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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 496 cod. proc. civile: Riduzione del pignoramento

Su istanza del debitore o anche d’ufficio, quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese e dei crediti di cui all’articolo precedente (1), il giudice, sentiti il creditore pignorante e i creditori intervenuti, può disporre la riduzione del pignoramento (2)(3).


Commento

Pignoramento: [v. 492]; Creditore pignorante: [v. 485]; Creditori intervenuti: [v. 485].

 

(1) Il valore dei beni pignorati, nell’esproprazione mobiliare si desume o dalla stima effettuata dall’ufficiale giudiziario nell’atto di pignoramento o mediante la stima di un esperto a spese del debitore; nell’espropriazione immobiliare è necessario ricorrere all’intervento di un esperto.

 

(2) La possibilità di disporre la riduzione è affidata al potere discrezionale del giudice dell’esecuzione. Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione dispone la riduzione è un’ordinanza, che può essere impugnata ex art. 617 [v. →], revocabile o modificabile fino a quando non sia stata eseguita.

 

(3) La fattispecie di cui all’articolo in esame, unitamente alla disciplina posta dall’art. 504 per la concessione della vendita ed a quella relativa al cumulo dei mezzi di espropriazione (art. 483), costituisce il mezzo attraverso il quale viene posto rimedio agli eccessi nell’uso del procedimento di esecuzione forzata. Nell’ipotesi di cui all’art. 496 il rimedio incide direttamente sul pignoramento, il cui oggetto viene ridotto ab origine, mentre in caso di cessazione della vendita il provvedimento del giudice influisce sull’ordinanza di vendita, modificandone il contenuto in relazione a circostanze sopravvenute. La riduzione, inoltre, può essere disposta anche di ufficio dal giudice, mentre la previsione di cui all’art. 483 presuppone in ogni caso l’opposizione del debitore.


Giurisprudenza annotata

Riduzione del pignoramento.

 

  

  1. Riduzione del pignoramento.

L’ordinanza di riduzione del pignoramento, sebbene per legge modificabile e revocabile finché non abbia avuto esecuzione, ha effetto immediato ed il rimedio esperibile avverso la medesima è quello dell’opposizione agli atti esecutivi. Cass. 15 ottobre 2010, n. 21325, conforme Cass. 14 luglio 2003 n. 10998, Cass. 29 gennaio 1999, n. 797.

 

In tema di pignoramento immobiliare di beni sui quali al debitore esecutato spetta il solo diritto di usufrutto, la riduzione del pignoramento a tale diritto non garantisce l’utile prosecuzione dell’esecuzione forzata, attesa la sostanziale diversità del diritto pignorato con quello oggetto di vendita. Di conseguenza, il provvedimento di riduzione del giudice dell’esecuzione non è idoneo a sanare la nullità dell’atto di pignoramento, fuoriuscendo dai poteri di tale giudice l’attività di correzione sostanziale dell’oggetto del pignoramento che è, invece, demandata dal codice di rito al creditore procedente. Trib. Reggio Calabria, 26 giugno 2006.

 

Con riferimento all’opposizione all’esecuzione proposta dall’esecutato, unitamente alla richiesta di condanna del creditore pignorante al risarcimento dei danni per responsabilità aggravata, ex art. 96, comma 2, c.p.c., per eccessività dell’espropriazione, il rapporto tra ammontare dei beni pignorati e necessità del processo esecutivo non può essere aprioristicamente determinato, dal momento che, nel corso del processo, sono consentiti gli interventi dei creditori i quali, se privilegiati, concorrono sul ricavato conservando la loro prelazione e, se chirografari, concorrono a parità degli altri, ove spieghino rituale e tempestivo intervento. Pertanto, il creditore pignorante è legittimato ad espropriare più di quanto sarebbe necessario per soddisfare il suo credito e il giudice cui sia richiesta la riduzione del pignoramento deve tener conto di questa eventualità nell’esercizio del potere discrezionale di cui all’art. 496 c.p.c., senza che possa ritenersi sussistente l’illegittimità del procedimento per il solo fatto del pignoramento di beni immobili in eccesso. Cass. 23 febbraio 2006, n. 3952; conforme Cass. 1 aprile 2005, n. 6895.

