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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 514 cod. proc. civile: Cose mobili assolutamente impignorabili

Oltre alle cose dichiarate impignorabili da speciali disposizioni di legge (1), non si possono pignorare:
1) le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto;
2) l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
3) i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
(…) (1)
5) le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;
6) le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonche’ i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.

(1) Il punto che recitava: “4) gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore;” è stato abrogato dalla L. n. 52/2006 con decorrenza dal 1 marzo 2006.


Commento

(1) Si tratta di frutti (c.c. 170, 188), usufrutto legale (c.c. 326), cose oggetto di contratto estimatorio (c.c. 1558), rendita (c.c. 1881), somme dovute dall’assicuratore (c.c. 1923), fondi speciali per la previdenza (c.c. 2117), la quota del socio (c.c. 2305, 2531), il fondo consortile (c.c. 2614). Sono altresì impignorabili: i beni demaniali dello Stato (c.c. 822); i beni patrimoniali indisponibili dello Stato o di altro ente pubblico; i beni destinati al regime patrimoniale della famiglia, i beni di enti ecclesiastici ed edifici di culto.


Giurisprudenza annotata

Cose mobili assolutamente impignorabili.

 

 

  1. Interpretazione analogica; 1.1. Questioni di legittimità costituzionale; 1.2. Numerus clausus; 2. Mobili di casa; 2.1. Questioni di legittimità costituzionale; 2.2. Destinazione dei mobili; 3. Beni destinati all’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere (fattispecie abrogata dall’art. 3, comma 1, l. 24 febbraio 2006 n. 52, a decorrere dal 1º marzo 2006); 3.1. Indispensabilità dei beni; 3.2. Onere della prova; 3.3. Casistica; 3.4. Imprese artigiane, piccole imprese, imprese individuali e società; 3.5. Provvedimenti d’urgenza; 3.6. Ricorso per Cassazione; 4. Beni ed entrate pubbliche; 4.1. Tributi ed altri crediti pecuniari; 4.2. Beni pubblici; 4.3. Competenza; 5. Somme dovute da assicurazioni; 6. Opposizioni; 6.1. Pignoramento presso terzi: opposizione del terzo debitore; 6.2. Responsabilità dell’ufficiale giudiziario.

 

 

  1. Interpretazione analogica.

 

 

1.1. Questioni di legittimità costituzionale.

È manifestamente inammissibile, attenendo a scelte insindacabili del legislatore, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 514 c.p.p, denunciato in riferimento agli artt. 2, 3, 9 Cost., nella parte in cui non comprende, tra le cose assolutamente impignorabili, il televisore. Come la Corte cost. ha già affermato nell’ord. n. 60 del 1971, l’individuazione dei beni pignorabili rientra nell’esclusiva sfera dei poteri discrezionali del legislatore, che, nel caso in esame, tenuto conto dell’esigenza di contemperare l’interesse del debitore con quello del creditore, non appaiono irragionevolmente esercitati. Appare tuttavia ormai opportuno un nuovo apprezzamento in sede legislativa per l’eventuale modifica dell’elenco dei beni impignorabili in modo da renderlo più aderente alla evoluzione della vita sociale. Corte cost. 22 ottobre 1990, n. 492.

 

Il criterio dell'indispensabilità, che l'art. 514, n. 4, c.p.c. (nel testo vigente ratione temporis prima della riforma introdotta dalla legge n. 52 del 2006), pone come discrimine tra beni pignorabili e beni impignorabili, ha carattere relativo, essendo frutto di una valutazione avente ad oggetto le concrete condizioni di esercizio dell'attività professionale, artistica, di lavoratore autonomo o di imprenditore del debitore, con esclusione delle strutture professionali o produttive in cui il fattore capitale prevalga sull'attività personale, nonché dei beni che costituiscano una dotazione sovrabbondante rispetto alle necessità lavorative. Ne consegue che al debitore opponente spetta dimostrare la ricorrenza in concreto dei presupposti dell'impignorabilità, e non all'opposto la legittimità del pignoramento.

