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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 522 cod. proc. civile: Compenso del custode

Il custode non ha diritto a compenso se non l’ha chiesto e se non gli è stato riconosciuto dall’ufficiale giudiziario all’atto della nomina (1).

Nessun compenso può attribuirsi alle persone indicate nel primo comma dell’articolo precedente (2).


Commento

Custode: [v. 521]; Ufficiale giudiziario: [v. 59].

(1) Il compenso viene liquidato dal giudice con decreto, nel quale viene anche indicato chi sia tenuto a corrisponderlo. Di norma l’anticipazione delle spese necessarie alla custodia è a carico del creditore procedente, al quale spetta, con privilegio, un rimborso sul ricavato. Nell’ipotesi in cui custode sia un Istituto di vendita giudiziaria, autorizzato dal Ministero della Giustizia a svolgere attività di deposito e custodia, il compenso sarà dovuto, per espressa previsione normativa [v. 159], senza che siano all’uopo necessari un’espressa richiesta e l’autorizzazione del giudice.

 

(2) Il compenso non è dovuto nei casi in cui sia stato nominato custode il creditore o il suo coniuge, oppure il debitore o una persona della sua famiglia [v. 521]. Gli obblighi del custode permangono fino alla vendita o alla assegnazione dei beni custoditi e, comunque, fino alla estinzione del processo.


Giurisprudenza annotata

Compenso del custode.

 

 

  1. Custode; 1.1. Soccombenza; 1.2. Terzo intervenuto; 1.3. Custodia delle parti; 1.4. Nomina giudiziaria; 1.5. Ulteriori compensi; 1.6. Questioni di legittimità costituzionale; 2. Decreto di liquidazione del compenso; 2.1. Competenza per la liquidazione del compenso; 2.2. Impugnazione della liquidazione; 2.3. Passività della gestione.

 

 

  1. Custode.

 

 

1.1. Soccombenza.

Le spese di custodia delle cose oggetto di sequestro giudiziario ed il compenso al custode delle medesime rientrano tra le spese di lite e, pertanto, devono essere regolate in via definitiva secondo il principio della soccombenza. Cass. 23 luglio 1981, n. 4733.

 

1.2. Terzo intervenuto.

In tema di esecuzione mobiliare, il creditore procedente è obbligato a corrispondere al custode dei beni pignorati (art. 522 c.p.c.) l’indennità a questi spettante per l’attività di custodia, nel caso in cui il ricavato della vendita di detti beni non sia stato sufficiente al pagamento del compenso, dovendo invece escludersi che siffatto obbligo gravi sul terzo intervenuto nell’esecuzione, che non abbia provocato atti del procedimento. Cass. 26 febbraio 2003, n. 2875.

 

 

1.3. Custodia delle parti.

A norma del combinato disposto dagli artt. 521 e 522 c.p.c. - applicabili anche in tema di sequestro giudiziario, atteso il richiamo operato dall’art. 676 c.p.c. - è da escludersi il diritto a compenso in tutti i casi in cui sia nominata custode una delle parti in lite, anche se col consenso della controparte, posto che, se il contendente nominato custode risultasse poi soccombente, non avrebbe titolo per ottenere dalla controparte il compenso per un’attività resa necessaria da una sua pretesa o da una sua resistenza prive di fondamento, e se, viceversa, risultasse vittorioso, la sua attività si sarebbe risolta nella gestione del bene in favore di sé medesimo, onde sarebbe incongruo attribuirgli un compenso da porre a carico della controparte. Cass. 30 maggio 1997, n. 4870.

 

 

1.4. Nomina giudiziaria.

Al custode nominato direttamente dal giudice che dispone il sequestro non è applicabile l’art. 522 c.p.c. per la parte in cui stabilisce che il terzo che è stato nominato custode dall’ufficiale giudiziario non ha diritto a compenso se non l’ha chiesto e non gli è stato riconosciuto dall’ufficiale giudiziario all’atto della nomina. Cass. 30 maggio 1997, n. 4870.

 

 

1.5. Ulteriori compensi.

Autorizzato ante causam sequestro giudiziario dal presidente del tribunale con nomina del custode, svoltosi il giudizio di convalida davanti al tribunale e successivamente davanti alla Corte d’appello, che con la sua sentenza ha posto a carico della parte soccombente i compensi liquidati fino a quel momento al custode a titolo di anticipazione nonché quelli liquidandi, competente a decidere sull’istanza del custode di liquidazione degli ulteriori compensi è il presidente del tribunale e non la Corte d’appello quale giudice della convalida. Cass. 12 agosto 1995, n. 8865.

 

 

1.6. Questioni di legittimità costituzionale.

Non è fondata (in riferimento agli artt. 35 comma 1 e 36 comma 1 Cost.) la questione di legittimità costituzionale dell’art. 522, nella parte in cui prevede che il custode non ha diritto a compenso se non l’ha chiesto e se non gli è stato riconosciuto dall’ufficiale giudiziario all’atto della nomina, tenuta presente la particolare natura e modalità dell’incarico. Corte cost. 60/1967.

 

 

  1. Decreto di liquidazione del compenso.

 

 

2.1. Competenza per la liquidazione del compenso.

L’ambito applicativo dell’art. 522, comma 2, c.p.c. - operante anche in tema di sequestro giudiziario - che, attraverso il rinvio all’art. 521 c.p.c., esclude il diritto al compenso in tutti i casi in cui sia nominata custode del bene sequestrato una delle parti sostanziali del giudizio, non può estendersi al di là del suo significato letterale, onde la norma non è riferibile all’attività svolta dal curatore fallimentare, il quale sia stato nominato custode dal giudice del sequestro, trattandosi di attività che, non essendo riconducibile all’ambito delle funzioni spettanti al medesimo quale amministratore del patrimonio del creditore sequestrante, va remunerata separatamente. Cass. 25novembre 2011, n. 24959.

 

In tema di esecuzione mobiliare, il creditore procedente è obbligato a corrispondere al custode dei beni pignorati l’indennità a questi spettante per l’attività di custodia, nel caso in cui il ricavato della vendita di detti beni non sia stato sufficiente al pagamento del compenso. Va escluso che un tale obbligo gravi sul terzo intervenuto nell’esecuzione che non ha provocato atti del procedimento ma si è limitato, ad esempio, a prospettare l’opportunità della sostituzione del custode inizialmente designato. Cass. 2 dicembre 2010, n. 24443.

 

La competenza a liquidare il compenso al custode di beni sottoposti a sequestro giudiziario appartiene funzionalmente ed inderogabilmente, ai sensi dell’art. 65 c.p.c., al giudice che lo ha nominato, anche nel caso in cui il giudice appartenga all’ufficio giudiziario che ha deciso in primo grado sulla convalida e la relativa controversia si sia in prosieguo trasferita in appello, dovendo mantenersi distinte le vicende della misura cautelare in funzione delle sorti della controversia sul diritto cautelato con quella circa l’investitura e la retribuzione del custode. È, pertanto, ammissibile la richiesta di regolamento di competenza d’ufficio del giudice di secondo grado, cui l’istanza di liquidazione presentata dal custode sia stata trasmessa dal giudice di primo grado che abbia su di essa declinato la propria competenza. Cass. 12 agosto 1995, n. 8865.

 

La liquidazione del compenso spettante al custode, nominato dall’ufficiale giudiziario in sede di attuazione di provvedimento che autorizza il sequestro giudiziario, rientra tra le attribuzioni del pretore, a norma dell’art. 65, comma 2, c.p.c.; tuttavia, qualora tale liquidazione non sia intervenuta, il diritto al compenso può essere fatto valere dal custode mediante un’azione autonoma nei confronti della parte che aveva chiesto il provvedimento cautelare. Cass. 26 gennaio 1989, n. 444.

 

 

2.2. Impugnazione della liquidazione.

In tema di espropriazione forzata, il decreto con cui il giudice dell’esecuzione liquida il compenso al custode dei beni pignorati, pur se emesso in sede di distribuzione del ricavato della vendita, ha natura d’ingiunzione di pagamento nei confronti della parte indicata nel provvedimento come obbligata all’anticipazione del compenso stesso. Ne consegue che contro di esso non è esperibile il ricorso in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 20 febbraio 2003, n. 2625.

 

 

2.3. Passività della gestione.

Il custode sequestratario assume la qualità di amministratore dei beni sequestrati per conto di colui il quale, in definitiva, ne sia dichiarato proprietario o possessore, cosicché solo quest’ultimo resta vincolato per i negozi giuridici posti in essere dal sequestratario durante l’amministrazione; ne consegue che mentre le spese di custodia ed il compenso dovuto al custode vanno posti a carico della parte soccombente, le passività della gestione gravano sul proprietario (o possessore), nel cui interesse l’amministrazione è stata tenuta e nei cui confronti il custode sarebbe stato responsabile per comportamento doloso o colposo, contrario ai doveri dell’ufficio. Cass. 14 marzo 1988, n. 2429.

 

In tema di esecuzione mobiliare, il creditore procedente è obbligato a corrispondere al custode dei beni pignorati (art. 522, c.p.c.) l'indennità a questi spettante per l'attività di custodia, nel caso in cui il ricavato della vendita di detti beni non sia stato sufficiente al pagamento del compenso, dovendo invece escludersi che siffatto obbligo gravi sul terzo intervenuto nell'esecuzione, che non abbia provocato atti del procedimento. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso che il terzo intervenuto nell'esecuzione fosse obbligato a corrispondere il compenso al custode, in quanto non aveva compiuto atti del procedimento, ma si era limitato a prospettare l'opportunità della sostituzione del custode inizialmente designato).

Cassazione civile sez. III  26 febbraio 2003 n. 2875



 
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