 

Conf.: Nel vigente sistema processuale non si rinviene alcun principio in forza del quale sia legittimamente predicabile l’illiceità di una richiesta di pignoramento, da chiunque essa provenga e comunque sia stata attuata, atteso che, in presenza di una previsione normativa di discrezionalità del giudice quale quella prevista dall’art. 496 c.p.c. in materia di riduzione anche officiosa del pignoramento stesso, è da escludere qualsiasi forma di illegittimità o di invalidità di tale atto; ne consegue che, in relazione alla predetta richiesta, non è configurabile, alcun risarcimento, ex art. 2043 c.c. Cass. 17 ottobre 1994, n. 8464.

 

La riduzione del pignoramento, purché restino assoggettati ad esecuzione solo immobili ipotecati, può essere disposta in base all’art. 496 c.p.c., sebbene ciò comporti che ad essere liberati dal pignoramento siano altri beni ipotecati. Invero, da un lato, ciò non significa sottrarre il bene al vincolo della causa di prelazione, che potrà tornare ad essere fatta valere esclusivamente se il credito risulterà insoddisfatto; dall’altro, gli artt. 2911 c.c. e 558 c.p.c. perseguono lo scopo che ad essere pignorati siano prima gli immobili ipotecati e poi gli altri immobili, ma, purché all’espropriazione restino assoggettati immobili ipotecati, non escludono che altri immobili, ipotecati o meno, vi siano sottratti, se si delinea una situazione di eccesso nel ricorso all’espropriazione. La valutazione delle condizioni che autorizzano la riduzione del pignoramento è affidata al discrezionale apprezzamento del giudice del merito, e ciò anche relativamente alla eventuale concentrazione e conservazione del vincolo esecutivo sui beni di uno soltanto di più condebitori in solido, il quale non è abilitato a dolersi dell’adozione del provvedimento, poiché, se pur vantaggioso per i coobbligati, non lo espone a rischi più gravi di quelli originariamente compresi nella sua posizione di condebitore solidale, tenuto come tale per l’intero e soggetto ad escussione per il corrispondente importo. Cass. 16 gennaio 2006, n. 702.

 

In tema di esecuzione forzata, la sentenza con la quale il giudice dell’esecuzione, nel decidere l’opposizione all’esecuzione ovvero agli atti esecutivi proposta dal debitore il quale eccepisca, tra l’altro, che l’importo dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese dell’esecuzione e del credito, ometta di pronunciare su siffatto motivo non può ritenersi viziata per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, in quanto la riduzione del pignoramento deve costituire oggetto di specifica e separata istanza (art. 496 c.p.c.) ed il debitore può proporre opposizione agli atti esecutivi avverso il provvedimento che, eventualmente, non soddisfi il suo interesse. Cass. 16 gennaio 2003, n. 563.

 

Non è ammesso reclamo avverso il provvedimento negativo sull’istanza di riduzione d’un sequestro conservativo - pur ragionando nell’ordine di idee dell’estensibilità al sequestro suddetto della previsione ex art. 496 c.p.c. in tema di pignoramento, e pur tenuto conto della reclamabilità dei provvedimenti cautelari negativi, nonché di quelli concernenti modifica o revoca delle misure cautelari - giacché si tratta di provvedimento che attiene al momento delle non a quello dell’esercizio della tutela cautelare Trib. Lucca, 21 marzo 2003; conforme Trib. S. Maria Capua Vetere, 25 ottobre 2002; contra Trib. Palermo, 25 agosto 2001, Cass. 25 marzo 1988, n. 2589.

 

La norma di cui all’art. 496 c.p.c. integra gli estremi di una «misura speciale di salvaguardia» a tutela del debitore volta ad evitare eccessi nell’uso del procedimento di esecuzione forzata, e non presuppone, pertanto, neppure implicitamente, l’esistenza di un qualsivoglia limite temporale alla possibilità di richiedere (da parte del debitore) e di disporre (da parte del giudice dell’esecuzione) la riduzione del pignoramento. Ne consegue che il provvedimento de quo ben può essere emesso anche prima del termine fissato per l’intervento dei creditori, senza che a ciò osti il (diverso) dettato del precedente art. 495 stesso codice - a mente del quale, in tema di conversione del pignoramento, il legislatore ha operato un esplicito riferimento al «momento anteriore alla vendita» - attesa la evidente eterogeneità degli istituti processuali della conversione e della riduzione del pignoramento. Cass. 15 novembre 1999, n. 12618; conforme Cass. 28 luglio 1999, n. 8221.

