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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 499 cod. proc. civile: Intervento

Possono intervenire nell’esecuzione i creditori che nei confronti del debitore hanno un credito fondato su titolo esecutivo(1), nonché i creditori che, al momento del pignoramento, avevano eseguito un sequestro(2). sui beni pignorati ovvero avevano un diritto di pegno o un diritto di prelazione risultante da pubblici registri ovvero erano titolari di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili di cui all’articolo 2214 del codice civile (3).
Il ricorso deve essere depositato prima che sia tenuta l’udienza in cui è disposta la vendita o l’assegnazione ai sensi degli articoli 530, 552 e 569 (4), deve contenere l’indicazione del credito e quella del titolo di esso, la domanda per partecipare alla distribuzione della somma ricavata e la dichiarazione di residenza o la elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione. Se l’intervento ha luogo per un credito di somma di denaro risultante dalle scritture di cui al primo comma, al ricorso deve essere allegato, a pena di inammissibilità, l’estratto autentico notarile delle medesime scritture rilasciato a norma delle vigenti disposizioni (5).
Il creditore privo di titolo esecutivo che interviene nell’esecuzione deve notificare al debitore, entro i dieci giorni successivi al deposito, copia del ricorso, nonché copia dell’estratto autentico notarile attestante il credito se l’intervento nell’esecuzione ha luogo in forza di essa (6).
Ai creditori chirografari, intervenuti tempestivamente, il creditore pignorante ha facoltà di indicare, con atto notificato o all’udienza in cui è disposta la vendita o l’assegnazione, l’esistenza di altri beni del debitore utilmente pignorabili, e di invitarli ad estendere il pignoramento se sono forniti di titolo esecutivo o, altrimenti, ad anticipare le spese necessarie per l’estensione. Se i creditori intervenuti, senza giusto motivo, non estendono il pignoramento ai beni indicati ai sensi del primo periodo entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante ha diritto di essere loro preferito in sede di distribuzione (7).
Con l’ordinanza con cui è disposta la vendita o l’assegnazione ai sensi degli articoli 530, 552 e 569 il giudice fissa, altresì, udienza di comparizione davanti a sé del debitore e dei creditori intervenuti privi di titolo esecutivo, disponendone la notifica a cura di una delle parti. Tra la data dell’ordinanza e la data fissata per l’udienza non possono decorrere più di sessanta giorni.
All’udienza di comparizione il debitore deve dichiarare quali dei crediti per i quali hanno avuto luogo gli interventi egli intenda riconoscere in tutto o in parte, specificando in quest’ultimo caso la relativa misura. Se il debitore non compare, si intendono riconosciuti tutti i crediti per i quali hanno avuto luogo interventi in assenza di titolo esecutivo. In tutti i casi il riconoscimento rileva comunque ai soli effetti dell’esecuzione. I creditori intervenuti i cui crediti siano stati riconosciuti da parte del debitore partecipano alla distribuzione della somma ricavata per l’intero ovvero limitatamente alla parte del credito per la quale vi sia stato riconoscimento parziale. 1 creditori intervenuti i cui crediti siano stati viceversa disconosciuti dal debitore hanno diritto, ai sensi dell’articolo 510, terzo comma, all’accantonamento delle somme che ad essi spetterebbero, sempre che ne facciano istanza e dimostrino di avere proposto, nei trenta giorni successivi all’udienza di cui al presente comma, l’azione necessaria affinché essi possano munirsi del titolo esecutivo.


Commento

Titolo esecutivo: [v. 474]; Sequestro: [v. Libro IV, Tit. I, Capo III, Sez. II]; Diritto di prelazione risultante da pubblici registri: [v. 498]; Scritture contabili: [v. 492]; Distribuzione della somma ricavata: [v. 510]; Residenza: [v. 489]; Elezione di domicilio: [v. 489]; Beni del debitore utilmente pignorabili: [v. 492]. Pegno: diritto reale di garanzia, avente la funzione di garantire la soddisfazione di un credito. Con il (—), infatti, la cosa mobile rimane vincolata al soddisfacimento del creditore che, in caso di inadempimento del debitore, si soddisferà sul bene a preferenza degli altri creditori, anche se la cosa sia passata in proprietà a terzi. La costituzione del (—) avviene mediante la consegna della cosa al creditore o a un terzo (c.c. 2784). Creditori chirografari: sono creditori semplici, in quanto il titolo del loro dirit-to consiste soltanto in un documento (chirografo) non assistito da alcuna garanzia.

 

(1) Si è ritenuto che, stante l’estrema genericità della previsione, non sia necessaria l’apposizione della formula esecutiva in originale, né che si debba seguire la procedura prevista per il pignoramento di cui all’ultimo comma dell’art. 492 [v. 492, c. 8].

