Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015

Codice proc. civile Art. 498 cod. proc. civile: Avviso ai creditori iscritti

Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015



Debbono essere avvertiti dell’espropriazione i creditori che sui beni pignorati hanno un diritto di prelazione risultante da pubblici registri (1).

A tal fine è notificato a ciascuno di essi, a cura del creditore pignorante ed entro cinque giorni (2) dal pignoramento, un avviso contenente l’indicazione del creditore pignorante, del credito per il quale si procede, del titolo e delle cose pignorate.

In mancanza della prova di tale notificazione, il giudice non può provvedere sull’istanza di assegnazione o di vendita (3).

Commento

Creditore pignorante: [v. 485]; Pignoramento: [v. 492]. Diritto di prelazione risultante dai pubblici registri: hanno tale diritto i cre-ditori assistiti da ipoteca immobiliare, quelli aventi ipoteca automobilistica e quelli con privilegio per il quale sia necessaria la trascrizione (c.c. 2762) o l’iscrizione.

 

(1) Deve, altresì, essere avvertito della procedura esecutiva in corso il creditore che abbia ottenuto, in precedenza, un sequestro conservativo [v. 671] sui beni successivamente pignorati: egli difatti deve, ex art. 686, c. 2. [v. →], poter concorrere alla espropriazione azionata dal creditore pignorante. Se, poi, oggetto del sequestro è un credito pignorato, il terzo debitore deve dichiarare la sussistenza del sequestro nell’udienza ex art. 547 [v. →] e il creditore pignorante dovrà avvisare il sequestrante nel termine perentorio fissato dal giudice: in mancanza si determinerà l’estinzione del processo. Infine, è previsto che vengano avvertiti anche i titolari di diritti di uso (c.c. 1021), di usufrutto (c.c. 978) e abitazione (c.c. 1022) sui beni pignorati: a seguito della procedura esecutiva, infatti, tali diritti si estinguono e si convertono in un diritto di credito da far valere sulla somma ricavata dalla vendita forzata.

 

(2) Il termine di 5 giorni non è un termine perentorio, per cui, in mancanza di avviso, l’intervento spontaneo del creditore iscritto rende procedibile l’istanza di vendita.

 

(3) La mancata notificazione dell’avviso produce come effetto la sola temporanea improcedibilità della vendita o dell’assegnazione con la conseguente sospensione degli effetti dell’istanza, la quale resta perfetta e conserva la capacità di incidere sul termine previsto dall’art. 497.

Giurisprudenza annotata

Avviso ai creditori iscritti.

 

 

  1. Avviso ai creditori iscritti; 2. Coniugi.

 

 

  1. Avviso ai creditori iscritti.

L’art. 498 c.p.c. che prescrive di avvertire dell’espropriazione in corso tutti i creditori aventi sui beni pignorati diritti di prelazione risultanti dai pubblici registri e che, in difetto di tale adempimento, vieta al giudice dell’esecuzione di procedere all’assegnazione o alla vendita, non contiene alcuna sanzione di nullità insanabile per il caso in cui l’assegnazione o la vendita avvengano egualmente senza avviso, ma comporta che il creditore procedente è tenuto a rispondere, a norma dell’art. 2043 c.c., delle conseguenze dannose subite dai creditori iscritti a seguito del provvedimento di vendita o di assegnazione emesso illegittimamente, giacché la mancata notifica dell’avviso, costituendo violazione di un obbligo imposto da una norma giuridica, concreta un’ipotesi di fatto illecito extracontrattuale. Cass. 23 febbraio 2006, n. 4000.

