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Codice proc. civile agg.  al  4 Lug 2016
 
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Art. 532 cod. proc. civile: Vendita a mezzo di commissionario

Il giudice dell’esecuzione dispone la vendita senza incanto o tramite commissionario dei beni pignorati. Le cose pignorate devono essere affidate all’istituto vendite giudiziarie, ovvero, con provvedimento motivato, ad altro soggetto specializzato nel settore di competenza iscritto nell’elenco di cui all’articolo 169-sexies delle disposizioni per l’attuazione del presente codice, affinche’ proceda alla vendita in qualita’ di commissionario.

Nello stesso provvedimento di cui al primo comma il giudice, dopo avere sentito, se necessario, uno stimatore dotato di specifica preparazione tecnica e commerciale in relazione alla peculiarita’ del bene stesso (1), fissa il prezzo minimo della vendita e l’importo globale fino al raggiungimento del quale la vendita deve essere eseguita, e puo’ imporre al commissionario una cauzione (2). Il giudice fissa altresi’ il numero complessivo, non superiore a tre, degli esperimenti di vendita, i criteri per determinare i relativi ribassi, le modalita’ di deposito della somma ricavata dalla vendita e il termine finale non superiore a sei mesi, alla cui scadenza il soggetto incaricato della vendita
deve restituire gli atti in cancelleria. Quando gli atti sono restituiti a norma del periodo precedente, il giudice, se non vi sono istanze a norma dell’articolo 540-bis, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo, anche quando non sussistono i presupposti di cui all’articolo 164-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice.(1)
Se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di mercato, la vendita non puo’ essere fatta a prezzo inferiore al minimo ivi segnato.

 

 

(1) Comma così modificato dal D.L. 3 maggio 2016, n. 59;

 

 


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Vendita senza incanto: [v. 503]; Istituto vendite giudiziarie: [v. 520]; Stimatore: [v. 535]; Cauzione: [v. 478]. Commissionario: è un ausiliario del giudice e, di norma, può essere un agente di borsa, un mediatore iscritto negli appositi albi o un istituto autorizzato alle operazioni di borsa, o comunque un professionista qualificato. Per quanto non previsto dagli articoli in oggetto, restano applicabili gli artt. 1731 e ss. c.c. sul contratto di commissione.

 

(1) Si precisano le qualifiche peculiari che lo stimatore deve possedere per poter agire come ausiliario del giudice.

 

(2) Nel caso in cui il commissionario venda un bene ad un prezzo inferiore a quello fissato dal giudice dell’esecuzione, quest’ultimo può ordinare al commissionario il pagamento della differenza di prezzo; così come può ordinargli (proprio in previsione del verificarsi di una simile circostanza) di prestare idonea cauzione all’atto della nomina.


Giurisprudenza annotata

Vendita a mezzo di commissionario.

 

 

  1. Commissionario; 1.1. Vendita attraverso commissionario nel fallimento; 1.2. Responsabilità del commissionario; 1.3. Estinzione del processo di esecuzione; 1.4. Decreto di liquidazione; 2. Istituto Vendite Giudiziarie; 2.1. Provvedimento di liquidazione del compenso; 2.1.1. Determinazione; 2.1.2. Impugnazione; 2.2. Revoca dell’autorizzazione a gestire un I.V.G.

 

 

  1. Commissionario.

 

 

1.1. Vendita attraverso commissionario nel fallimento.

In virtù del combinato disposto degli artt. 105 e 106, l. fall. è legittima la vendita mobiliare a mezzo commissionario con o senza incanto in quanto dal capoverso dell’art. 533 c.p.c. non si evincono elementi testuali che limitano all’una o all’altra forma tale modalità di vendita mentre l’art. 532 c.p.c. non pone particolari limitazioni nella scelta del commissionario. Pertanto quindi l’incarico può essere affidato non solo agli istituti di vendite giudiziarie autorizzati con decreto del Ministro di grazia e giustizia ex art. 159, disp. att. c.p.c., ma a qualunque soggetto che il giudice reputi idoneo alla mansione tenuto conto della natura dei beni e della professionalità acquisita dall’incaricato nello specifico settore merceologico di appartenenza delle cose vendute. La vendita all’incanto a mezzo commissionario non è soggetta al termine di cui al comma 2 dell’art. 533 c.p.c. e quindi può essere compiuta indipendentemente dalla decorrenza dei trenta giorni dall’adozione del provvedimento di autorizzazione. Il commissionario è tenuto a vendere per contanti e a documentare le operazioni di vendita mediante certificato, fattura o fissato bollato in doppio esemplare. Trib. Roma, 18 aprile 1998.

 

 

1.2. Responsabilità del commissionario.

In tema di espropriazione mobiliare, il commissionario a mezzo del quale sia stata disposta la vendita dei beni pignorati, ex art. 532 c.p.c., è responsabile dei danni subiti dal creditore qualora abbia proceduto alla vendita nonostante la successiva pronuncia, da parte del giudice dell’esecuzione, di un provvedimento di assegnazione dei beni al detto creditore, realizzandosi, in tal caso, una fattispecie di responsabilità per fatto colposo proprio dell’istituto, in forza della quale non assume rilievo la esistenza, o meno, di una formale comunicazione, da parte dalla cancelleria del giudice dell’esecuzione, della disposta assegnazione. Cass. 14 novembre 1997, n. 11264.

 

L’Istituto Vendite Giudiziarie cui gli organi fallimentari abbiano affidato la vendita di beni facenti parte del compendio fallimentare assume la veste di commissionario, direttamente obbligato nei confronti dell’acquirente anche se il contratto coinvolga interessi propri del solo mandante e l’altro contraente non ignori l’esistenza di quest’ultimo. Trib. Mantova, 6 aprile 2006.

