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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 529 cod. proc. civile: Istanza di assegnazione o di vendita

Decorso il termine di cui all’articolo 501 (1), il creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono chiedere la distribuzione del danaro e la vendita di tutti gli altri beni (2).

Dei titoli di credito e delle altre cose il cui valore risulta dal listino di borsa o di mercato possono chiedere anche l’assegnazione.

Al ricorso si deve unire il certificato d’iscrizione dei privilegi gravanti sui mobili pignorati (3).


Commento

Assegnazione: [v. 505]; Vendita: [v. 503]; Titolo esecutivo: [474]. Creditore pignorante: è quel soggetto sull’istanza del quale, e dietro esibizione del titolo esecutivo e del precetto, debitamente notificati, l’ufficiale giudiziario dà inizio alla espropriazione mediante il pignoramento. Creditori intervenuti: sono gli eventuali altri creditori che abbiano usufruito dell’iniziativa del creditore procedente per partecipare alla ripartizione del denaro ricavato dal pignoramento [v. 499].

 

(1) Si tratta di 10 giorni che devono trascorrere dal pignoramento, termine abbreviabile ove si debba chiedere la vendita o l’assegnazione di beni deteriorabili.

 

(2) Affinché i creditori intervenuti possano chiedere la distribuzione del denaro o la vendita dei beni pignorati è necessario, inoltre, che siano intervenuti tempestivamente.

 

(3) Oltre al ricorso ed al certificato d’iscrizione dei privilegi gravanti sui beni mobili pignorati, il creditore deve provare di aver notificato a tutti i creditori iscritti l’avviso previsto dall’art. 498. In mancanza il giudice è impossibilitato a disporre la vendita o l’assegnazione.


Giurisprudenza annotata

Istanza di assegnazione o di vendita.

 

 

  1. Aspetti procedurali; 1.1. Nullità del procedimento; 1.2. Termini; 1.3. Assegnazione al creditore-debitore; 2. Provvedimento di assegnazione; 2.1. Impugnazioni; 2.2. Imposta di registro; 2.3. Autoveicoli.

 

 

  1. Aspetti procedurali.

 

 

1.1. Nullità del procedimento.

Il potere conferito dal vigente ordinamento processuale al G.E., al fine di pervenire al soddisfacimento dei creditori procedenti o intervenuti, è un potere di direzione del processo esecutivo. Esso si concreta nel compimento della serie successiva e coordinata degli atti che lo costituiscono, e cioè nel compimento diretto di atti esecutivi e nell’ordine, ad altri impartito, di compimento di atti esecutivi, nonché nel successivo controllo della legittimità ed opportunità degli atti compiuti, con il conseguente esercizio del potere soppressivo e sostitutivo, contenuto nell’ambito e nei limiti segnati dalle norme di rito che disciplinano il processo di esecuzione. Conseguentemente, nell’ipotesi in cui la vendita del compendio pignorato sia viziata da illegittimità, il G.E. può dichiararne la nullità e disporre l’esecuzione di una nuova vendita, stabilendo come prezzo base il valore attribuito dall’ufficiale giudiziario ai beni pignorati nel verbale di pignoramento. Cass. 5 marzo 1973, n. 602.

 

 

1.2. Termini.

In tema di esecuzione forzata mobiliare, l’art. 501 c.p.c., disponendo che l’istanza di vendita dei beni pignorati non può essere proposta se non decorsi dieci giorni dal pignoramento - eccetto che per le cose deteriorabili - fissa un termine dilatorio, allo scopo di permettere al debitore di evitare la vendita o l’assegnazione dei beni (consentendogli di evitare, con il pagamento, la prosecuzione del procedimento esecutivo e la possibilità di chiedere la conversione o la riduzione del pignoramento. Cass. 7 novembre 2002, n. 15630) Pertanto, la sua inosservanza dà luogo a nullità sanabile, che non può essere rilevata d’ufficio, né può essere dedotta oltre l’udienza fissata per l’autorizzazione della vendita; tale udienza ha funzione preclusiva rispetto agli atti compiuti in data anteriore alla stessa, a meno che il debitore non alleghi di non avere ricevuto comunicazione del decreto di fissazione di detta udienza. Cass. 16 gennaio 2003, n. 564.

