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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 524 cod. proc. civile: Pignoramento successivo

L’ufficiale giudiziario, che trova un pignoramento già compiuto (1), ne dà atto nel processo verbale descrivendo i mobili precedentemente pignorati, e quindi procede al pignoramento degli altri beni o fa constare nel processo verbale che non ve ne sono.
Il processo verbale è depositato in cancelleria e inserito nel fascicolo formato in base al primo pignoramento, se quello successivo è compiuto anteriormente alla udienza prevista nell’articolo 525 primo comma (1), ovvero alla presentazione del ricorso per l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati nella ipotesi prevista nel secondo comma dell’articolo 525 (1). In tal caso il cancelliere ne da’ notizia al creditore primo pignorante e l’esecuzione si svolge in unico processo (2)(3).
Il pignoramento successivo, se è compiuto dopo l’udienza di cui sopra ovvero dopo la presentazione del ricorso predetto, ha gli effetti di un intervento tardivo (4) rispetto ai beni colpiti dal primo pignoramento. Se colpisce altri beni, per questi ha luogo separato processo.

(1) Parole così modificate dal D.L. n. 35/2005 con decorrenza dal 1 marzo 2006.


Commento

Pignoramento: [v. 492]; Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Processo verbale: [v. 126]; Cancelliere: [v. 57]; Intervento tardivo: [v. Libro III, Titolo II, Capo I, Sez. III].

 

(1) L’ufficiale giudiziario può venire a conoscenza del precedente pignoramento in qualunque modo, ad esempio mediante una dichiarazione dell’esecutato o del custode.

 

(2) Le precisazioni dei commi si sono rese necessarie a seguito dell’abrogazione dell’art. 525, c. 1 nella sua precedente formulazione.

 

(3) L’udienza indicata è quella fissata per l’autorizzazione alla vendita o per l’assegnazione. Quindi, il pignoramento successivo è tempestivo se ancora non c’è stata detta udienza. Il processo esecutivo si svolgerà in forma unitaria, pur restando ogni pignoramento autonomo dall’altro. Il cancelliere deve dare notizia al primo creditore del verificarsi di un pignoramento successivo tempestivo. L’omissione di tale avviso non comporta la nullità degli atti esecutivi, ma è data la possibilità al primo procedente di far valere tale irregolarità con l’opposizione ex art. 617.

 

(4) Il creditore che promuove un pignoramento tardivo successivo potrà soddisfarsi solo sull’eventuale residuo del ricavato. Inoltre, a tale creditore sono preclusi i poteri di impulso nell’ambito del processo esecutivo relativo al precedente pignoramento, cosicché la rinuncia agli atti del creditore primo pignorante produce l’estinzione dell’intero processo esecutivo.


Giurisprudenza annotata

Pignoramento successivo.

 

 

  1. Pluralità di pignoramenti; 2. Pignoramento di crediti; 3. Opposizioni; 3.1. Opposizione agli atti esecutivi; 3.2. Opposizione all’esecuzione.

 

 

  1. Pluralità di pignoramenti.

Nell’espropriazione forzata mobiliare presso il debitore, in caso di pluralità di pignoramenti, se i pignoramenti vengono eseguiti sullo stesso o sugli stessi beni, il processo esecutivo è unico fin dall’origine ed i creditori successivamente pignoranti vi si inseriscono quali interventori tempestivi o tardivi; se, invece, i pignoramenti sono eseguiti anche o soltanto su altri beni, danno origine (per i beni diversi da quelli già pignorati) ciascuno ad un processo esecutivo distinto da quello precedentemente iniziato, in ragione dei distinti beni pignorati. In quest’ultimo caso consegue che ciascun processo esecutivo si svolge separatamente dall’altro senza confusione dei relativi compendi pignorati e della loro rispettiva destinazione. Cass. 1º aprile 1987, n. 3130.

 

