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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 533 cod. proc. civile: Obblighi del commissionario

Il commissionario assicura agli interessati la possibilità di esaminare, anche con modalità telematiche, le cose poste in vendita almeno tre giorni prima della data fissata per l’esperimento di vendita e non può consegnare la cosa all’acquirente prima del pagamento integrale del prezzo. Egli è tenuto in ogni caso a documentare le operazioni di vendita mediante certificato, fattura o fissato bollato in doppio esemplare, uno dei quali deve essere consegnato al cancelliere col prezzo ricavato dalla vendita, nel termine stabilito dal giudice dell’esecuzione nel suo provvedimento.

 

Qualora la vendita non avvenga nel termine fissato a norma dell’articolo 532, secondo comma, il commissionario restituisce gli atti in cancelleria e fornisce prova dell’attivita’ specificamente svolta in relazione alla tipologia del bene per reperire potenziali acquirenti, oltre alla pubblicita’ disposta dal giudice.
 


Giurisprudenza annotata

Obblighi del commissionario.

 

 

  1. Decreto di liquidazione del compenso; 1.1. Determinazione; 1.2. Impugnazione; 1.3. Titolo esecutivo.

 

 

  1. Decreto di liquidazione del compenso.

 

 

1.1. Determinazione.

La disciplina dettata dal combinato disposto degli artt. 11 della legge n. 319 del 1980 e 29 della legge n. 794 del 1942 - in tema di liquidazione del compenso spettante a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori nominati dall’autorità giudiziaria - ha carattere di specialità; essa, pertanto, può essere applicata soltanto agli ausiliari del giudice elencati nelle menzionate norme. Pertanto è da escludersi che la citata disciplina sia applicabile al commissionario giudiziale per la vendita del prodotto agrario sequestrato, affermando che a lui ed alla parte obbligata a corrispondergli il compenso sono offerti i rimedi che derivano, secondo la legge processuale, dalla natura monitoria del decreto e che valgono ad attuare la tutela dei loro diritti. Cass., Sez. Un., 11 marzo 1996, n. 1952.

 

Anche nell’ipotesi di esecuzione forzata dichiarata improseguibile per la dichiarazione di fallimento del debitore non viene meno la competenza funzionale del giudice dell’esecuzione di liquidare il compenso del commissionario da lui nominato; competenza che non potrebbe essere attribuita al giudice delegato nominato per il fallimento, giacché con tale provvedimento non viene data vita ad un credito nei confronti del fallito, bensì ad un credito nei confronti del creditore del fallito, il quale avendo promosso l’esecuzione forzata, è tenuto ad anticipare le spese del processo. Cass. 29 maggio 1997, n. 4742.

 

 

1.2. Impugnazione.

Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione approva o riduce il compenso all’Istituto vendite giudiziarie, stabilito dal Ministro della giustizia (D.M. 11 febbraio 1997, n. 109 vigente) a norma del comma 3 dell’art. 159, disp. att. c.p.c. - così come modificato dall’art. 87, l. 26 novembre 1990, n. 353, entrato in vigore dal 1º gennaio 1993 - incide direttamente sul relativo diritto spettante all’Istituto, per le attività dal medesimo svolte, di custodia e vendita dei beni soggetti ad esecuzione forzata, e, pertanto, non essendo atto preliminare o propedeutico dell’atto conclusivo del processo esecutivo, è autonomamente impugnabile, a decorrere dalla comunicazione del medesimo alle parti interessate. Cass. 24 gennaio 2002, n. 843.

 

Il provvedimento giudiziario di approvazione della distinta dei compensi e delle spese che gli istituti per le vendite giudiziarie autorizzati all’incanto ed all’amministrazione dei beni mobili pignorati (artt. 534 c.p.c. e 159 disp. att. c.p.c.) hanno facoltà di trattenere, ai sensi dell’art. 37, D.M. 20 giugno 1960, sul prezzo ricavato dalla vendita e di riscuotere dall’aggiudicatario, per la parte da questo dovuta, è impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi prevista dall’art. 617 c.p.c. da parte del debitore esecutato e dei creditori, trattandosi di provvedimento che, avendo solo funzione di controllo della distinta, si distingue dal decreto di liquidazione del compenso al commissionario, previsto dall’art. 533 c.p.c., che ha, invece, natura di ingiunzione di pagamento assimilabile al decreto monitorio e come tale soggetto al rimedio della opposizione davanti al medesimo giudice che lo ha emesso, ai sensi dell’art. 645 c.p.c. Cass. 22 febbraio 1995, n. 1956.

 

 

1.3. Titolo esecutivo.

Il decreto di liquidazione del compenso a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori, qualora non contenga l’indicazione della parte obbligata al pagamento del compenso medesimo - non potendo essere inteso nel senso che il compenso è posto, solidalmente e in uguale misura, a carico di tutte le parti costituite - non vale come titolo esecutivo nei confronti delle parti e, se in forza di tale decreto è minacciata un’esecuzione forzata, la parte cui il precetto è notificato può proporre opposizione all’esecuzione per far dichiarare che l’ausiliare non ha diritto di procedere a esecuzione forzata in suo confronto in base a quel decreto. Cass. 15 dicembre 2000, n. 15850.



 
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