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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 505 cod. proc. civile: Assegnazione

Il creditore pignorante può chiedere l’assegnazione dei beni pignorati, nei limiti e secondo le regole contenute nei capi seguenti (1).

Se sono intervenuti altri creditori, l’assegnazione può essere chiesta a vantaggio di uno solo o di più, d’accordo fra tutti (2).


Commento

Creditore pignorante: [v. 485]. Assegnazione: consiste nell’attribuzione diretta del bene pignorato al creditore sulla base di un determinato valore, al fine di soddisfare il suo credito.

 

(1) Tale articolo disciplina l’assegnazione satisfattiva o in solutum. Essa è caratterizzata dal fatto che al creditore assegnatario viene conferito il bene pignorato senza l’esborso di alcun prezzo a soddisfazione del proprio credito. Solo quando il valore del bene assegnato supera il credito dell’assegnatario, quest’ultimo dovrà versare, nelle forme dei depositi giudiziari (art. 162 att.) una somma pari alla differenza, detta conguaglio, dando luogo all’assegnazione mista.

 

(2) Nel caso in cui intervengano altri creditori è richiesto anche il loro consenso. La mancanza di tale consenso può dar luogo ad opposizione agli atti esecutivi [v. 617].


Giurisprudenza annotata

Assegnazione.

 

  

  1. Assegnazione.

I provvedimenti del giudice dell’esecuzione adottati con la forma del decreto o dell’ordinanza sono insuscettibili di impugnazione quando siano destinati soltanto a risolvere difficoltà di ordine materiale insorte nel corso dell’esecuzione. Qualora, invece, detto giudice affronti anche per implicito una questione di competenza, il relativo provvedimento, qualunque sia la forma in cui sia stato adottato, può essere impugnato con il regolamento di competenza, presentando un vero e proprio contenuto decisorio. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato ammissibile il regolamento di competenza contro l’ordinanza con la quale il pretore, giudice dell’esecuzione, aveva accolto l’istanza del creditore procedente di assegnazione delle somme pignorate, malgrado l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dal debitore esecutato). Cass. 20 novembre 1995, n. 12016.

 

Nella procedura fallimentare non è applicabile l’istituto dell’assegnazione dei beni, di cui alla disciplina dell’esecuzione forzata contenuta nel codice di rito, ostandovi - oltre il sistema di liquidazione dell’attivo delineato dalla legge fallimentare, il quale tende alla trasformazione in danaro dei beni del fallito per il successivo riparto tra i creditori - la compiutezza della normativa fallimentare sulle vendite, escludente il ricorso all’analogia, ed il principio della par condicio creditorum, che sarebbe violato dalla preferenza accordata al creditore assegnatario, nonché, per la cosiddetta assegnazione-vendita, la sua incompatibilità con la struttura del fallimento, che per la liquidazione degli immobili del fallito prevede un formalismo più intenso rispetto a quello richiesto dal codice di rito. Cass. 22 luglio 1983, n. 5069.

 

La violazione dell’art. 505 c.p.c., il quale, dettato nell’interesse esclusivo dei creditori, prescrive che l’assegnazione dei beni pignorati ad uno o più creditori procedenti o intervenuti può essere fatto soltanto se vi sia l’accordo di tutti, non legittima all’opposizione il debitore esecutato, prevedendo la legge che egli possa perdere il proprio diritto sui beni oggetto dell’esecuzione a seguito di un provvedimento di assegnazione anche nell’ipotesi di unico creditore procedente. Pertanto, l’opposizione proposta dal debitore adducendo la violazione predetta va dichiarata inammissibile. Cass. 3 marzo 1973, n. 546.

 

In tema di imposta di registro, fra gli atti dell’autorità giudiziaria assoggettati all’imposta proporzionale, ai sensi dell’art. 37, D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, e dell’art. 8, comma 1, lett. a), della tariffa, parte prima, ad esso allegata, sono compresi «i provvedimenti di aggiudicazione e quelli di assegnazione», intendendo il legislatore riferirsi, con l’espressione «provvedimento di assegnazione», all’istituto previsto in via generale dall’art. 505, e più in particolare dagli artt. 529, 539, 552 ss., e 588 c.p.c., ponendo così sullo stesso piano dei provvedimenti decisori, ai fini tributari, tali atti del processo di esecuzione, in ragione del loro particolare connotato, consistente nell’effetto traslativo di uno specifico e determinato bene che con essi si realizza. Cass. trib., 29 luglio 2005, n. 16022.



 
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