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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 530 cod. proc. civile: Provvedimento per l’assegnazione o per l’autorizzazione della vendita

Sull’istanza di cui all’articolo precedente il giudice dell’esecuzione fissa l’udienza per l’audizione delle parti (1) .

 

All’udienza le parti possono fare osservazioni circa l’assegnazione e circa il tempo e le modalità della vendita, e debbono proporre, a pena di decadenza, le opposizioni agli atti esecutivi, se non sono già decadute dal diritto di proporle (2) .

 

Se non vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge l’accordo delle parti comparse, il giudice dell’esecuzione dispone con ordinanza l’assegnazione o la vendita (3).

 

Se vi sono opposizioni il giudice dell’esecuzione le decide con sentenza e dispone con ordinanza l’assegnazione o la vendita.

 

Qualora ricorra l’ipotesi prevista dal secondo comma dell’articolo 525, e non siano intervenuti creditori fino alla presentazione del ricorso, il giudice dell’esecuzione provvederà con decreto per l’assegnazione o la vendita; altrimenti provvederà a norma dei commi precedenti, ma saranno sentiti soltanto i creditori intervenuti nel termine previsto dal secondo comma dell’articolo 525.

 

Il giudice dell’esecuzione stabilisce che il versamento della cauzione, la presentazione delle offerte, lo svolgimento della gara tra gli offerenti, ai sensi dell’articolo 532, nonché il pagamento del prezzo, siano effettuati con modalità telematiche, salvo che le stesse siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura.

 

In ogni caso il giudice dell’esecuzione puo’ disporre che sia effettuata la pubblicita’ prevista dall’articolo 490, secondo comma, almeno dieci giorni prima della scadenza del termine per la presentazione delle offerte o della data dell’incanto. Il giudice dispone che sia sempre effettuata la pubblicita’ prevista dall’articolo 490, primo comma, nel rispetto del termine di cui al periodo precedente.

 

Fuori dell’ipotesi prevista dal secondo comma dell’articolo 525, il giudice dell’esecuzione puo’ disporre che il versamento del prezzo abbia luogo ratealmente ed entro un termine non superiore a dodici mesi; si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 569, terzo comma, terzo periodo, 574, primo comma, secondo periodo, e 587, primo comma, secondo periodo.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]. Opposizione agli atti esecutivi: [v. Libro III, Titolo V]. Parti: in tal caso si intendono oltre al creditore procedente, i creditori intervenuti tempestivamente ed il debitore. Decadenza: nel campo processuale produce la perdita del potere di compiere un determinato atto processuale o, più in generale, la perdita di un diritto o di una facoltà, causata dal mancato compimento dell’atto ovvero dal mancato esercizio del diritto o della facoltà nel termine previsto dalla legge. Ordinanza: è il provvedimento che il giudice emana nel corso del procedimento per regolarne lo svolgimento [v. 134]. Decreto: è un provvedimento con il quale si svolge normalmente un’attività del processo o vari atti di esso (ad esempio è (—) quello che abbrevia i termini di comparizione) [v. 135].

 

(1) È importante rilevare il significato che assume questa udienza per i creditori: infatti essa segna il momento preclusivo per l’intervento tempestivo e costituisce, inoltre, il termine ultimo entro il quale, a pena di decadenza, devono essere fatte valere le opposizioni agli atti esecutivi.

 

(2) Tale decadenza non può sanare le nullità insanabili o quelle rilevabili d’ufficio né tantomeno le nullità del procedimento di vendita.

 

(3) La disposizione distingue tra opposizioni in senso atecnico, cioè semplici manifestazioni di dissenso, che è possibile superare con l’accordo delle parti, e opposizioni in senso stretto, che introducono autonomi giudizi di cognizione


Giurisprudenza annotata

Provvedimento per l’assegnazione o per l’autorizzazione della vendita.

 

 

  1. Procedimento; 1.1. Natura; 1.2. Presenza delle parti; 1.3. Convocazione delle parti e udienza di audizione; 1.4. Mancata comparizione delle parti; 1.4.1. Vizi ed opposizioni; 1.4.2. Cose deteriorabili; 1.5. Pignoramento presso terzi; 2. Vizi della procedura; 2.1. Nullità e atti presupposti; 2.2. Inesistenza del provvedimento di assegnazione; 2.3. Deposito del verbale di pignoramento; 3. Opposizioni; 3.1. Ricorso per Cassazione; 3.2. Ricorso ex art. 617; 3.3. Preclusioni; 3.4. Termini; 3.5. Regolamento di competenza e di giurisdizione; 3.6. Opposizione all’ordinanza di vendita; 3.7. Opposizione all’ordinanza di assegnazione.