 

L'omessa notifica dell'ordinanza di fissazione delle modalità della vendita ex art. 569, ult. comma, cod. proc. civ. ai creditori iscritti ex art. 498 cod. proc. civ. che non siano comparsi all'udienza non comporta alcuna nullità qualora l'assegnazione o la vendita avvengano egualmente pur in difetto di tali adempimenti, ma solo la responsabilità, ex art. 2043 cod. civ., del creditore procedente per le conseguenze dannose subite dagli stessi a seguito del provvedimento di vendita o di assegnazione emesso illegittimamente, giacché la mancata notifica dell'avviso costituisce violazione di un obbligo imposto da una norma giuridica, ed integra un'ipotesi di illecito extracontrattuale. Rigetta, Trib. L'Aquila, 06/11/2007

Cassazione civile sez. III  27 agosto 2014 n. 18336

 

In materia di esecuzione per espropriazione forzata, la nullità dell’ordinanza di vendita dell’immobile pignorato emessa senza la previa acquisizione della documentazione ipocatastale o per mancato aggiornamento (nel caso, dal 1991 al 1995) della documentazione medesima non risulta prevista da alcuna norma, e il principio di tassatività e tipicità che la connota non consente al giudice di integrare additivamente la disciplina delle nullità assolute (salvo il caso della deduzione di illegittimità costituzionale, che venga ritenuta non manifestamente infondata); né sanzione di nullità risulta del pari prevista dall’art. 498 c.p.c. (il quale prescrive di avvertire dell’espropriazione in corso tutti i creditori aventi sui beni pignorati diritti di prelazione risultanti dai pubblici registri e che, in difetto di tale adempimento, vieta al giudice dell’esecuzione di procedere all’assegnazione o alla vendita insanabile per il caso in cui l’assegnazione o la vendita avvengano egualmente senza avviso) comportando soltanto che il creditore procedente è tenuto a rispondere, a norma dell’art. 2043 c.c., delle conseguenze dannose subite dai creditori iscritti a seguito del provvedimento di vendita o di assegnazione emesso il legittimamente, giacché la mancata notifica dell’avviso, costituendo violazione di un obbligo imposto da una norma giuridica, concreta un fatto illecito. Cass. 11 giugno 2003, n. 9394; conforme Cass. 1º marzo 1994, n. 2023, Cass. 24 giugno 1993, n. 6999, Trib. Monza, 3 novembre 2004.

Conf.: Nell’espropriazione forzata mobiliare, la vendita forzata a norma dell’art. 586 c.p.c., che è applicabile anche al caso del pegno e del privilegio speciale, comporta la purgazione del bene espropriato dai privilegi, di cui risulta gravato, con la conseguenza che il creditore titolare di un privilegio, che non sia stato avvertito (art. 498 c.p.c.) o non sia intervenuto (art. 499 stesso codice), rimane escluso dai rimedi cosiddetti oppositivi all’esecuzione, non avendo egli conseguito in alcun modo la veste di parte del processo esecutivo, con la conseguenza che allo stesso possono essere riconosciuti soltanto rimedi risarcitori nei confronti del creditore esecutante). Il creditore non avvisato che assume di aver subito un danno per il mancato avviso è, quindi, tenuto a dare la prova del fatto che il suo mancato intervento ha determinato un’aggiudicazione a prezzo minore di quello che sarebbe bastato a soddisfare le sue spettanze dopo soddisfatte quelle dei creditori aventi diritto di priorità e, a tal fine, non basta la prova che il prezzo di aggiudicazione sia stato inferiore a quello venale del bene subastato, poiché tale circostanza non è conseguenza obiettiva e necessaria dell’omissione, dell’avviso ma dipende dall’esito della gara effettuata sulla base del prezzo d’asta prefissato nei modi di legge il quale ben può essere (come quello di aggiudicazione) minore del prezzo venale di mercato. Cass. 22 maggio 1963, n. 1327.

 

I vizi dell’ordinanza di vendita, disposta dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 569 c.p.c., derivanti da vizi di atti prodromici, denunciati dall’esecutato - nella specie inefficacia del pignoramento, ai sensi dell’art. 497 c.p.c., per tardività dell’istanza di vendita, a sua volta viziata per non esser stato rispettato il termine previsto dall’art. 498 c.p.c. nell’avvisare il creditore iscritto - e non ancora decisi dal giudice dell’opposizione, possono esser fatti valere soltanto se detta ordinanza è stata anch’essa tempestivamente opposta, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., perché nel procedimento esecutivo vige il principio dell’autonomia delle singole fasi di esso. Cass. 15 novembre 2000, n. 14821.

