codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 513 cod. proc. civile: Ricerca delle cose da pignorare

L’ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti. Può anche ricercarle sulla persona del debitore, osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro (1)(2).
Quando è necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o da terzi, oppure allontanare persone che disturbano l’esecuzione del pignoramento, l’ufficiale giudiziario provvede secondo le circostanze, richiedendo, quando occorre, l’assistenza della forza pubblica.
Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, su ricorso del creditore, può’ autorizzare con decreto l’ufficiale giudiziario a pignorare cose determinate che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore, ma delle quali egli può direttamente disporre.
In ogni caso l’ufficiale giudiziario può sottoporre a pignoramento, secondo le norme della presente sezione, le cose del debitore che il terzo possessore consente di esibirgli.


Commento

Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Precetto: [v. 480]; Pignoramento: [v. 492]. Casa del debitore: sebbene sia controverso il significato da attribuire al termine, è da considerare tale il luogo di cui il debitore ha pieno ed esclusivo godimento in forza di un diritto reale (es.: proprietà) o personale (es.: locazione). Altri luoghi a lui appartenenti: sono quei luoghi con i quali il debitore ha una stretta relazione di fatto per potervi svolgere la propria professione o la propria attività commerciale (lo studio, l’ufficio, l’azienda).

 

(1) Il pignoramento secondo l’art. 513 ha per oggetto beni mobili, il denaro e i titoli di credito. I crediti, invece, vengono espropriati con la procedura prevista dall’art. 543 (pignoramento presso terzi). Non possono formare oggetto del pignoramento previsto dalla norma in esame i diritti di uso, abitazione e servitù.

 

(2) Il pignoramento mobiliare è un atto dell’ufficiale giudiziario ed ha inizio su istanza del creditore procedente, istanza che implica l’esibizione all’ufficiale giudiziario del titolo esecutivo e del precetto debitamente notificati


Giurisprudenza annotata

Ricerca delle cose da pignorare.

 

 

  1. Competenza dell’ufficiale giudiziario; 1.1. Competenza territoriale; 1.2. Poteri dell’aiutante ufficiale giudiziario; 1.3. Uso della forza pubblica; 2. Luoghi del pignoramento; 2.1. Luoghi appartenenti al debitore; 2.1.1. Espressione «casa del debitore»; 2.1.2. Altri luoghi appartenenti al debitore; 2.2. Luoghi non appartenenti al debitore; 2.2.1. Pignoramento diretto e differenze con il pignoramento presso terzi; 2.2.2. Beni appartenenti a persone giuridiche; 2.2.3. Prova della proprietà; 3. Perquisizioni personali; 3.1. Profili di legittimità costituzionale; 4. Beni pignorabili e presunzione di appartenenza; 4.1. Beni nella casa del debitore; 4.2. Diritti del terzo; 4.3. Altri beni pignorabili e modalità di pignoramento.

 

 

  1. Competenza dell’ufficiale giudiziario.

 

 

1.1. Competenza territoriale.

Il pignoramento eseguito da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente non è inesistente, ma affetto da nullità, da farsi valere con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. Cass. 9 aprile 2003, n. 5583.

 

 

1.2. Poteri dell’aiutante ufficiale giudiziario.

Tra i compiti propri dell’aiutante ufficiale giudiziario, che sia inserito nell’ordine giudiziario, rientra la notificazione degli atti (attività che condivide con l’ufficiale giudiziario), ma non il compimento degli atti di esecuzione (riservato dall’art. 165 D.P.R. n. 1229 del 1959 al solo Ufficiale Giudiziario) che pertanto sono nulli. Non può tuttavia parlarsi di atti totalmente inesistenti, dovendo tale ipotesi ravvisarsi solamente nel caso in cui l’atto esecutivo sia compiuto da soggetto che non condivide in alcun modo - e non già con attribuzioni limitate, come appunto gli aiutanti ufficiali giudiziari - le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario (come accade, ad es., per i commessi addetti all’UNEP) ovvero da soggetto addirittura del tutto estraneo all’UNEP. Siffatta nullità del pignoramento, rilevabile dall’esecutato in base all’esame del verbale di pignoramento, deve essere denunciata con l’opposizione agli atti esecutivi entro il termine, a pena di preclusione, di cinque giorni dal compimento dell’atto. Cass. 9 aprile 2003, n. 5583.