Cassazione civile sez. III  18 ottobre 2012 n. 17900  

 

1.2. Numerus clausus.

Le disposizioni che stabiliscono l’impignorabilità di determinati tipi di beni o fissano vincoli di destinazione alle somme erogate dalle organizzazioni pubbliche, in quanto introducono una limitazione alla responsabilità patrimoniale del debitore indicata dall’art. 2740 c.c., sono di stretta interpretazione e sono soltanto quelle indicate dalla legge. Cass. 10 settembre 1998, n. 8966.

 

L’impignorabilità prevista dall’art. 514, n. 4, c.p.c., non è suscettibile di interpretazione analogica: costituisce infatti eccezione al principio generale - contenuto nell’art. 2740 c.c. - secondo cui il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, e le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge. Cass. 17 ottobre 1994, n. 8756.

 

 

  1. Mobili di casa.

 

 

2.1. Questioni di legittimità costituzionale.

Non è fondata, in riferimento agli artt. 3, 29 e 30 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 514, n. 2, nella parte in cui esclude dall’espropriazione i mobili di casa e di cucina, indispensabili al debitore e ai familiari conviventi con lui, tenuto presente che l’elenco dei beni pignorabili è frutto di una scelta cui il legislatore è pervenuto nell’esercizio non irragionevole del suo potere discrezionale, insindacabile da parte della Corte Cost. Corte cost. 16 dicembre 1960, n. 71.

 

 

2.2. Destinazione dei mobili.

Le previsioni concernenti l’impignorabilità dei mobili indicati nel n. 2 dell’art. 514 c.p.c. fanno eccezione alla regola generale dell’art. 2740 c.c. e come tali sono di stretta interpretazione: segnatamente, gli arredi costituiti da tavoli e mobili di cucina, letti e armadi guardaroba, sono impignorabili non per natura ma per destinazione, ossia in ragione della loro attuale destinazione all’uso nella vita quotidiana del debitore esecutato e della sua famiglia. Il che presuppone che siano rinvenuti. Così, la S.C. ha escluso l’impignorabilità degli arredi della cucina e di una camera da letto rinvenuti nella casa da cui il debitore era stato sloggiato, essendo risultato che da oltre un mese egli abitava con la famiglia in casa diversa da quella ove erano restati i mobili da pignorare. Trib. Alessandria, 11 ottobre 2002.

 

  1. Beni destinati all’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere (fattispecie abrogata dall’art. 3, comma 1, l. 24 febbraio 2006 n. 52, a decorrere dal 1º marzo 2006.

 

 

3.1. Indispensabilità dei beni.

L’art. 514, comma 1 n. 4 (numero, peraltro, abrogato dall’art. 3, comma 1, l. 24 febbraio 2006 n. 52, a decorrere dal 1º marzo 2006), c.p.c., che sancisce l’impignorabilità dei beni strumentali indispensabili per l’esercizio dell’attività professionale, artistica, di lavoratore autonomo o di imprenditore che trae dal proprio lavoro la fonte della sua sussistenza, pone come criterio di discrimine un concetto di indispensabilità relativo che va riferito alle concrete condizioni di esercizio dell’attività del debitore al fine di escludere che l’impignorabilità si estenda a beni che costituiscano una dotazione sovrabbondante o a soggetti che esercitano la loro attività di impresa con una dotazione di capitale e organizzazione prevalente rispetto all’attività personale. Il riscontro dei requisiti di indispensabilità del bene e di personalità dell’attività di impresa costituiscono l’oggetto di un accertamento di fatto che, per la sua natura, deve ritenersi riservato al giudice di merito e, quindi, sottratto al controllo di legittimità se congruamente ed esaurientemente motivato. (Nella specie, relativa all’opposizione al pignoramento di 17 ambulanze proposta da un’associazione svolgente attività di pronto soccorso e trasporto dei malati con l’apporto di 83 soci operativi, con largo impiego di forza lavoro dipendente e capitale impiegato nelle attrezzature, tra cui le 17 ambulanze pignorate ed altre 6 non pignorate, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’art. 514, comma 1 n. 4, c.p.c., tenuto conto dell’attività svolta dall’associazione sotto la forma giuridica della Onlus ed evidenziato, in particolare, che a tale attività andava attribuito il carattere di impresa collettiva in cui il rilievo della forza di lavoro salariata costituita da 11 dipendenti, dell’aspetto organizzativo e dell’impiego di capitali era prevalente rispetto all’attività svolta a livello personale dagli 83 soci). Cass. 7 febbraio 2008, n. 2934.