 

 

  1. Procedimento.

 

 

1.1. Natura.

Il procedimento esecutivo è strutturato come una successione di subprocedimenti, ossia di fasi autonome, strumentalmente propedeutiche a distinti provvedimenti successivi, ciascuno dei quali è immediatamente e direttamente impugnabile solo se è attualmente configurabile un interesse reale alla rimozione degli effetti del medesimo. (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata, affermando che l’ordinanza impugnabile era - contrariamente a quanto ritenuto dal giudice del merito - non già quella fissata dal G.E. per la comparizione delle parti per pronunciarsi sull’istanza di assegnazione del bene proposta, bensì quella successiva di accoglimento di detta istanza, provvedimento quest’ultimo, a differenza del primo, lesivo degli interessi della ricorrente). Cass. 20 giugno 2008, n. 16799.

 

 

1.2. Presenza delle parti.

Alle udienze fissate per la vendita del bene pignorato è indispensabile la presenza di un soggetto legittimato a promuovere gli atti del processo esecutivo, e, quindi, del creditore procedente o di un creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, trovando applicazione, in caso contrario, le disposizioni dell’art. 631 c.p.c. sulla mancata comparizione delle parti. Cass. 4 settembre 1985, n. 4612.

 

 

1.3. Convocazione delle parti e udienza di audizione.

In base al coordinamento fra il nuovo testo dell’art. 525, comma 3, c.p.c., come modificato dalla l. 26 novembre 1990, n. 353, applicabile ai giudizi pendenti al 1º gennaio 1993, e la disposizione di cui al comma ultimo del successivo art. 530 stesso codice, nel caso di pignoramento di beni, o di deposito di somme da parte del debitore, al fine di evitare il pignoramento, di valore non superiore a lire dieci milioni, in assenza di creditori intervenienti, il pretore provvede alla vendita o all’assegnazione con decreto, senza dover fissare apposita udienza per l’audizione delle parti, a norma del comma 1 del cit. art. 530 c.p.c. Peraltro, qualora, pur in assenza delle indicate condizioni di esonero dalla necessità di fissare tale udienza, vengano disposte l’assegnazione o la vendita senza l’audizione del debitore esecutato, detta omissione non ha carattere determinante, onde il debitore non può insorgere contro tali atti esecutivi deducendo, quale unico vizio degli stessi, la propria mancata convocazione. Cass. 30 luglio 1997, n. 7109.

 

In tema di espropriazione forzata, la mancanza dell’avvertimento di cui all’art. 492, comma 3, c.p.c. non determina la nullità dell’atto di pignoramento, in quanto l’interesse del debitore a venire informato delle modalità e del termine per avanzare un’utile istanza di conversione può essere soddisfatto altrimenti nel corso della procedura esecutiva, purché prima che venga disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli art. 530, 552 e 569 c.p.c. In mancanza, il provvedimento che tale vendita o assegnazione disponga è opponibile ai sensi e nei termini dell’art. 617 c.p.c. Cass. 23 marzo 2011, n. 6662.

 

 

1.4. Mancata comparizione delle parti.

 

 

1.4.1. Vizi ed opposizioni.

Il processo esecutivo ha carattere tipicamente unilaterale e, quindi, la convocazione delle parti, che nel processo medesimo venga disposta dal giudice, quando la ritenga necessaria o quando la legge la prescriva, avviene non per costituire un formale contraddittorio ma soltanto per il migliore esercizio della potestà ordinatoria, affidata al giudice stesso. Pertanto, qualora il giudice della esecuzione non disponga la comparizione del debitore, nei casi previsti dalla legge, ovvero non venga portato a conoscenza del debitore stesso il decreto con il quale sia stata fissata l’udienza per la sua comparizione, non si verifica una violazione del principio del contraddittorio, deducibile in ogni momento della procedura; detta omissione può soltanto riflettersi sul successivo atto esecutivo, contro il quale il debitore, ove lo ritenga viziato, ma non per il solo fatto dell’omessa sua audizione, può insorgere esclusivamente con opposizione agli atti esecutivi, nei modi e nel termine di cui all’art. 617 c.p.c. Cass. 24 luglio 1993, n. 8293.

 

Nel procedimento esecutivo contro il terzo proprietario (nella specie, datore di ipoteca) si applicano a queste tutte le disposizioni relative al debitore - tranne il divieto di cui all’art. 579, comma 1 - ed il terzo, ai sensi del comma 2 dell’art. 604 c.p.c., deve essere pertanto sentito tutte le volte in cui deve essere sentito il debitore e, come il debitore, deve essere perciò, convocato anche nell’udienza fissata dal giudice della esecuzione per l’autorizzazione alla vendita dell’immobile (art. 569 c.p.c.); ma, poiché il processo esecutivo non è caratterizzato dal principio del contraddittorio, l’omessa audizione del terzo datore (o del debitore) non è, di per sé, causa di nullità del procedimento ed, essendo solo strumentale per il migliore esercizio della potestà ordinatoria del giudice, può essere, perciò, dedotta solo con l’opposizione agli atti esecutivi contro l’ordinanza di vendita (art. 617 c.p.c.) nei casi in cui essa abbia influito, viziandolo. Cass. 22 novembre 1994, n. 9885.

 

 

1.4.2. Cose deteriorabili.

Nel prevedere la possibilità di disporre la vendita immediata delle cose deteriorabili senza l’osservanza del termine dilatorio di dieci giorni dal pignoramento, l’art. 501 c.p.c. attribuisce al giudice dell’esecuzione anche il potere di provvedere con decreto, senza previa fissazione dell’udienza di comparizione delle parti prevista dall’art. 530 c.p.c., perché l’immediatezza consentita dalla norma si riferisce non solo al termine della stessa indicato ma a tutta la procedura di vendita, resa necessaria dalla deteriorabilità della cosa. Cass. 27 dicembre 1991, n. 13922.

 

 

1.5. Pignoramento presso terzi.

Nell’espropriazione presso terzi non è contemplata e non deve quindi essere disposta una apposita udienza per l’audizione delle parti, prevista per l’espropriazione mobiliare e per quella immobiliare, rispettivamente dagli articoli 530 e 569 c.p.c., giacché nell’espropriazione presso terzi la sede nella quale le parti si incontrano per definire le rispettive posizioni è l’udienza destinata alla dichiarazione da parte del terzo ex art. 547 stesso codice. Cass. 4 aprile 1997, n. 2926.

 

 

  1. Vizi della procedura.

 

 

2.1. Nullità e atti presupposti.

Il processo d’espropriazione forzata s’articola in una pluralità di fasi, ciascuna delle quali si chiude con un atto esecutivo, rispetto al quale gli atti precedenti della medesima hanno funzione preparatoria. La fase della vendita (che inizia dopo l’ordinanza con cui si stabiliscono le modalità e la data della vendita forzata e si conclude con il provvedimento di trasferimento coattivo del bene che segue l’aggiudicazione) comprende atti preparatori oltre l’ordinanza stessa (quali le forme di pubblicità legale e quella aggiuntiva disposta dal giudice, l’assenso dei creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione, le modalità previste dalla legge per il versamento del prezzo) la cui mancanza o irregolarità vizia di nullità lo stesso atto che si pretende di trasferimento, con conseguente inapplicabilità della disposizione di cui all’art. 2929 c.c. (secondo la quale la nullità degli atti esecutivi precedenti alla vendita non ha effetto riguardo all’aggiudicatario, salvo il caso di collusione con il creditore procedente). Ciò perché, in tal caso, la nullità degli atti presupposti si riverbera sul preteso atto di trasferimento ed è opponibile all’aggiudicatario. Sicché, la preclusione nei confronti dell’aggiudicatario delle eccezioni di nullità del processo esecutivo opera solo quando la vendita, come atto finale del processo esecutivo, sussista e sia esente da vizi formali, sia che si tratti di vizi che direttamente la concernino, sia che si tratti di vizi che riguardino gli atti presupposti. (Nella specie la S.C., nell’affermare che il suindicato principio trova applicazione anche in tema di assegnazione e vendita di crediti nell’espropriazione presso terzi, ha escluso che potessero concretare la nullità ex art. 2929 c.c. la dedotta nullità della notifica dell’atto di precetto e dell’atto di pignoramento presso terzi conseguente a notifica - asseritamente - nulla, affermando che tali atti non fanno parte della fase destinata a chiudersi con l’assegnazione del credito bensì di una fase precedente, sicché non possono considerarsi atti presupposti rispetto alla detta assegnazione). Cass. 10 gennaio 2003, n. 193; conforme Cass. 1º settembre 1999, n. 9212.