 

1.3. Uso della forza pubblica.

Il potere attribuito all’ufficiale giudiziario dal secondo comma di richiedere l’assistenza della forza pubblica ha natura discrezionale ed il suo esercizio non lede il diritto dell’esecutato ed è insindacabile in sede di controllo di legittimità degli atti esecutivi. Né l’ufficiale giudiziario deve formulare al G.E. la richiesta di assistenza. Cass. 19 dicembre 1980, n. 6564.

 

 

  1. Luoghi del pignoramento.

 

 

2.1. Luoghi appartenenti al debitore.

 

 

2.1.1. Espressione «casa del debitore».

È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 513, comma 1 e 2 c.p.c. proposta, in riferimento agli artt. 3 e 14 Cost., per la parte in cui la norma consente all’ufficiale giudiziario di ricercare le cose da pignorare anche in luoghi appartenenti a terzi, in cui il debitore non abbia residenza anagrafica ma solo temporanea dimora. Corte cost. 189/1994.

 

In tema di espropriazione mobiliare presso il debitore, per «casa del debitore» deve intendersi quella in cui egli abita di fatto e stabilmente, ancorché altri ne sia proprietario o eserciti su di essa diritti reali o di godimento. È fatto salvo il diritto dei conviventi non debitori di proporre opposizione di terzo ai sensi dell’art. 619 c.p.c. e fermi restano i limiti alla prova testimoniale stabiliti nel successivo art. 621. Cass. 25 gennaio 1979, n. 579.

 

Tale espressione vale ad indicare la casa ove il debitore medesimo abita, indipendentemente dalla circostanza che vanti su di esso un diritto reale o personale di godimento. Tuttavia è necessario che la relazione del debitore con i luoghi nei quali dimora o esplica la sua attività abbia un carattere di abitualità e di tendenziale stabilità (come nell’ipotesi in cui l’esecutato sia un mero locatario dell’immobile). Cass. 14 aprile 1970, n. 1014.

 

Nel caso di temporanea dimora in luoghi di altrui pertinenza, non è sufficiente un soggiorno meramente precario ed occasionale per qualificare questi come casa del debitore. Cass. 14 aprile 1970, n. 1014.

 

L’opposizione proposta dal debitore esecutato, per sostenere che il pignoramento è stato effettuato sui beni mobili, rinvenuti non in luoghi a lui appartenenti, come prescritto invece dall’art. 513, bensì sui mobili di proprietà altrui integra un’opposizione agli atti esecutivi, in quanto, non è diretta a contestare il diritto del creditore di promuovere l’esecuzione, né la pignorabilità dei beni staggiti, ma si traduce nella denuncia di irregolarità di un atto del processo esecutivo. Cass. 5 marzo 1984, n. 1524.

 

 

2.1.2. Altri luoghi appartenenti al debitore.

I luoghi «appartenenti al debitore» di cui all’art. 513 c.p.c. sono quelli in cui egli esplica di fatto la propria attività professionale o commerciale indipendentemente dalla titolarità di un diritto di natura reale o personale sui medesimi. Trib. Lucca, 27 gennaio 1995.

 

 

 

2.2. Luoghi non appartenenti al debitore.

 

 

2.2.1. Pignoramento diretto e differenze con il pignoramento presso terzi.

A norma dell’art. 513, quarto comma, l’ufficiale giudiziario può sottoporre a pignoramento diretto ed anche a sequestro i beni del debitore che il terzo possessore consente di esibire. Tale norma è ispirata allo scopo di evitare al terzo la perdita di tempo che comporta la dichiarazione richiesta nell’espropriazione presso terzi ed in questo caso il consenso del terzo equivale alla libera disponibilità. Cass. 11 maggio 1971, n. 1345.