Non è fondata, con riferimento all'art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2917 c.c. - nella parte in cui, stabilendo che, quando oggetto di pignoramento è un credito, l'estinzione di esso per cause verificatesi successivamente al pignoramento stesso non ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante, l'inefficacia ivi prevista comprenderebbe anche l'estinzione del credito avvenuta con il pagamento ad altro creditore che procede ad esecuzione forzata, eseguito in ottemperanza all'ordinanza di assegnazione della somma emanata dal giudice nel precedente procedimento esecutivo ma dopo che è stato notificato il secondo pignoramento - in quanto l'inefficacia dell'estinzione del credito pignorato, disposta dalla norma impugnata, non si estende all'estinzione che si verifichi per effetto del procedimento esecutivo, posto che, in caso di pluralità di pignoramenti presso lo stesso terzo, l'esecuzione deve svolgersi in unico processo (art. 550 e 524 c.p.c.); che la collaborazione del terzo si attua dichiarando di quali somme egli è debitore e specificando quali pignoramenti sono stati in precedenza compiuti presso di lui; che, anche se le procedure esecutive non vengono unificate, il terzo pignorato effettua correttamente il pagamento, ottemperando al provvedimento di assegnazione della somma emanato dal giudice dell'esecuzione relativamente al primo pignoramento; che lo stesso terzo può opporre l'estinzione del credito, avvenuta in sede esecutiva, agli altri creditori procedenti; e che, se ciononostante venga emanato un secondo provvedimento di assegnazione, il terzo può tutelarsi proponendo opposizione.

Corte Costituzionale  02 novembre 1996 n. 374  

 

In tema di espropriazione mobiliare, l’art. 524 c.p.c. è ispirato all’esigenza di realizzare un unico processo esecutivo al fine di rendere operante il concorso dei creditori, con la conseguenza che, qualora più pignoramenti eseguiti sullo stesso bene non confluiscano sin dalla fase iniziale nello stesso processo esecutivo, il giudice dell’esecuzione - che ne venga a conoscenza su iniziativa di parte o d’ufficio - deve provvedere alla loro riunione, revocando l’ordinanza di assegnazione emessa in uno di essi e non ancora eseguita, e dare corso al prosieguo della procedura esecutiva. Cass. 11 luglio 1983, n. 4713.

 

L’esattore surrogante risponde dei danni provocati dalla prosecuzione in due distinti procedimenti di un’esecuzione forzata nella quale erano state riunite due procedure esecutive separatamente promosse. Cass. 7 aprile 1998, n. 3574.

 

Allorquando il G.E. venga comunque a conoscenza (d’ufficio o su rilievo di parte) della contemporanea pendenza di due procedimenti esecutivi ricollegabili a due pignoramenti diretti sul medesimo bene, deve necessariamente provvedere alla riunione dei due procedimenti esecutivi e revocare il provvedimento di assegnazione eventualmente emesso in uno dei procedimenti. Cass. 12 giugno 1973, n. 1703.

 

Qualora due successivi procedimenti esecutivi di espropriazione mobiliare, indicenti sul medesimo bene, promossi da differenti creditori e coltivati separatamente, senza il rispetto delle forme processuali previste dall’art. 524, vengano dal G.E. riuniti solo in sede di udienza per la distribuzione della somma ricavata dalla vendita del bene pignorato, si determina una situazione che deve essere ritenuta non dissimile da quella che si sarebbe verificata se la esecuzione si fosse svolta ab initio nelle forme di cui al citato art. 524. Pertanto, il creditore che ha proceduto al pignoramento successivo, pur essendo stata la vendita effettuata nel processo da lui promosso, deve essere considerato come un interveniente tardivo nella prima procedura, ai sensi dell’ultimo comma, dell’art. 524, con gli effetti, sul riparto, di cui all’art. 525. Cass. 28 aprile 1965, n. 751.

 

 

  1. Pignoramento di crediti.

In tema di espropriazione di crediti presso terzi, il pignoramento successivo di quote diverse del medesimo credito non costituisce pignoramento di beni diversi, ma di un bene unitario. Pertanto in tale ipotesi il giudice dell’esecuzione, in qualunque modo venga a sapere che il medesimo credito è stato oggetto di più procedimenti esecutivi, ha l’obbligo di riunirli, se del caso anche revocando il provvedimento di assegnazione emesso in uno di essi. Cass. 04 ottobre 2010, n. 20595.

 

Non è fondata, con riferimento all’art. 3 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2917 c.c. nella parte in cui, stabilendo che, quando oggetto di pignoramento è un credito, l’estinzione di esso per cause verificatesi successivamente al pignoramento stesso non ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante, l’inefficacia ivi prevista comprenderebbe anche l’estinzione del credito avvenuta con il pagamento ad altro creditore che procede ad esecuzione forzata, eseguito in ottemperanza all’ordinanza di assegnazione della somma emanata dal giudice nel precedente procedimento esecutivo ma dopo che è stato notificato il secondo pignoramento. Infatti l’inefficacia dell’estinzione del credito pignorato, disposta dalla norma impugnata, non si estende all’estinzione che si verifichi per effetto del procedimento esecutivo, posto che, in caso di pluralità di pignoramenti presso lo stesso terzo, l’esecuzione deve svolgersi in unico processo (artt. 550 e 524 c.p.c.); che la collaborazione del terzo si attua dichiarando di quali somme egli è debitore e specificando quali pignoramenti sono stati in precedenza compiuti presso di lui; che, anche se le procedure esecutive non vengono unificate, il terzo pignorato effettua correttamente il pagamento, ottemperando al provvedimento di assegnazione della somma emanato dal giudice dell’esecuzione relativamente al primo pignoramento; che lo stesso terzo può opporre l’estinzione del credito, avvenuta in sede esecutiva, agli altri creditori procedenti; e che, se ciononostante venga emanato un secondo provvedimento di assegnazione, il terzo può tutelarsi proponendo opposizione. Corte cost. 2 novembre 1996, n. 374.