(2) È pacifico che la norma faccia riferimento al solo sequestro conservativo [v. 671]; secondo una dottrina autorevole sarebbe stata auspicabile una precisazione al riguardo.

(3) La legittimazione a intervenire nell’esecuzione disposta in favore di titolari di crediti di denaro risultanti da scritture contabili ex art. 2214 c.c. costituisce un’innovazione che comporta il riconoscimento di un trattamento di favore per l’imprenditore commerciale, limitato solo dal requisito formale dell’allegazione dell’estratto autentico notarile delle scritture di cui al c. 2. In sostanza, si tratta delle medesime prove scritte che legittimano la concessione di un decreto ingiuntivo ex art. 634, c. 2 [v. →].

 

(4) Tenendo conto dei vari tipi di esecuzione entro le quali può essere dispiegato l’intervento, il legislatore fissa il termine ultimo per poterlo considerare tempestivo, ossia l’udienza di determinazione delle modalità di vendita o di assegnazione.

 

(5) La norma che stabilisce il contenuto del ricorso tiene conto anche del peculiare intervento effettuato sulla scorta di scritture contabili ex art. 2214 c.c., disposto dal c. 1 in favore dell’imprenditore commerciale. L’estratto autentico notarile delle scritture contabili si fonda sull’attestazione del notaio che si tratta di risultanze tratte da scritture regolarmente tenute. (6) I creditori intervenienti privi di titolo esecutivo sono ovviamente quelli indicati nel c. 1 della disposizione. Lo scopo della notifica dell’atto di intervento al debitore è quello di far conoscere i presupposti giustificativi del credito (es. sequestro, pegno, scritture contabili da cui risulta il credito) per consentire eventualmente all’esecutato di reagire. Ove la notifica non venga effettuata entro il termine indicato dalla norma, secondo taluni interpreti si configurerà un vizio da far valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617.

(7) Si tratta della trasposizione, con qualche modifica, della disciplina precedentemente contenuta dell’art. 527 ormai abrogato. Il fine della norma è quello di evitare che i beni originariamente pignorati per soddisfare il solo creditore procedente, e da lui ritenuti capienti, diventino insufficienti, in seguito all’intervento di altri creditori nel processo esecutivo.


Giurisprudenza annotata

Intervento.

 

 

  1. Intervento; 2. Rimedi; 3. Costituzionalità

 

 

  1. Intervento.

L’intervento di un creditore nella procedura esecutiva che sia antecedente al 1º marzo 2006 (data di entrata in vigore dell’art. 2, D.L. 14 marzo 2005, n. 35) conserva la sua efficacia anche se non fondato su un titolo esecutivo bensì su un atto ricognitivo del debito. Trib. Roma, 25 luglio 2006.

 

Ai fini dell’intervento nel processo esecutivo e della partecipazione alla distribuzione della somma ricavata, è sufficiente la titolarità di un credito liquido, cioè determinato nel suo ammontare, esigibile, ossia non soggetto a termine o condizione, e certo, nel senso generico di individuato in tutti i suoi elementi; non è invece necessario il possesso di un titolo esecutivo, di cui il creditore ha bisogno soltanto per poter compiere atti di impulso, e che può quindi acquisire anche in un momento successivo all’intervento, purché prima del compimento dell’atto di impulso. Cass. 11 maggio 2007, n. 10829; conforme Cass. 19 luglio 2005, n. 15219.

 

Deve escludersi che costituisca atto idoneo all’interruzione del termine di prescrizione di un diritto di credito pecuniario l’intervento del creditore ipotecario del processo di espropriazione promosso, da altri, nei confronti del proprietario del bene ipotecato che non sia anche il suo debitore, giacché in tal caso l’atto, dal quale l’interruzione dovrebbe derivare, non è diretto all’obbligato ma al terzo datore di ipoteca. Cass. 2 agosto 2001, n. 10608; conforme Cass. 3 ottobre 1997, n. 9679.

Conf.: Nell’espropriazione forzata il ricorso per intervento costituisce una domanda proposta nel corso del giudizio, secondo l’espressione contenuta nel comma 2 dell’art. 2943 c.c., sicché dal momento in cui esso è presentato al momento in cui il processo esecutivo si chiude con l’approvazione del progetto di distribuzione del ricavato che provvede sulla domanda formulata con l’intervento la prescrizione non corre, come previsto dal comma 2 dell’art. 2945 dello stesso codice. Pret. Monza, 5 giugno 1996.

 

Ai fini della validità dell’intervento nell’espropriazione forzata è sufficiente la sola deduzione della esistenza del credito per il quale è proposto intervento. Cass. 21 aprile 2000, n. 5266.

