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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 501 cod. proc. civile: Termine dilatorio del pignoramento

L’istanza di assegnazione o di vendita dei beni pignorati (1) non può essere proposta se non decorsi dieci giorni (2) dal pignoramento (3), tranne che per le cose deteriorabili, delle quali può essere disposta l’assegnazione o la vendita immediata.


Commento

Pignoramento: [v. 492]. Cosa deteriorabile: bene che può divenire nel tempo di qualità inferiore, scadente; non esiste una categoria di beni considerati astrattamente tali, per cui tale concetto va esaminato caso per caso, tenendo conto di tutte le circostanze che incidono sulla conservazione e sul valore di scambio.

 

(1) L’istanza che dà luogo alla vendita si propone con ricorso e può essere presentata oltre che dal creditore procedente, anche dai creditori intervenuti tempestivamente.

 

(2) Quando il pignoramento non è necessario, come nell’ipotesi di sussistenza di pegno ed ipoteca sui beni mobili, il termine di dieci giorni (prima del quale non è possibile proporre istanza di vendita) decorre dalla notificazione del precetto [v. 502].

 

(3) La presentazione dell’istanza di vendita o di assegnazione prima del termine di dieci giorni dal pignoramento comporta l’invalidità della vendita o dell’assegnazione. Tale termine è dilatorio (non perentorio). Il giudice deve respingere l’istanza di vendita o di assegnazione presentata prima della scadenza del termine dilatorio. In caso contrario, il debitore può proporre opposizione agli atti esecutivi contro il decreto che provvede sull’istanza, entro cinque giorni da quando ne abbia avuto conoscenza.


Giurisprudenza annotata

Termine dilatorio del pignoramento.

 

 

  1. Aspetti generali; 2. Beni deteriorabili.

 

 

  1. Aspetti generali.

Nel pignoramento presso terzi, la concessione, da parte del creditore procedente, di un termine a comparire inferiore a quello indicato nell’art. 501 c.p.c. non determina la nullità del pignoramento ma esclusivamente delle attività eventualmente svolte all’udienza di comparizione, con possibilità del debitore di far valere tale nullità con l’opposizione agli atti esecutivi. Cass. 18 gennaio 2012, n. 682.

 

In tema di esecuzione forzata mobiliare, l’art. 501 c.p.c., disponendo che l’istanza di vendita dei beni pignorati non può essere proposta se non decorsi dieci giorni dal pignoramento - eccetto che per le cose deteriorabili - fissa un termine dilatorio, allo scopo di permettere al debitore di evitare la vendita o l’assegnazione dei beni, e, pertanto, la sua inosservanza dà luogo a nullità sanabile, che non può essere rilevata d’ufficio, né può essere dedotta oltre l’udienza fissata per l’autorizzazione della vendita, che ha funzione preclusiva rispetto agli atti compiuti in data anteriore alla stessa, a meno che il debitore non alleghi di non avere ricevuto comunicazione del decreto di fissazione di detta udienza. Cass. 16 gennaio 2003, n. 564; conforme Cass. 7 novembre 2002, n. 15630, Cass. 21 maggio 1999, n. 4953.

 

Nel pignoramento presso terzi, la concessione, da parte del creditore procedente, di un termine a comparire inferiore a quello indicato nell'art. 501 c.p.c. non determina la nullità del pignoramento ma esclusivamente delle attività eventualmente svolte all'udienza di comparizione, con possibilità del debitore di far valere tale nullità con l'opposizione agli atti esecutivi.

Cassazione civile sez. III  18 gennaio 2012 n. 682  

 

Il ricorso con il quale la parte intenda contestare la legittimità di un provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione abbia rilevato d’ufficio la nullità dell’istanza di vendita per inosservanza del termine dilatorio previsto dall’art. 501 c.p.c. non è qualificabile come reclamo al collegio ai sensi dell’art. 630 c.p.c., non essendo diretto contro un provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo, bensì come opposizione agli atti esecutivi, in quanto inteso a contestare la regolarità di un atto del processo esecutivo. Cass. 21 maggio 1999, n. 4953.

 

Il termine dilatorio previsto dall’art. 567 c.p.c., per il deposito dell’istanza di vendita del bene immobile pignorato non decorre pendente la sospensione feriale dei termini processuali. Trib. Asti, 25 ottobre 1995; conforme Cass. 11 gennaio 1989, n. 68; contra Pret. Lonigo, 10 gennaio 1985.

 

Nel pignoramento presso terzi, la fissazione dell’udienza per la dichiarazione dell’obbligo del terzo senza il rispetto del termine di cui agli artt. 543-ter, comma 3, e 501 c.p.c., non dà luogo, nei confronti del terzo, a nullità dell’atto di pignoramento, atteso che se tale termine non gli consente di organizzare la propria condotta in vista della dichiarazione da rendere, non gli impedisce tuttavia di farla in prosieguo, con effetti identici, cioè nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, rilevando in tal caso il mancato rispetto del termine suddetto solo come elemento da tenere in considerazione ai fini della regolazione delle spese processuali. Cass. 5 giugno 1993, n. 6312.

 

 

  1. Beni deteriorabili.

Nel caso in cui i beni pignorati sono stati venduti ai sensi dell’art. 501 c.p.c. in quanto deteriorabili, e quindi con decreto emesso prima dell’udienza di comparizione delle parti di cui all’art. 550 c.p.c. il termine preclusivo fissato per l’intervento dei creditori dall’art. 525, 2º comma, c.p.c. non trova applicazione, per la conseguenza che l’intervento è sempre tempestivo fino a che il giudice non provveda alla distribuzione della somma ricavata. Pret. Lucca, 25 gennaio 1992.

 

Nel prevedere la possibilità di disporre la vendita immediata delle cose deteriorabili senza l’osservanza del termine dilatorio di dieci giorni dal pignoramento, l’art. 501 c.p.c. attribuisce al giudice dell’esecuzione anche il potere di provvedere con decreto, senza previa fissazione dell’udienza di comparizione delle parti prevista dall’art. 530 c.p.c., perché l’immediatezza consentita dalla norma si riferisce non solo al termine dalla stessa indicato ma a tutta la procedura di vendita, resa necessaria dalla deteriorabilità della cosa. Cass. 27 dicembre 1991, n. 13922.

 

In relazione alle finalità satisfattive del processo esecutivo, la deteriorabilità delle cose pignorate, che consente, ai sensi dell’art. 501 c.p.c., la loro assegnazione o vendita immediata - con eccezione al criterio, stabilito in via generale, che la relativa istanza non può essere proposta se non siano decorsi dieci giorni dal pignoramento - non va fissata per categorie di beni astrattamente considerati, in via generale, come potenzialmente alterabili, ma deve essere concretamente accertata e, quindi, riconosciuta tenendo conto, oltre che delle naturali qualità delle cose pignorate, di tutti gli elementi che, nella specifica situazione, possono di fatto incidere sulla relativa conservazione e far perdere alle stesse il loro valore di scambio. (Nella specie, il giudice del merito aveva reputato che il vino, in via di principio, costituisce un bene deteriorabile; la S.C., sulla scorta del principio che precede, ha cassato la relativa pronuncia, rilevando che occorreva valutare le concrete modalità di conservazione, le cure enologiche già praticate al momento del pignoramento, la sistemazione del prodotto in luogo idoneo). Cass. 7 gennaio 1984, n. 133.



 
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