 

L’ottenimento da parte del sequestrante di una sentenza esecutiva di condanna comporta l’automatica conversione del sequestro conservativo in pignoramento e l’inizio del processo esecutivo nello svolgimento del quale si collocano a carico di chi ha ottenuto la sentenza gli adempimenti previsti dall’art. 156 disp. att. c.p.c. [vedi] il cui mancato tempestivo compimento provoca l’estinzione del processo esecutivo e, conseguentemente, l’inefficacia del pignoramento in cui si è convertito ipso iure il sequestro. L’omesso compimento di dette attività deve pertanto farsi valere con la forma dell’opposizione agli atti esecutivi e non con istanza al Presidente del tribunale con la quale si richiede la cancellazione della trascrizione del decreto di sequestro. Trib. Perugia, 30 luglio 1998. L’omissione degli adempimenti previsti dall’art. 156, disp. att., c.p.c. da parte del creditore sequestrante che abbia ottenuto sentenza esecutiva di condanna, non rientra tra le ipotesi individuate dall’art. 669-novies c.p.c. quali cause di inefficacia del sequestro conservativo, ma costituisce fatto estintivo del processo esecutivo, nel cui ambito, pertanto, deve essere dedotta ed eccepita. Trib. Perugia, 6 luglio 1998.

 

L’omissione dell’avviso dell’espropriazione ai creditori che vantano sul bene espropriato un diritto di prelazione risultante dai pubblici registri (art. 498 c.p.c.) è causa di una pregiudizievole irregolarità denunciabile con l’opposizione agli atti esecutivi, nel termine previsto dall’art. 617 c.p.c., mentre, ove l’opposizione sia proposta dal debitore, questi deve spiegarla non oltre l’udienza fissata per l’autorizzazione alla vendita. Cass. 22 marzo 1993, n. 3379.

 

L’istituto di credito fondiario, al quale non sia stato notificato l’avvenuto trasferimento del bene ipotecato e che abbia legittimamente condotto gli atti espropriativi contro il solo mutuatario-dante causa, non è tenuto ad avvisare il terzo acquirente ai sensi dell’art. 498 c.p.c. (La Corte ha, inoltre, ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 498 c.p.c., nella parte in cui non prevede l’obbligo dell’avviso dell’espropriazione al terzo proprietario dell’immobile ipotecato per credito fondiario, che, per aver omesso la notificazione all’istituto mutuante dell’avvenuto trasferimento, non abbia preso parte al processo esecutivo). Cass. 21 agosto 1992, n. 9740.

 

A norma dell’art. 234, D.P.R. 29 gennaio 1958, n. 645, nell’esecuzione esattoriale l’avviso di vendita deve essere notificato dall’esattore ai creditori aventi diritto di prelazione sugli immobili pignorati alla stregua delle risultanze dei certificati ed elenchi ad esso rilasciati ai sensi dell’art. 212 dai conservatori dei registri immobiliari e non secondo le prescrizioni dell’art. 2844 c.c. Infatti, l’art. 212 citato, nel prescrivere che l’elenco delle iscrizioni inviato all’esattore deve contenere l’indicazione dei titoli trascritti, dei crediti iscritti e del «domicilio» delle persone a cui favore risultano le iscrizioni, senza alcun riferimento al domicilio eletto dai creditori ipotecari nella nota di iscrizione, importa che l’esecuzione esattoriale prevede una deroga alle forme attraverso cui, secondo l’art. 2844 c.c., deve essere eseguita la notificazione dell’avviso di vendita ai creditori iscritti, giusta le previsioni dell’art. 200, t.u. sulle imposte dirette. Deve, perciò ritenersi correttamente eseguita la notificazione dell’avviso di vendita presso la sede della persona giuridica creditrice ipotecaria, invece che nel domicilio eletto nella nota di iscrizione, a norma dell’art. 2839, n. 2, c.c., nella circoscrizione del tribunale in cui ha sede l’ufficio dei registri immobiliari. Cass. 10 luglio 1979, n. 3959.