 

Nella procedura di pignoramento eseguito nelle forme dell’espropriazione presso terzi, se, da parte del debitore, si sostenga (dopo, ovvero anche prima che il terzo abbia reso positiva dichiarazione ai sensi dell’art. 547) di aver venduto la cosa ad altri in epoca anteriore al pignoramento, contestualmente invocando una declaratoria di ineseguibilità del medesimo, deve ritenersi proposta, per l’effetto, una vera e propria opposizione all’esecuzione. La conseguente pronuncia su tale opposizione non potrà che dichiarare la stessa inammissibile, sia per via della carenza di legittimazione, ex latere debitoris, ad eccepire che la cosa pignorata presso il terzo non gli appartiene per competere tale interesse esclusivamente a quest’ultimo, sia per effetto dell’intervenuto completamento del procedimento di individuazione della cosa assoggettata ad espropriazione all’esito della dichiarazione resa dal terzo medesimo, che consente al processo esecutivo di poter proseguire, escludendo la possibilità di un parallelo giudizio di accertamento promosso dal debitore (a diversa soluzione non essendo legittimo pervenire neanche se la cosa pignorata si trovi non già presso il terzo, bensì presso il debitore medesimo e si segua, di conseguenza, il procedimento di cui agli artt. 513 ss.). Cass. 28 luglio 1997, n. 7059.

 

Possono essere sottoposti a pignoramento, nelle forme dell’espropriazione presso terzi, i crediti del debitore e le cose di sua proprietà che sono in possesso di terzi e delle quali egli non possa direttamente disporre. Nel caso, invece, si tratti di cose che si trovino in luoghi non appartenenti al debitore, ma delle quali questi possa direttamente disporne, la forma del pignoramento deve essere quella prevista dall’art. 513, comma 3, c.p.c. Cass. 22 maggio 2001, n. 6957.

 

Conseguentemente, il creditore che pretende di eseguire il pignoramento di un bene mobile che assume di proprietà del suo debitore, ed è però detenuto da un terzo, deve procedere, se il terzo non consente di esibire la cosa all’ufficiale giudiziario, con le modalità e le forme previste dall’artt. 543 ss., e non con quelle previste per il pignoramento presso il debitore (che, ai sensi dell’ult. comma art. 513, può essere eseguito dall’ufficiale giudiziario presso il terzo possessore solo per i beni che questo consente di esibirgli come cose appartenenti al debitore). Cass. 9 giugno 1994, n. 5617.

 

Il creditore che pretende di eseguire il pignoramento di un bene mobile che assume di proprietà del suo debitore ed è, però, detenuto da un terzo, deve procedere, se il terzo non consente di esibire la cosa all’ufficiale giudiziario, con le modalità e le forme previste dagli artt. 543 ss. c.p.c., e non con quelle previste per il pignoramento presso il debitore che, ai sensi del comma ultimo dell’art. 513 c.p.c., può essere eseguito dall’ufficiale giudiziario presso il terzo possessore solo per i beni che questo consente di esibirgli come cose appartenenti al debitore. Cass. 9 giugno 1994, n. 5617.

 

L’esecuzione forzata avente ad oggetto un bene del debitore in possesso di un terzo nella qualità di custode a seguito di sequestro conservativo, benché questi opponga di essere divenuto successivamente anche proprietario del bene, deve essere eseguita presso di lui nella forma del pignoramento mobiliare presso il debitore, e non in quella del pignoramento presso terzi, restando salva la possibilità per il detto custode di fare valere il preteso mutamento di titolo con l’opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c. Cass. 11 febbraio 1988, n. 1476.

Il creditore che ben può pignorare le somme che sono nella disponibilità del proprio debitore non può, una volta che esse siano invece affluite sul conto corrente bancario, pignorare i singoli versamenti ma solo l’eventuale saldo positivo del conto, posto che il pignoramento non risolve il contratto in questione. Cass. 25 febbraio 1999, n. 1638.

 

 

2.2.2. Beni appartenenti a persone giuridiche.

In caso di beni costituenti il patrimonio di una persona giuridica, la quale li possiede per il tramite necessario dei suoi organi rappresentativi persone fisiche, che li detengono per conto e nell’interesse dell’ente, la disponibilità esclusiva, richiesta dall’art. 513, resta alla persona giuridica; conseguentemente il pignoramento in danno di quest’ultima deve seguire la forma dell’espropriazione mobiliare presso il debitore e non quella dell’espropriazione presso terzi prevista dall’art. 543, comma 1, c.p.c. Cass. 22 maggio 2001, n. 6957.