 

In relazione alle opposizioni all’esecuzione in cui si deduca l’assoluta impignorabilità dei beni, in quanto strumenti di lavoro assolutamente indispensabili per l’esercizio di arti, mestieri e professioni, l’impignorabilità va esclusa se non risulti il rapporto di strumentale indispensabilità in senso naturalistico e proprio. Ne consegue che il limite dell’impignorabilità non opera con riferimento a beni che, pur correlati all’attività del debitore, costituiscano dotazione sovrabbondante rispetto alle normali esigenze del suo esercizio o quando il debitore tragga da altra attività redditi sufficienti. Cass. 11 luglio 2006, n. 15705; conforme Cass. 30 giugno 2005, n. 13968, Cass. 20 agosto 2003, n. 12212.

 

Il riscontro dei requisiti di indispensabilità del bene e di personalità dell’attività di impresa costituiscono l’oggetto di un accertamento di fatto che, per la sua natura, deve ritenersi riservato al giudice di merito e, quindi, sottratto al controllo di legittimità se congruamente ed esaurientemente motivato. Cass. 7 febbraio 2008, n. 2934.

 

Il limite stabilito dall’art. 514 c.p.c. in ordine all’espropriazione mobiliare presso il debitore si riferisce solo agli strumenti indispensabili per l’esercizio della professione, arte o mestiere dai quali il debitore ricava i propri mezzi di sostentamento e non opera pertanto nel caso in cui il debitore tragga anche da altra attività redditi sufficienti. Cass. 6 novembre 1993, n. 11002.

 

Gli strumenti che, ai sensi dell’art. 514 c.p.c., debbono considerarsi impignorabili perché indispensabili per l’esercizio della professione, arte o mestiere del debitore sono quelli il cui impiego (come per i caschi normalmente utilizzati dal parrucchiere) è usuale nella generalità delle persone che esercitano la medesima attività e la cui mancanza determinerebbe pertanto la perdita di clientela e l’impossibilità economica, quindi, di continuare l’attività. Cass. 6 novembre 1993, n. 11002.

 

L’indispensabilità all’attività lavorativa del debitore dei beni staggiti non attiene alla maggior convenienza od efficienza del processo produttivo, bensì alla sua astratta possibilità in termini di completezza e di idoneità dell’output a svolgere la funzione tipica assegnatagli dal mercato, in modo da assicurare all’imprenditore di procacciarsi il «necessario» per vivere; ne discende che anche la necessità di una determinata lavorazione come fase indefettibile di un processo produttivo non rende altresì indispensabile un particolare strumento meccanico od automatico, quando la funzione svolta dallo stesso sia surrogabile da altro mezzo. Trib. Monza, 13 maggio 2002.

 

La nozione di indispensabilità deve essere fatta oggetto di interpretazione adeguatrice in quanto clausola di valore generale, di talché anche un modernissimo macchinario messo in circolazione sul mercato, se velocizza e migliora la produzione ed è di larga diffusione tra gli esercenti la medesima attività, deve essere ritenuto indispensabile per la prosecuzione della professione e deve perciò ricadere nell’ambito applicativo dell’assoluta impignorabilità di cui all’art. 514, n. 4, c.p.c. Pret. Salerno, 9 gennaio 1998.

 

Fanno parte del patrimonio disponibile dell’ente e sono, pertanto, assoggettabili a pignoramento gli elaboratori dei dati e i relativi terminali, utilizzati da un ente pubblico esercente il servizio pubblico di trasporto, atteso che gli stessi non possono essere considerati come direttamente destinati all’attività di trasporto, ma devono essere compresi tra quelli utilizzati per la migliore organizzazione del servizio pubblico. Cass. 25 ottobre 1997, n. 10529.