 

 

1.3. Estinzione del processo di esecuzione.

Rientra nella nozione di atto pubblico e non di semplice certificazione amministrativa la comunicazione scritta che il cancelliere, in tema di vendita a mezzo commissionario nel procedimento di esecuzione mobiliare ai sensi dell’art. 532 c.p.c. fa al commissionario dell’avvenuta estinzione del processo di esecuzione e della consequenziale disposta riconsegna dei mobili al debitore. Cass. pen., 15 aprile 1983.

 

 

1.4. Decreto di liquidazione.

In tema di vendita a mezzo di commissionario, poiché il relativo decreto di liquidazione non ha natura contenziosa e viene emesso non in contraddittorio delle parti, alla eventuale dichiarazione di incompetenza del giudice adito non segue la fissazione del termine per la riassunzione del giudizio dinanzi al giudice dichiarato competente, al quale l’interessato può rivolgersi con una semplice istanza. Giudice pace Bari, 25 luglio 1998.

 

 

  1. Istituto Vendite Giudiziarie.

 

 

2.1. Provvedimento di liquidazione del compenso.

 

 

2.1.1. Determinazione.

Il compenso dovuto all’istituto per le vendite giudiziarie autorizzato all’incanto ed all’amministrazione dei beni mobili pignorati (artt. 534 c.p.c. e 159 disp. att. c.p.c.) nel caso di vendita di quote di società deve essere determinato applicando, per analogia, la disposizione del comma 8 dell’art. 31 del D.M. 20 giugno 1960 che, per la vendita o l’assegnazione dei titoli, nella cui categoria giuridica (art. 1992 c.c.) non sono riconducibili le quote di società, fa riferimento alla normale provvigione bancaria, ricorrendo, per la vendita delle quote di società la medesima ratio che ha suggerito il criterio di liquidazione del compenso per la vendita dei titoli, che, a differenza degli altri beni, per i quali il citato art. 31 ha previsto un compenso proporzionale al ricavato della vendita, sono, come le quote di società, privi di una specifica materialità che comporti (o possa comportare) trasporto, ingombro o custodia, e sono trasferibili con forme e modalità analoghe a quelle necessarie per l’alienazione delle quote di società. Cass. 22 febbraio 1995, n. 1956.

 

L'Istituto vendite giudiziarie cui gli organi fallimentari abbiano affidato la vendita di beni facenti parte del compendio fallimentare assume la veste di commissionario, direttamente obbligato nei confronti dell'acquirente anche se il contratto coinvolga interessi propri del solo mandante e l'altro contraente non ignori l'esistenza di quest'ultimo.

Tribunale Mantova  06 aprile 2006

 

 

2.1.2. Impugnazione.

Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione approva o riduce il compenso all’Istituto vendite giudiziarie, stabilito dal Ministro della giustizia (D.M. 11 febbraio 1997, n. 109 vigente) a norma del comma 3 dell’art. 159 disp. att. c.p.c. - così come modificato dall’art. 87, l. 26 novembre 1990, n. 353, entrato in vigore dal 1º gennaio 1993 - incide direttamente sul relativo diritto spettante all’Istituto, per le attività dal medesimo svolte, di custodia e vendita dei beni soggetti ad esecuzione forzata, e, pertanto, non essendo atto preliminare o propedeutico dell’atto conclusivo del processo esecutivo, è autonomamente impugnabile, a decorrere dalla comunicazione del medesimo alle parti interessate. Cass. 24 gennaio 2002, n. 843.

 

Il provvedimento giudiziario con cui il giudice dell’esecuzione, rilevata la percezione di somme non spettanti all’istituto vendite giudiziarie, ordina a quest’ultimo la restituzione agli aventi diritto, a norma dell’art. 37, ultimo comma, D.M. 20 giugno 1960 (applicabile ratione temporis ex art. 42, disp. trans. D.M. 11 febbraio 1997, n. 109), incide direttamente sul correlativo diritto dell’Istituto per le attività di custodia e trasporto svolte e, pertanto, non avendo natura propedeutica o preliminare rispetto all’atto conclusivo della procedura, è autonomamente impugnabile, a decorrere dalla comunicazione del provvedimento alle parti. Ne consegue che, decorsi i termini per impugnare, non può più essere proposta istanza di revoca del provvedimento, essendo tale rimedio in rapporto di complementarietà con i normali mezzi di impugnazione. Cass. 24 gennaio 2002, n. 843.

 

L’Istituto vendite giudiziarie non è parte necessaria del giudizio, introdotto con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111, comma 2, Cost. avverso il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione, nel dichiarare estinto il procedimento per rinuncia agli atti, ha posto il compenso spettante all’Istituto medesimo a carico del creditore procedente e in cui si controverta se detto compenso debba gravare su quest’ultimo o sul debitore esecutato. Cass. 4 agosto 2000, n. 10306.

 

 

2.2. Revoca dell’autorizzazione a gestire un I.V.G.

Qualora l’amministrazione giudiziaria attivi, attraverso una formale contestazione degli addebiti ex artt. 2 e 40, D.M. 20 giugno 1960 seguita dalla presentazione di giustificazioni, un procedimento di revoca dell’autorizzazione a gestire un istituto di vendite giudiziarie, ma adotti l’atto solo dopo oltre otto anni da tale contestazione, quest’ultimo è da ritenersi illegittimo, in quanto il tempo trascorso esprime un evidente intento di abbandonare la procedura a suo tempo attivata dall’amministrazione, ingenerando un rilevante affidamento in tal senso nel gestore. Tar Lazio, 2 giugno 1998.



 
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