 

Il creditore procedente all’esecuzione forzata su bene iscritto in pubblici registri (nella specie, automobile) deve dare avviso del pignoramento nei cinque giorni ai creditori aventi sul bene un diritto di prelazione risultante da pubblici registri e ai precedenti creditori che abbiano proceduto a sequestro conservativo del bene e trascritto il relativo verbale nei detti registri, per porli in condizione di intervenire nella procedura esecutiva. Tale onere sussiste soltanto nei confronti dei creditori risultanti dai pubblici registri. Pertanto, nessuna responsabilità processuale può sussistere a carico del creditore procedente per omesso avviso a un creditore iscritto, se quest’ultimo abbia provveduto ad iscrivere il proprio titolo nei pubblici registri molti mesi dopo l’inizio della procedura esecutiva, anche se prima della chiusura della stessa. Cass. 8 marzo 1967, n. 548.

 

 

  1. Coniugi.

L’avviso di cui all’art. 498 c.p.c., che mette a conoscenza dell’espropriazione i creditori iscritti, deve essere necessariamente notificato ai creditori di entrambi i coniugi, al fine di consentire la piena attuazione dell’art. 189, comma 2, c.c. Trib. Roma, 11 giugno 2005.

 

Al coniuge non esecutato devono essere notificati l’avviso di pignoramento ex art. 599 c.p.c. e l’avviso di convocazione ex artt. 600 c.p.c. e 180 disp. att. c.p.c., mentre l’avviso di cui all’art. 498 c.p.c. va notificato ai creditori con diritto di prelazione risultanti da pubblici registri di ambedue i coniugi, al fine di consentire la piena attuazione dell’art. 189, comma 2, c.c. Trib. Roma, 25 marzo 2005.

 

In regime di comunione legale di beni tra coniugi, a differenza della comunione ordinaria ex artt. 1100, ss, c.c., nell’ipotesi di azione espropriativa immobiliare (per l’intero o pro quota) intrapresa dal creditore personale del coniuge (co)intestatario del bene, non può prescindersi dalle formalità e dalle incombenze idonee a rendere consapevoli dell’azione stessa il coniuge non esecutato e gli altri creditori, personali o della comunione, in modo da dare loro la possibilità di far valere, nell’ambito della procedura, i propri diritti, ed in particolare, rispettivamente, il diritto di chiedere la separazione giudiziale dei beni ed il diritto di vedere risolti eventuali conflitti relativi alla distribuzione del ricavato dell’esproprio ex art. 512 c.p.c. Ciò premesso e ritenuta l’indisponibilità del bene a seguito del pignoramento e della trascrizione, anche nei confronti del coniuge non esecutato, il creditore personale del coniuge, che voglia procedere all’espropriazione del bene intestato solo a quest’ultimo, dovrà produrre l’estratto di matrimonio con annotazioni marginali relative al debitore esecutato ed i certificati immobiliari relativi alle trascrizioni ed iscrizioni contro il coniuge non esecutato, fino alla data della trascrizione del pignoramento. Il creditore personale medesimo dovrà altresì curare che l’avviso di cui all’art. 498 c.p.c. venga dato ai creditori iscritti di entrambi i coniugi, e che l’istanza di vendita, la pubblicità circa la fissazione dell’udienza di comparizione e l’ordine di vendita abbiano a contenere l’indicazione del regime matrimoniale (patrimoniale) cui è soggetto il bene, tutto o pro quota, pignorato nonché le generalità del coniuge non esecutato, al fine di consentire l’intervento degli altri creditori ed, in ispecie, di quelli privilegiati della comunione. Gli oneri e le incombenze che precedono sono invero diretti a conferire validità ed efficacia al decreto di trasferimento ed alla sua trascrizione anche nei confronti del coniuge non esecutato, in conformità alla disciplina della comunione legale. Trib. Napoli, 6 aprile 1990.



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