 

L’istanza con cui il debitore esecutato, senza contestare il diritto della controparte a procedere ad esecuzione forzata né dedurre vizi formali della procedura, lamenti che il creditore abbia proceduto (nella specie sulla base di un titolo esecutivo fino ad allora non azionato, di cui peraltro era dedotta la connessione con titolo già fatto valere) al pignoramento di un ulteriore bene immobile, quando invece il credito avrebbe dovuto ritenersi sufficientemente garantito da un precedente pignoramento immobiliare, integrando una richiesta di limitare i beni sottoposti a pignoramento va inquadrata tra quelle misure speciali che sono previste dagli artt. 483, 496, 504 e 508 c.p.c., nonché dall’art. 2911 c.c., per evitare eccessi nell’uso del procedimento di espropriazione forzata, e appartengono alla competenza del giudice dell’esecuzione. Il provvedimento, negativo o positivo, al riguardo emanato dal giudice dell’esecuzione, in quanto atto esecutivo, è impugnabile con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. con riferimento sia ad irregolarità formali che alla sua inopportunità. Più specificamente l’istanza suindicata va ricondotta non alla previsione di cui all’art. 483 c.p.c., volta a disciplinare il cumulo di «diversi» mezzi di espropriazione (come, per esempio, il cumulo dell’espropriazione mobiliare con quella immobiliare), ma alla previsione di cui all’art. 496, la quale sotto la rubrica «riduzione del pignoramento» disciplina la limitazione dell’espropriazione nell’ambito di uno stesso mezzo di espropriazione, senza che rilevi la circostanza che i beni siano colpiti con un solo atto di pignoramento o con più successivi pignoramenti. Cass. 6 marzo 1995, n. 2604.

 

La domanda di riduzione del pignoramento ai sensi dell’art. 496 c.p.c. attiene alle misure speciali intese ad evitare eccessi nell’uso del procedimento di esecuzione forzata. Come tale essa deve essere proposta al giudice dell’esecuzione il quale è il dominus dell’espropriazione forzata, anche se la stessa domanda potrà formare oggetto di successiva cognizione in sede di opposizione agli atti esecutivi, ove l’accoglimento o il rigetto di essa non sia conforme agli interessi delle parti del processo esecutivo. Detta domanda non può invece essere proposta per la prima volta nel giudizio di opposizione all’esecuzione, al quale essa è naturalmente estranea. Cass. 9 dicembre 1992, n. 13021.

Avverso il provvedimento di riduzione del pignoramento emesso dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 496 c.p.c., è proponibile l’opposizione agli atti esecutivi, la cui decisione è impugnabile con ricorso per Cassazione a norma dell’art. 111 Cost. Cass. 21 agosto 1992, n. 9726; conforme Cass. 29 gennaio 1999, n. 797.

 

Il rimedio della riduzione del pignoramento, non è proponibile dal debitore sottoposto ad esecuzione che affermi la sopravvenuta estinzione o modificazione del titolo per totale o parziale pagamento del debito prima del pignoramento e, quindi, l’eccessività della pretesa fatta valere: in tal caso, il debitore deve proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. App. Palermo, 28 aprile 1992.

 

La valutazione delle condizioni che autorizzano la riduzione del pignoramento o del sequestro conservativo è affidata al discrezionale apprezzamento del giudice del merito, anche relativamente alla eventuale concentrazione della misura cautelare sui beni di uno soltanto di più condebitori in solido. E, in tal caso, il proprietario dei beni rimasti sequestrati non è abilitato a dolersi della adozione del provvedimento che, se pur vantaggioso per i coobbligati, non lo espone a rischi più gravi di quelli originariamente compresi nella sua posizione di condebitore solidale, tenuto come tale per l’intero e soggetto ad escussione per il corrispondente importo. Cass. 1º marzo 1986, n. 1305; conforme Cass. 3 aprile 1979, n. 1919.

 

In ipotesi di cumulo dell’espropriazione mobiliare con quella immobiliare, compete al giudice dell’esecuzione di decidere sulle richieste del debitore rivolte a limitare l’espropriazione ad un solo mezzo, nonché, effettuata tale limitazione, a ridurre il pignoramento rimasto efficace (artt. 483 e 496 c.p.c.), ed il provvedimento che respinga in tutto od in parte dette istanze configura un atto esecutivo, come tale impugnabile con opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c. (sia per vizi formali, sia per questioni inerenti all’opportunità). Cass. 26 ottobre 1984, n. 5492.



 
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