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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 511 cod. proc. civile: Domanda di sostituzione

I creditori di un creditore avente diritto alla distribuzione possono chiedere di essere a lui sostituiti, proponendo domanda a norma dell’articolo 499 secondo comma (1).

Il giudice dell’esecuzione provvede alla distribuzione anche nei loro confronti, ma le contestazioni relative alle loro domande non possono ritardare la distribuzione tra gli altri creditori concorrenti.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484].

 

(1) Tale comma disciplina l’istituto della subcollocazione o sostituzione esecutiva. Affinché i creditori di un creditore avente diritto alla distribuzione possano essere a lui sostituiti, è necessario che questi rientrino nelle categorie indicate dall’art. 499, c. 1 nuova formulazione. La domanda di sostituzione, nelle forme dell’intervento, può essere proposta solo se il creditore al quale ci si sostituisca sia un creditore pignorante o intervenuto, non anche come autonomo potere del creditor creditoris quando il debitore diretto sia inerte. Inoltre, presuppone un credito certo, liquido ed esigibile. La domanda di sostituzione, secondo la dottrina, non costituisce esercizio di un’azione esecutiva, ma vale ad introdurre un procedimento cognitivo sommario, assimilabile in via approssimativa al procedimento monitorio.


Giurisprudenza annotata

Domanda di sostituzione.

 

  

  1. Domanda di sostituzione.

La domanda di sostituzione esecutiva ai sensi dell’art. 511 c.p.c. realizza il subingresso di uno o più creditori del creditore dell’esecutato nella sua posizione processuale e nel diritto al riparto della somma ricavata dall’esecuzione; le contestazioni alle domande di sostituzione sono anche quelle che insorgono tra sostituto e sostituito e conducono ad una pronuncia del giudice dell’esecuzione; la cui efficacia è circoscritta al processo esecutivo, perché relativa ad atti che decidono della partecipazione di alcuni soggetti alla distribuzione del ricavato dall’espropriazione, sicché trattasi in tal caso, di opposizione agli atti esecutivi che va decisa con sentenza impugnabile solo con il ricorso straordinario per Cassazione. (Nella specie, il giudice dell’esecuzione aveva rigettato con ordinanza la domanda di sostituzione, perché basata su una scrittura privata non costituente titolo esecutivo; in sede di opposizione, il tribunale aveva ritenuto che il g.e. avesse adottato un provvedimento preclusivo della possibilità di intervento sostitutivo, avente valore di sentenza, come tale non impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi. La S.C., in applicazione del principio sopraenunziato, ha cassato la sentenza declarativa di inammissibilità dell’opposizione, rinviando gli atti allo stesso giudice perché esamini nel merito l’ordinanza di assegnazione davanti a lui impugnata ex art. 618 c.p.c.). Cass. 19 ottobre 2006, n. 22409.

 

Nell’udienza fissata per la discussione del progetto di distribuzione deve essere rigettata l’eccezione dell’opponente di inammissibilità delle domande di sostituzione ex art. 511 c.p.c. in quanto proposte tardivamente; infatti se nella procedura esecutiva immobiliare l’intervento del creditore, come si evince dall’art. 566 c.p.c., è pacificamente ammissibile fino all’udienza fissata per l’approvazione del progetto di distribuzione, non si vede perché non lo dovrebbe essere l’intervento in sostituzione che non determina alcun effetto sotto il profilo del riparto delle somme, risolvendosi unicamente nel mutamento del destinatario di un pagamento. Trib. Monza, 17 gennaio 2005.

 

La norma di cui all’art. 511 c.p.c. secondo cui i creditori di un creditore avente diritto alla distribuzione possono chiedere di essere a lui sostituiti è applicabile analogicamente anche nel procedimento fallimentare. Trib. Saluzzo, 10 febbraio 2002.

 

Il creditore che propone la domanda di sostituzione ai sensi dell’art. 511 c.p.c. non è legittimato a chiedere la vendita dei beni pignorati, in luogo del creditore sostituito, ancorché quest’ultimo sia munito di titolo esecutivo; prima della vendita, la rinuncia agli atti formulata dal creditore sostituito munito di titolo esecutivo è opponibile al creditore sostituto, che, conseguentemente, non può impedire l’estinzione del processo esecutivo. Trib. Bari, 21 maggio 1999.