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 4, 24 e 35 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 538, comma 2, c.p.c., nella parte in cui, ammettendo che la domanda di assegnazione del compendio pignorato sia avanzata dal creditore tra il primo e il secondo tentativo di vendita, implicitamente escluderebbe che la medesima possa essere proposta una volta che il secondo incanto si sia concluso con esito negativo, in quanto l’interpretazione restrittiva, seguita dal giudice a quo, non è l’unica possibile, dal momento che l’indizione di un secondo incanto non impedisce né le successive domande di assegnazione, né l’indizione di un terzo incanto, sulla base dell’esigenza che la procedura di esecuzione abbia comunque una sua conclusione di fronte all’assenza di offerte, sicché deve escludersi l’esistenza di una preclusione ad una istanza di assegnazione dopo il secondo incanto (di procedura mobiliare) deserto, fermo restando che tale richiesta rimane ovviamente sottoposta ai poteri di controllo da parte del giudice in ordine alla valutazione del bene e dell’offerta, essendo a questi rimesso il potere di fissare un terzo incanto anche con diverse formalità di pubblicità. Corte cost. 9 maggio 2003, n. 161.

 

Il termine dilatorio per la presentazione di istanza di assegnazione o vendita del bene pignorato, fissato dall’art. 501 c.p.c. in dieci giorni dal pignoramento, e la cui inosservanza, traducendosi nella carenza (temporanea) del potere del creditore di compiere l’atto, determina invalidità dell’istanza e dei successivi in relazione alla funzione di tutela dell’esecutato, assicurata da dato termine, atti e provvedimenti esecutivi (senza che rilevi la circostanza che il giudice dell’esecuzione abbia fissato la comparizione dopo la scadenza del termine medesimo), è soggetto a sospensione durante il periodo feriale, ai sensi dell’art. 1 della l. 7 ottobre 1969, n. 742, tenuto conto che tale sospensione riguarda tutti i termini processuali, senza distinzione fra quelli acceleratori e quelli dilatori, ed altresì include i termini del processo d’esecuzione, non rientranti fra le eccezioni previste dall’art. 3 della citata legge, in relazione all’art. 92 dell’ordinamento giudiziario (che comprendono il diverso caso dei procedimenti di opposizione all’esecuzione od agli atti esecutivi). Cass. 11 gennaio 1989, n. 68.

 

In relazione alle finalità satisfattive del processo esecutivo, la deteriorabilità delle cose pignorate, che consente, ai sensi dell’art. 501 c.p.c., la loro assegnazione o vendita immediata - con eccezione al criterio, stabilito in via generale, che la relativa istanza non può essere proposta se non siano decorsi dieci giorni dal pignoramento - non va fissata per categorie di beni astrattamente considerati, in via generale, come potenzialmente alterabili, ma deve essere concretamente accertata e, quindi, riconosciuta, tenendo conto, oltre che delle naturali qualità delle cose pignorate, di tutti gli elementi che, nella specifica situazione, possono di fatto incidere sulla relativa conservazione e far perdere alle stesse il loro valore di scambio. (Nella specie, il giudice del merito aveva reputato che il vino, in via di principio, costituisce un bene deteriorabile; la S.C., sulla scorta del principio che precede, ha cassato la relativa pronuncia, rilevando che occorreva valutare le concrete modalità di conservazione, le cure enologiche già praticate al momento del pignoramento, la sistemazione del prodotto in luogo idoneo). Cass. 7 gennaio 1984, n. 133.

 

 

1.3. Assegnazione al creditore-debitore.

Il creditore procedente, che sia a sua volta debitore del suo debitore, avverso il quale abbia promosso l’espropriazione forzata, può essere assegnatario ai sensi dell’art. 553, comma 1, c.p.c., del credito che il suo debitore vanta verso di lui. Pret. Roma, 21 febbraio 1998.

 

 

  1. Provvedimento di assegnazione.

 

 

2.1. Impugnazioni.

Il provvedimento di assegnazione di una somma depositata su un libretto di risparmio - da considerare titolo di credito, e perciò assegnabile ai sensi del comma 2 dell’art. 529 c.p.c. - ha una rilevanza esclusivamente interna al procedimento esecutivo, sì che contro di esso non sono ammessi i rimedi propri del processo di cognizione, né in particolare alcune delle impugnazioni proprie di detto processo, tra cui il ricorso per Cassazione. Cass. 2 agosto 1997, n. 7166.

 

L’ordinanza di rigetto dell’istanza di revoca di un provvedimento di assegnazione disposta dal giudice dell’esecuzione ai sensi del comma 2 dell’art. 529 c.p.c., non avendo il carattere della definitività, non è impugnabile con il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., bensì è soggetta all’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), oppure, ricorrendone i presupposti, all’opposizione in sede di distribuzione del ricavato (art. 512 c.p.c.), ove all’assegnazione si debba attribuire funzione satisfattoria. Cass. 15 febbraio 1996, n. 1164.