Conf.: Al fine dell’ammissibilità dell’intervento nel processo esecutivo per espropriazione forzata mobiliare, è necessario un titolo da cui risulti con obiettività e immediatezza l’esistenza di un credito che abbia i requisiti della certezza, liquidità ed esigibilità, dovendo il giudice della esecuzione essere messo in grado di rilevare subito, d’ufficio, sin dal momento in cui avviene l’intervento, l’esistenza delle condizioni richieste per l’ammissibilità di esso. Ne consegue che deve ritenersi titolo non idoneo per il suddetto intervento la nota delle spese, competenze ed onorari redatta da un avvocato per prestazioni professionali eseguite in favore del proprio cliente e corredata dal parere del competente consiglio dell’ordine circa la congruità delle singole voci della parcella in relazione alla tariffa, in quanto detta nota non fornisce la prova della esistenza e, quindi, della certezza del credito dedotto con l’atto di intervento, costituendo essa una mera dichiarazione unilaterale del legale relativa alla esistenza del contratto d’opera professionale concluso con il cliente, alla avvenuta esecuzione della prestazione professionale e alla entità delle spese. Cass. 30 gennaio 1985, n. 567.

 

In tema di intervento dei creditori nel processo di espropriazione forzata, costituiscono condizioni di ammissibilità la certezza ed esigibilità del credito vantato, e la valutazione di tali requisiti è normalmente riservata alla fase della distribuzione. Tuttavia un interesse del debitore a contestare l’intervento ben può insorgere in una fase anteriore, potendosi quindi fare ricorso allo strumento dell’opposizione agli atti esecutivi, senza però possibilità di ottenere altresì la sospensione della procedura. Inoltre la decisione assunta sull’opposizione non appare idonea a conferire alcuna stabilità alla pretesa vantata dall’interventore. Trib. Napoli, 25 ottobre 1999.

 

Nell’espropriazione immobiliare il ricorso per intervento, ammissibile anche per crediti che non siano liquidi ed esigibili secondo il disposto dell’art. 563 c.p.c., deve contenere la sola indicazione del credito e del titolo di esso, senza che sia necessario corredare la domanda con il titolo stesso. Cass. 1º settembre 1999, n. 9194.

 

Nell’ambito di una procedura esecutiva iniziata nei confronti di un Comune anteriormente alla dichiarazione del relativo stato di dissesto è inammissibile l’intervento di altri creditori, per il pagamento di interessi su crediti vantati nei confronti dell’ente locale, ove questi siano scaduti dopo la dichiarazione di dissesto, atteso che in pendenza della procedura di dissesto, i debiti insoluti - temporaneamente, fino al rientro in bonis dell’ente - non producono interessi né sono rivalutabili. Cass. 10 marzo 1999, n. 2049.

 

Il debitore, avverso il quale è stata promossa espropriazione forzata, il quale sia divenuto titolare di un diritto di credito verso il creditore procedente, non può intervenire nell’espropriazione in qualità di creditore; egli deve, invece, avvalersi della domanda di sostituzione di cui all’art. 511 c.p.c., ovvero può promuovere un’opposizione all’esecuzione al fine di eccepire in compensazione il credito. Pret. Roma, 21 febbraio 1998.

 

Il creditore che intervenga in una procedura esecutiva instaurata da altri in Italia, avvalendosi di un privilegio da fatto illecito previsto da una legislazione straniera (nella specie, dall’art. 113 della legge marittima liberiana, che concede un titolo di prelazione, prioritario rispetto all’ipoteca, a favore del creditore per fatto illecito extracontrattuale, nei confronti del proprietario della nave) ha l’onere di dedurre il rapporto derivante dall’illecito extracontrattuale nel ricorso per intervento, atteso che l’indicazione del «titolo» è essenziale ai fini dell’individuazione del privilegio, con la conseguenza che a tal fine è tardiva la sua deduzione nella fase di opposizione ai sensi dell’art. 512 c.p.c. Cass. 14 settembre 1993, n. 9511.

 

L’atto di intervento nel processo di esecuzione per espropriazione immobiliare effettuato personalmente dal creditore, senza il ministero di un procuratore legale, provenendo da persona priva di ius postulandi, è giuridicamente inesistente. Cass. 17 dicembre 1984, n. 6603.

 

Proposto da un creditore - non munito di titolo esecutivo - intervento nel procedimento d’espropriazione forzata, qualora né il giudice dell’esecuzione abbia esaminato d’ufficio, con ordinanza, l’ammissibilità dell’intervento con riferimento ai requisiti di certezza, esigibilità o liquidità del credito, previa audizione dello stesso e degli altri interessati, né il debitore o qualcuno degli altri creditori abbia proposto opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), deducendo il difetto di tali requisiti del credito, la relativa questione non può essere sollevata nel giudizio avente per oggetto la controversia circa la sussistenza o l’ammontare dello stesso credito, sorta in sede di distribuzione della somma ricavata dall’espropriazione (art. 512 c.p.c.), né d’ufficio, né d’iniziativa di parte, giacché siffatta questione, rientrando nell’ambito dell’opposizione agli atti esecutivi, deve considerarsi assorbita e superata da quella che investe il merito, che va risolta indipendentemente dall’indagine, ormai preclusa, sull’ammissibilità dell’intervento nell’esecuzione. Cass. 28 febbraio 1975, n. 640; conforme Cass. 24 gennaio 1968, n. 198.

 

Il fatto che l’intervento nel procedimento esecutivo sia già spiegato dalla stessa persona che è già presente nel giudizio con la veste di creditore espropriante non può essere di ostacolo all’ammissibilità a condizione, però, che il titolo per il quale il creditore interviene sia diverso da quello in forza del quale ha iniziato l’esecuzione. Cass. 15 gennaio 1965, n. 90.

 

L’intervento, predisposto per consentire ai creditori iscritti o privilegiati di partecipare alla distribuzione delle somme conseguite dalla vendita dei beni espropriati, è valido e operante se spiegato prima dell’udienza prevista dall’art. 596 c.p.c., cioè dell’udienza che il giudice dell’esecuzione, nel depositare in cancelleria il progetto di distribuzione, fissa per l’audizione dei creditori e del debitore. Il termine predetto ha natura perentoria ma, nonostante d’indilazionabilità, non può non ritenersi condizionato all’effettiva celebrazione di quell’udienza la quale, in tanto può funzionare da dies ad quem, in quanto l’adempimento processuale della discussione del progetto abbia avuto effettivamente luogo. Cass. 15 gennaio 1965, n. 90.

 

 

  1. Rimedi.

Le questioni concernenti l’ammissibilità dell’intervento nel processo esecutivo vanno delibate dal giudice dell’esecuzione, d’ufficio od a seguito di opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., mentre, con riferimento alla doglianza concernente l’illegittimità del provvedimento di estinzione della procedura esecutiva, i rimedi astrattamente invocabili sono il reclamo, ai sensi dell’art. 630 c.p.c., ovvero l’opposizione agli atti esecutivi, a seconda che si ritenga il provvedimento del giudice dell’esecuzione adottato sul presupposto di una delle ipotesi tipiche di estinzione del processo esecutivo, ovvero al fine di pervenire alla cosiddetta estinzione atipica del processo esecutivo. Pertanto, essendo previsti avverso l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’inammissibilità dell’intervento del creditore in una procedura esecutiva immobiliare, nonché l’estinzione della stessa procedura esecutiva, i rimedi sopra detti, è da escludere che essa abbia il carattere di definitività, che è condizione necessaria per l’esperibilità del ricorso straordinario ex art. 111, comma 7, Cost. Cass. 28 settembre 2011, n. 19588.

 

  1. Costituzionalità

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 499, comma 1, c.p.c., censurato, in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., nella parte in cui non riconosce la possibilità di intervenire nella esecuzione, in assenza di titolo esecutivo o sequestro o pegno, a soggetti diversi dagli imprenditori. La motivazione sulla rilevanza della questione è incompleta, poiché il rimettente non ha fatto alcun richiamo agli altri commi dell'art. 499 e all'art. 510 c.p.c., né alla complessiva disciplina dell'intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo nella procedura esecutiva, riguardata sotto il profilo del possibile riconoscimento del credito ovvero del disconoscimento dello stesso con la conseguenza dell'accantonamento della somma relativa in sede di distribuzione del ricavato della procedura medesima; né, soprattutto, con riferimento al mancato rilievo della circostanza che, nella specie, i creditori intervenuti avessero ottenuto decreto ingiuntivo, dovendosi peraltro rilevare che la questione sarebbe comunque manifestamente infondata, avendo il rimettente cercato di ottenere una pronuncia che estenda una disposizione avente chiaramente carattere derogatorio rispetto al principio della "par condicio creditorum" ad ipotesi diverse da quella per la quale essa è stata dettata, e che è quella del creditore di somma di danaro risultante dalle scritture contabili di cui all'art. 2214 c.c. (sentt. n.149 del 2005, 439 del 2007, 96 del 2008; ordd. n.144 del 2007, 126, 171, 177 del 2011).

Corte Costituzionale  06 luglio 2011 n. 202  



 
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