dell’omessa spedizione dell’avviso e, quindi, della mancata notizia al debitore notificatario del deposito dell’atto di pignoramento, comprensivo dell’intimazione ex art. 492 c.p.c., si dovesse considerare mancata l’intimazione stessa, con la conseguenza che la proposta opposizione ex art. 617 c.p.c., ancorché formulata oltre il termine, di cui a tale norma, dal momento della conoscenza del pignoramento o dalla costituzione nel processo esecutivo, non dovesse reputarsi tardiva). Cass. 10 marzo 1999, n. 2082.

 

 

2.1. Termine di opponibilità.

Nel pignoramento presso terzi, l’udienza indicata dall’art. 547 c.p.c. svolge, rispetto agli atti esecutivi compiuti anteriormente all’udienza stessa, la funzione preclusiva che le udienze di cui agli artt. 530 e 569 c.p.c. svolgono, rispettivamente, per l’espropriazione mobiliare e per quella immobiliare. Consegue che il vizio dell’atto di pignoramento consistente nella mancanza in esso dell’intimazione del debitore indicata dall’art. 492 c.p.c. deve essere fatto valere con l’opposizione agli atti esecutivi non oltre il termine di cinque giorni dall’udienza fissata, a norma dell’art. 547, c.p.c. per la citazione del terzo e del debitore. (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del giudice dell’esecuzione che, nel decidere sull’opposizione agli atti esecutivi, si era consapevolmente discostato da detto principio, facendo decorrere il termine per l’opposizione dal momento dell’effettiva conoscenza del vizio sopracitato). Cass. 1º febbraio 2002, n. 1308; conforme Cass. 23 gennaio 1998, n. 669.

 

 

  1. Pignoramento dei frutti.

La vendita di frutti pendenti, ha fino al momento della loro separazione, efficacia meramente obbligatoria e non traslativa. Ne deriva che se dopo la vendita, ma prima della separazione, un terzo costituisce sui frutti ancora pendenti un vincolo efficace erga omnes, come il pignoramento, avvenuta la separazione d’acquisto della proprietà da parte del compratore è inefficace nei confronti del creditore pignorante. Cass. 21 novembre 1996, n. 10239.

 

 

  1. Mancata sottoscrizione.

In tema di esecuzione forzata, l’atto di pignoramento immobiliare, a norma del combinato disposto degli art. 170 disp. att. c.p.c. e 125 c.p.c., deve essere sottoscritto dal creditore pignorante, se esso sta in giudizio personalmente, o dal suo difensore munito di procura, la quale, una volta rilasciata, ha validità per tutto il procedimento esecutivo. Ne consegue che è valido l’atto di pignoramento immobiliare sottoscritto dal difensore, al quale il creditore abbia conferito procura alle liti nell’atto di precetto. Cass. 7 febbraio 2012, n. 1687.

 

L’inesistenza giuridica del pignoramento per mancata sottoscrizione può essere eccepita dalla parte, oltre che entro i cinque giorni dal pignoramento stesso, anche entro i cinque giorni dal compimento di qualsiasi successivo e consequenziale atto esecutivo e può essere, altresì, rilevata d’ufficio dal giudice dell’esecuzione fino alla chiusura del processo esecutivo. Tale principio, però, deve essere inteso nel senso che la fase esecutiva del procedimento di espropriazione costituisce pur sempre la sede esclusiva per l’operatività invalidante del vizio in parola, il quale, conseguentemente, mentre non può essere fatto valere dalla parte con rimedi diversi dall’opposizione agli atti esecutivi, sia pure senza limiti di tempo nell’ambito della predetta fase, non può essere rilevato ex officio dal giudice nel processo di cognizione che segua ad un’opposizione proposta per motivi diversi. Cass. 28 dicembre 1968, n. 4078.

 

 

  1. Pignoramento presso terzi del credito pignorato.

Il creditore munito di titolo esecutivo riguardo ad una sua pretesa creditoria, qualora il credito oggetto di questa pretesa sia stato assoggettato a pignoramento da un soggetto che a sua volta vanti un credito nei suoi confronti, mediante procedura di espropriazione presso terzi, con conseguente insorgenza a carico del suo debitore del vincolo di indisponibilità nascente dal pignoramento, non può minacciare con il precetto, a detto debitore, l’esecuzione forzata sulla base del titolo esecutivo e, qualora lo abbia fatto e il precetto sia stato opposto dal debitore, adducendosi il vincolo di indisponibilità nascente dal pignoramento presso terzi da lui subito come debitor debitoris, non può avere rilievo in tale giudizio (ai fini del riconoscimento del diritto di procedere esecutivamente fin dall’intimazione del precetto opposto e, quindi, dell’infondatezza dell’opposizione), la circostanza che la procedura esecutiva presso terzi sia, successivamente al precetto e nel corso dell’opposizione, venuta meno, con cessazione del vincolo di indisponibilità, anche se ciò sia dipeso da estinzione della procedura, a nulla rilevando in contrario il principio dell’inefficacia degli atti esecutivi compiuti, di cui al comma 2, dell’art. 632 c.p.c. (Sulla base di questi principi, la S.C. ha cassato la sentenza di appello che aveva rigettato l’opposizione al precetto in ragione della sopravvenienza, nel corso del giudizio, dell’estinzione della procedura di espropriazione presso terzi in danno del creditore opposto, e ha deciso nel merito rigettando l’opposizione). Cass. 22 settembre 2006, n. 20634.



 
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