 

 

2.2.3. Prova della proprietà.

Nell’opposizione all’esecuzione proposta dal terzo, ai sensi dell’art. 619 c.p.c., i limiti alla prova testimoniale, indicati dal successivo art. 621, hanno riguardo alla sola ipotesi in cui i beni mobili siano stati pignorati nella casa del debitore, così che, in mancanza di tale condizione, la prova della proprietà può essere fornita dall’opponente con ogni mezzo, ivi comprese le presunzioni. Cass. 12 marzo 2005, n. 5467.

 

Incombe sempre sul terzo opponente l’onere di provare documentalmente, con scrittura di data certa anteriore al pignoramento, l’acquisto del diritto dominicale sui beni pignorati anche nell’ipotesi in cui i beni siano stati pignorati non nella casa o azienda del debitore bensì dello stesso terzo opponente in virtù di decreto ex art. 513 c.p.c. del Presidente del tribunale. Trib. Benevento, 30 luglio 2005.

 

 

  1. Perquisizioni personali.

 

 

3.1. Profili di legittimità costituzionale.

Non è fondata, in riferimento all’art. 13, secondo comma, Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 513, primo comma, ultima parte, secondo cui l’ufficiale giudiziario può anche ricercare le cose da pignorare sulla persona del debitore. Tale potere, infatti, si pone sullo stesso piano del potere di operare nella casa del debitore ed il relativo esercizio non richiede un’autorizzazione speciale del giudice perché l’autorizzazione è nel titolo esecutivo. A garanzia di eventuali abusi vi è l’obbligo dell’ufficiale di avere rispetto del decoro della persona, nonché la responsabilità, anche penale, che su di lui grava, quando va oltre i limiti di ciò che gli è consentito di fare. Corte cost. 9 giugno 1967, n. 67.

 

La stessa Corte ha ritenuto infondata, in riferimento agli artt. 3 e 14 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 513, primo e secondo comma, nella parte in cui la norma consente all’ufficiale giudiziario di ricercare le cose da pignorare anche in luoghi appartenenti a terzi, in cui il debitore non abbia residenza anagrafica, ma solo temporanea dimora. Ritiene la Corte, infatti, che, pur se la ricerca può essere fatta anche nella casa in cui abiti l’esecutato che non sia proprietario o locatario dell’immobile, occorre comunque un connotato di abitualità e di tendenziale stabilità della relazione fattuale tra debitore e luogo di ubicazione delle cose da pignorare. Corte cost. 19 maggio 1994, n. 189.

 

 

  1. Beni pignorabili e presunzione di appartenenza.

 

 

4.1. Beni nella casa del debitore.

La presunzione, valevole in sede esecutiva a norma dell’art. 621 c.p.c., per cui tutti i mobili che si trovano nell’azienda o nell’abitazione del debitore sono di sua proprietà, opera sul presupposto di una relazione di fatto tra il debitore e questi particolari spazi di vita professionale o familiare, perché chi ne gode può liberamente introdurvi e solitamente vi introduce cose che gli appartengono. A tal fine è azienda del debitore anche quella ubicata in un immobile preso in locazione, non diversamente da come è casa del debitore quella da lui condotta in locazione. Cass. 9 febbraio 2007, n. 2909.

 

In sede esecutiva, vige la presunzione per cui tutti i mobili arredanti l’abitazione del debitore da questi goduti, sono di sua proprietà, a prescindere da chiunque li abbia acquistati e li abbia introdotti nella casa. Cass. 29 agosto 1994, n. 7564.

 

La presunzione iuris tantum di appartenenza al debitore dei beni pignorati, opera solo se ed in quanto i beni siano rinvenuti nella casa di abitazione dello stesso. Pertanto, quando in sede di opposizione di terzo all’esecuzione, risulti che il luogo in cui essi sono stati staggiti non è la casa del debitore, spetta al creditore che intenda insistere nell’esecuzione provarne specificamente l’appartenenza all’esecutato. Cass. 20 maggio 1987, n. 4616.

 

Nell’opposizione all’esecuzione proposta dal terzo, ai sensi dell’art. 619, i limiti alla prova testimoniale, indicati dal successivo art. 621, hanno riguardo alla sola ipotesi in cui i beni mobili siano stati pignorati nella casa del debitore; in mancanza di tale condizione, la prova della proprietà potrà essere fornita dall’opponente con ogni mezzo, ivi comprese le presunzioni. Cass. 24 giugno 1997, n. 5656.