 

L’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione, invece di rigettare la relativa istanza, assegna il credito pignorato non è un provvedimento suscettibile di ricorso per Cassazione in base all’art. 111, comma 2, Cost., in quanto ai sensi di tale norma sono impugnabili solo i provvedimenti, i quali, oltre a disporre in ordine a diritti, sono definitivi, cioè non possono essere impugnati in altro modo, condizione che con riguardo al suddetto provvedimento non sussiste, in quanto avverso l’ordinanza di assegnazione, quale provvedimento del processo esecutivo, può essere proposta l’opposizione agli atti esecutivi. (Nella specie era stato proposto ricorso per Cassazione avverso un’ordinanza di assegnazione, deducendosi come motivo di ricorso che il pretore avrebbe dovuto - come giudice dell’esecuzione ed indipendentemente dalla decisione sull’opposizione all’esecuzione, di cui era stato pure in precedenza investito e nell’ambito della quale aveva rigettato l’istanza di sospensione dell’esecuzione - rilevare che il credito non era assistito da titolo esecutivo e conseguentemente rigettare l’istanza di assegnazione: la S.C. ha osservato che il suddetto motivo era deducibile con l’opposizione agli atti esecutivi). Cass. 22 giugno 1999, n. 6331.

 

 

2.2. Imposta di registro.

In tema di imposta di registro, con riguardo agli atti dell’autorità giudiziaria, l’ordinanza, prevista dagli artt. 552 e 529 c.p.c., con la quale il giudice dell’esecuzione assegna ai creditori esecutanti cose possedute da un terzo è teoricamente assoggettabile all’imposta, ai sensi dell’art. 8 della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131, se definisce, anche parzialmente, il giudizio, ed è sussumibile nell’ipotesi di registrazione a tassa fissa di cui alla lettera d). Ciò in quanto un provvedimento siffatto non contiene alcuna condanna al pagamento di somme né alla consegna della merce (ipotesi di cui alla lettera b) dell’art. 8), essendo finalizzata - quali che siano gli incidenti procedurali che lo stesso giudice dell’esecuzione abbia dovuto risolvere - alla mera attuazione di un titolo esecutivo, secondo un piano di riparto concordato; e poiché quella di registro è un’imposta d’atto - sicché in caso di provvedimenti plurimi dell’autorità giudiziaria ciascuno ha una propria ed autonoma veste e fine impositivo, non rilevando il fatto che tutti si riferiscano al medesimo oggetto e alle stesse parti - deve aversi riguardo al contenuto del solo provvedimento, e cioè dell’ordinanza di assegnazione, della cui registrazione si tratta, il quale non risolve contestazioni fra i creditori. Né, infine, l’assegnazione, (una sorta di datio in solutum), nello schema processuale limitato dell’esecuzione mobiliare, costituisce la conseguenza della condanna che pone termine, decidendola, ad una controversia sulla proprietà dei beni, sicché non rientra nella previsione della lett. b) dell’art. 8. Cass. trib., 20 aprile 2007, n. 9400.

 

In tema di imposta di registro, fra gli atti dell’autorità giudiziaria assoggettati all’imposta proporzionale, ai sensi dell’art. 37, D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, e dell’art. 8, comma 1, lett. a), della tariffa, parte prima, ad esso allegata, sono compresi «i provvedimenti di aggiudicazione e quelli di assegnazione», intendendo il legislatore riferirsi, con l’espressione «provvedimento di assegnazione», all’istituto previsto in via generale dall’art. 505, e più in particolare dagli artt. 529, 539, 552 ss., e 588 c.p.c., ponendo così sullo stesso piano dei provvedimenti decisori, ai fini tributari, tali atti del processo di esecuzione, in ragione del loro particolare connotato, consistente nell’effetto traslativo di uno specifico e determinato bene che con essi si realizza. Cass. trib., 29 luglio 2005, n. 16022.

 

 

2.3. Autoveicoli.

Poiché il mercato di autoveicoli consta di un vero e proprio listino di mercato, tanto che i prezzi medi di compravendita di autovetture usate sono pubblicati su varie riviste, il creditore procedente può chiedere, in alternativa alla vendita (che nel caso deve necessariamente seguire le regole dettate dagli art. 534 e ss. c.p.c.), l’assegnazione dell’autovettura pignorata senza dover prima attendere l’esito negativo dell’incanto. Trib. Ascoli Piceno, 13 aprile 2008.



 
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