 

 

  1. Opposizioni.

 

 

3.1. Opposizione agli atti esecutivi.

L’interesse del debitore esecutato ex art. 100 c.p.c. in rapporto all’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) deve ritenersi sussistente ove si intenda far valere la nullità del pignoramento successivo caduto sugli stessi beni colpiti dal precedente pignoramento, tenuto conto dell’eventualità che il primo pignoramento possa essere dichiarato, a sua volta, nullo o inefficace o che sia accertato che il creditore primo pignorante non aveva diritto di procedere ad esecuzione forzata in confronto del debitore e che l’opposizione deve essere proposta in un termine perentorio. Cass. 22 aprile 1996, n. 3817.

 

L’opposizione agli atti esecutivi, con la quale si deduca la nullità dell’ordinanza di autorizzazione alla vendita dell’unico bene sottoposto, ad istanza di diversi creditori, a più pignoramenti successivi, confluiti, a norma degli artt. 524, 550 e 561 c.p.c., in unico procedimento esecutivo, istituisce un rapporto processuale unico, di cui sono parti, quali litisconsorti necessari, oltre al debitore, tutti i creditori pignoranti, con la conseguenza che la notificazione al soccombente della sentenza conclusiva del relativo giudizio fa decorrere, per quest’ultimo (come per il notificante) il termine breve per proporre impugnazione nei confronti di tutte le altre parti. Cass. 27 ottobre, n. 11695.

 

Le irregolarità verificatesi nel processo esecutivo per non essere stata data notizia, nell’ipotesi prevista dal primo capoverso dell’art. 524, del successivo pignoramento al creditore primo pignorante, o per mancato avviso ai creditori iscritti, secondo la prescrizione dell’art. 498, vanno denunciate nelle forme e nei termini di cui all’art. 617. L’inosservanza delle suddette norme incide sulla legittimità dell’ordinanza di vendita (e solo nel caso che abbia determinato l’assenza dal processo esecutivo di quei creditori qualificati), ma non può considerarsi di ostacolo alla proposizione dell’istanza intesa a provocare quel provvedimento e, quindi, neppure alla produzione dell’effetto impeditivo della perdita di efficacia del pignoramento che a tale istanza la legge riconnette. Peraltro, l’attività di cui al cit. art. 524 è demandata al cancelliere, anziché alla parte, e della sua omissione - come di quella dell’avviso prescritto dall’art. 498 - gli unici legittimati a dolersi sono i creditori a favore dei quali quegli atti segnalativi sono predisposti. Cass., Sez. Un., 24 febbraio 1973, n. 548.

 

 

3.2. Opposizione all’esecuzione.

Nell’ipotesi di pignoramento di un immobile destinato ad albergo, eseguito da un creditore, e di successivo pignoramento dei mobili arredanti l’albergo, eseguito da altro creditore, il primo creditore, chiedendo, con ricorso al giudice dell’esecuzione mobiliare, dichiararsi che le pertinenze dell’immobile pignorato destinato ad albergo, essendo comprese nel pignoramento immobiliare, non potevano formare oggetto di pignoramento mobiliare e dichiararsi di conseguenza nullo quest’ultimo pignoramento, propone un’opposizione all’esecuzione per impignorabilità dei mobili assoggettati alla seconda esecuzione ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c. Se, poi, in appello, il detto creditore, senza più insistere nella domanda di declaratoria di «nullità» del pignoramento mobiliare, chiede dichiararsi che i mobili non potevano formare oggetto di distinta separata esecuzione, siffatta richiesta si traduce in una istanza di riunione dei pignoramenti ai sensi dell’art. 524 c.p.c., che andava proposta al giudice dell’esecuzione mobiliare. Cass. 10 marzo 1979, n. 1492.



 
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