 

Il regime patrimoniale di comunione dei beni tra i coniugi costituisce una presunzione legale di comproprietà dei beni stessi che, in mancanza di alcune prove contrarie, fa venir meno la presunzione di appartenenza esclusiva dei beni del debitore ex art. 513 c.p.c.; pertanto, il sequestro non può essere esteso all’intero valore dei beni in questione. Corte conti, 30 luglio 1988, n. 590.

 

La presunzione di appartenenza al debitore di beni mobili esistenti nella sua abitazione (art. 513), non è configurabile quando il pignoramento, per qualsiasi motivo, non abbia avuto luogo. Pertanto, la dichiarazione del marito esecutato, contenuta nell’atto di costituzione in dote di beni mobili stimati, secondo cui la proprietà degli stessi è rimasta alla moglie - documento la cui esibizione ha fatto desistere l’ufficiale giudiziario dall’esecuzione del pignoramento - non costituisce un atto di disposizione patrimoniale del debitore assoggettabile a revocatoria. Cass. 6 dicembre 1986, n. 7250.

 

Il diritto di proprietà sull’abitazione un tempo coniugale, acquisito in via esclusiva da uno dei coniugi per via di conciliazione giudiziale, anteriormente alla sentenza di separazione, non implica - in assenza di un’esplicita divisione - il diritto di proprietà esclusiva anche sui beni mobili che l’arredano, a favore del medesimo coniuge, se sussisteva tra i coniugi il regime di comunione legale dei beni. Deve conseguentemente ritenersi, salvo prova contraria, che gli stessi beni appartengano in comunione ad entrambi i coniugi e siano assoggettabili a pignoramento anche in danno di un solo coniuge, sia pur limitatamente alla quota pari alla metà al medesimo spettante. Trib. Nuoro, 17 gennaio 1994.

 

 

4.2. Diritti del terzo.

La forma di pignoramento prevista dal comma 3 dell’art. 513 c.p.c. prescinde dal collegamento spaziale dei beni pignorati presso la casa o l’azienda del debitore, presupponendo soltanto la disponibilità materiale della cosa da parte del debitore medesimo, rispetto alla quale il terzo che ne rivendichi la proprietà dovrà fornire la prova del titolo di questa, ma non anche l’affidamento al debitore, che, invece, è presupposto rilevante nella fattispecie regolata dal comma 1 del citato art. 513 ed alla cui stregua si impone il rigoroso regime probatorio dettato dall’art. 621 c.p.c. Tuttavia, nell’anzidetta fattispecie di cui al comma 3 dell’art. 513, al terzo si richiede anche la dimostrazione dell’opponibilità dell’acquisto al creditore pignorante ed a quelli intervenuti nell’esecuzione, il cui regime, ove si tratti di alienazione di beni mobili iscritti in pubblici registri, è dettato dall’art. 2914, n. 1, c.c. Cass. 15 aprile 2011, n. 8746.

 

Nel giudizio di opposizione di terzo all’esecuzione di cui all’art. 619 c.p.c. il terzo opponente deve dare la dimostrazione dei fatti costitutivi del diritto vantato sul bene pignorato. Nel caso di beni immobili valgono le regole sull’onere probatorio proprie del giudizio di rivendicazione o di accertamento della proprietà dei beni stessi. Nel caso di beni mobili non registrati, invece, è rilevante che il debitore sia proprietario dei beni pignorati ed è necessario dimostrarne l’appartenenza, la quale completa la valutazione sulla proprietà stante la presunzione in favore del creditore procedente che i beni mobili rinvenuti nella casa di abitazione o nell’azienda del debitore sono di proprietà del medesimo. Cass. 24 settembre 2010, n. 20173.

 

In tema di opposizione di terzo all’esecuzione proposta dal proprietario dell’immobile in cui ha sede l’azienda dell’esecutato, il vincolo pertinenziale non è configurabile nei rapporti fra le componenti del complesso aziendale, globalmente concorrenti, con reciproca complementarietà, ad una funzione unitaria. (Nella specie, relativa a una gru mobile - carroponte - non incorporata al suolo, la S.C., nel confermare il rigetto dell’opposizione di terzo all’esecuzione, ha escluso che detto macchinario costituisse pertinenza dell’immobile). Cass. 9 febbraio 2007, n. 2909.