 

Attesa la natura e la funzione dei singoli atti di ciascuna delle fasi del processo esecutivo per espropriazione forzata, la nullità di un atto preliminare necessario si traduce in vizio di legittimità dell’atto successivo che è il vero e proprio atto esecutivo. Pertanto l’opposizione ex art. 617 c.p.c. può essere proposta contro quest’ultimo atto, sebbene sia diretta a dedurre una nullità soltanto derivata, nel termine di decadenza dall’atto esecutivo anzidetto e non già da quello precedente, che ne costituisce il presupposto. (Nella specie, relativa ad espropriazione mobiliare presso il debitore, la Suprema Corte ha considerato tempestiva l’opposizione all’autorizzazione alla vendita per la nullità della relativa istanza (in quanto sottoscritta dal legale sfornito di procura) proposta nell’udienza di autorizzazione, tenuta dopo il decorso di cinque giorni dalla presentazione dell’istanza). Cass. 29 novembre 1985, n. 5926.

 

 

2.2. Inesistenza del provvedimento di assegnazione.

L’inesistenza giuridica del provvedimento di assegnazione emesso nel corso del procedimento esecutivo - la quale, a differenza della semplice nullità, è deducibile anche dopo la scadenza del termine di cinque giorni fissato dall’art. 617 c.p.c. - ricorre allorché l’atto sia strutturato in modo da non presentare alcuna rispondenza con il modello normativo (artt. 507, 508, 530 e 590 c.p.c.), ed è, pertanto da escludere nel caso in cui, nonostante la configurabilità di determinate violazioni di legge, sussistano la potestas decidendi dell’organo che ha emesso il provvedimento e la manifestazione di volontà diretta a fargli conseguire gli effetti propri della fattispecie legale. Cass. 5 novembre 1981, n. 5845.

 

 

2.3. Deposito del verbale di pignoramento.

L’inosservanza da parte dell’Ufficiale giudiziario del termine per il deposito del verbale di pignoramento e del titolo esecutivo non incide sulla validità del pignoramento ma comporta l’impossibilità di provvedere sull’istanza di vendita; tale inosservanza, che si riflette sugli atti successivi, può essere fatta valere con l’opposizione agli atti esecutivi nel termine di cinque giorni dalla notifica dell’ordinanza di fissazione dell’udienza di comparizione delle parti innanzi al giudice dell’esecuzione. Cass. 13 ottobre 2003, n. 15278.

 

 

  1. Opposizioni.

 

 

3.1. Ricorso per Cassazione.

 

 

Qualora il giudice dell’esecuzione, in sede di vendita del compendio pignorato, dichiari con ordinanza la nullità di un precedente esperimento d’asta, e ne disponga contestualmente la rinnovazione, l’esperibilità del ricorso per Cassazione avverso detta declaratoria di nullità (avente natura sostanziale di sentenza) resta preclusa dopo il decorso del termine di cui all’art. 617 c.p.c., senza che sia stata proposta opposizione avverso detto ordine di rinnovazione (integrante atto del processo esecutivo), atteso che la sopravvenuta inopponibilità dell’ordine medesimo ne rende definitivamente incontestabili i presupposti. Cass. 24 marzo 1982, n. 1878.

 

L’ordinanza di rigetto dell’istanza di revoca di un provvedimento di assegnazione disposta dal giudice dell’esecuzione ai sensi del comma 2 dell’art. 529 c.p.c., non avendo il carattere della definitività, non è impugnabile con il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., bensì è soggetta all’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), oppure, ricorrendone i presupposti, all’opposizione in sede di distribuzione del ricavato (art. 512 c.p.c.), ove all’assegnazione si debba attribuire funzione satisfattoria. Cass. 15 febbraio 1996, n. 1164.

 

 

3.2. Ricorso ex art. 617.

Nella fase processuale di autorizzazione alla vendita che si chiude con l’ordinanza che dispone la vendita dei beni pignorati stabilendone le modalità, soltanto detta ordinanza ha natura di atto esecutivo, impugnabile con l’opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c., non anche i precedenti atti preliminari o preparatori, la cui mancanza od irregolarità rileva nella misura in cui influisce sul finale atto esecutivo, viziandolo. Pertanto, non può impugnarsi l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione ha disposto la vendita dei beni mobili pignorati, ove venga denunciata la mancata comunicazione al debitore del decreto di fissazione dell’udienza di cui all’art. 530 c.p.c. (e la conseguente mancata comparizione del debitore medesimo a detta udienza), trattandosi di omissione che non importa (di per sé) un vizio dell’ordinanza di vendita, in mancanza della deduzione di elementi concreti idonei a suffragare una fattispecie reale, giustificatrice dell’interesse del debitore stesso all’opposizione per non essere stato sentito. Cass. 13 febbraio 1988, n. 1550.

 

 

3.3. Preclusioni.

Nel procedimento di vendita con incanto, l’aggiudicazione del bene posto in vendita a soggetti che hanno offerto un prezzo di acquisto inferiore al valore dell’aggiudicazione si traduce in un vizio del provvedimento di aggiudicazione, in quanto atto finale di attività procedimentalizzata, che deve essere fatto valere con il rimedio della opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., nei termini ivi indicati. Deve, infatti, escludersi che detto vizio produca la inesistenza giuridica del provvedimento in esame, con la conseguente possibilità di esperire un’azione di nullità dello stesso indipendentemente dal decorso del termine di cui al citato art. 617 c.p.c. Ed infatti, quanto alla ipotizzabilità di una nullità insanabile, nel senso di nullità che sfugga ai limiti della disciplina delle doglianze di rito, occorre distinguere tra atti che precedono le udienze sulle istanza di assegnazione o vendita ex art. 530 (nella espropriazione mobiliare) o 569 (nella espropriazione immobiliare) c.p.c., in relazione ai quali il provvedimento che autorizza la vendita funge da preclusione alla proposizione della opposizione agli atti esecutivi; ed atti che seguono dette udienze, per i quali, quando si tratti di atti dal cui compimento dipende l’esercizio del potere del giudice dell’esecuzione di emettere l’atto successivo, può parlarsi di atti procedimentali veri e propri, con conseguente possibilità di propagazione del vizio dell’atto precedente a quello successivo. Peraltro, anche per tali atti, deve essere richiamato il principio dell’art. 2929 c.c., in base al quale la nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita o l’assegnazione non ha effetto nei confronti degli acquirenti o degli assegnatari; sicché deve concludersi che, una volta chiuso il processo esecutivo senza che il vizio sia stato denunziato, questo non può più essere riproposto. Cass. 14 febbraio 2000, n. 1639.

 

 

3.4. Termini.

Il termine per proporre opposizione agli atti esecutivi avverso i provvedimenti emessi dal giudice nell’udienza fissata ex art. 569 c.p.c., qualora il debitore sia stato posto in condizione di comparire, decorre dalla data di essi e non da quella di effettiva conoscenza, atteso che il debitore che ha ricevuto l’avviso di comparizione, pur non avendo l’obbligo di comparire, ha tuttavia l’onere di essere presente onde svolgere tutte le attività idonee alla tutela delle proprie ragioni, dovendo altrimenti imputare a sé stesso, secondo il principio generale di cui all’art. 176 c.p.c., ogni pregiudizievole conseguenza derivante dalla mancata conoscenza dei provvedimenti adottati in udienza. Cass. 22 febbraio 2006, n. 3950.

 

Nell’espropriazione mobiliare presso il debitore la tempestività dell’opposizione da questi proposta, a norma dell’art. 617, comma 2, c.p.c., all’ordinanza di vendita o di assegnazione dei beni pignorati va verificata con riferimento esclusivo alla data di detta ordinanza, risultando, per contro irrilevante al riguardo il decreto con cui il pretore, a seguito dell’istanza di vendita, fissa l’udienza per la comparizione delle parti, a norma dell’art. 530, comma 1, stesso codice, trattandosi di atto prodromico insuscettibile di opposizione, e non assumendo rilievo la previsione del comma 2 del cit. articolo circa la proposizione in detta udienza delle opposizioni agli atti esecutivi, che concerne solo gli atti già compiuti e non può quindi riguardare l’ordinanza di vendita, non ancora emessa. Pertanto, il termine per l’opposizione all’ordinanza, con la quale venga disposta la vendita forzata, decorre esclusivamente dalla conoscenza dell’ordinanza stessa. Cass. 18 luglio 1997, n. 6637.

 

Nel porre l’esigenza che nell’udienza fissata dal giudice dell’esecuzione per l’assegnazione o l’autorizzazione alla vendita del bene pignorato siano proposte le opposizioni ai precedenti atti esecutivi, il comma 2 dell’art. 530 c.p.c. si riferisce solo alle opposizioni per le quali non sia ancora intervenuta decadenza e non anche a quelle che avrebbero dovuto essere proposte precedentemente, nel termine di decadenza fissato dall’art. 617 c.p.c.; conseguentemente, nell’udienza predetta non può essere fatta valere, con opposizione agli atti esecutivi, l’inosservanza del termine di deposito dell’atto di pignoramento, fissato dall’art. 518 c.p.c., se sia decorso il termine di cinque giorni dalla conoscenza del tardivo deposito. Cass. 2 giugno 1992, n. 6675.

 

 

3.5. Regolamento di competenza e di giurisdizione.

Il provvedimento di rigetto dell’istanza di rinvio dell’udienza per l’autorizzazione alla vendita forzata, in vista di successiva riunione del procedimento esecutivo ad altri pendenti davanti lo stesso giudice, costituisce un atto ordinatorio che non implica decisione alcuna sulla competenza ed è, pertanto, insuscettibile di impugnazione con l’istanza di regolamento di competenza. Cass. 23 giugno 1995, n. 7128.

 

I provvedimenti del giudice dell’esecuzione adottati con la forma del decreto o dell’ordinanza sono insuscettibili di impugnazione quando siano destinati soltanto a risolvere difficoltà di ordine materiale insorte nel corso dell’esecuzione. Qualora, invece, detto giudice affronti anche per implicito una questione di competenza, il relativo provvedimento, qualunque sia la forma in cui sia stato adottato, può essere impugnato con il regolamento di competenza, presentando un vero e proprio contenuto decisorio (nella specie, la S.C. ha dichiarato ammissibile il regolamento di competenza contro l’ordinanza con la quale il pretore, giudice dell’esecuzione, aveva accolto l’istanza del creditore procedente di assegnazione delle somme pignorate, malgrado l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dal debitore esecutato). Cass. 20 novembre 1995, n. 12016.

 

Il regolamento preventivo di giurisdizione è esperibile anche in relazione a procedimento esecutivo, il quale comporta l’esercizio di poteri di natura giurisdizionale, e non trova ostacolo, nel caso di espropriazione forzata (mobiliare od immobiliare), nella circostanza che sia stata già emessa l’ordinanza di vendita, poiché tale provvedimento non ha consistenza decisoria nel merito dell’azione esecutiva, né definisce il processo esecutivo. Cass., Sez. Un., 27 giugno 1986, n. 4282.

 

 

3.6. Opposizione all’ordinanza di vendita.

L’opposizione agli atti esecutivi motivata dalla perdita di efficacia del pignoramento per mancato rispetto del termine di cui all’art. 497 c.p.c. può essere proposta avverso l’ordinanza di vendita, avendo tale ordinanza natura di atto esecutivo. Cass. 18 luglio 1997, n. 6637.

 

Qualora il debitore esecutato insorga avverso l’ordinanza di vendita dei beni pignorati, per denunciarne l’illegittimità sotto il profilo del mancato riscontro da parte del giudice dell’esecuzione della sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, la relativa domanda configura opposizione all’esecuzione, a norma dell’art. 615 c.p.c., in quanto non investe la validità e regolarità del suddetto atto del processo esecutivo, ma il diritto del creditore di procedere esecutivamente. Cass. 15 settembre 1986, n. 5598.

 

 

3.7. Opposizione all’ordinanza di assegnazione.

Il ricorso in Cassazione avverso l’ordinanza di assegnazione - o di revoca di essa - del credito, emessa dal giudice dell’esecuzione (art. 530 c.p.c.) è comunque inammissibile, perché se si ritiene tale provvedimento di natura decisoria, esso è appellabile; se invece si ritiene di natura ordinatoria, è opponibile ai sensi dell’art. 617 c.p.c. Cass. 29 settembre 1997, n. 9541.

 

Il provvedimento di assegnazione di una somma depositata su un libretto di risparmio - da considerare titolo di credito, e perciò assegnabile ai sensi del comma 2 dell’art. 529 c.p.c. - ha una rilevanza esclusivamente interna al procedimento esecutivo, sì che contro di esso non sono ammessi i rimedi propri del processo di cognizione, né in particolare alcune delle impugnazioni proprie di detto processo, tra cui il ricorso per Cassazione. Cass. 2 agosto 1997, n. 7166.



 
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