 

 

3.2. Onere della prova.

Colui che si oppone all’esecuzione, deducendo l’impignorabilità dei beni mobili che costituiscono gli strumenti indispensabili per l’esercizio del proprio lavoro, deve dimostrare che non ha la disponibilità di altri mezzi idonei a svolgere la funzione dei beni pignorati (In applicazione del su indicato principio di diritto, la S.C. ha confermato la decisione di merito in cui l’opposizione, proposta in relazione al pignoramento di una gru nei confronti di un debitore che esercitava l’attività di marmista, era stata rigettata, non avendo il debitore fornito la prova circa l’indisponibilità, da parte sua, di altri mezzi svolgenti la stessa funzione). Cass. 25 ottobre 2003, n. 12212.

 

 

3.3. Casistica.

La bilancia automatica ed il tritacarne elettrico, se usati nell’esercizio di una macelleria, devono ritenersi beni mobili assolutamente impignorabili ai sensi dell’art. 514, n. 4 c.p.c. Pret. L’Aquila, 9 maggio 1978.

 

Costituiscono strumenti indispensabili per l’esercizio del mestiere di falegname-intarsiatore la sega circolare elettrica, la levigatrice a disco, la levigatrice a nastro e il depolveratore. Tali strumenti vanno pertanto dichiarati impignorabili ai sensi dell’art. 514, n. 4 c.p.c. Pret. Sorrento, 20 aprile 1976.

 

3.4. Imprese artigiane, piccole imprese, imprese individuali e società.

L’impignorabilità prevista dall’art. 514, n. 4, c.p.c., che si riferisce al professionista, all’artista, al lavoratore autonomo e anche all’imprenditore individuale (qualora sul capitale prevalga l’attività personale), avendo lo scopo di non privare il debitore della possibilità di vivere con il proprio lavoro, è applicabile anche alla società in nome collettivo, in quanto società di persone caratterizzata dall’autonomia patrimoniale imperfetta, in presenza della responsabilità solidale e illimitata di tutti i soci per le obbligazioni sociali (art. 2291 c.c.), sempre che, sul fattore capitale, prevalga l’attività personale dei soci. Cass. 23 febbraio 2006, n. 4000.

 

L’impignorabilità prevista dall’art. 514, n. 4, c.p.c., avendo lo scopo di non privare il debitore della possibilità di vivere con il proprio lavoro, è applicabile anche alle piccole imprese, prevalendo in esse il fattore personale su quello capitalistico; viceversa non sussiste con riferimento alle imprese in cui il fattore capitale sia prevalente rispetto a quello personale costituito dal lavoro dell’imprenditore. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, dopo avere rilevato che nell’attività imprenditoriale oltre l’imprenditore erano impiegate altre quattro persone e che il capitale investito era di ottanta milioni di lire, ha ritenuto che l’art. 514 c.p.c. fosse applicabile in situazioni meno articolate, caratterizzate dalla prevalenza dell’attività del debitore). Cass. 30 giugno 2005, n. 13968.

 

L’impignorabilità prevista dall’art. 514, n. 4 c.p.c., che si riferisce al professionista, all’artista, al lavoratore autonomo e anche all’imprenditore individuale (qualora sul capitale prevalga l’attività personale), avendo lo scopo di non privare il debitore della possibilità di vivere con il proprio lavoro, è applicabile anche alla società in nome collettivo, in quanto società di persone caratterizzata dall’autonomia patrimoniale imperfetta, in presenza della responsabilità solidale e illimitata di tutti i soci per le obbligazioni sociali (art. 2291 c.c.), sempre che sul fattore capitale prevalga l’attività personale dei soci. Cass. 1º luglio 2000, n. 8859.

 

L’impignorabilità prevista dall’art. 514, n. 4, c.p.c., avendo lo scopo di non privare il debitore della possibilità di vivere con il proprio lavoro, e non essendo suscettibile di interpretazione analogica, non può trovare applicazione con riferimento a società di capitali. Cass. 25 ottobre 1994, n. 8756.

 

L’impignorabilità prevista dall’art. 514, n. 4, c.p.c. non può trovare applicazione con riferimento alle società di capitali perché ha lo scopo di non privare il debitore della possibilità di vivere del proprio lavoro e non è suscettibile di interpretazione analogica, essendo norma eccezionale rispetto al principio generale sancito dall’art. 2740 c.c. Pret. Roma, 16 aprile 1998.

 

L’iscrizione all’albo delle imprese artigiane non comporta automaticamente l’impignorabilità dei beni dell’impresa, ma occorre che siano rispettati i requisiti dell’art. 1, l. n. 860 del 1956 e che il lavoro proprio e dei familiari sia prevalente su quello dei dipendenti e sul fattore capitale. Trib. Terni, 11 giugno 1996.

 

 

3.5. Provvedimenti d’urgenza.

Esclusa l’utilizzabilità del rimedio ex artt. 615 e 617 c.p.c., in base ai principi generali del sistema, deve ammettersi la sospensione in via cautelare d’urgenza, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., ad opera del giudice ordinario, del fermo amministrativo di autoveicolo ex art. 86 del D.P.R. n. 602 del 1972 disposto in sede di esecuzione in base a ruolo esattoriale, quando il mezzo debba considerarsi indispensabile per l’attività di lavoro del contribuente (nella specie, oggetto del fermo era autocarro ritenuto indispensabile all’esercizio dell’impresa individuale di venditore ambulante). Trib. Sala Consilina, 2 maggio 2003.

 

 

3.6. Ricorso per Cassazione.

La disposizione dell’art. 514, comma 1, n. 4 c.p.c., che sancisce l’assoluta impignorabilità degli strumenti, oggetti e libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore, si riferisce ad un concetto di indispensabilità relativo, perché legato al modo concreto in cui il debitore esercita la sua attività ed alle condizioni di tempo e di luogo che ne giustificano l’esercizio, la cui valutazione costituisce accertamento di fatto riservato al giudice di merito e perciò sottratto al controllo di legittimità se congruamente e correttamente motivato. Cass. 10 febbraio 1994, n. 1356.

 

 

  1. Beni ed entrate pubbliche.

 

 

4.1. Tributi ed altri crediti pecuniari.

La mera provenienza delle somme da entrate tributarie e la mera iscrizione di tali entrate nel bilancio dell’ente pubblico si rivelano entrambi elementi inidonei a giustificare l’impignorabilità delle somme in questione, la quale può derivare soltanto da uno specifico vincolo di destinazione imposto per legge o da un provvedimento amministrativo. Una volta, infatti che l’entrata tributaria si sia tradotta in danaro, quest’ultimo non si distingue più, nelle Casse dell’ente, rispetto ad entrate di natura privatistica, mentre l’iscrizione dell’entrata nel bilancio preventivo dell’ente non può costituire impedimento al soddisfacimento del diritto del creditore. Cass. 22 agosto 1997, n. 7864.

 

La non assoggettabilità ad esecuzione forzata di somme di denaro e di crediti pecuniari dello Stato e degli enti pubblici può discendere soltanto dal fatto che essi concorrano a formare il patrimonio indisponibile e cioè siano vincolati ad un pubblico servizio, ovvero, come accade per i crediti tributari, nascano dall’esercizio di una potestà pubblica; pertanto è infondata la questione di costituzionalità degli artt. 826, ultimo comma e 828, ultimo comma c.c. e dell’art. 514, n. 5 c.p.c., sollevata nel presupposto che l’iscrizione in bilancio comporti ex se la destinazione a pubblico servizio, presupposto che invece sussiste solo quando la legge espressamente vincoli determinate somme a specifiche finalità pubbliche. Corte cost. 21 luglio 1981, n. 138.