 

Stante la presunzione di appartenenza al debitore di tutti i mobili arredanti l’abitazione di questi stessi, al terzo, opponentesi all’esecuzione, incombe l’onere di fornire la prova che quei beni specifici, individuati nel verbale di pignoramento, costituiscono oggetto di un suo diritto di proprietà, acquistato in data anteriore al pignoramento, esclusa la prova per testimoni e per presunzioni semplici, nei limiti indicati dall’art. 621. Cass. 29 agosto 1994, n. 7564.

 

Il terzo che si oppone all’esecuzione mobiliare ha l’onere di provare documentalmente non soltanto l’affidamento dei beni al debitore in data certa, anteriore al pignoramento, ma altresì il suo diritto di proprietà su di essi e a questo fine il contratto di comodato è inidoneo. Cass. 24 aprile 1998, n. 4222.

 

Al creditore procedente, che si veda negato, in sede di opposizione all’esecuzione proposta ex art. 615, il diritto di procedere all’espropriazione dei beni staggiti nell’abitazione del debitore esecutato - essendo stata la figlia «dotata», in costanza di matrimonio, di ogni e qualsiasi bene arredante la casa coniugale - non è preclusa la possibilità di ricercare l’effettiva provenienza ed appartenenza dei beni stessi, onde elidere l’opponibilità del carattere dotale e conseguentemente avvalersi del principio generale della presunzione, valevole in sede esecutiva, che tutti i mobili arredanti l’abitazione del debitore e da questi goduti, sono di sua proprietà, chiunque li abbia acquistati e li abbia introdotti nella casa. Pertanto, ai fini dell’impignorabilità dei suddetti mobili, non è sufficiente l’esibizione dell’atto di costituzione in dote da parte del terzo - nella specie, la madre - né è preclusa al creditore opposto la prova, anche mediante presunzioni, che l’atto è frutto di collusione al fine di precostituire l’inespropriabilità di tutti o parte dei mobili arredanti la casa coniugale. Cass. 11 aprile 1986, n. 2553.

Contra: La presunzione di appartenenza al debitore dei beni pignorati presso la sua abitazione o la pertinenza della medesima, di cui all’art. 513, ha natura legale e, pertanto, non può essere vinta dal terzo opponente che deduca la proprietà o altro diritto reale sui beni stessi, mediante presunzioni semplici. Cass. 4 gennaio 1995, n. 79.

 

 

4.3. Altri beni pignorabili e modalità di pignoramento.

Il pignoramento di nave va eseguito mediante la notificazione prevista dall’art. 650 c. nav. e non già previa ricerca del bene ex art. 513 c.p.c. Cass. 24 maggio 2003, n. 8247.

 

Poiché il cartellino di un giocatore di pallavolo tesserato presso la federazione italiana è un bene che può essere oggetto di godimento e di disposizione, ed è suscettibile di valutazione economica, è ammissibile il suo pignoramento in quanto l’esecuzione riguarda non l’atleta in quanto uomo, ma le sue prestazioni agonistiche. Pret. Foligno, 24 novembre 1994.

 

Il certificato di deposito è titolo sorretto da regime di circolazione diverso da quello dei titoli cambiari quando non addirittura privo di fisico supporto a mani del titolare, per cui il sequestro conservativo ed il pignoramento del certificato devono essere eseguiti nelle forme del pignoramento presso terzi e segnatamente presso l’emittente o presso la relativa emanazione che abbia in deposito il titolo. App. Milano, 13 marzo 2001.

 

Il pignoramento di un credito incorporato in un titolo cambiario che, anziché nella forma del pignoramento presso il debitore diretto (prenditore o giratario del titolo), con materiale acquisizione del medesimo, venga irritualmente eseguito nella forma del pignoramento presso terzi, cioè presso l’obbligato cambiario, è affetto da nullità radicale ed insanabile, la quale si riflette sugli atti successivi, ad esso collegati direttamente e necessariamente, e così anche sull’assegnazione del credito. Tale nullità può essere dedotta e fatta valere dal debitore con l’opposizione agli atti esecutivi, senza essere vincolato al termine perentorio posto dall’art. 617 c.p.c. Cass. 7 aprile 1990, n. 2917.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti