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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 50 cod. proc. civile: Riassunzione della causa

Se la riassunzione della causa (1) davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine fissato nella ordinanza dal giudice e in mancanza in quello di tre mesi dalla comunicazione della ordinanza di regolamento o della ordinanza che dichiara l’incompetenza del giudice adito, il processo continua davanti al nuovo giudice.

Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il processo si estingue (2).


Commento

(1) Anche se l’articolo in commento si trova tra le norme relative al regolamento di competenza innanzi alla Corte di Cassazione, quanto in esso disposto ha valenza generale per tutti i casi in cui sia stata sollevata questione di competenza.

 

(2) La mancata o intempestiva riassunzione produce infatti gli effetti generali di cui all’art. 307 (estinzione del giudizio). Il medesimo effetto si determina nel caso in cui la causa sia riassunta innanzi ad un giudice diverso da quello indicato o dichiarato competente. A seguito dell’estinzione del giudizio, mentre la statuizione sulla competenza pronunciata dalla Corte di Cassazione mantiene la sua efficacia di giudicato sull’eventuale nuovo giudizio [v. 3102 ], le altre pronunce sulla competenza provenienti dai giudici di merito perdono ogni efficacia con l’estinzione.


Giurisprudenza annotata

  1. Natura ed ambito d’applicazione.

 

 

1.1. Carattere generale della norma.

Il principio della “translatio iudicii”, peraltro meritevole di apprezzamento siccome inteso a sopperire alle non infrequenti incertezze della giurisprudenza nel momento della individuazione del giudice deputato “secundum ius” ad emettere la decisione della controversia deve intendersi operante anche nei rapporti tra g.o. e g.a.; in difetto, infatti, di un siffatto collegamento si verificherebbe l’inaccettabile conseguenza di un processo che si conclude con una sentenza sulla sola giurisdizione senza decidere sull’esistenza o meno della pretesa. Al fine di evitare l’ipotesi di un’azione sospesa “sine die”, e come tale nella disponibilità assoluta di una delle parti, è dunque necessario che, insieme alla precisazione della salvezza degli effetti, sia fissato un termine entro cui tale salvezza persista (il che conferma ulteriormente che la sentenza che declina la giurisdizione debba contenere la dichiarazione della salvezza degli effetti, anche al fine di delimitarne la durata); a tale scopo può essere applicato analogicamente l’art. 50 c.p.c., posto che, con l’affermazione del principio della “translatio iudicii” anche tra diverse giurisdizioni (e non solo tra diversi giudici appartenenti allo stesso plesso giurisdizionale), il difetto di giurisdizione produce gli stessi effetti sul piano operativo del difetto di competenza del giudice adito. T.A.R. Trento Trentino Alto Adige, 9 febbraio 2010, n. 42.

 

 

1.2. Carattere suppletivo.

Il termine fissato dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 616 c.p.c., con il provvedimento che dispone la rimessione al giudice ritenuto competente, non può essere inferiore ad un mese, secondo il disposto dell’art. 307, comma 3, c.p.c., applicabile in tutti i casi in cui non sia stabilita la durata dei termini per la riassunzione. Ove detto provvedimento - il quale, anche se contenuto in una sentenza, attiene all’ordine del processo e non ha natura di pronuncia impugnabile - erroneamente preveda una durata di trenta giorni, la parte non è vincolata alla sua osservanza, dovendosi applicare la regola suppletiva desunta dall’art. 50 del codice di rito, secondo la quale, in mancanza di una disposizione giudiziale il termine è quello di sei mesi dalla comunicazione della sentenza che dichiara l’incompetenza del giudice adito. Cass. 27 novembre 2006, n. 25142.

 

 

1.3. Estensione dell’ambito di applicazione della norma.

La dichiarazione di incompetenza è di per sé idonea a definire, con una pronuncia in rito, il giudizio originariamente introdotto, salvo le vicende conseguenti all’eventuale impugnazione; ne consegue che, ove una pronuncia di incompetenza venga annullata dal giudice di appello e il processo venga riassunto davanti al giudice originariamente adito, l’atto di riassunzione deve avvenire con la forma della comparsa prevista dagli art. 50 c.p.c. e 125 disp. att. c.p.c. anziché con ricorso, e tale comparsa deve essere notificata alla controparte nel termine assegnato dal giudice. Cass. 20 dicembre 2011, n. 27850.

 

Nel giudizio di opposizione avverso la cartella esattoriale emessa a seguito di contravvenzione stradale, ove il giudice davanti al quale l’opposizione è stata proposta si dichiari incompetente per territorio, l’opponente è tenuto a riassumere la causa nel termine indicato dal provvedimento di incompetenza o, in mancanza, previsto dall’art. 50 c.p.c., ma non è tenuto a depositare davanti al giudice, unitamente all’atto di riassunzione, anche il provvedimento declinatorio della competenza; l’art. 23 L. 24 novembre 1981 n. 689, infatti, impone all’opponente soltanto l’onere di provare la tempestiva proposizione dell’atto di opposizione, allegando copia dell’atto da lui impugnato, e consente la declaratoria di inammissibilità (comma 1) soltanto per tardiva proposizione dell’opposizione medesima. Cass. 31 gennaio 2011, n. 2299.

 

In caso di riassunzione del giudizio intervenuta in applicazione analogica dell’art. 50 c.p.c., l’accertamento della sua tempestività deve avvenire avendo riguardo al momento del perfezionamento della notifica dell’atto al soggetto tenuto alla riassunzione del giudizio. T.A.R. Sicilia, Palermo, 11 aprile 2011, n. 722.

 

Nell’ipotesi in cui il giudice adito abbia dichiarato la propria competenza territoriale ma l’incompetenza per valore sulla domanda proposta, le parti non si possono accordare sulla competenza per territorio dinanzi al giudice competente per valore, presso il quale sia stata riassunta la causa, e l’accordo che intervenga fra di loro è privo di qualsiasi efficacia, anche se il giudice incompetente per valore abbia cancellato la causa dal ruolo dando atto dell’intervenuto accordo. Ritenendosi detto accordo “tamquam non esset”, la riassunzione operata dall’attore è inammissibile. Trib. Tivoli, 25 gennaio 2011.

 

 

1.4. Fattispecie escluse.

In tema di impugnazione del lodo arbitrale davanti alla corte d’appello, stabilire se una controversia appartenga alla cognizione del giudice, ovvero sia deferibile agli arbitri, costituisce una questione di merito, non di competenza, in quanto riguarda la validità o l’interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria; pertanto, la sentenza della corte d’appello che dichiara la nullità del lodo a cagione della nullità della clausola compromissoria avente ad oggetto una controversia appartenente alla competenza del tribunale regionale delle acque pubbliche, costituisce una pronuncia di merito, non già una sentenza sulla competenza, alla quale non è applicabile l’art. 50 c.p.c., con la conseguenza che, non essendo configurabile l’estinzione del giudizio conseguente alla sua mancata riassunzione, il lodo arbitrale resta definitivamente travolto dal passaggio in giudicato della sentenza che lo ha dichiarato nullo. Cass., Sez. Un., 6 luglio 2005, n. 14205.

 

In materia di rapporti di pubblico impiego, il giudice ordinario che dichiari il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice amministrativo non può disporre la rimessione delle parti davanti a detto giudice, con gli effetti ricollegabili alla translatio iudicii. Cass., Sez. Un., 28 marzo 2006, n. 7039.

 

La previsione dell’art. 263, comma 3, c.p.p. in base al quale il giudice penale cui sia domandata la restituzione delle cose sequestrate rimette al giudice civile la controversia sulla proprietà delle medesime non richiede necessariamente l’attualità della pretesa tra due contendenti, essendo sufficiente la semplice possibilità dell’insorgere di una lite in senso civilistico; ne consegue che il provvedimento di rimessione al giudice civile, che non ha contenuto decisorio ma solo interlocutorio, non configura una translatio iudicii in senso tecnico, per cui l’omessa instaurazione del processo civile sull’accertamento della proprietà nel termine imposto dall’art. 50 c.p.c. non pregiudica in alcun modo i diritti delle parti in sede civile e non impone al giudice civile alcun obbligo di decisione in senso favorevole all’una o all’altra parte. Cass. 18 febbraio 2011, n. 4003.

