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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 528 cod. proc. civile: Intervento tardivo

I creditori chirografari che intervengono successivamente ai termini di cui all’articolo 525, ma prima del provvedimento di distribuzione, concorrono alla distribuzione della parte della somma ricavata che sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore pignorante, dei creditori privilegiati e di quelli intervenuti in precedenza (1). (1)
I creditori che hanno un diritto di prelazione sulle cose pignorate, anche se intervengono a norma del comma precedente, concorrono alla distribuzione della somma ricavata in ragione dei loro diritti di prelazione.

(1) Comma così sostituito dal D.L. 35/2005 con decorrenza dal 1 marzo 2006.

 


Commento

Creditore pignorante: [v. 529]; Diritto di prelazione: [v. 512]; Distribuzione della somma ricavata: [v. 510]. Creditori chirografari: sono creditori semplici, in quanto il titolo del loro diritto consiste soltanto in un documento (chirografo) non assistito da alcuna garanzia.

 

(1) I creditori chirografari, intervenuti oltre i termini di cui all’art. 525 (richiamato ora integralmente per esigenze di coordinamento), possono quindi trovare un soddisfacimento alle loro pretese fino al provvedimento di distribuzione, partecipando alla distribuzione della somma ricavata che sopravanza a seguito del soddisfacimento delle categorie di creditori indicate.


Giurisprudenza annotata

Intervento tardivo.

 

 

  1. Casistica in caso di intervento; 1.1. Presenza di un solo creditore; 1.2. Mancanza di procura; 1.3. Accordo tra le parti; 1.4. Mancato intervento; 1.5. Controversia in sede di distribuzione.

 

 

  1. Casistica in caso di intervento.

 

 

1.1. Presenza di un solo creditore.

Nell’ipotesi di esecuzione immobiliare in cui sia presente un solo creditore è ammissibile l’intervento di altri creditori fino all’emanazione dell’ordine di pagamento. App. L’Aquila, 7 maggio 1992.

 

 

1.2. Mancanza di procura.

Le disposizioni degli artt. 82 e 83 c.p.c., sul patrocinio delle parti e la procura alla lite, trovano applicazione anche nei procedimenti di esecuzione. Pertanto, nel processo esecutivo per espropriazione forzata immobiliare, devoluto al tribunale, l’intervento del creditore, per partecipare alla distribuzione della somma ricavata, ovvero anche, se munito di titolo esecutivo, per compiere o promuovere il compimento di singoli atti del processo, richiede il ministero di un procuratore legale abilitato nel distretto in cui ha sede detto tribunale e ciò anche nel caso di intervento di un’esattoria delle imposte ove rappresentata dal collettore, non trovando deroga il citato art. 82 c.p.c. nel disposto dell’art. 130, D.P.R. 15 maggio 1963, n. 858. Ne deriva che l’intervento effettuato in detto processo dal creditore personalmente, in quanto proveniente da soggetto dello ius postulandi, si traduce in un atto giuridicamente inesistente, per inidoneità assoluta a raggiungere lo scopo cui è destinato, e come tale non è suscettibile di sanatoria per effetto di successiva comparizione di procuratore munito di regolare mandato (la quale, nel concorso dei prescritti requisiti, può eventualmente integrare un intervento tardivo con valore ex tunc), con l’ulteriore conseguenza che l’opposizione agli atti esecutivi, esperibile dagli interessati per far valere detta inesistenza, non è soggetta al termine perentorio di cinque giorni, ma può essere proposta in qualunque momento durante il corso del processo esecutivo. Cass. 17 dicembre 1984, n. 6603.

 

 

1.3. Accordo tra le parti.

I creditori, ancorché intervenuti tardivamente, non possono essere pregiudicati da eventuali accordi tra il debitore esecutato e il creditore procedente. Essi conservano quindi la facoltà di provocare i singoli atti di esecuzione. Cass. 21 maggio 1977, n. 2126.

 

 

1.4. Mancato intervento.

Nell’espropriazione forzata mobiliare, la vendita forzata a norma dell’art. 586 c.p.c., che è applicabile anche al caso del pegno e del privilegio speciale, comporta la purgazione del bene espropriato dai privilegi, di cui risulta gravato, con la conseguenza che il creditore titolare di un privilegio, che non sia stato avvertito (art. 498 c.p.c.) o non sia intervenuto (art. 499 stesso codice), rimane escluso dai rimedi cosiddetti oppositivi all’esecuzione, non avendo egli conseguito in alcun modo la veste di parte del processo esecutivo, con la conseguenza che allo stesso possono essere riconosciuti soltanto rimedi risarcitori nei confronti del creditore esecutante. Cass. 1º marzo 1994, n. 2023.

 

 

1.5. Controversia in sede di distribuzione.

È ammissibile e tempestivo l’intervento in sostituzione effettuato dal creditor creditoris in pendenza della sospensione del procedimento esecutivo a seguito dell’instaurazione di controversia in sede di distribuzione (nella specie, il procedimento esecutivo era stato sospeso all’udienza fissata per l’approvazione del progetto di distribuzione del ricavato della vendita forzata in conseguenza della proposizione - con deduzione a verbale di udienza - di opposizione da parte della debitrice esecutata). Trib. Rovereto, 19 novembre 1998.

 

In tema di riparto fallimentare, i creditori tardivamente insinuati al passivo conservano le loro ragioni di soddisfacimento integrale sulle somme ancora da ripartire, come risulta dall'inciso "salvi i diritti di prelazione" che figura al comma 1 dell'art. 112 l. fall., e tale salvezza è da intendersi - anche in analogia con il disposto degli art. 528, comma ult., e 566 c.p.c. - nel senso della immediatezza (nella prima ripartizione successiva alla loro ammissione) del recupero e del ristabilimento della condizione di parità con gli altri creditori privilegiati nello stesso grado (nella fattispecie, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che, in sede di reclamo, aveva confermato il decreto del giudice delegato che dichiarava esecutivo il primo piano di riparto parziale successivo all'ammissione di un creditore privilegiato rinviando, per quest'ultimo, al riparto finale il recupero della quota già distribuita in un riparto parziale precedente all'ammissione).

Cassazione civile sez. I  19 settembre 2003 n. 13895  



 
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