 

 

4.2. Beni pubblici.

L’impignorabilità di un bene di un Comune in ragione della sua appartenenza al patrimonio indisponibile dell’ente, concretando una limitazione della responsabilità patrimoniale ai sensi dell’art. 2740, comma 2, c.c., può essere fatta valere dal Comune soltanto come motivo di opposizione all’esecuzione forzata contro il creditore pignorante ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c., ma non può essere opposta all’aggiudicatario come motivo di nullità della vendita forzata da far valere con azione autonoma di accertamento. Cass. 22 gennaio 1991, n. 576.

 

 

4.3. Competenza.

Con riguardo ad esecuzione forzata per espropriazione, che sia promossa, nei confronti della PA, in forza di sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro, deve essere riconosciuta la giurisdizione del giudice ordinario, vertendosi in tema di tutela di posizioni di diritto soggettivo in materia sottratta a discrezionalità dell’amministrazione. Non rileva, ai fini della giurisdizione, che insorgano questioni circa l’espropriabilità del bene sottoposto ad esecuzione, ovvero, nel caso di espropriazione presso terzo, circa la configurabilità di una situazione debitoria del terzo medesimo, trattandosi di problemi influenti sulla realizzabilità, in concreto, della suddetta tutela, e, quindi, sul merito dell’azione esecutiva. Cass., Sez. Un., 27 ottobre 1989, n. 4505.

 

 

  1. Somme dovute da assicurazioni.

Le somme dovute dall’assicuratore in forza di assicurazione contro gli infortuni non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare. Trib. Reggio Emilia, 10 agosto 1994.

 

 

  1. Opposizioni.

 

6.1. Pignoramento presso terzi: opposizione del terzo debitore.

Nell’espropriazione forzata, che si svolge con le forme del pignoramento presso terzi, il terzo pignorato non si identifica con il soggetto passivo dell’esecuzione e, per l’effetto, non essendovi assoggettato, non è neppure normalmente legittimato a proporvi opposizione, sotto alcuno dei possibili profili in cui questa può essere articolata. Di conseguenza, nell’espropriazione di crediti, il terzo debitore del debitore esecutato non è legittimato a far valere l’impignorabilità del bene, neanche sotto l’aspetto dell’esistenza di vincoli di destinazione, in caso di somme depositate presso istituto di credito tesoriere di un ente pubblico, poiché in tal caso la questione attiene al rapporto tra creditore procedente e debitore esecutato (il quale ultimo si può avvalere degli appositi rimedi oppositivi previsti dalla legge, con conseguente carenza di interesse del terzo a dedurre siffatta doglianza nella forma dell’opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza di assegnazione). Inoltre, la circostanza dell’indicazione dell’esistenza di un vincolo di destinazione in occasione della dichiarazione resa dal terzo ai sensi dell’art. 547 c.p.c. non fa venir meno il carattere di positività della dichiarazione stessa. Cass. 23 febbraio 2007, n. 4212.

 

Il terzo, in sede di opposizione all’esecuzione ex art. 619 c.p.c., che tende a fare accertare la non appartenenza al debitore dei beni pignorati nella di lui casa o azienda, non è legittimato a fare valere l’impignorabilità dei beni stessi, la quale - attesi i limiti oggettivi del giudizio di opposizione - non può neppure essere rilevata d’ufficio dal giudice. Cass. 24 marzo 1979, n. 1709.

 

 

6.2. Responsabilità dell’ufficiale giudiziario.

Il rifiuto dell’ufficiale giudiziario di eseguire un atto del suo ufficio non è immediatamente suscettibile del rimedio dell’opposizione ex art. 617 c.p.c., potendosi chiedere al giudice dell’esecuzione di controllarne la legittimità ai sensi dell’art. 60 c.p.c. e di ordinare il da farsi in illegittimo: e sarà se mai il provvedimento del giudice dell’esecuzione ad essere opponibile ex art. 617 c.p.c. Cass. 12 marzo 1992, n. 3030.

 

Nella fattispecie, essendosi allegata la pignorabilità di mobili che l’ufficiale giudiziario si rifiutava di pignorare, il giudice dell’esecuzione, su istanza del creditore esecutante, ha disposto per il pignoramento dando termine all’ufficiale giudiziario per l’esecuzione. Trib. Alessandria, 11 ottobre 2002.



 
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