 

 

  1. Modalità per la riassunzione.

In tema di “translatio iudicii” prevista dall’art. 50 c.p.c., la comparsa di riassunzione deve contenere, ai sensi dell’art. 125 disp. att. c.p.c., “il richiamo dell’atto introduttivo del giudizio”; ai fini della validità dell’atto riassuntivo, in particolare, non è necessario che in esso siano riprodotte tutte le domande della parte in modo specifico, ma soltanto che sia “richiamato” - senza necessità, cioè, di integrale e testuale riproduzione - l’atto introduttivo in base al quale è determinabile “per relationem” il contenuto della comparsa di riassunzione, nonché il provvedimento in forza del quale è fatta la riassunzione medesima. Cass. 21 maggio 2010, n. 12524.

  1. Giurisprudenza sub art. 125 disp. att. § 1.

 

 

2.2. Processo «nuovo» e processo «riassunto»: criteri discretivi.

L’atto di riassunzione conseguente a declaratoria di incompetenza può contenere una nuova domanda, in aggiunta a quella originaria, valendo esso, in tal caso, come atto introduttivo di un giudizio ex novo. Se tale facoltà è concessa all’attore, a maggior ragione essa può essere esercitata dal convenuto, alla stregua del principio della parità di diritti che deve essere riconosciuta alle parti. Cass. 18 gennaio 2006, n. 821.

 

 

  1. Conseguenze dell’atto riassuntivo.

 

 

3.1. Riassunzione tempestiva.

tema di impugnazioni, l’acquiescenza tacita, preclusiva, ai sensi dell’art. 329 c.p.c., dell’impugnazione ancora non proposta avverso una sentenza, richiede il compimento di atti univocamente incompatibili con l’intenzione di impugnare la decisione; tale volontà va esclusa in relazione alla riassunzione, nei termini di rito, della causa davanti al giudice indicato nella sentenza remittente, poiché essa risponde a finalità cautelari e non preclude la facoltà di impugnare successivamente l’anzidetta decisione. Cass. 26 luglio 2010, n. 17532.

 

 

3.2. Prosecuzione del giudizio e conservazione degli effetti.

La sentenza d’incompetenza pronunciata da altro giudice di pace opera la conservazione degli effetti processuali e sostanziali derivanti dalla domanda iniziale. Cass. 8 novembre 2011, n. 23209.

 

L’atto di riassunzione del giudizio che segue, ai sensi dell’art. 50 c.p.c., ad una pronuncia d’incompetenza del giudice precedentemente adito, può contenere una domanda nuova in aggiunta a quella originaria, posto che la particolare funzione dell’atto riassuntivo (che è quella di conservare gli effetti sostanziali della litispendenza) non è di ostacolo a che esso cumuli in sé anche quella introduttiva di un nuovo giudizio, nel quale, secondo le regole proprie di svolgimento, dovrà essere assicurato il contraddittorio. Cass. 5 gennaio 2011, n. 223; conforme Trib. Milano, 8 febbraio 2012.

 

La facoltà per l’attore di introdurre una nuova domanda con l’atto di riassunzione va estesa anche al convenuto in ragione del principio di parità dei diritti che deve essere assicurato alle parti in causa. Trib. Milano, 9 febbraio 2012.

 

In tema di giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, ove il giudice di pace dichiari la propria incompetenza indicando un termine per la riassunzione, la tempestiva esecuzione di tale adempimento davanti al giudice competente, pronunciando sulle spese, ha natura sostanziale di sentenza e la tempestiva riassunzione della causa davanti al giudice competente esclude qualsiasi decadenza dall’opposizione per mancata osservanza del termine di cui all’art. 22 L. 24 novembre 1981 n. 689, dovendosi a tal riguardo fare affidamento, per effetto della translatio iudicii, all’originario atto introduttivo. Cass. 10 novembre 2010, n. 22875.

 

3.3. Possibilità di nuova contestazione della competenza.

In materia di regolamento di competenza, la riassunzione davanti al giudice dichiarato competente non impedisce la successiva contestazione della competenza, una preclusione in tal senso derivando unicamente dall’inutile decorso del termine di cui all’art. 47 c.p.c. e disciplinando l’art. 48 c.p.c. il coordinamento tra gli istituti del regolamento e della riassunzione attraverso sospensione dei processi relativamente ai quali è chiesto il regolamento. Cass. 3 novembre 2000, n. 14360.

 

  1. Conseguenze della mancata riassunzione.

 

 

4.1. Estinzione del giudizio.

Nell’ipotesi di estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 50, secondo comma, c.p.c., che può esser dichiarata dal giudice della riassunzione (o della prosecuzione) o dal giudice appositamente adito, ovvero, incidenter tantum, da quello dinanzi al quale è proposta nuovamente la stessa domanda di merito, la notifica dell’atto introduttivo del primo giudizio ha soltanto effetto interruttivo della prescrizione, e non anche sospensivo, poiché quest’ultimo è operante, ai sensi dell’art. 2945 c.c., solo se l’estinzione del giudizio viene evitata. Cass., Sez. Un., 13 luglio 2007, n. 15756; conforme Cass. 27 febbraio 1997, n. 1752.

 

L’estinzione del processo per tardiva riassunzione ex art. 307 c.p.c., per poter essere dichiarata dal giudice, deve essere tempestivamente eccepita nel medesimo grado in cui si sono verificati i fatti che ad essa possono dar luogo e non può essere dedotta e rilevata in sede d’impugnazione. Cass. 19 gennaio 2007, n. 1185; conforme Cass. 20 maggio 1998, n. 5029.

 

 

4.2. Regolamento d’ufficio in base alla semplice trasmissione officiosa degli atti.

È ammissibile la richiesta d’ufficio del regolamento di competenza, ancorché in difetto di riassunzione nei modi e La dichiarazione, da parte di un primo tribunale, dell’incompetenza per territorio a pronunciare il fallimento di un imprenditore, quand’anche non seguita da riassunzione del processo, nei modi e nei tempi previsti dall’art. 50 c.p.c., davanti al tribunale indicato come competente, ma soltanto da trasmissione ex officio degli atti di causa a tale secondo giudice, legittima quest’ultimo, il quale si ritenga a sua volta incompetente, a sollevare, sia nel caso di procedimento promosso d’ufficio o ad istanza del debitore, sia in quello di procedimento promosso ad istanza dei creditori, conflitto di competenza ed a chiedere il relativo regolamento d’ufficio. Cass. 28 settembre 2004, n. 19411.

 

Nei procedimenti che tendono all’ablazione o alla limitazione della potestà genitoriale, ai sensi degli artt. 330 ss. c.c., siano essi promossi d’ufficio o ad istanza di parte, la mera trasmissione del fascicolo processuale da un ufficio giudiziario ad un altro, con finalità dismissive della propria ed attributive ad altri della competenza giurisdizionale, legittima l’ufficio che abbia ricevuto gli atti, e che si ritenga a sua volta incompetente, a sollevare conflitto di competenza ed a chiedere il relativo regolamento d’ufficio, quand’anche il provvedimento con cui sia stata declinata la competenza non sia seguito da riassunzione del processo, nei modi e nei tempi dell’art. 50 c.p.c. Cass. 11 febbraio 2005, n. 2877.

 

 

  1. Termini.

 

 

5.1. Termine finale e dies a quo.

La “translatio iudicii” postula l’applicazione della rigorosa disciplina dettata dall’art. 50 del codice di rito, il cui comma 1 dispone che, in mancanza di un termine fissato dal giudice dichiaratosi incompetente, la riassunzione della causa deve avvenire in quello di sei mesi dalla comunicazione di tale pronuncia (termine oggi ridotto a soli tre mesi ai sensi dell’art. 45, L. 18 giugno 2009 n. 69), tanto che, ai sensi del comma 2 dello stesso articolo, se la riassunzione avviene successivamente il processo si estingue; trattandosi di disposizioni aventi valenza generale, esse sono applicabili anche al processo amministrativo, in assenza nella relativa disciplina di una norma particolare al riguardo; nel contempo la citata, rigorosa disciplina di carattere generale in materia di riassunzione rende inconfigurabile l’applicazione di un termine prescrizionale pur nell’ipotesi di controversie aventi ad oggetto pretese patrimoniali. Cons. St., 19 maggio 2010, n. 3167.

 

La sentenza non va comunicata alla parte non costituita e pertanto, nel caso di sentenza emessa a definizione del giudizio per regolamento di competenza, il termine per la riassunzione decorre, per la parte contumace, dalla pubblicazione della sentenza stessa. Cass. 20 marzo 2010, n. 6823.

 

In tema di riassunzione della causa innanzi al giudice dichiarato competente dalla Corte di cassazione a seguito di ricorso ordinario ed in base a decisione sulla sola questione di competenza, l’onere di provare la data di decorrenza del termine di sei mesi dalla comunicazione del dispositivo della sentenza alla parte, previsto dall’art. 50 c.p.c. (nella versione antecedente alla L. 18 giugno 2009 n. 69) - art. 50 citato che deve applicarsi in luogo dell’art. 392 c.p.c., posto che la sentenza della Corte non introduce la fase rescissoria del giudizio di rinvio, ma comporta la prosecuzione dell’originario giudizio - grava non su colui che eccepisca la tardività della riassunzione, essendo ad essa del tutto estranea la circostanza della comunicazione alla controparte eseguita dalla cancelleria della Corte di cassazione, ma sulla stessa parte riassumente che, in quanto destinataria di tale comunicazione rilevante sul piano processuale, è tenuta a fornire la prova della data effettiva della ricezione della stessa al fine di avvalorare la tempestività dell’effettuata riassunzione per non incorrere nella dichiarazione di estinzione del giudizio, idoneamente eccepita dalla parte avversa. Cass. 23 gennaio 2012, n. 888.

 

 

  1. Rapporti tra la riassunzione ed il regime delle impugnazioni.

 

 

6.1. Individuazione del giudice competente ed individuazione del giudice investito dell’impugnazione: diversità di ratio.

Tenuto conto che il principio della translatio iudicii di cui all’art. 50 c.p.c. non può operare allorquando l’impugnazione sia stata proposta ad un giudice di grado diverso da quello avanti al quale si sarebbe dovuta proporre, ove il tribunale sia stato adìto erroneamente con appello avverso sentenza pretorile in violazione dell’art. 134, comma 1, del D.Lgs. n. 51 del 1998 ed abbia - anziché dichiarare inammissibile l’appello - dichiarato la propria incompetenza su di esso e, sull’espresso presupposto dell’effetto conservativo del proposto gravame, disposta la riassunzione dinanzi alla Corte d’appello, correttamente quest’ultima dichiara inammissibile l’appello, qualora la riassunzione risulti avvenuta oltre il decorso del termine di impugnazione, dovendosi escludere che per la mancata proposizione di un ricorso per cassazione contro la sentenza del tribunale si sia verificato un giudicato interno sulla riassunzione, atteso che tale provvedimento ha carattere meramente ordinatorio. Cass. 6 settembre 2007, n. 18716.

 

 

6.2. Riassunzione come esclusione dell’acquiescenza tacita.

L’acquiescenza tacita ai sensi dell’art. 329 c.p.c., è configurabile quando l’interessato abbia compiuto atti certamente dimostrativi della volontà di non contrastare gli effetti della pronuncia e dai quali si possa desumere, in modo preciso ed univoco, l’intento di non avvalersi dell’impugnazione. Pertanto, non può essere considerata acquiescenza tacita (rispetto alla decisione che dichiari la nullità della sentenza di primo grado e rimetta le parti al primo giudice per l’integrazione necessaria del contraddittorio) la riassunzione della causa davanti al giudice di primo grado quando siano ancora aperti i termini per l’impugnazione di detta statuizione, trattandosi d’iniziativa riconducibile ad esigenze cautelative, e comunque non compatibile con la volontà di avvalersi di tale mezzo d’impugnazione. Cass. 12 marzo 2004, n. 5119; conforme Cass. 13 settembre 2006, n. 19654.

 

 

6.3. Rapporti con lo ius superveniens.

In sede di regolamento proposto d’ufficio, sulla individuazione nel tribunale, anziché nella Corte d’appello, del giudice competente a decidere sul gravame avverso una sentenza del pretore, proposto in data antecedente a quella di entrata in vigore del D.Lgs. istitutivo del giudice unico di primo grado del 19 febbraio 1998 n. 51, non incide lo ius superveniens, giacché nella specie il processo «continua» ex art. 50, comma 1, c.p.c. innanzi al giudice individuato come competente, già adito alla data di efficacia del predetto decreto legislativo. Cass. 29 marzo 2003, n. 4862.

 



 
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