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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 500 cod. proc. civile: Effetti dell’intervento

L’intervento, secondo le disposizioni contenute nei capi seguenti e nei casi ivi previsti, da’ diritto a partecipare alla distribuzione della somma ricavata, a partecipare all’espropriazione del bene pignorato e a provocarne i singoli atti (1).


Commento

Distribuzione della somma ricavata: [v. 510].

 

(1) La formulazione generica deve coordinarsi con le altre innovazioni introdotte nel codice di rito, specie in materia di distribuzione della somma ricavata, in cui la partecipazione dei creditori nonmuniti di titolo esecutivo deve tener conto di quanto previsto «nei capi seguenti e nei casi ivi previsti». L’art. 510, infatti, prevede non più soltanto una generica distribuzione della somma ricavata, ma anche un accantonamento in favore degli intervenuti senza titolo ove abbiano adempiuto agli oneri previsti a loro carico dall’art. 499 ult. co. [v. →].


Giurisprudenza annotata

Effetti dell’intervento.

 

  1. Effetti dell’intervento.

In tema di esecuzione forzata, i creditori muniti di titolo esecutivo hanno la facoltà di scelta tra l’intervento nel processo già instaurato per iniziativa di altro creditore e l’effettuazione di un nuovo pignoramento del medesimo bene; nel secondo caso, il pignoramento autonomamente eseguito ha un effetto indipendente da quello che lo ha preceduto, nonché quello di un intervento nel processo iniziato con il primo pignoramento. Ne consegue, proprio in base al principio di autonomia dei singoli pignoramenti di cui all’art. 493 c.p.c., che se da un lato il titolo esecutivo consente all’intervenuto di sopperire anche all’eventuale inerzia del creditore procedente, dall’altro lato, tuttavia, la caducazione del pignoramento iniziale del creditore procedente, qualora non sia stato «integrato» da pignoramenti successivi, travolge ogni intervento, titolato o meno. Cass. 13 febbraio 2009, n. 3531.

 

In tema di espropriazione presso terzi, tanto nel regime anteriore come in quello successivo alla modifica degli art. 499 e 500 c.p.c., la doglianza con la quale un creditore eccepisce la tardività dell'intervento di un altro creditore va qualificata come controversia attinente alla distribuzione della somma ricavata — da risolversi ai sensi dell'art. 512 c.p.c. — e non come opposizione agli atti esecutivi; la medesima, pertanto, può essere dispiegata anche nella fase finale della distribuzione, senza essere soggetta al termine (di cinque giorni nel precedente regime e di venti giorni a seguito delle modifiche di cui all'art. 2, comma 3, lett. e, n. 41, d.l. 14 marzo 2005 n. 35, convertito con modificazioni nella l. 14 maggio 2005 n. 80) di cui all'art. 617 c.p.c. (Principio enunciato nell'interesse della legge, ai sensi dell'art. 363 c.p.c., in presenza di un ricorso inammissibile).

Cassazione civile sez. III  01 aprile 2011 n. 7556

 

Non è possibile dichiarare l’estinzione del processo esecutivo per avvenuta rinuncia agli atti del creditore procedente quando risulti la presenza, nel processo, di un creditore (interveniente) munito di titolo esecutivo, essendo questi in grado di consentirne la prosecuzione. Cass. 21 aprile 2000, n. 5266.

 

Nell’espropriazione forzata il ricorso per intervento costituisce una domanda proposta nel corso del giudizio, secondo l’espressione contenuta nel comma 2, dell’art. 2943 c.c., sicché dal momento in cui esso è presentato al momento in cui il processo esecutivo si chiude con l’approvazione del progetto di distribuzione del ricavato che provvede sulla domanda formulata con l’intervento la prescrizione non corre, come previsto dal comma 2, dell’art. 2945 dello stesso codice. Cass. 3 ottobre 1997, n. 9679.



 
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