Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015

Codice proc. civile Art. 509 cod. proc. civile: Composizione della somma ricavata

Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015



La somma da distribuire è formata da quanto proviene a titolo di prezzo o conguaglio (1) delle cose vendute o assegnate, di rendita o provento delle cose pignorate (2), di multa(3) e risarcimento di danno da parte dell’aggiudicatario (4).

Commento

(1) Il conguaglio è il prezzo che l’assegnatario deve pagare nel caso in cui il valore del bene assegnato sia superiore al credito vantato dall’assegnatario stesso. L’assegnazione di un bene ed il pagamento del conguaglio danno luogo alla cd. assegnazione mista.

 

(2) Si tratta dei frutti civili delle cose pignorate, ossia delle rendite nette che risultano dal rendiconto del custode o dell’amministratore giudiziario. I frutti naturali sono convertiti con la vendita forzata.

 

(3) È la cauzione versata da coloro che intendono concorrere all’incanto nell’espropriazione immobiliare [v. 580]: se l’offerente non diviene aggiudicatario, la cauzione gli viene restituita dopo la chiusura dell’incanto; se l’offerente diviene aggiudicatario, la cauzione garantisce il pagamento del prezzo nel termine fissato dal giudice. Infatti, in mancanza, l’aggiudicatario perde la cauzione a titolo di multa [v. 587].

 

(4) È il risarcimento dovuto dall’aggiudicatario che non adempia l’obbligo di versare il prezzo. In questa ipotesi, infatti, il giudice fissa un nuovo incanto: «se il prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a quello dell’incanto precedente, l’aggiudicatario inadempiente è tenuto al pagamento della differenza» [v. 587]. È questa un’ipotesi di cd. vendita in danno.

Giurisprudenza annotata

Composizione della somma ricavata.

 

  

  1. Composizione della somma ricavata.

In tema di inadempienza dell’aggiudicatario nell’espropriazione immobiliare, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 587 c.p.c. (decadenza dell’aggiudicatario e perdita della cauzione a titolo di multa, in caso di mancato deposito del prezzo d’aggiudicazione nel termine stabilito), in relazione agli artt. 3, 24, 25, 113 Cost. Cass. 10 gennaio 2002, n. 255.

 

Va disposta la riunione dell’esecuzione intrapresa con pignoramento presso terzi all’espropriazione immobiliare sul bene di proprietà del medesimo debitore, poiché sui relativi canoni di locazione depositati sul c/c bancario acceso presso il terzo pignorato occorre apposito provvedimento del giudice della PEl ex art. 509 c.p.c., dovendo concorrere anche nell’assegnazione dei canoni locativi i creditori intervenuti nel pignoramento immobiliare stesso. Trib. Pescara, 3 aprile 2003.

 

Dopo il pignoramento di un immobile che era stato già dato in locazione, il locatore - proprietario perde la legittimazione sostanziale sia a richiedere al conduttore il pagamento dei canoni sia ad accettarli, spettando tale legittimazione in via esclusiva al custode, fino al decreto di trasferimento del bene, per effetto del quale la proprietà del bene e dei frutti si trasferisce all’aggiudicatario. Pertanto qualora il locatore venga nominato custode dell’immobile pignorato, mutando il titolo del possesso del bene, può richiedere il pagamento dei canoni solo nell’esercizio del potere di amministrazione e gestione del bene. A tal fine, intrapresa dal locatore, dopo il pignoramento, azione per il pagamento dei canoni, per economia dei giudizi e in forza del principio di conservazione degli atti processuali, gli è consentito dichiarare in sede di appello, modificando la veste assunta, di agire in qualità di custode, ufficio comunicato al conduttore all’atto della notifica del pignoramento contenente la relativa nomina. Per l’esercizio di tale potere processuale non è necessaria l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione, trattandosi di esplicazione di compiti di ordinaria amministrazione nella gestione dell’immobile pignorato, ai cui frutti si estende il pignoramento. Cass. 3 ottobre 2005, n. 19323.

Conf.: Sottoposto a pignoramento un immobile che era stato già dato in locazione, sopravvenuta la scadenza del contratto mentre è in corso il processo d’esecuzione e mancata la tempestiva riconsegna, il custode dell’immobile stesso è legittimato ad agire in giudizio per ottenere la condanna del conduttore al risarcimento del danno da ritardata restituzione, nonché la penale al riguardo stabilita nel contratto di locazione. Cass. 12 novembre 1999, n. 12556.



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