 

È ammissibile e tempestivo l’intervento in sostituzione effettuato dal creditor creditoris in pendenza della sospensione del procedimento esecutivo a seguito dell’instaurazione di controversia in sede di distribuzione (nella specie, il procedimento esecutivo era stato sospeso all’udienza fissata per l’approvazione del progetto di distribuzione del ricavato della vendita forzata in conseguenza della proposizione - con deduzione a verbale di udienza - di opposizione da parte della debitrice esecutata). Trib. Rovereto, 19 novembre 1998.

 

Il debitore, avverso il quale è stata promossa espropriazione forzata, il quale sia divenuto titolare di un diritto di credito verso il creditore procedente, non può intervenire nell’espropriazione in qualità di creditore; egli deve, invece, avvalersi della domanda di sostituzione di cui all’art. 511 c.p.c., ovvero può promuovere un’opposizione all’esecuzione al fine di eccepire in compensazione il credito. Pret. Roma, 21 febbraio 1998.

 

L’acquirente di un immobile pignorato che, avendo volontariamente limitato la garanzia per evizione alla restituzione del prezzo pagato, sia intervenuto nel processo esecutivo ex art. 511 c.p.c., conseguendo l’assegnazione di parte della somma ricavata dalla vendita forzata dell’immobile, può proporre una nuova domanda in sede di cognizione, nei confronti dell’alienante e sul fondamento della subita evizione, per la realizzazione della parte non soddisfatta del proprio credito. Cass. 14 gennaio 1993, n. 393.

 

La sostituzione esecutiva ai sensi dell’art. 511 c.p.c. realizza il subingresso di uno o più creditori del creditore dell’esecutato nella sua posizione processuale nel diritto al riparto della somma ricavata dall’esecuzione e non integra pertanto una forma di pignoramento del credito presso terzi, cosicché non trova applicazione la norma dell’art. 2914, n. 2, c.c., che opera solo nei confronti del creditore pignorante. Ne consegue che nell’ambito del processo esecutivo la cessione del credito, effettuata dal creditore procedente (o intervenuto) con atto di data certa anteriore alla domanda di sostituzione di cui all’art. 511 citato, impedisce a quest’ultima di produrre i relativi effetti per il venir meno di quella posizione attiva nella quale il creditor creditoris intende subentrare, dal momento che tale cessione si perfeziona, nei rapporti fra cedente e cessionario, in virtù del solo consenso da essi espresso e che l’art. 1265 c.c. richiede la notifica della cessione o l’accettazione da parte del debitore esclusivamente per risolvere il conflitto tra più cessionari del medesimo credito. Cass. 13 marzo 1987, n. 2608.

 

Il creditore che intervenga nell’esecuzione per sostituirsi al creditore procedente quale creditore di quest’ultimo non può compiere gli atti che non spettano al creditore al quale si è sostituito e, pertanto, non può, senza l’assenso o, quanto meno l’acquiescenza tacita degli altri creditori intervenuti successivamente e muniti di titolo esecutivo, rinunciare al pignoramento eseguito dal creditore interveniente, in sede di distribuzione, dell’ipoteca iscritta successivamente al pignoramento. Cass. 12 novembre 1979, n. 5850.

 

Il creditore del creditore procedente, che domanda di essere a lui sostituito a norma dell’art. 511 c.p.c., persegue non soltanto un fine satisfattorio ma anche - in via eventuale e secondaria - un fine surrogatorio che lo legittima a resistere (accanto e in sostituzione del creditore procedente) nel giudizio di opposizione al progetto di distribuzione, perché il suo credito, ancorché non contestato, potrebbe subire una falcidia in accoglimento delle istanze di altri creditori. Il subcreditore, ove il creditore cui si sostituisce sia munito di titolo esecutivo, può anche, nei congrui casi, promuovere o provocare singoli atti di espropriazione in sua vece, con evidenti effetti circa la collocazione delle spese relative a carico della massa. Cass. 6 marzo 1969, n. 735.

 

In tema di revocatoria ex art. 67, comma 2, l. fall., nel caso in cui il terzo pignorato, debitore del fallito, abbia effettuato il pagamento non al creditore procedente all’espropriazione presso terzi, ma al creditore subcollocato ai sensi dell’art. 511 c.p.c., è quest’ultimo il soggetto legittimato a subire la revocatoria, quale accipiens del pagamento. Cass. 24 agosto 1995, n. 8966.



 
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